Introduzione
Il fegato è l’organo più grande del corpo umano ed è situato all’interno dell’addome, dietro le costole sul lato destro del corpo; svolge funzioni indispensabili per mantenere il corpo in buona salute:
- rimuove le sostanze nocive dal sangue,
- produce gli enzimi e la bile che aiutano a digerire il cibo,
- converte il cibo in sostanze necessarie per la vita e la crescita.
Riceve il sangue di cui ha bisogno da due vasi, la maggior parte proviene dalla vena porta epatica, mentre la restante proviene dall’arteria epatica.
La maggior parte dei tumori primari del fegato si forma negli epatociti (cellule del fegato) e questo tipo di cancro è chiamato carcinoma epatocellulare (o epatocarcinoma maligno).
I fattori di rischio principali sono:
- diagnosi di epatite B o C,
- alcolismo,
- cirrosi,
- emocromatosi (una malattia legata all’accumulo di ferro),
- obesità,
- diabete.
I sintomi di un tumore al fegato possono includere
- la presenza di una massa e/o dolore sul lato destro dell’addome,
- ingiallimento della pelle (ittero),
ma purtroppo potrebbe non comparire alcun disturbo fino alle fasi più avanzate, e questo lo rende spesso particolarmente ostico da affrontare e curare (attraverso chirurgia, radioterapia, chemioterapia o trapianto di fegato).

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Fattori di rischio
Quando ci viene diagnosticato un cancro è naturale chiedersi cosa possa aver causato questa malattia. I medici non sanno spiegare perché una persona può essere colpita e un’altra no, tuttavia è risaputo che le persone con determinati fattori di rischio possono avere maggiore probabilità di altre di sviluppare il cancro al fegato.
Gli studi hanno rilevato i seguenti fattori di rischio per il cancro al fegato :
- Età e sesso: Colpisce più gli uomini che le donne (in proporzione di circa il doppio), in particolar modo dopo i 60 anni.
- Infezione da virus dell’epatite B (HBV) o virus dell’epatite C (HCV): Il cancro al fegato si può sviluppare dopo molti anni di infezione provocata da uno di questi virus, che nel mondo sono la causa principale. Anche se le infezioni da HBV e HCV sono malattie contagiose, il tumore non lo è.
- Abuso di alcol: Assumere più di due bevande alcoliche al giorno per molti anni aumenta il rischio di sviluppare un cancro al fegato e alcuni altri tumori. Il rischio aumenta con la quantità di alcol che una persona assume.
- Aflatossine: Il tumore può essere causato dall’aflatossina, una sostanza nociva prodotta da alcuni tipi di muffe. L’aflatossina può formarsi su arachidi, mais e altre noci e cereali. In alcune parti dell’Asia e dell’Africa, i livelli di aflatossine sono elevati.
- Emocromatosi (malattia da accumulo di ferro): Può svilupparsi il tumore tra le persone con una malattia che induce il corpo a immagazzinare una quantità eccessiva di ferro nel fegato e in altri organi.
- Steatoepatite associata a disfunzione metabolica (MASH). Un tempo nota come steatoepatite non alcolica, l’accumulo di grasso nel fegato accompagnato da infiammazione aumenta il rischio di sviluppare un cancro (questa è una condizione favorita a sua volta dalla presenza di obesità e alimentazione errata).
- Cirrosi: La cirrosi è una malattia grave che si sviluppa quando le cellule epatiche sono danneggiate e sostituite da tessuto cicatriziale. Molti fattori causano la cirrosi, tra cui l’infezione da HBV o HCV, l’abuso di alcol, una quantità eccessiva di ferro immagazzinato nel fegato, alcuni farmaci, e alcuni parassiti. Quasi tutti i casi di tumore al fegato si verificano in persone che hanno contratto precedentemente la cirrosi, di solito derivante dall’infezione da epatite B o C, oppure dall’abuso di alcol.
- Cirrosi biliare primitiva: una malattia autoimmune che a sua volta causa cirrosi del fegato.
- Obesità e diabete: Gli studi hanno dimostrato che l’obesità e il diabete possono essere importanti fattori di rischio.
Più numerosi sono i fattori di rischio che una persona presenta, maggiore è la probabilità che il cancro si sviluppi, ma molte persone con fattori di rischio noti non svilupperanno mai la malattia.
