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Introduzione

HIV è l’acronimo usato per indicare il virus dell’immunodeficienza umana, un virus in grado di danneggiare il sistema immunitario distruggendone i globuli bianchi ed esponendo il paziente ad un aumentato rischio di contrarre gravi infezioni e alcuni tipi di cancro.

L’AIDS è condizione di immunodeficienza acquisita, ossia di carenza di difese immunitarie, ed è l’ultima fase dell’infezione da HIV (soprattutto grazie alle attuali terapie ad oggi non tutti i pazienti con HIV sviluppano l’AIDS).

L’HIV si trasmette principalmente attraverso i rapporti sessuali non protetti, condividendo aghi infettio a seguito del contatto con il sangue di una persona infetta (le donne possono contagiare i propri figli durante la gravidanza o durante il parto, se non trattate).

I primi sintomi di infezione da HIV possono consistere semplicemente in un ingrossamento dei linfonodi e nella comparsa di sintomi simil-influenzali, ma molti pazienti non sviluppano alcuna manifestazione se non dopo anni.

Ad oggi non esiste una cura per guarire definitivamente, ma la medicina dispone di molti farmaci che combattono l’infezione da HIV e riducono il rischio di infettare gli altri. Le persone che ricevono una diagnosi e una terapia precoce possono vivere a lungo con la malattia, al pari di chiunque altro.

Quella che segue è la seconda parte della disamina sul virus HIV, per altre informazioni (cause, sintomi, trasmissione, …) clicca qui.

Fotografia del fiocco rosso simbolo della lotta all'AIDS

iStock.com/Jannoon028

Pericoli

L’effetto ultimo del virus HIV nell’organismo umano è quello di indebolire il sistema immunitario innescando la comparsa della sindrome da immunodeficienza acquisita, non stupisce quindi che le complicazioni ne siano una conseguenza diretta sotto forma di infezioni ed altre malattie da cui il corpo non è più in grado di difendersi.

Si noti tuttavia che, seguendo con scrupolo la terapia, l’organismo riesce a mantenere un sistema immunitario attivo e vigile e quindi la probabilità di incorrere in queste conseguenze risulta drasticamente ridotta.

Infezioni opportunistiche

Le infezioni opportunistiche (le infezioni che approfittano del sistema immunitario indebolito di una persona) rappresentano la complicazione più comune dell’HIV/AIDS e comprendono tutte quelle aggressioni da cui l’organismo ci difende ogni giorno senza che nemmeno ce ne accorgiamo:

