Prediabete (intolleranza glucidica): sintomi, dieta, valori

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Introduzione

Il prediabete è una condizione che precede il diabete di tipo 2: nel prediabete la glicemia (il livello di glucosio nel sangue) è maggiore del normale (iperglicemia), ma non è così alta da permettere al medico di diagnosticare il diabete.

Ad oggi le ultime linee guida invitano ad usare il termine intolleranza glucidica, anzichè pre-diabete, per sottolineare il fatto che la situazione è ancora reversibile; nell’articolo si intenderà con questi 2 termini la stessa condizione che, è bene sottolinearlo, non è da considerarsi una malattia, ma solo un fattore di rischio per diabete e malattie cardiovascolari.

Purtroppo, a meno di intervenire con decisione, una significativa percentuale di pazienti svilupperà diabete di tipo 2 entro pochi anni, ma ancora più importante è la dimostrazione di una possibile una totale regressione a valori normali.

L’espressione prediabete è un modo chiaro per spiegare che la patologia consiste in un valore della glicemia più alto del normale; indica inoltre che il paziente rischia di sviluppare il diabete e probabilmente soffre già di altri fattori di rischio correlati.

Chi ne soffre corre un rischio maggiore del normale di soffrire anche di patologie cardiovascolari, il rischio è una volta e mezza maggiore rispetto a chi ha una glicemia normale. Chi soffre di diabete, invece, ha un rischio di soffrire di patologie cardiovascolari da doppio a quadruplo rispetto alle persone sane.

Il prediabete è una condizione silente, cioè il paziente può non essere consapevole di esserne affetto perchè non manifesta sintomi.

La buona notizia, però, è che

possono far guarire il prediabete e quindi ritardare o prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 2.

Il diabete, quando compare, diventa quasi invariabilmente una malattia cronica, quindi è meglio prevenirlo, anziché cercare di tenerlo sotto controllo.

Fotografia di un piatto di fichi con accanto un glucometro che segna 113 mg/dL.

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Definizioni

Da un punto di vista della nomenclatura parlare di

  • alterata glicemia a digiuno (glicemia a digiuno fra 100 e 125 mg/dl),
  • ridotta tolleranza glicidica o intolleranza al glucosio (glicemia due ore dopo la curva da carico compresa fra 140 e 199 mg/dl),

significa indicare due condizioni di pre-diabete simili nella definizione, ma diverse da un punto di vista della diagnosi. La ridotta tolleranza al glucosio è inoltre associata ad un rischio cardiovascolare superiore.

Sintomi

Sono a rischio per il prediabete?

Invecchiando, soprattutto se si è in sovrappeso, aumenta il rischio di soffrire di intolleranza glucidica. Il medico dovrebbe prescrivervi un esame della glicemia se:

  • avete più di 45 anni e siete in sovrappeso,
  • avete meno di 45 anni, siete in sovrappeso e presentate altri fattori di rischio per il diabete.

Nei soggetti con più di 45 anni e normopeso la necessità di periodiche verifiche della glicemia è meno stringente e verrà valutata a giudizio del medico.

Sono a rischio per il diabete?

Siete a rischio di soffrire di diabete se:

  • siete in sovrappeso,
  • non fate attività fisica,
  • avete un genitore, un fratello o una sorella che soffre di diabete,
  • avete avuto un figlio che al momento della nascita pesava più di 4 chilogrammi oppure avete sofferto di diabete gestazionale,
  • soffrite di ipertensione (pressione massima maggiore di 140/90 mmHg),
  • avete il colesterolo HDL basso (pari o inferiore a 35 mg/dl) o i trigliceridi alti (pari o superiori a 250 mg/dl).

Gravidanza

Una condizione di intolleranza glucidica in gravidanza espone più facilmente al rischio di sviluppare il diabete gestazionale, con pericolose conseguenze sia per la madre che per il bambino.

Diagnosi

Poiché il prediabete è solitamente asintomatico, la diagnosi avviene esclusivamente attraverso esami del sangue specifici. I protocolli attuali raccomandano lo screening per tutti gli adulti in sovrappeso o obesi che presentano uno o più fattori di rischio (come ipertensione o familiarità) e, in ogni caso, per tutte le persone che abbiano compiuto 35 anni.