Sintomi
Il tumore al fegato in fase iniziale spesso non provoca sintomi, ma nel tempo possono comparire:
- dolore nella parte superiore dell’addome sul lato destro,
- gonfiore,
- sensazione di pesantezza nella parte superiore dell’addome,
- nausea e vomito,
- stanchezza e sensazione di malessere,
- pelle e occhi di colore giallo (ittero),
- prurito,
- feci pallide e urine scure,
- febbre,
- addome gonfio (gonfiore),
- epatomegalia e splenomegalia (ingrandimento di fegato e milza),
- perdita di appetito e senso di pienezza,
- perdita di peso,
- debolezza o sensazione di stanchezza.
Questi sintomi possono essere causati da un tumore o da altri problemi di salute, se ne riconosci alcuni è consigliabile informare il medico in modo da individuare una diagnosi e una terapia il più presto possibile.
Alcune forme di tumori del fegato producono ormoni che agiscono su organi diversi, causando tra l’altro:
- livelli elevati di calcio nel sangue (ipercalcemia), che possono causare
- nausea,
- confusione,
- costipazione,
- debolezza,
- disturbi muscolari,
- diminuzione dei livelli di zucchero nel sangue (ipoglicemia), che possono causare affaticamento o svenimento,
- ingrandimento del seno (ginecomastia) e/o restringimento dei testicoli negli uomini,
- aumento del numero di globuli rossi (eritrocitosi) che può riflettersi anche sul colore della pelle,
- livelli elevati di colesterolo.
Diagnosi
La diagnosi del tumore al fegato è un processo multidisciplinare che mira non solo a confermare la presenza della neoplasia, ma anche a valutarne l’estensione e lo stato di salute generale del fegato, spesso compromesso da patologie croniche come la cirrosi.
Sorveglianza nei pazienti a rischio
Per le persone con fattori di rischio noti, come l’infezione cronica da epatite B o la cirrosi, il protocollo attuale prevede una sorveglianza attiva ogni sei mesi. Questo monitoraggio si avvale dell’ecografia addominale e, frequentemente, del dosaggio dell’alfa-fetoproteina (AFP), con l’obiettivo di individuare eventuali noduli in fase precocissima.
Imaging radiologico avanzato
A differenza di molti altri tumori, l’epatocarcinoma può spesso essere diagnosticato con certezza senza ricorrere alla biopsia, grazie a specifici criteri radiologici. Gli esami fondamentali includono:
- Tomografia computerizzata (TAC) multiphasica: Utilizza il mezzo di contrasto per osservare come il sangue irrora il nodulo. Il tumore tipicamente “si accende” rapidamente nella fase arteriosa (wash-in) e si “svuota” in quella venosa (wash-out).
- Risonanza magnetica (RM) con mezzo di contrasto epatospecifico: È considerata l’esame più sensibile per identificare noduli di piccole dimensioni e distinguerli da rigenerazioni benigne tipiche della cirrosi.
Biomarcatori ed esami del sangue
Il dosaggio dell’alfa-fetoproteina (AFP) resta il biomarcatore principale. Sebbene un valore elevato suggerisca la presenza del tumore, livelli normali non lo escludono. Altri test includono la valutazione della funzionalità epatica (come le transaminasi, la bilirubina e i test di coagulazione), fondamentali per decidere quali terapie il paziente possa tollerare.
Biopsia epatica
La biopsia, ovvero il prelievo di un piccolo frammento di tessuto tramite un ago sottile, viene riservata ai casi in cui le immagini radiologiche non siano conclusive (noduli con caratteristiche atipiche). Grazie ai progressi della radiologia diagnostica, oggi questo esame è meno frequente rispetto al passato.
Cura
L’obiettivo della terapia varia in base allo stadio della malattia: si punta alla guarigione completa (intento curativo) nelle fasi iniziali, o al controllo della malattia e al prolungamento della vita (intento palliativo o cronicizzazione) nelle fasi avanzate. La scelta del percorso terapeutico dipende dalle dimensioni del tumore, dal numero di noduli e, soprattutto, dalla funzionalità residua del fegato.
Opzioni chirurgiche e trapianto
La chirurgia rappresenta la migliore opportunità di guarigione definitiva:
- Resezione epatica: Consiste nella rimozione della parte di fegato colpita dal tumore. È indicata quando la massa è limitata e il resto del fegato è sano o presenta una cirrosi molto lieve e ben compensata.
