Steatoepatite non alcolica (NASH): sintomi, diagnosi, pericoli, terapia

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Introduzione

La steatosi epatica non alcoolica (storicamente nota come NAFLD, Non Alcoholic Fatty Liver Disease) è una condizione caratterizzata dall’accumulo di grasso nel fegato, pur in assenza di consumo di alcolici. Recentemente, la comunità scientifica ha aggiornato la terminologia per riflettere meglio la natura metabolica della malattia, definendola MASLD (Malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica).

Possiamo individuare due stadi principali della condizione:

  • La steatosi semplice (MASL), ovvero il fegato grasso isolato.
  • La steatoepatite (precedentemente NASH, ora definita MASH), di cui ci occuperemo in questo articolo.

Si tratta di due condizioni diverse, con evoluzione e prognosi significativamente differenti; solo in alcuni casi i pazienti colpiti dal fegato grasso vanno incontro a un’evoluzione verso la più pericolosa MASH e le sue temibili complicazioni.

Il fegato grasso è una forma in cui si rileva la presenza di grasso nel fegato, ma senza danni cellulari né infiammazione significativa.

La steatoepatite è invece caratterizzata dalla presenza di grasso in eccesso e infiammazione cronica, che diventa causa di danni cellulari (ballooning) in grado di evolvere verso processi cicatriziali permanenti e irreversibili (cirrosi epatica).

Ad oggi non sono ancora del tutto chiariti i meccanismi molecolari che spiegano il legame tra l’accumulo di grasso e la comparsa di infiammazione e quindi, allo stesso modo, non si conoscono con precisione le ragioni per cui solo alcuni pazienti con fegato grasso ne sviluppano le relative complicazioni infiammatorie.

La maggior parte dei pazienti colpiti dalla steatoepatite non presenta sintomi fino alle fasi più avanzate della malattia e quindi non si rende conto dei danni che progressivamente colpiscono il fegato.

Immagine derivata (iStock.com/Bezvershenko e iStock.com/Sakurra)

Cause

Sia la steatoepatite che il fegato grasso si stanno diffondendo sempre di più, probabilmente causa del dilagare epidemico di sovrappeso e obesità, fattori di rischio comuni anche a diabete e colesterolo alto, che a loro volta possono causare ulteriori problemi di salute ai pazienti affetti da steatoepatite.

Nonostante questo aumento della prevalenza nella popolazione non è ancora stata fatta piena luce sulle sue cause, ma è stato rilevato che si verifica con maggior frequenza nei pazienti:

Molti pazienti affetti dalla steatoepatite hanno il colesterolo e i trigliceridi alti e molti sono diabetici o prediabetici ma, viceversa, non tutti gli obesi o i diabetici sono affetti dalla MASH. Inoltre alcuni pazienti affetti dalla steatoepatite non sono né obesi né diabetici e hanno il colesterolo entro limiti del tutto normali.

La steatoepatite può quindi presentarsi anche in mancanza di fattori di rischio apparenti e persino nei bambini, quindi non si tratta semplicemente di obesità che colpisce il fegato.

La causa della comparsa dei fenomeni infiammatori non è nota con esattezza, ma si pensa che possano fungere da fattori di innesco:

  • insulinoresistenza,
  • rilascio di proteine tossiche che provocano infiammazione da parte delle cellule grasse (citochine),
  • stress ossidativo (deterioramento cellulare) delle cellule epatiche.

Cause meno comuni di comparsa della condizione sono:

  • disturbi che causano un utilizzo improprio del grasso corporeo,
  • perdita di peso eccessivamente rapida,
  • alcune infezioni, come l’epatite C,
  • alcuni farmaci,
  • esposizione a specifiche tossine ambientali.

Sintomi

La steatoepatite è un disturbo silente, che presenta sintomi lievissimi o addirittura nessun sintomo.

I pazienti nei primi stadi della malattia di solito si sentono bene e iniziano ad avvertire i sintomi come

solo quando il disturbo è in uno stadio più avanzato o si sviluppa la cirrosi,una condizione cronica e irreversibile del fegato caratterizzata dalla formazione di tessuto fibroso, in grado di danneggiare l’organo limitandone la funzionalità.

La steatoepatite può insorgere nel giro di qualche anno o addirittura di qualche decennio, ma spesso senza una ragione apparente il processo può arrestarsi spontaneamente e, in alcuni casi, guarire senza ricorso a terapie specifiche.

