Introduzione
L’epatite C è un’infezione virale che colpisce il fegato, l’organo più grosso all’interno del corpo e che contribuisce a:
- digerire il cibo,
- conservare riserve di energia,
- detossificare l’organismo.
La malattia è causata da un virus (HCV) che si trasmette attraverso il contatto con sangue infetto:
- le persone che usano droga per via endovenosa possono contrarre l’epatite C se condividono gli aghi con qualcuno che ha già il virus,
- gli operatori sanitari (come infermieri, tecnici di laboratorio e medici) possono contrarre questa infezione se accidentalmente vengono a contatto con un ago che è stato utilizzato su un paziente infetto,
- ma si può essere contagiati anche per cause più banali, per esempio attraverso la condivisione di rasoi, contatti accidentali tra sangue infetto e mucose e, più raramente, rapporti sessuali.
Il virus dell’epatite C può sopravvivere al di fuori del corpo a temperatura ambiente e sulle superfici fino a 3 settimane.
L’incubazione della malattia dura da 2 settimane a 6 mesi, ma l’80% dei pazienti non manifesta alcun sintomo in questa prima fase; quando presenti possono comparire:
- febbre,
- affaticamento,
- diminuzione dell’appetito,
- nausea e vomito,
- dolore addominale,
- urine di colore scuro,
- feci di colore chiaro,
- dolore articolare,
- ittero.
Anche nei pazienti asintomatici il virus rimane purtroppo nel fegato a causare infiammazioni croniche: i malati non avvertono alcun sintomo per anni, ma l’epatite C è una malattia cronica (cioè che non guarisce nel tempo senza intervento medico) e chi ne soffre ha bisogno di essere controllato periodicamente con attenzione da un medico, perché l’infezione può anche portare a cirrosi (cicatrizzazione del fegato) e al cancro al fegato.
Purtroppo ad oggi non esiste vaccino per l’epatite C, ma è attualmente disponibile una cura farmacologica altamente efficace in grado di eradicare il virus dall’organismo nella quasi totalità dei casi, permettendo così una guarigione definitiva.

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Virus
L’epatite C si sviluppa quando si entra in contatto con sangue infetto dal virus omonimo (HCV).
Tra le principali modalità di contagio ricordiamo:
- Le trasfusioni di sangue e i trapianti di organo prima del 1992, prima di tale anno ci sono stati casi di contagio di epatite C tramite trasfusioni e trapianti.
- Condivisione di aghi. L’HCV può essere trasmesso anche attraverso condivisione di aghi contaminati quando di iniettano droghe, oppure per puntura accidentale nel caso di operatori sanitari.
- Nascita. Un piccolo numero di bambini nati da madri affette da epatite C, può acquisire l’infezione durante il parto.
- Il contatto sessuale. In rari casi l’HCV può essere trasmesso anche sessualmente.
Fattori di rischio
Il rischio di infezione di epatite C è maggiore se:
- si è un operatore sanitario esposto a sangue infetto,
- sono state iniettate droghe,
- si è HIV positivi,
- si fa un piercing o un tatuaggio in un ambiente sporco utilizzando attrezzatura non sterile,
- si è stati sottoposti ad una trasfusione o un trapianto di organi prima del 1992,
- sono stati ricevuti concentrati del fattore della coagulazione prima del 1987,
- sono stati seguiti trattamenti di emodialisi per un lungo periodo di tempo,
- si è nati da una donna affetta da epatite C.
Contagio e trasmissione
L’HCV si trasmette principalmente attraverso esposizioni a sangue infetto, per esempio per:
- utilizzo di siringhe usate,
- donazioni di sangue e utilizzo di emoderivati (un problema ormai superato in Italia).
- ferite provocate da aghi in ambito sanitario.
- trasmissione verticale madre-figlio al momento della nascita, se la madre è infetta.
Più raramente il contagio può avvenire per:
- rapporti sessuali con partner infetto (il rischio aumenta in caso di presenza di altre malattie sessualmente trasmesse),
- condivisione di oggetti personali contaminati con sangue infetto, come rasoi o spazzolini da denti,
- altre procedure di assistenza sanitaria che coinvolgono procedure invasive, come le iniezioni (di solito riconosciute nel contesto di epidemie).
Non sono infettanti né lo sperma né la saliva, né le secrezioni vaginali.
Per i pazienti affetti da epatite C è necessario consultare prima il proprio medico se si desidera avere dei figli: il virus non si trasmette facilmente dalla madre al feto, ma questa possibilità non è esclusa, per cui è necessario prendere alcune precauzioni. Tuttavia, se si sta cercando di concepire un bambino è importante evitare di avere rapporti sessuali durante il ciclo mestruale, perché il virus dell’epatite C si diffonde più facilmente nel sangue mestruale.
