Introduzione
L’alterata glicemia a digiuno o IFG (acronimo dall’inglese “Impaired Fasting Glucose”) è una condizione caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue (glicemia) a digiuno; ci si riferisce spesso all’IFG con il termine di “pre-diabete”, poiché rappresenta l’entità clinica e laboratoristica che precede il diabete conclamato, ma è bene sottolineare che:
- La progressione verso il diabete mellito di tipo 2 non è inevitabile, almeno nella maggior parte dei pazienti (questa è la ragione per cui molti autori preferirebbero non usare il termine pre-diabete).
- Il concetto di pre-diabete comprende anche una diversa condizione (ridotta tolleranza al glucosio), indipendente dall’IFG, che può o meno essere associata a questa.
Per definizione si parla di alterata glicemia a digiuno quando ad un prelievo di sangue venoso ad almeno 8 ore di digiuno, si riscontra una glicemia con valori che superano i 100 mg/dL, ma rimangono inferiori ai 126 mg/dL.

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Il rischio che da questa condizione di pre-diabete si arrivi nel corso del tempo al diabete conclamato è piuttosto alto, con una percentuale che può arrivare addirittura al 50% dei pazienti.
L’alterata glicemia a digiuno si associa quasi sempre ad altre entità cliniche patologiche come la sindrome da insulino–resistenza e l’aumento del rischio cardiovascolare; la sindrome da insulino–resistenza è una condizione in cui si osserva una diminuzione della capacità di risposta all’azione dell’insulina, ormone responsabile del controllo della glicemia nel sangue. Questa “resistenza” porta le cellule beta del pancreas a produrre e secernere quantità sempre maggiori di insulina, con il conseguente sviluppo di iper-insulinemia, ovvero elevati valori di insulina nel sangue e l’alimentazione di un pericoloso circolo vizioso.
I principali fattori di rischio che aumentano notevolmente il rischio di sviluppare diabete e che si associano alla condizione di alterata glicemia a digiuno sono:
- Sovrappeso e obesità
- Dislipidemia con ipercolesterolemia
- Iperinsulinemia
- Sindrome metabolica
- Stile di vita sedentario
- Invecchiamento
- Familiarità per diabete mellito
- Ipertensione arteriosa
- Lipodistrofia
La caratteristica principale di una condizione di alterata glicemia a digiuno è che quasi sempre è asintomatica, ovvero il suo quadro clinico è silente, privo di segni e sintomi obiettivabili. Ciò la rende una condizione subdola e difficile da riconoscere, se non quando ormai ci troviamo di fronte ad una forma di diabete conclamato, per questa ragione è consigliabile valutare con il proprio curante un regolare controllo dei valori, con frequenza proporzionale ai fattori di rischio presenti.
In assenza di sintomi e segni specifici la diagnosi è esclusivamente di tipo laboratoristico, basata cioè sul riscontro ad un prelievo venoso a digiuno di valori di glicemia elevati oltre ai valori di normalità.
Per un miglior inquadramento generale del paziente, a giudizio del medico, è possibile ricorrere ad una gamma completa di esami del sangue e, in casi selezionati, esami strumentali di imaging.
La cura della condizione di alterata glicemia a digiuno si basa essenzialmente sulla prevenzione dai rischi a lungo termine, come per lo sviluppo di diabete conclamato o del rischio cardiovascolare.
La prevenzione è basata sull’adozione di modifiche sostanziali allo stile di vita, volte principalmente alla perdita di peso mediante una dieta corretta ed una regolare attività fisica. È inoltre auspicabile un trattamento farmacologico per la correzione delle alterazioni del profilo lipidico e dell’ipertensione, qualora presenti.
In ultima analisi l’alterata glicemia a digiuno rappresenta un campanello d’allarme da non sottovalutare, poiché adottando un corretto stile di vita e riducendo al massimo i fattori di rischio associati, è possibile tenere sotto controllo la situazione sino ad arrivare ad una completa regressione della condizione.
Sintomi
Il quadro clinico in caso di alterata glicemia a digiuno è pressoché silente, senza alcun sintomo che possa indurre il sospetto della presenza di tale condizione.
Spesso la scoperta di un’alterata glicemia a digiuno è quindi casuale, a seguito di esami del sangue richiesti per altre ragioni o durante screening di controllo, utili in particolar modo in quei soggetti che presentino fattori di rischio per lo sviluppo del diabete o che abbiano una forte familiarità.
Complicazioni
I rischi per la salute associati ad una diagnosi di alterata glicemia a digiuno sono principalmente due:
- Aumentato rischio cardiovascolare
- Progressione verso lo sviluppo di diabete conclamato
Per rischio cardiovascolare si intende una condizione con elevato rischio di sviluppare patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni:
- Infarto del miocardio
- Ictus ed infarto cerebrale
- TIA cerebrale (Transient Ischemick Attack)
- Emorragia cerebrale
- Grave aterosclerosi dei vasi sanguigni principali (aorta e sue diramazioni principali)
- Complicanze dell’aterosclerosi a livello dei vasi principali (ematomi, trombi, emboli, fissurazioni e dissecazioni)
- Patologie vascolari periferiche
Il diabete è invece una malattia cronica caratterizzata dall’incapacità dell’organismo di produrre o di utilizzare in maniera efficace l’insulina per controllare la glicemia, ovvero i livelli di glucosio nel sangue. Tra le complicanze del diabete sono degne di note soprattutto quelle a carico di:
- Microcircolo: gli organi che più frequentemente vengono interessati sono l’occhio (retinopatia diabetica), il rene (glomerulopatia diabetica) e il sistema nervoso periferico (neuropatia diabetica).
