Epatite A,B,C: sintomi e diagnosi

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Introduzione

L’epatite è un’infiammazione del fegato che provoca dolore e gonfiore dell’organo: la causa più comune è rappresentata dall’infezione da parte di uno dei virus dell’epatite (A, B, C, D ed E), che hanno in comune la capacità di compromettere più o meno gravemente la funzionalità del fegato.

Il fegato è l’organo più grande e più resistente che abbiamo ma, nonostante la sua notevole capacità rigenerativa, si stima che nel mondo le sole epatiti virali interessino ancora milioni di persone, con esiti talora fatali.

Costituiscono un serio problema per la sanità pubblica, anche se negli ultimi anni molto si è speso in prevenzione e in diagnosi precoci con risultati notevoli.

Tra le altre possibili cause di epatite ricordiamo:

Donna che si tocca il fianco destro e in sovraimpressione disegnato un fegato rosso

Shutterstock/Emily frost

La principale funzione del fegato consiste nel demolire le sostanze di rifiuto presenti nel sangue: quando si infiamma non è più in grado di svolgere un buon lavoro nello sbarazzarsi di queste tossine. Una sostanza di scarto chiamata bilirubina comincia ad accumularsi nel sangue e nei tessuti dal momento in cui il fegato non funziona più correttamente; la bilirubina è ciò che rende la pelle di una persona colpita da epatite di un colore giallo-arancio (ittero). La bilirubina e le altre sostanze di scarto possono anche causare

Si noti tuttavia che molti pazienti affetti da epatite non hanno sintomi e non sanno di essere infetti.

Riconosciamo due forme principali di epatite:

  • acuta (di breve durata), i cui sintomi possono comparire in qualsiasi momento da 2 settimane a 6 mesi dopo l’esposizione,
  • cronica (della durata di almeno 6 mesi), che possono invece richiedere decenni per svilupparsi, ma avere complicazioni devastanti: il carcinoma epatocellulare, uno dei dieci più comuni tumori in tutto il mondo, è strettamente associato all’epatite B e al virus dell’epatite C.

Dal 1991 l’Italia ha adottato la vaccinazione obbligatoria per l’epatite virale di tipo B. Ai virus dell’epatite B e C si possono attribuire metà dei casi italiani di cirrosi.

Epatite A

Cartina del mondo con prevalenza dell'epatite A

Diffusione dell’epatite A al 2005 (Di Nanoxyde – travail personnel / adaptation en SVG de l’image Image:HAV prevalence 2005.png, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3904486)

Il virus dell’epatite A (HAV) appartiene alla famiglia Picornaviridae. Sono sufficienti poche particelle virali per causare l’infezione.

L’infezione ha generalmente un tempo di incubazione attorno alle 4 settimane e l’esordio dei sintomi è brusco, con sintomi simil-influenzali:

Segue un quadro con remissione di questi sintomi ed inizia la comparsa di segni tipici di epatite acuta:

Il virus HAV si trasmette per via oro-fecale, ossia attraverso l’ingestione di cibi e bevande contaminate da acque reflue. L’epatite A è caratterizzata da un’evoluzione spontanea verso la guarigione completa e nel 90% dei casi si presenta in forme acute benigne.

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Epatite B

Cartina del mondo con incidenza dell'epatite B

Incidenza dell’epatite B al 2017 (https://en.wikipedia.org/wiki/File:HBV_prevalence_2005.png)

L’agente eziologico dell’epatite B è il virus HBV, uno dei virus più infettivi al mondo; si trasmette tramite sangue infetto o tramite rapporti sessuali non protetti.

L’esordio dell’infezione può essere a volte segnalato da:

  • ittero,
  • affaticamento,
  • febbre,
  • prurito,
  • nausea e vomito,
  • dolore proiettato all’ipocondrio destro,
  • feci chiare e urine scure.

L’infezione da virus dell’epatite B può evolvere in:

  1. Decorso acuto con completo recupero (circa il 95% dei casi negli adulti),
  2. epatite fulminante (può richiedere il trapianto di fegato),
  3. infezione cronica (più frequente se contratta da bambini), con rischio di cirrosi o tumore,
  4. stato di portatore inattivo.

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Epatite C

Cartina del mondo con prevalenza dell'epatite C

Prevalenza dell’epatite C al 2019 (By CDC – https://www.cdc.gov/hepatitis/global/, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=114445203)

L’epatite C è causata dal virus HCV. La diffusione avviene soprattutto per via ematica. La trasmissione per via sessuale è possibile ma meno frequente rispetto all’epatite B, avvenendo solitamente in presenza di scambio di sangue (ad esempio durante le mestruazioni o rapporti traumatici).

L’epatite C può essere:

  • Acuta: infezione a breve termine, spesso asintomatica.
  • Cronica: se non trattata, può causare danni permanenti al fegato e tumore nel giro di decenni.

Quando presenti, i sintomi includono ittero, urine scure, stanchezza estrema e dolori articolari.

