Introduzione
Il dermatofibroma, anche definito istiocitoma fibroso, è una lesione cutanea benigna molto comune nella popolazione generale, considerata appartenente al gruppo dei tumori istiocitari: le cellule che lo compongono, infatti, presentano i caratteri propri degli istiociti (più spesso conosciuti come macrofagi), cellule che derivano dai monociti circolanti nel sangue e che una volta raggiunti i tessuti sono capaci di inglobare al loro interno i detriti cellulari, i prodotti di disfacimento o i materiali estranei penetrati nell’organismo, svolgendo quindi un ruolo fondamentale nei processi di difesa dell’organismo.
Il dermatofibroma compare di solito sugli arti inferiori e/o superiori in soggetti adulti, spesso preceduto da un trauma, sotto forma di papula (lesione cutanea rilevata di diametro inferiore ad 1 cm) o nodulo (lesione cutanea rilevata di diametro superiore ad un 1 cm) di consistenza dura.
La diagnosi è tipicamente clinica, basata cioè sull’osservazione dei sintomi, ma nei casi dubbi la risposta definitiva si può ottenere mediante l’esame istologico del tessuto.
Si tratta di una lesione benigna che non necessita di terapia pertanto la prognosi è ottima; talvolta può essere richiesta l’asportazione chirurgica dal paziente per motivi estetici, ma bisogna considerare la possibilità della formazione di una cicatrice deturpante ed anche di una recidiva.
Causa
Ci sono due teorie sulla formazione del dermatofibroma:
- si tratta di un processo reattivo/clonale in seguito ad un trauma locale;
- si tratta di una proliferazione neoplastica benigna.
I pazienti che presentano un dermatofibroma spesso riferiscono di aver subito un trauma, anche lieve, nella sede dove in seguito è comparsa la lesione: una puntura di insetto, una vaccinazione, una ferita superficiale dovuta ad una spina o una scheggia di legno sono i lievi traumi più comunemente riportati.
Il dermatofibroma si può manifestare a qualsiasi età, ma è più comune tra i 20 e i 50 anni di età; si sviluppa in entrambi i sessi, più frequentemente nelle donne con un rapporto femmine : maschi di 2:1.
Sintomi
La crescita è lenta e può avvenire in qualsiasi parte del corpo, soprattutto alle estremità (arti superiori ed inferiori).
Clinicamente il dermatofibroma si manifesta come una lesione rilevata di circa 1 cm di diametro contenuta nello spessore della cute; la consistenza è dura, la superficie è liscia e la lesione è fissa sui piani sottostanti. Il colore è variabile dal rosa al rosso al marrone: le lesioni recenti sono eritematose (arrossate), quelle più datate sono di colore brunastro.

By <a href=”//commons.wikimedia.org/wiki/User:Mohammad2018″ title=”User:Mohammad2018″>Mohammad2018</a> – <span class=”int-own-work” lang=”en”>Own work</span>, CC BY-SA 4.0, Link
Alla palpazione, il dermatofibroma sembra un bottone fissato al di sotto dell’epidermide (fibroma “a pastiglia”).
L’esame dermoscopico, ovvero l’osservazione con un apposito strumento (dermatoscopio) che fornisce ingrandimenti compresi tra le 10 e le 20 volte, permette di osservare dei dettagli non visibili ad occhio nudo e consente di riconoscere ancora più agevolmente la lesione: la parte centrale del nodulo appare biancastra e di forma stellata, quella periferica è caratterizzata da un reticolo marrone.
La lesione è solitamente asintomatica (non causa dolore, prurito, …).
È descritta in letteratura l’insorgenza di “dermatofibromi multipli eruttivi” ovvero la comparsa simultanea o successiva di più di 5 dermatofibromi cutanei in meno di quattro mesi. Si tratta di una condizione rara, solitamente associata ad una malattia sistemica che comporta un’alterazione del sistema immunitario come una malattia autoimmune (ad esempio il lupus eritematoso sistemico) o l’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV).
Diagnosi
Il percorso diagnostico del dermatofibroma è prevalentemente clinico e si avvale della valutazione specialistica dermatologica. Grazie alle caratteristiche morfologiche tipiche, un occhio esperto è spesso in grado di identificare la lesione con estrema precisione già durante la prima visita.
Valutazione clinica e segno della fossetta
Il primo passo consiste nell’ispezione visiva e nella palpazione della lesione. Un segno clinico patognomonico (ovvero distintivo) è il cosiddetto segno della fossetta (o pinch test): esercitando una leggera pressione laterale tra pollice e indice ai lati della lesione, il dermatofibroma tende a invaginarsi verso l’interno, creando una piccola depressione sulla superficie cutanea. Questo fenomeno accade perché la lesione è solidamente ancorata al derma sottostante.
Dermatoscopia
La dermatoscopia rappresenta oggi lo standard d’oro per la diagnosi non invasiva. Questa tecnica permette al dermatologo di osservare strutture invisibili a occhio nudo. Nel dermatofibroma tipico, il medico ricerca un pattern specifico caratterizzato da un’area centrale biancastra (simile a una cicatrice o a una stella) circondata da una rete pigmentaria delicata di colore marrone alla periferia. La presenza di questo modello aumenta significativamente la certezza diagnostica, riducendo la necessità di ricorrere a procedure invasive.