  • Candidosi: Si tratta di un’infezione causata da una specie di fungo molto comune e di norma innocuo (candida); se il fungo non trova ostacoli alla proliferazione può essere causa di infezioni a pelle, unghie e mucose (per esempio vagina, pene, bocca, …) in tutto il corpo. Le persone con infezione da HIV hanno spesso problemi con Candida, in particolare in bocca e vagina, ma diventa un problema serio solo quando infetta
    • esofago (tubo digerente),
    • tratto respiratorio inferiore (come ad esempio la trachea e bronchi, o il tessuto polmonare più profondo).
  • Carcinoma invasivo della cervice uterina: Questo tumore colpisce inizialmente la cervice, che è la parte terminale dell’utero che sporge in vagina, per poi diffondersi ad altre parti del corpo.
  • Coccidioidomicosi: Questa malattia è causata dal fungo Coccidioides immitis; il contagio avviene di norma per inalazione di spore fungine che possono causare polmonite, ma si tratta di una patologia comune più che altro in Sud America.
  • Criptococcosi: Questa malattia è causata dal fungo Cryptococcus neoformans, che penetra in genere attraverso i polmoni e può causare polmonite. Può arrivare a diffondersi al cervello, causandone un pericoloso gonfiore, oppure può infettare qualunque parte del corpo.
  • Criptosporidiosi: Questa malattia diarroica è causata dal protozoo parassita Cryptosporidium. I sintomi includono crampi addominali e una  grave diarrea acquosa.
  • Citomegalovirus: Si tratta di un virus che normalmente non causa particolari sintomi nell’organismo sano, ma che al contrario rappresenta una seria minaccia in caso di sistema immunitario indebolito. Può diventare causa di polmonite, gastroenterite, encefalite, retinite, …
  • Encefalopatia HIV-correlata: La causa esatta è tuttora sconosciuta, ma si tratta di una grave infiammazione del cervello.
  • Herpes simplex: Il virus herpes simplex (HSV) è un virus molto comune che per la maggior parte delle persone non è causa di grossi problemi, salvo una fastidiosa febbre sul labbro o una manifestazione erpetica genitale. L’HSV è generalmente acquisito per via sessuale o da una madre infetta durante il parto. Nella maggior parte delle persone con sistema immunitario sano il virus è per la maggior parte del tempo inattivo, salvo in occasionali situazioni di stress. Nelle persone con un sistema immunitario gravemente danneggiato l’HSV può causare bronchite, polmonite ed esofagite.
  • Istoplasmosi: Questa malattia è causata dal fungo Histoplasma capsulatum, microrganismo in grado di infettare polmoni e causare una sintomatologia simile a influenza o polmonite. Le persone con un sistema immunitario indebolito rischiano un grave coinvolgimento anche di altri organi.
  • L’isosporiasi è una malattia infettiva a carattere parassitario che coinvolge l’intestino, l’epidemiologia è aumentata soprattutto dopo la diffusione del virus HIV.
  • Sarcoma di Kaposi: Questo tumore è causato da un virus chiamato Herpesvirus umano 8. Causa la crescita anomala e incontrollata di piccoli vasi sanguigni, potenzialmente ovunque nel corpo, che si manifestano sotto forma di macchie rosa o viola. Diventa pericolosa per la vita quando colpisce gli organi interni come polmone, linfonodi o intestino.
  • Linfoma: Si tratta di tumori che colpiscono linfonodi e il sistema linfatico in genere, come ad esempio il linfoma non-Hodgkin e linfoma di Hodgkin.
  • Tubercolosi: Si tratta di un’infezione causata dal batterio Mycobacterium tuberculosis. La tubercolosi si diffonde a livello aereo, con l’emissione del batterio quando una persona con tubercolosi attiva tossisce, starnutisce o parla. Respirare i batteri può portare a infezioni nei polmoni. I sintomi della tubercolosi nei polmoni comprendono tosse, stanchezza, perdita di peso, febbre e sudorazioni notturne. Sebbene la malattia di solito si verifichi nei polmoni, può colpire anche altre parti del corpo, più spesso la laringe, linfonodi, cervello, reni e ossa.
  • Mycobacterium avium complex (MAC): Il Mycobacterium Avium Complex è una grave malattia provocata da batteri comuni che è in grado di copire polmoni, intestino, midollo osseo, fegato e milza. I batteri responsabili sono molto diffusi si possono trovare in acqua, nel terreno, nella polvere e nel cibo. Sono quindi presenti nel corpo della maggior parte delle persone. Un sistema immunitario sano è in grado di tenere sotto controllo i microrganismi che causano una MAC, ma chi ha il sistema immunitario molto indebolito può sviluppare questa malattia.
  • Polmonite da pneumocystis carinii e polmoniti ricorrenti in genere.
  • Leucoencefalopatia multifocale progressiva: Si tratta di una malattia virale rara e per lo più fatale caratterizzata da un danno progressivo o da un processo di infiammazione della mielina in posizioni multiple, andando quindi a danneggiare cervello e midollo spinale.
  • Salmonellosi: I batteri appartenenti al genere Salmonella di solito entrano nel corpo attraverso l’ingestione di cibo o acqua contaminati. L’infezione da salmonella (salmonellosi) può colpire chiunque e di solito provoca una malattia auto-limitata con nausea, vomito e diarrea; nei pazienti con sistema immunitario indebolito possono essere causa di infezioni molto più gravi con il rischio di causare una pericolosa setticemia (infezione del sangue).
  • Toxoplasmosi del cervello: La toxoplasmosi è un’infezione che, con l’esclusione delle donne in gravidanza, non causa in genere grossi problemi e si limita a manifestarsi con sintomi influenzali per pochi giorni; nei soggetti con sistema immunitario indebolito può invece essere causa di conseguenza ben più gravi con importanti complicazioni a carico degli organi interni.
  • Sindrome da deperimento da AIDS, caratterizzata dalla perdita involontaria di più del 10% del peso corporeo a causa di diarrea e febbre prolungate, in grado di causare un’importante perdita della massa magra.