Il medico può diagnosticare l’intolleranza glucidica utilizzando tre parametri principali, ciascuno dei quali riflette un aspetto diverso del metabolismo degli zuccheri:

  • Glicemia a digiuno (FPG): misura la quantità di glucosio nel sangue dopo almeno 8 ore di digiuno. Si parla di prediabete quando i valori sono compresi tra 100 e 125 mg/dL. Valori pari o superiori a 126 mg/dL in due diverse occasioni indicano invece il diabete.
  • Emoglobina glicata (HbA1c): questo test indica la media dei livelli di glicemia degli ultimi 2-3 mesi. Un valore compreso tra 5,7% e 6,4% (o tra 39 e 47 mmol/mol) è diagnostico per il prediabete. Rispetto alla glicemia a digiuno, l’emoglobina glicata offre una visione più stabile nel tempo e non richiede necessariamente il digiuno.
  • Curva da carico di glucosio (OGTT): è considerato il test più sensibile. Prevede la misurazione della glicemia due ore dopo aver assunto una soluzione contenente 75 grammi di glucosio. Si diagnostica il prediabete se il valore a due ore è compreso tra 140 e 199 mg/dL.

Secondo le linee guida della Società Italiana di Diabetologia (SID), una singola rilevazione alterata non è sufficiente per una diagnosi definitiva; è necessario che il test venga confermato da una seconda misurazione.

Oltre a questi test, il medico valuterà il profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi) e la pressione arteriosa, poiché il prediabete si inserisce spesso in un quadro di sindrome metabolica che aumenta globalmente il rischio di infarto e ictus.

Cura e trattamento

L’obiettivo primario della terapia del prediabete non è solo abbassare i livelli di zucchero nel sangue, ma prevenire la progressione verso il diabete conclamato e proteggere il sistema cardiovascolare. La gestione si basa su un approccio multidisciplinare che vede lo stile di vita come il pilastro fondamentale della cura.

Interventi sullo stile di vita

Le evidenze scientifiche confermano che il cambiamento delle abitudini quotidiane è più efficace di qualsiasi farmaco nel contrastare il prediabete.

  • Alimentazione terapeutica: Non si tratta di una dieta privativa, ma di un miglioramento della qualità dell’alimentazione. Si raccomanda di privilegiare cereali integrali, legumi, verdure e fonti proteiche magre. È fondamentale ridurre drasticamente il consumo di zuccheri semplici (bibite zuccherate, dolci industriali) e carboidrati raffinati che causano picchi insulinici.
  • Attività fisica costante: L’obiettivo è praticare almeno 150-300 minuti di esercizio fisico aerobico a intensità moderata a settimana (come la camminata veloce), abbinando due sessioni di allenamento di forza (pesi o corpo libero). L’attività fisica rende le cellule più sensibili all’insulina, permettendo al corpo di utilizzare meglio lo zucchero.
  • Gestione del peso: Se il paziente è in sovrappeso, una perdita di peso anche modesta, compresa tra il 5% e il 10% del peso corporeo iniziale, può ridurre drasticamente il rischio di progressione verso il diabete (fino al 58% in meno).

Terapia farmacologica

Sebbene lo stile di vita sia la prima scelta, il medico può valutare l’uso di farmaci in pazienti ad alto rischio (ad esempio con un indice di massa corporea superiore a 35, donne con pregresso diabete gestazionale o persone sotto i 60 anni con glicemia in costante peggioramento).

  • Metformina: È il farmaco più studiato in questo contesto. La metformina agisce riducendo la produzione di glucosio da parte del fegato e migliorando la sensibilità dei tessuti all’insulina.
  • Altre opzioni: In casi selezionati e sotto stretto controllo specialistico, possono essere valutati nuovi farmaci inizialmente nati per il diabete o per l’obesità grave, che hanno dimostrato benefici nel migliorare il profilo metabolico.

Monitoraggio continuo

Il trattamento del prediabete richiede un controllo periodico (solitamente annuale) per verificare l’efficacia delle misure adottate. In alcuni casi, il medico può suggerire l’utilizzo temporaneo di dispositivi per il monitoraggio continuo del glucosio per aiutare il paziente a comprendere come i diversi alimenti e l’attività fisica influenzino i suoi livelli di zucchero in tempo reale.