In altri casi, invece, la MASH può peggiorare lentamente provocando cicatrici (fibrosi) che si accumulano nel fegato; con il progredire della fibrosi si sviluppa la cirrosi, durante la quale il fegato subisce quindi danni molto gravi, si indurisce e non è più in grado di funzionare normalmente.

Non tutti i pazienti affetti dalla MASH soffriranno anche di cirrosi ma, qualora siano già presenti lesioni gravi o cirrosi, le terapie sono meno efficaci nell’invertire il danno già consolidato.

I malati di cirrosi soffrono di:

  • ritenzione idrica,
  • deperimento muscolare,
  • sanguinamento intestinale,
  • insufficienza epatica.

Complicazioni

La MASH può portare a complicazioni molto gravi come

Una cirrosi avanzata e/o trascurata può portare a:

In caso di cirrosi avanzata ed insufficienza epatica il trapianto di fegato diventa l’unica terapia possibile.

La MASH è di fatto una delle principali cause di cirrosi, insieme all’epatite C e all’epatopatia alcolica.

Gli studi suggeriscono inoltre che le persone affette da steatoepatite sono associate a maggiori probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari, che sono la causa più comune di morte in questa popolazione di pazienti.

Diagnosi

La diagnosi di steatoepatite (MASH) si è evoluta verso un approccio “positivo”: non si tratta più solo di escludere altre malattie, ma di identificare attivamente la presenza di steatosi associata a fattori di rischio metabolici. Il percorso diagnostico moderno mira a identificare precocemente i pazienti a rischio di fibrosi avanzata, utilizzando metodiche progressivamente più approfondite.

Screening e test non invasivi

Il primo sospetto nasce spesso durante esami di routine. L’innalzamento delle transaminasi (ALT e AST) è un segnale comune, sebbene non sempre presente. Per una valutazione iniziale del rischio di fibrosi, i medici utilizzano oggi punteggi calcolati sulla base di comuni esami del sangue, come il FIB-4 index (che combina età, transaminasi e piastrine). Questo test permette di identificare rapidamente i pazienti che richiedono accertamenti specialistici.

In questa fase è comunque essenziale escludere altre patologie attraverso lo screening per le epatiti virali, le malattie autoimmuni e l’analisi del consumo di alcol per differenziare la condizione dall’alcolismo.

Imaging ed elastografia

Se i test iniziali suggeriscono la presenza di malattia, si procede con esami strumentali:

  • Ecografia addominale: è l’esame di primo livello per visualizzare l’accumulo di grasso nel fegato. Sebbene utile, non è sufficiente da sola a distinguere tra semplice steatosi e steatoepatite.
  • Elastografia epatica (FibroScan): rappresenta oggi lo standard non invasivo per valutare la rigidità del fegato (stiffness). Questo esame permette di stimare con buona precisione il grado di fibrosi (cicatrizzazione) senza ricorrere ad aghi.
  • Risonanza Magnetica (RM): tecniche avanzate di risonanza possono misurare con estrema precisione sia la frazione di grasso che il grado di infiammazione e fibrosi, riducendo ulteriormente la necessità di procedure invasive. La TAC è oggi meno utilizzata per questo specifico scopo rispetto alla RM.

Biopsia epatica

Nonostante l’accuratezza dei test non invasivi, la biopsia epatica rimane il “gold standard” diagnostico in casi selezionati. Viene eseguita prelevando un piccolo campione di tessuto epatico in anestesia locale. È l’unico esame in grado di confermare con certezza assoluta la presenza di ballooning (rigonfiamento delle cellule) e infiammazione lobulare, i segni distintivi che differenziano la MASH dalla semplice steatosi.

Cura e terapia

La gestione della steatoepatite ha l’obiettivo primario di arrestare la progressione del danno epatico, prevenire la cirrosi e ridurre il rischio cardiovascolare. Negli ultimi anni, l’approccio terapeutico si è arricchito di nuove opzioni farmacologiche specifiche che affiancano i pilastri fondamentali dello stile di vita.