Farmaci per il trattamento di emergenza (PEP)

Se si ritiene di essere stati potenzialmente esposti al virus HIV nelle ultime 72 ore (3 giorni), ad esempio a causa di un rapporto sessuale non protetto o di una puntura accidentale con un ago, è possibile avviare un trattamento noto come PEP (profilassi post-esposizione) per ridurre significativamente il rischio di acquisire l’infezione. Per essere efficace, la PEP deve essere iniziata il prima possibile, idealmente entro poche ore e comunque entro il limite massimo delle 72 ore dall’esposizione.

La PEP è raccomandata in caso di esposizione ad alto rischio, come

  • rapporti sessuali non protetti con partner HIV-positivi (non in trattamento efficace),
  • partner di stato sierologico sconosciuto
  • o esposizioni occupazionali (ad esempio punture di ago).

Il trattamento consiste nell’assunzione di farmaci antiretrovirali per 28 giorni consecutivi, con un profilo di tollerabilità generalmente buono, sebbene possano verificarsi effetti collaterali come nausea o affaticamento.

Dopo l’inizio della PEP è fondamentale effettuare un follow-up medico regolare per monitorare gli effetti collaterali, verificare lo stato sierologico del paziente e discutere strategie di prevenzione a lungo termine, come l’uso della PrEP (profilassi pre-esposizione) per chi si trova a rischio continuativo di esposizione.

Infine, è importante sottolineare che la PEP non garantisce protezione assoluta e funziona solo se assunta in modo rigoroso per l’intero periodo prescritto.

Diagnosi

La diagnosi di infezione da HIV oggi è un processo rapido, accurato e strettamente confidenziale. Sottoporsi al test è l’unico modo per conoscere il proprio stato sierologico, poiché il virus può rimanere silente per molti anni senza causare sintomi evidenti.

Chi deve sottoporsi al test

Le principali linee guida sanitarie raccomandano l’esecuzione del test a chiunque abbia vissuto una situazione a rischio, come rapporti sessuali non protetti (anche una singola volta) o scambio di siringhe. È inoltre consigliato come esame di routine durante la gravidanza e per chiunque presenti sintomi compatibili con infezioni opportunistiche.

I test disponibili e il periodo finestra

Il concetto fondamentale nella diagnosi dell’HIV è il **periodo finestra**, ovvero l’intervallo di tempo che intercorre tra il momento del contagio e la capacità del test di rilevare l’infezione.

  • Test combinati di quarta generazione (Combo test): Sono i test standard utilizzati oggi nelle strutture ospedaliere. Ricercano contemporaneamente gli anticorpi prodotti dall’organismo e l’antigene p24 (una proteina del virus). Il periodo finestra è di circa 20-40 giorni. Un risultato negativo a 40 giorni dall’ultimo rischio è considerato definitivo secondo le attuali evidenze.
  • Test rapidi e autotest: Disponibili in farmacia o presso centri di screening, possono essere eseguiti su sangue capillare (puntura del polpastrello) o saliva. Ricercano solitamente solo gli anticorpi. Per questi test il periodo finestra è di 90 giorni; un risultato negativo è quindi definitivo solo se ottenuto dopo 3 mesi dall’evento a rischio.
  • Test molecolari (NAT/PCR): Ricercano direttamente il materiale genetico del virus (RNA). Vengono utilizzati principalmente per lo screening del sangue donato, per la diagnosi nei neonati da madri HIV positive o per confermare risultati dubbi.

Cosa fare in caso di test positivo

Un primo risultato positivo a un test di screening deve sempre essere confermato da un secondo prelievo con un test di conferma (solitamente il Western Blot). In caso di conferma definitiva, il paziente viene indirizzato immediatamente a un centro specializzato in malattie infettive. Grazie ai protocolli attuali, la presa in carico è tempestiva e permette di iniziare il percorso terapeutico che protegge la salute del paziente e ne garantisce la qualità di vita.

Cura e trattamento

Sebbene non esista ancora una cura eradicante definitiva, l’infezione da HIV è oggi considerata una condizione cronica perfettamente gestibile. Gli obiettivi della terapia moderna sono azzerare la replicazione virale, permettere il recupero del sistema immunitario e prevenire la trasmissione del virus.