- Macrocircolo: gli organi che risentono maggiormente di un danno al macrocircolo sono il cuore e i grandi vasi (aorta e le sue diramazioni principali).
Diagnosi
La diagnosi di alterata glicemia a digiuno è esclusivamente biochimica, poiché la condizione non presenta sintomi manifesti. Il protocollo diagnostico attuale si avvale di tre parametri principali per identificare lo stato di pre-diabete, che devono essere confermati attraverso almeno due test positivi (eseguiti sullo stesso campione o in giorni diversi) per escludere variazioni transitorie.
Criteri biochimici
Secondo il consenso scientifico internazionale, i criteri per definire l’IFG e le condizioni correlate sono:
- Glicemia a digiuno (FPG): i valori sono compresi tra 100 e 125 mg/dL. Un valore pari o superiore a 126 mg/dL è indicativo di diabete.
- Emoglobina Glicata (HbA1c): questo parametro riflette la media della glicemia degli ultimi 2-3 mesi. Un valore compreso tra 5,7% e 6,4% (39-47 mmol/mol) è considerato diagnostico per il pre-diabete.
- Test da carico orale di glucosio (OGTT): misura la capacità dell’organismo di gestire gli zuccheri. Se dopo due ore dall’assunzione di 75g di glucosio i valori sono tra 140 e 199 mg/dL, si parla di Ridotta Tolleranza al Glucosio (IGT), condizione spesso sovrapposta all’IFG.
Inquadramento clinico e screening
Oltre ai test del sangue, il medico effettua una valutazione complessiva che include l’anamnesi per identificare la familiarità per il diabete di tipo 2 e la presenza di condizioni correlate come la sindrome dell’ovaio policistico o pregresso diabete gestazionale. L’esame obiettivo si concentra sulla misurazione della pressione arteriosa e della circonferenza vita, indicatore fondamentale di grasso viscerale.
Esami di approfondimento possono includere:
- Profilo lipidico completo: per valutare i livelli di colesterolo HDL, LDL e trigliceridi.
- Valutazione della funzionalità epatica e renale: con particolare attenzione alla ricerca di steatosi epatica tramite ecografia addominale, spesso associata alla resistenza insulinica.
- Indici infiammatori e microalbuminuria: per valutare il rischio cardiovascolare e il danno renale precoce.
Cura e gestione terapeutica
L’obiettivo primario della terapia è riportare i livelli glicemici nella norma e prevenire la progressione verso il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari. L’approccio è multidisciplinare e si basa su tre pilastri: intervento radicale sullo stile di vita, gestione delle comorbidità e, in casi selezionati, terapia farmacologica.
Intervento sullo stile di vita
Rappresenta la terapia di prima linea ed è l’unico approccio capace di indurre una regressione completa della condizione.
- Gestione del peso: l’obiettivo clinico è una riduzione del peso corporeo di almeno il 7% per i soggetti in sovrappeso. Anche cali ponderali modesti migliorano significativamente la sensibilità all’insulina.
- Alimentazione corretta: si raccomanda una dieta a basso indice glicemico, ricca di fibre provenienti da verdure e cereali integrali. È fondamentale limitare gli zuccheri semplici e i grassi saturi, privilegiando fonti proteiche magre e grassi sani (omega-3).
- Attività fisica: le linee guida prevedono almeno 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata (come la camminata veloce), idealmente associata a due sessioni di esercizi di resistenza per migliorare il metabolismo muscolare del glucosio.
Terapia farmacologica
Il ricorso ai farmaci viene considerato quando lo stile di vita non è sufficiente a normalizzare i valori o in presenza di un rischio molto elevato.
- Metformina: è il farmaco di scelta più comune per prevenire il diabete in soggetti con pre-diabete ad alto rischio (specialmente in chi ha un BMI superiore a 35 o storia di diabete gestazionale).
- Nuove classi terapeutiche: in casi selezionati, caratterizzati da forte obesità o alto rischio cardiovascolare, il medico può valutare l’uso di molecole innovative che agiscono sul metabolismo glucidico e sul senso di sazietà, sebbene il loro uso primario rimanga il trattamento del diabete conclamato o dell’obesità grave.
- Gestione dei fattori di rischio: è essenziale il trattamento dell’ipertensione e delle dislipidemie con l’uso di statine o altri farmaci protettivi, per ridurre la probabilità di eventi cardiaci.
Approccio chirurgico
Nei pazienti con obesità patologica e alterata glicemia a digiuno che non rispondono ai trattamenti convenzionali, la chirurgia bariatrica (come il bendaggio gastrico o il bypass gastrico) ha dimostrato un’altissima efficacia nel normalizzare i parametri metabolici, portando spesso alla risoluzione del pre-diabete prima ancora che si verifichi la perdita di peso completa.
Il monitoraggio costante, inizialmente ogni 3-6 mesi, è fondamentale per verificare l’efficacia degli interventi intrapresi e motivare il paziente nel mantenimento dei risultati ottenuti.
Fonti e bibliografia
- Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. -McGraw Hill)
- Malattie del sistema endocrino e del metabolismo – di G. Faglia, P. Beck-Peccoz, A. Spada.
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Autore
Dr. Ruggiero Dimonte
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Barletta-Andria-Trani n. 2130