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Diagnosi

La diagnosi di epatite richiede un approccio integrato che parte dalla valutazione clinica per approdare a test molecolari avanzati. Poiché molte forme sono asintomatiche, lo screening è fondamentale: in Italia è attualmente attivo un programma nazionale di screening gratuito per l’epatite C rivolto ai nati tra il 1969 e il 1989 e ad altre popolazioni chiave.

Esami del sangue e test sierologici

Il primo sospetto diagnostico sorge spesso dal riscontro di valori alterati delle transaminasi (ALT e AST) e della bilirubina, che indicano un danno in corso alle cellule epatiche. Per identificare la causa specifica si procede con:

  • Sierologia per Epatite A: ricerca degli anticorpi IgM (infezione acuta) o IgG (immunità passata o vaccinazione).
  • Sierologia per Epatite B: ricerca dell’antigene di superficie (HBsAg) per confermare la presenza del virus, degli anticorpi anti-HBs (immunità) e degli anticorpi anti-HBc (contatto pregresso).
  • Sierologia per Epatite C: ricerca degli anticorpi anti-HCV. Se positivi, non indicano necessariamente un’infezione attiva, ma richiedono un test di conferma.

Test di biologia molecolare

Per confermare se l’infezione è attiva e quantificare la carica virale, si utilizzano i test NAT (Nucleic Acid Testing), come la PCR. Questi esami misurano l’HCV-RNA (per l’epatite C) o l’HBV-DNA (per l’epatite B). Risultano essenziali per decidere quando iniziare la terapia e per monitorarne l’efficacia.

Valutazione del danno d’organo

Una volta diagnosticata l’infezione, è necessario stabilire quanto il fegato sia danneggiato (stadiazione della fibrosi). Oggi la biopsia epatica è raramente necessaria, sostituita da tecniche non invasive:

  • Elastografia epatica (FibroScan): un esame simile a un’ecografia che misura la rigidità del fegato; maggiore è la rigidità, maggiore è la presenza di cicatrici (fibrosi).
  • Ecografia addominale: utile per monitorare la struttura del fegato e rilevare precocemente noduli sospetti per tumore.
  • Biomarcatori sierici: algoritmi basati su esami del sangue comuni che aiutano a stimare il grado di fibrosi.

Cura

L’obiettivo della terapia varia significativamente in base al tipo di virus: si punta alla guarigione definitiva per l’epatite C e al controllo a lungo termine della replicazione virale per l’epatite B.

Trattamento dell’epatite C

L’epatite C è oggi considerata una malattia guaribile. La terapia si basa sugli Antivirali ad Azione Diretta (DAA), farmaci assunti per via orale che bloccano proteine specifiche necessarie al virus per replicarsi.

  • Efficacia: le combinazioni pangenotipiche attuali garantiscono una guarigione (SVR – Risposta Virologica Sostenuta) superiore al 98% dei casi.
  • Durata: il trattamento dura solitamente tra le 8 e le 12 settimane.
  • Tollerabilità: gli effetti collaterali sono minimi (spesso solo lieve mal di testa o stanchezza), rendendo la cura accessibile anche a pazienti anziani o con altre patologie.

Gestione dell’epatite B

Per l’epatite B cronica non esiste ancora una cura definitiva che elimini completamente il virus dal fegato (eradicazione), ma esistono terapie molto efficaci per bloccarne l’attività.

  • Analoghi nucleosidici/nucleotidici: farmaci come Tenofovir o Entecavir, assunti quotidianamente, riducono la carica virale a livelli non rilevabili, prevenendo la progressione verso la cirrosi e il tumore.
  • Obiettivo: il mantenimento di una carica virale negativa è l’obiettivo principale, spesso richiedendo una terapia a lungo termine.
  • Nuove prospettive: la ricerca scientifica sta testando nuove classi di farmaci per raggiungere la “cura funzionale”, ovvero la scomparsa dell’antigene HBsAg.

Terapia per le forme acute (A ed E)

Per l’epatite A e l’epatite E non esistono farmaci antivirali specifici. La gestione è di supporto: riposo, idratazione adeguata e una dieta leggera. È fondamentale evitare l’uso di alcol e di farmaci potenzialmente epatotossici (incluso il paracetamolo, se non strettamente monitorato dal medico) durante la fase acuta.

Stile di vita e prevenzione secondaria

Indipendentemente dalla causa dell’epatite, il paziente deve adottare misure per proteggere il fegato:

  • Astensione totale dall’alcol: l’alcol accelera drasticamente il danno epatico in presenza di virus.
  • Alimentazione: si raccomanda una dieta equilibrata, povera di grassi saturi e zuccheri raffinati, per evitare la sovrapposizione di una steatosi epatica (fegato grasso).
  • Controllo del peso: l’obesità è un fattore di rischio per la progressione della fibrosi.
  • Vaccinazioni: i pazienti con epatite cronica dovrebbero essere vaccinati contro gli altri virus dell’epatite (se non già immuni) e contro l’influenza e lo pneumococco per prevenire complicanze sistemiche.

Altre forme

Esistono infine ulteriori virus in grado di scatenare epatiti virali, ma decisamente meno diffusi, oltre che forme con cause non infettive; per approfondire si segnalano i seguenti articoli:

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