Storicamente fu elevato il rischio di contagio in caso di trasfusione di sangue o trapianto d’organo prima del 1992, anno in cui i miglioramenti nelle tecnologie di screening del sangue hanno permesso un decisivo passo avanti.
C’è rischio per famigliari o coinquilini?
Esiste la possibilità di trasmissione, ma da un punto di vista pratica è un’evenienza rara e limitata ai casi di esposizione diretta al sangue del paziente (fonte: CDC).
In genere l’uso del preservativo non è considerato necessario in coppie monogame in cui uno dei due soggetti sia positivo (ma vanno evitati rapporti durante le mestruazioni), mentre sono da evitare condivisioni di spazzolini, rasoi, …
Il virus dell’epatite C non viene diffuso condividendo posate, abbracciandosi, baciandosi, tenendosi la mano o attraverso starnuti/colpi di tosse. Zanzare o altri insetti NON trasmettono il virus.
Sintomi
In una prima fase l’epatite C non produce alcun sintomo, mentre 2-3 pazienti su 10 sviluppano la fase acuta a circa 4-12 settimane dal contagio, con sintomi simili all’influenza che possono includere:
- lieve affaticamento,
- dolori alle articolazioni e ai muscoli,
- nausea,
- mancanza di appetito,
- dolore nelle zone del fegato.
Col progredire della malattia, i sintomi possono comunque non essere ancora avvertiti, ma se presenti possono includere:
- stanchezza,
- nausea severa e vomito,
- ittero (ingiallimento della pelle e degli occhi),
- febbre (febbre fino a 38.8°).
Solo il 15% -25% delle persone riesce ad eliminare il virus dall’organismo senza trattamento e senza sviluppare un’infezione cronica; diventa invece una malattia cronica nei restanti casi (75-85%).
Si tratta di un’infezione particolarmente insidiosa, perché può progredire per decenni senza alcun sintomo e non è raro che la diagnosi avvenga per caso in occasioni di esami del sangue di routine; ciononostante la malattia progredisce causando danni irreparabili al fegato senza dare segno di sè.
Per ogni 100 persone con infezione da HCV, circa:
- 75-85 svilupperanno l’infezione cronica,
- 60-70 svilupperanno una malattia epatica cronica,
- 5-20 svilupperanno cirrosi in un periodo di 20-30 anni,
- 1-5 moriranno a causa delle conseguenze dell’infezione cronica (cancro al fegato o cirrosi) se non trattati.
Pericoli
L’infezione da epatite C che si protrae per lunghi anni può causare complicazioni importanti, quali:
- Cicatrizzazione del tessuto epatico (cirrosi). Dopo 20-30 anni di infezione da epatite C, si può verificare la cirrosi. Le cicatrici nel fegato ne rendono difficile il funzionamento.
- Tumore del fegato. Un piccolo numero di persone con infezione da epatite C può sviluppare il cancro al fegato.
- Insufficienza epatica. Un fegato gravemente danneggiato da epatite C potrebbe non essere in grado di funzionare (insufficienza d’organo).
Diagnosi
Il percorso diagnostico moderno per l’epatite C è rapido, accurato e non invasivo. L’obiettivo principale è identificare l’infezione il prima possibile per avviare il trattamento ed evitare danni epatici permanenti. In Italia sono attualmente attivi programmi di screening nazionale gratuiti rivolti a specifiche fasce della popolazione.
Ricerca degli anticorpi (HCV-Ab)
Il primo esame effettuato è un semplice prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi contro il virus (HCV-Ab). Un risultato positivo indica che il soggetto è entrato in contatto con il virus in un momento della sua vita. Tuttavia, questo test non distingue tra un’infezione passata già guarita (spontaneamente o con farmaci) e un’infezione ancora attiva.
Test molecolare di conferma (HCV-RNA)
Se il test degli anticorpi risulta positivo, è indispensabile procedere con il test molecolare per la ricerca del materiale genetico del virus nel sangue (HCV-RNA). La presenza del virus conferma che l’infezione è attiva e cronica. Questo esame permette anche di misurare la “carica virale”, ovvero la quantità di virus circolante.
Valutazione dello stato del fegato
Una volta diagnosticata l’infezione, il medico deve valutare l’entità del danno al fegato e il grado di fibrosi (la formazione di cicatrici nel tessuto). Oggi questo avviene quasi esclusivamente con metodi non invasivi, limitando la biopsia epatica a casi rarissimi e selezionati:
- Elastografia epatica (FibroScan): un esame simile a un’ecografia, assolutamente indolore, che misura la rigidità del fegato. Più il fegato è rigido, maggiore è la fibrosi presente.
- Biomarcatori ed esami del sangue: test come le transaminasi e il conteggio delle piastrine vengono utilizzati per calcolare indici (come APRI o FIB-4) che aiutano a stimare la salute dell’organo.
- Ecografia addominale: utile per visualizzare la struttura del fegato e individuare precocemente eventuali segni di cirrosi o noduli sospetti.