Diagnosi differenziale
È fondamentale distinguere il dermatofibroma da altre formazioni che potrebbero apparire simili ma che richiedono una gestione clinica differente. Tra queste si annoverano:
- Melanoma: specialmente nelle varianti pigmentate o atipiche, il dermatofibroma può mimare un tumore maligno.
- Dermatofibrosarcoma protuberans: una neoplasia rara e localmente aggressiva che tende a crescere maggiormente in dimensioni (oltre i 2-3 cm) e richiede un’asportazione chirurgica ampia.
- Carcinoma basocellulare: che può talvolta presentare una consistenza dura simile al dermatofibroma.
- Sarcoma di Kaposi: in particolare nelle fasi iniziali o nelle varianti solitarie.
Biopsia ed esame istologico
Qualora la lesione presenti caratteristiche atipiche alla dermatoscopia, cresca rapidamente, cambi colore o sanguini, il dermatologo procederà con una biopsia escissionale. Il campione prelevato viene analizzato al microscopio per confermare la natura benigna della proliferazione cellulare (composta da fibroblasti e istiociti) e per escludere varianti più rare o aggressive. L’esame istologico rappresenta l’unica conferma definitiva nei casi di incertezza clinica.
Gravidanza
In letteratura sono descritti ad oggi solo due casi di pazienti con dermatofibromi multipli eruttivi insorti in gravidanza. Gli autores spiegano questi casi come manifestazioni dell’alterazione del sistema immunitario materno (tolleranza materno-fetale) durante la gestazione.
Cura e trattamento
Essendo il dermatofibroma una lesione di natura benigna che non evolve in tumore maligno, il trattamento non è strettamente necessario dal punto di vista medico. L’obiettivo principale della gestione clinica è rassicurare il paziente e intervenire solo qualora la lesione provochi disagio fisico o estetico significativo.
Approccio conservativo e monitoraggio
Nella stragrande maggioranza dei casi, la raccomandazione principale è l’osservazione nel tempo. Il dermatofibroma tende a rimanere stabile per anni. Non è necessario un trattamento attivo a meno che non insorgano sintomi come prurito persistente o dolore, spesso causati dallo sfregamento con gli indumenti. Se la diagnosi è certa, il monitoraggio periodico durante i normali controlli dei nei è la strategia più indicata.
Intervento chirurgico
L’asportazione chirurgica è l’unico metodo per rimuovere completamente la lesione, ma deve essere attentamente ponderata. L’intervento viene eseguito in anestesia locale e prevede la rimozione del nodulo insieme a una piccola porzione di tessuto circostante.
Tuttavia, è importante che il paziente sia consapevole di alcuni aspetti critici:
- Rischio di cicatrici: Poiché il dermatofibroma si sviluppa in profondità nel derma, la sua rimozione lascia inevitabilmente una cicatrice. Spesso quest’ultima risulta esteticamente più evidente e fastidiosa del dermatofibroma originale, con il rischio di evoluzione in cicatrice ipertrofica o cheloide.
- Recidive: Se la lesione non viene rimossa completamente in profondità, esiste una piccola possibilità che si riformi nello stesso punto.
Trattamenti estetici alternativi
Esistono opzioni meno invasive per ridurre la visibilità o il fastidio della lesione, sebbene meno risolutive della chirurgia:
- Crioterapia: L’applicazione di azoto liquido può appiattire la lesione e schiarirne il colore, ma raramente la elimina del tutto e può lasciare una macchia chiara (ipopigmentazione) permanente.
- Laserterapia: Alcuni tipi di laser possono essere impiegati per ridurre la componente vascolare (rossore) o pigmentaria della lesione, migliorandone l’aspetto cosmetico.
- Iniezioni di corticosteroidi: In alcuni casi, infiltrazioni locali di cortisone possono aiutare ad appiattire la lesione se questa risulta particolarmente rilevata o pruriginosa.
Stile di vita e consigli pratici
Sebbene non esista una dieta o un’abitudine specifica che possa far regredire un dermatofibroma, alcuni accorgimenti possono prevenire irritazioni:
- Evitare traumi ripetuti: Se la lesione si trova in zone soggette a sfregamento (come la linea della cintura o l’area dove si passa il rasoio), è bene prestare attenzione per evitare sanguinamenti o infiammazioni.
- Protezione solare: Come per tutta la pelle, proteggere l’area dai raggi UV aiuta a evitare che la pigmentazione della lesione diventi più scura e marcata.
- Automonitoraggio: È buona norma osservare periodicamente la lesione. Qualora si notassero cambiamenti repentini di forma, colore o dimensione, è essenziale rivolgersi nuovamente al medico per una rivalutazione.
Prevenzione
Non sono attuabili misure di prevenzione.
Fonti e bibliografia
- Myers DJ, Fillman EP. Dermatofibroma. SourceStatPearls. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2019-. 2019 Feb 15.
- Massone C, Parodi A, Virno G, Rebora A. Multiple eruptive dermatofibromas in patients with systemic lupus erythematosus treated with prednisone. Int J Dermatol. 2002;41(5):279-81.
- Queirós C, Uva L, Soares de Almeida L, Filipe P. Multiple eruptive dermatofibromas associated with pregnancy- a case and literature review. Dermatol Online J. 2019 May 15;25(5). pii: 13030/qt29d3q6p1.
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Autore
Dr.ssa Giulia Ciccarese
Medico Chirurgo - DermatologaIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Lecce n. 7520, specialista in Dermatologia e Venereologia