- Trapianto di fegato: È considerato il trattamento d’elezione per i pazienti che rientrano in specifici criteri clinici (come i criteri di Milano). Il vantaggio principale è la rimozione contemporanea del tumore e della cirrosi sottostante, azzerando il rischio di nuove neoplasie nel fegato malato.
Trattamenti locoregionali
Quando l’intervento chirurgico non è praticabile, si ricorre a tecniche mini-invasive eseguite dal radiologo interventista:
- Ablazione termica (Radiofrequenza o Microonde): Utilizza il calore per “bruciare” il tumore dall’interno tramite un ago inserito sotto guida ecografica. È molto efficace per noduli piccoli.
- Chemiembolizzazione (TACE): Si inietta un farmaco chemioterapico direttamente nell’arteria che nutre il tumore, bloccando simultaneamente il flusso sanguigno alla massa.
- Radioembolizzazione (TARE): Simile alla TACE, ma utilizza microsfere radioattive per colpire selettivamente le cellule tumorali.
Terapie sistemiche e immunoterapia
Per i tumori in fase avanzata o con metastasi, la ricerca ha fatto passi da gigante. L’approccio standard attuale combina l’immunoterapia con farmaci anti-angiogenetici. Questi trattamenti non “attaccano” direttamente le cellule sane, ma istruiscono il sistema immunitario a riconoscere il cancro o bloccano la formazione di nuovi vasi sanguigni necessari alla crescita tumorale. Queste combinazioni hanno dimostrato una sopravvivenza significativamente maggiore rispetto alle vecchie chemioterapie orali.
Stile di vita e supporto nutrizionale
Il mantenimento di un corretto stato nutrizionale è parte integrante della cura. La malnutrizione è comune nei pazienti con malattie epatiche e può ridurre la tolleranza ai trattamenti. Si raccomanda un’alimentazione equilibrata, l’astensione assoluta dall’alcol e, dove possibile, un’attività fisica leggera per contrastare la perdita di massa muscolare (sarcopenia). Il supporto psicologico è altrettanto fondamentale per gestire l’impatto emotivo della patologia cronica.
Diffusione e sopravvivenza
È un tumore abbastanza raro, anche se la diffusione varia molto a seconda delle zone (è per esempio più diffuso in Asia), mentre sono più frequenti i tumori secondari, ovvero le metastasi, che colonizzano il fegato provenendo da altri organi.
In Italia rappresenta circa il 3% delle nuove diagnosi di tumore. Grazie all’introduzione delle nuove combinazioni immunoterapiche e al miglioramento delle tecniche di trapianto, le prospettive di sopravvivenza sono in costante miglioramento rispetto ai decenni passeri, con una sopravvivenza media a cinque anni che oggi supera il 20-22% a livello globale, con picchi molto più alti per le diagnosi precoci.
Prevenzione
Evitare i fattori di rischio può aiutare a prevenire alcune tipologie di tumore. I seguenti fattori di rischio possono aumentare il rischio di cancro al fegato.
Epatite B e C
Per prevenire il contagio con le epatiti virali si consiglia di:
- sottoporsi al vaccino per epatite B (obbligatorio dal 1991),
- praticare rapporti sessuali protetti da preservativo,
- non fare uso di droghe,
- affidarsi a centri sicuri per tatuaggi e piercing.
È stato dimostrato che prevenendo l’infezione da epatite B (sottoponendosi alla vaccinazione, peraltro obbligatoria) si riduce il rischio di cancro al fegato nei bambini. Non è ancora noto se ugualmente si riduca il rischio anche negli adulti.
Alcool
Bere alcol con moderazione o, meglio, evitarne del tutto il consumo.
Peso
Se il vostro peso attuale è ottimale è importante mantenerlo con una dieta sana ed esercizio fisico; se avete bisogno di perdere peso riducete il numero di calorie consumate ogni giorno e aumentate la quantità di esercizio fisico.
Metastasi
Le cellule del cancro al fegato possono diffondersi staccandosi dal tumore originario (metastasi). Si diffondono principalmente penetrando nei vasi sanguigni, ma le cellule tumorali si possono trovare anche nei linfonodi.

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Queste cellule possono attaccare altri tessuti e crescere formando nuovi tumori, tipicamente possono essere trovate nei polmoni, nelle ossa e nei linfonodi localizzati vicino al fegato.
- linfonodi,
- ossa,
- polmone.
Fonti e bibliografia
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.