Prevenzione

Le ricerche hanno dimostrato che chi soffre di prediabete può prevenire o ritardare il decorso del diabete di tipo 2 fino al 58 per cento dei casi, unicamente modificando il proprio stile di vita, ad esempio dimagrendo anche di poco o facendo attività fisica regolare.

Gli esperti consigliano a chi soffre di prediabete di perdere dal 5 al 10 per cento del proprio peso e di fare qualsiasi attività fisica di intensità moderata per mezzora al giorno. In alcuni pazienti intervenire con tempestività può addirittura far diminuire la glicemia, riportandola a livelli normali.

Non preoccupatevi se non riuscite a raggiungere il peso forma: perdere anche soltanto da 5 a 7 chilogrammi può essere fondamentale! Se soffrite di prediabete avete il 50 per cento di rischio in più di soffrire di patologie cardiache o ictus, quindi il vostro medico probabilmente vi darà consigli per evitare o cercare di curare i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, come il fumo, l’ipertensione e il colesterolo alto.

Una ricerca recente ha dimostrato che un gruppo di pazienti ad alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 è riuscito a diminuire considerevolmente il rischio mangiando di meno, aumentando l’attività fisica e dimagrendo.

I pazienti:

  • hanno diminuito la quantità di grassi nella dieta,
  • hanno ridotto l’apporto calorico della dieta,
  • hanno fatto attività fisica per almeno mezzora al giorno, 5 giorni alla settimana, di solito con una passeggiata a passo veloce,
  • sono dimagriti, in media di quasi sette chilogrammi nel corso del primo anno della ricerca.

Queste strategie si sono dimostrate ugualmente efficaci sia per gli uomini sia per le donne, e particolarmente utili per gli over 60. Anche diverse altre ricerche hanno dimostrato che è possibile ritardare la comparsa del diabete di tipo 2 oppure prevenirlo.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Prediabete (o alterata glicemia a digiuno): cosa mangiare?

Eliminare dolci e bibite zuccherate. Sostituire tutte le fonti di cereali raffinati con gli equivalenti integrali (pane, pasta, riso, ...). Ridurre il consumo di grassi, soprattutto quelli di origine animale. Consumare abbondanti quantità di verdura ad ogni pasto. Perdere peso se necessario.

Che significato hanno i valori di glicemia a digiuno e emoglobina glicata per la diagnosi di diabete e prediabete?

I valori di glicemia a digiuno e di emoglobina glicata sono fondamentali per la diagnosi di diabete e prediabete. La glicemia a digiuno superiore a 126 mg/dl indica diabete, mentre valori tra 100 e 125 mg/dl sono indicativi di prediabete. L'emoglobina glicata, con un valore pari o superiore a 6,5% (misurata e poi confermata in due differenti circostanze), conferma la diagnosi di diabete. Valori compresi tra 5,7% e 6,4% sono considerati prediabete.

Il prediabete è reversibile? Come posso gestirlo?

Il prediabete può essere reversibile attraverso cambiamenti nello stile di vita. È importante adottare un'alimentazione equilibrata, ridurre i carboidrati semplici e zuccheri, aumentare l'attività fisica e mantenere un peso sano. Consultare un medico per un piano personalizzato può essere fondamentale per evitare la progressione verso il diabete.

Quali alimenti dovrebbero essere evitati o limitati in caso di prediabete?

In caso di prediabete, è consigliabile limitare gli zuccheri semplici e i carboidrati raffinati, come dolci, bevande zuccherate e pane bianco. È utile aumentare il consumo di alimenti integrali, verdura, legumi e proteine magre. Indispensabile, infine, mantenere porzioni adeguate (il peso corporeo è spesso il fattore determinante) e prestare attenzione alla qualità complessiva degli alimenti consumati.

Cosa fare se i valori glicemici sono marginalmente elevati ma non indicano diabete?

Se i valori glicemici risultano marginalmente elevati e non indicano diabete è consigliabile adottare immediate e significative modifiche nello stile di vita, come una dieta equilibrata e attività fisica regolare, per perdere peso se necessario.
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