La terapia antiretrovirale (ART)

Il pilastro della cura è la Terapia Antiretrovirale Altamente Attiva (HAART). Questi farmaci agiscono in diverse fasi del ciclo vitale del virus, impedendogli di moltiplicarsi e di infettare nuove cellule.

  • Efficacia e semplicità: Se in passato il trattamento richiedeva l’assunzione di numerose pillole, oggi la maggior parte dei pazienti assume una singola compressa al giorno (Single Tablet Regimen) che combina più principi attivi.
  • Terapie long-acting: Per alcuni pazienti sono oggi disponibili formulazioni iniettabili a rilascio prolungato, che vengono somministrate ogni due mesi in ambiente ospedaliero, liberando la persona dall’obbligo della pillola quotidiana.
  • Effetti collaterali: I farmaci di nuova generazione sono estremamente ben tollerati. Eventuali sintomi iniziali come nausea o lievi disturbi del sonno tendono a risolversi in poche settimane.

Il principio U=U (Undetectable = Untransmittable)

Una delle scoperte più importanti degli ultimi anni, validata dalla comunità scientifica internazionale, è che una persona con HIV in terapia efficace e con carica virale non rilevabile nel sangue da almeno sei mesi **non può trasmettere il virus ai partner sessuali**, anche in caso di rapporti non protetti. Questo concetto ha rivoluzionato la vita sociale e affettiva delle persone sieropositive, abbattendo lo stigma legato alla malattia.

Stile di vita e aderenza

L’elemento critico per il successo della cura è l’**aderenza**: assumere i farmaci con precisione quotidiana è fondamentale per evitare che il virus sviluppi resistenze. Oltre ai farmaci, uno stile di vita sano gioca un ruolo cruciale:

  • Alimentazione e attività fisica: Fondamentali per prevenire complicanze metaboliche o cardiovascolari a lungo termine.
  • Cessazione del fumo: Le persone con HIV che fumano hanno un rischio significativamente più alto di malattie polmonari e cardiovascolari rispetto alla popolazione generale.
  • Supporto psicologico: Gestire l’impatto emotivo della diagnosi è parte integrante del percorso di cura per garantire un benessere globale.

Gestione dei bambini e vaccinazioni

Nei rari casi di infezione pediatrica, la terapia viene personalizzata in base all’età e al peso. I bambini con HIV possono e devono seguire il calendario vaccinale standard, inclusi i vaccini per morbillo, parotite e rosolia, a patto che il loro sistema immunitario non si trovi in una fase di grave immunosoppressione.

Gravidanza

È disponibile un trattamento antiretrovirale (ARV) che riduce drasticamente il rischio di trasmissione materno-fetale del virus HIV. Senza terapia, il rischio di trasmettere il virus al neonato è del 15-45%. Con il trattamento corretto, il rischio scende a meno dell’1%.

Grazie ai progressi della terapia, il parto vaginale è considerato sicuro per le donne con carica virale non rilevabile (<50 copie/mL) al momento del parto. La scelta tra parto vaginale e cesareo sarà valutata caso per caso dal team medico in base alla carica virale della madre e ad altri fattori clinici.

In Italia e in altri paesi ad alto reddito, le madri con HIV non devono allattare al seno, poiché il latte materno può trasmettere il virus. Si raccomanda l’uso di latte artificiale. Nelle aree con risorse limitate, dove latte artificiale sicuro non è disponibile, l’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi, a condizione che la madre sia in terapia antiretrovirale efficace.

Se uno dei due genitori ha l’HIV, consultarsi con un medico esperto in materia su come rimanere incinta senza esporre a rischio di infezione il partner. Per approfondire clicca qui.

Prevenzione

La prevenzione dell’HIV è una questione di importanza mondiale ma, nonostante le numerose ricerche, non esiste ancora ad oggi un vaccino che prevenga l’infezione da HIV.

L’HIV si può evitare soltanto astenendosi da comportamenti rischiosi.

Il modo migliore di prevenire l’HIV consiste nell’utilizzare il preservativo durante i rapporti sessuali e nel non condividere mai dispositivi di iniezione (siringhe, lame, tamponi). Se affetti da HIV un rapporto sessuale non protetto o la condivisione di aghi, siringhe o altri dispositivi di iniezione può essere causa di trasmissione dell’infezione.