Stile di vita: la base della terapia

Il cambiamento delle abitudini quotidiane resta l’unico intervento capace di indurre una regressione completa della steatoepatite nelle fasi iniziali e intermedie. La ricerca scientifica ha stabilito soglie precise di efficacia:

  • Calo ponderale: Per ridurre il grasso nel fegato è necessaria una perdita di peso di almeno il 3-5%. Tuttavia, per risolvere l’infiammazione (MASH) e migliorare la fibrosi, è raccomandato un dimagrimento graduale pari o superiore al 7-10% del peso corporeo iniziale.
  • Alimentazione: Il modello raccomandato è la dieta mediterranea, povera di zuccheri aggiunti (specialmente fruttosio industriale), carni rosse e alimenti ultra-processati, e ricca di fibre, grassi monoinsaturi e antiossidanti naturali. Mangiare in modo equilibrato aiuta a ripristinare il corretto metabolismo dei grassi epatici.
  • Attività fisica: Praticare regolarmente attività fisica (almeno 150-300 minuti a settimana di intensità moderata) migliora la sensibilità all’insulina e riduce il grasso viscerale, indipendentemente dal peso perso.
  • Astensione dall’alcol: Poiché il fegato è già infiammato, anche piccole quantità di alcol possono accelerare il processo di cicatrizzazione.

Terapie farmacologiche

Per la prima volta nella storia di questa malattia, sono disponibili farmaci progettati specificamente per colpire i meccanismi della steatoepatite. Le opzioni attuali includono:

  • Agonisti selettivi del recettore dell’ormone tiroideo beta: Rappresentano la prima classe di farmaci approvati specificamente per il trattamento della MASH con fibrosi moderata o avanzata. Agiscono aumentando la capacità del fegato di metabolizzare i grassi e riducendo l’infiammazione.
  • Analoghi del GLP-1: Farmaci originariamente nati per il diabete e l’obesità (come semaglutide) si sono dimostrati estremamente efficaci nel promuovere la perdita di peso e nel ridurre il danno epatico, diventando una scelta privilegiata per i pazienti con comorbidità metaboliche.
  • Sensibilizzanti all’insulina: Il pioglitazone può essere considerato in pazienti selezionati, anche senza diabete, per migliorare l’insulino-resistenza a livello del tessuto adiposo e del fegato. In alcuni contesti clinici viene ancora valutata la metformina, sebbene il suo impatto diretto sulla fibrosi sia limitato.
  • Antiossidanti: La Vitamina E (ad alto dosaggio) può essere utilizzata in pazienti non diabetici con biopsia confermata, sotto stretto monitoraggio medico.

Gestione delle comorbidità

Poiché la maggior parte dei pazienti con steatoepatite muore per cause cardiovascolari e non epatiche, è essenziale un controllo rigoroso dei fattori di rischio. È fondamentale calcolare periodicamente il BMI e monitorare pressione arteriosa e profilo lipidico. L’uso di statine è considerato sicuro e raccomandato nella maggior parte dei pazienti con steatoepatite che presentano colesterolo alto, poiché riduce significativamente il rischio di infarto e ictus senza danneggiare ulteriormente il fegato.

Fonti e bibliografia

  • NIH – MASLD & MASH Overview
  • EASL Clinical Practice Guidelines on metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease (MASLD).
  • AASLD Practice Guidance on the clinical assessment and management of MASLD.

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Cos'è la steatoepatite non alcolica (NASH)?

È un'infiammazione del fegato, in presenza di un eccessivo accumulo di grasso, non legato all'abuso di alcolici; se trascurata può tuttavia avere le stesse temibili conseguenze. Oggi si preferisce tuttavia chiamarla steatoepatite metabolica o MASLD (dall'inglese Metabolic dysfunction-Associated SteatoLiver Disease).

Quali sono i sintomi?

Purtroppo spesso non è associata ad alcun sintomo, almeno fin quando il danno non sia così grave da risultare irrversibile.

Quali cambiamenti nella dieta sono utili per chi soffre di steatosi epatica?

La perdita di peso, se necessaria, può migliorare significativamente la condizione del fegato; si consiglia in genere di perseguirla con una dieta varia e bilanciata, come la dieta mediterranea.

Cosa fare se si hanno valori di transaminasi leggermente elevati? Devo preoccuparmi?

Piccole fluttuazioni nei valori delle transaminasi non sono di solito preoccupanti, tuttavia è consigliabile consultare un medico per monitorare la situazione e valutare se ci sono ulteriori esami da eseguire.

Quali farmaci è consigliabile evitare in caso di steatosi epatica o danno epatico?

Si consiglia di evitare farmaci antinfiammatori e tutti quelli con potenziale effetto epatotossico.
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