Il trattamento dell’HIV con l’ART riduce notevolmente il rischio di trasmettere l’infezione ad altri.
È importante conoscere il proprio stato HIV e quello del partner e, se a rischio di contagio, sottoporsi con regolarità al test.

L’evitare alcol e droghe è anche importante nel prevenire la diffusione dell’HIV, non perché una persona possa venire contagiata attraverso il consumo, ma perché queste abitudini spesso portano a condurre o ad assumere comportamenti rischiosi (come l’avere rapporti sessuali non protetti o scambiarsi gli aghi).

L’HIV non è invece trasmissibile attraverso:

  • contatti casuali, come abbracci o strette di mano,
  • condivisione di uno stesso bicchiere,
  • starnuti,
  • tosse,
  • zanzare o altri insetti,
  • asciugamani,
  • sedute del water,
  • pomelli.

Rapporti sessuali

Il virus può essere trasmesso per via vaginale o anale in assenza di preservativo. Esiste anche un rischio associato al sesso orale, ma le probabilità di contagio sono di molto inferiori.

L’HIV può essere contratto anche utilizzando giocattoli sessuali precedentemente usati da soggetti ammalati.

Il modo migliore di prevenire l’HIV e altre malattie trasmissibili sessualmente è l’impiego di preservativi nei rapporti con penetrazione e di una diga interdentale (dental dam) nel sesso orale.

Il preservativo è la più efficace forma di protezione da HIV e altre malattie trasmissibili sessualmente. Può e deve essere usato nel sesso

  • anale,
  • vaginale,
  • orale (ne rapporti praticati a una donna si può fare ricorso al dental-dam).

L’HIV può trasmettersi anche prima dell’eiaculazione, attraverso secrezioni pre-orgasmo e vaginali, e dall’ano. È quindi molto importante che il preservativo venga messo prima di qualunque contatto tra pene, vagina, bocca o ano.

I lubrificanti sono usati spesso per aumentare il piacere sessuale e la sicurezza, perché contribuiscono a umettare la vagina o l’ano durante il rapporto; possono aumentare la sicurezza riducendo il rischio di lacerazioni vaginali o anali dovute a secchezza o frizione e possono anche prevenire la rottura del preservativo. Con i preservativi, dovranno essere usati solo lubrificanti acquosi, non oleosi (come vasellina e olio per neonati), questi ultimi indeboliscono infatti il materiale di cui è fatto il preservativo (lattice) e possono causarne la rottura.

L’educazione sessuale è quindi estremamente importante per aiutare a prevenire la trasmissione dell’HIV, cosi come le altre malattie a trasmissione sessuale (STD), incluse la clamidia, herpes genitale, gonorrea, epatite B, sifilide, e verruche genitali. Molte STD causano irritazioni, piaghe, o ulcere della pelle e delle mucose attraverso cui viene trasmesso il virus, se si ha una STD, come l’herpes genitale ad esempio, è stato dimostrato che aumenta il rischio di una persona di contrarre l’HIV se lui o lei ha un rapporto sessuale non protetto con qualcuno che è HIV positivo.

Condivisione di dispositivi di iniezione

Se consumatori di droghe iniettabili, non riusare aghi, siringhe, cucchiai, tamponi o altri dispositivi di iniezione, perché potrebbero esporre all’HIV e ad altri virus a trasmissione ematica, come l’epatite C.

Molte strutture pubbliche e farmacie offrono programmi di sostituzione degli aghi, dove si possono avere aghi nuovi in cambio di quelli usati.

Nei soggetti eroinomani, considerare i programmi a base di metadone. Il metadone può essere assunto sotto forma di liquido, riducendo così i rischi di contrarre l’HIV.

Il medico curante o strutture dedicate al trattamento delle tossicodipendenze (come i SERT) saranno in grado di fornire le necessarie informazioni sui programmi di sostituzione degli aghi e a base di metadone.

Per tatuaggi o piercing, è fondamentale che siano usati aghi puliti e sterili.

Screening per l’HIV in gravidanza

L’esame per l’HIV viene proposto a tutte le donne incinte come parte della routine di screening prenatale. Se non trattata, l’infezione può essere trasmessa durante la gravidanza dalla madre al feto, durante il parto e successivamente con l’allattamento.

Per approfondire il tema gravidanza e HIV clicca qui.

Fonti e bibliografia

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