Cura e terapia
L’approccio terapeutico all’epatite C ha vissuto una vera rivoluzione: oggi l’obiettivo della cura non è più solo il controllo della malattia, ma l’eradicazione completa e definitiva del virus dall’organismo. Attualmente la malattia è considerata guaribile in oltre il 95-98% dei pazienti trattati.
Antivirali ad azione diretta (DAA)
I farmaci moderni, chiamati antivirali ad azione diretta (DAA), hanno sostituito completamente il vecchio uso dell’interferone. Queste terapie agiscono bloccando specifici enzimi che il virus utilizza per moltiplicarsi.
I vantaggi dei nuovi protocolli includono:
- Assunzione orale: si tratta di compresse da assumere una volta al giorno.
- Breve durata: il trattamento dura solitamente solo 8 o 12 settimane.
- Alta tollerabilità: gli effetti collaterali sono generalmente lievi (come mal di testa o stanchezza passeggera) e molto lontani dai pesanti disturbi causati dalle vecchie cure.
- Efficacia pangenotipica: i farmaci oggi più diffusi sono efficaci contro tutti i sottotipi (genotipi) del virus, semplificando notevolmente l’iter pre-terapia.
Obiettivo della cura: la guarigione definitiva
La guarigione clinica viene definita “Risposta Virologica Sostenuta” (SVR). Si ottiene quando il virus non è più rilevabile nel sangue 12 settimane dopo la fine del trattamento. Una volta raggiunta la SVR, il virus è eliminato per sempre e il paziente non può più trasmettere l’infezione. Il danno al fegato smette di progredire e, in molti casi, le cicatrici da fibrosi possono gradualmente ridursi nel tempo.
Stile di vita e raccomandazioni pratiche
Parallelamente alla terapia farmacologica, il paziente deve adottare comportamenti volti a proteggere il fegato e massimizzare il successo della cura:
- Astensione totale dall’alcol: l’alcol è il principale nemico del fegato infiammato e può accelerare drammaticamente la progressione verso la cirrosi, riducendo l’efficacia dei processi di guarigione.
- Alimentazione equilibrata: è fondamentale mantenere un peso corporeo sano per evitare la steatosi epatica (fegato grasso), che potrebbe sommare ulteriori danni a quelli causati dal virus.
- Cautela con i farmaci: molti medicinali comuni (incluso il paracetamolo ad alte dosi) vengono metabolizzati dal fegato. È essenziale consultare il medico prima di assumere qualsiasi farmaco, integratore o rimedio erboristico (come l’erba di San Giovanni, che può interferire con gli antivirali).
- Vaccinazioni: ai pazienti con epatite C è spesso raccomandata la vaccinazione contro l’epatite A e B per prevenire ulteriori sovrainfezioni virali sull’organo già fragile.
Gestione dei casi avanzati
Nei pazienti in cui l’infezione ha già causato un danno d’organo irreversibile (insufficienza epatica terminale), l’opzione terapeutica rimane il trapianto di fegato. Anche in questi casi, i nuovi farmaci antivirali vengono somministrati prima o dopo il trapianto per proteggere il nuovo organo dall’infezione.
Vaccino e prevenzione
Non esiste al momento un vaccino per l’epatite C. Ci sono vaccini per l’epatite A e l’epatite B e, se si soffre di epatite C, il medico potrebbe suggerire il vaccino per la B (e forse il vaccino per la A), a meno che non si sia già stati colpiti da questi virus. Questo perché se si soffre della forma C è più probabile che si contraggano anche la A o la B, che potrebbero causare ulteriori danni al fegato.
Per proteggersi dall’infezione causata dal virus dell’epatite C, è bene prendere le seguenti precauzioni:
- Smettere di consumare droghe. Chiedere aiuto se non si riesce a farlo da soli. In ogni caso, non condividere aghi o tutto ciò che si usa per drogarsi.
- Essere cauti nel fare piercing e tatuaggi. Se si decide di farli, cercare un operatore affidabile e porre domande in anticipo su come viene effettuata la pulizia delle attrezzature. Assicurarsi che i dipendenti utilizzino aghi sterili.
- Praticare sesso sicuro. Evitare rapporti sessuali non protetti con partner multipli o con qualsiasi altro partner il cui stato di salute è incerto. La trasmissione per via sessuale tra le coppie monogame si può verificare, ma il rischio è basso.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Cos'è l'epatite C?
Quali sono i sintomi?
Circa 1 paziente su 3-4 sviluppa alcuni disturbi a poche settimane dal contagio (fase acuta), e limitatamente a qualche tempo, come ad esempio febbre, stanchezza, perdita di appetito, dolore addominale, senso di malessere e ittero.
Dopodichè possono passare anche decenni prima che l'infezione si manifesti in tutta la sua gravità con stanchezza persistente, dolore muscolo-articolare, malessere, difficoltà cognitive, alterazioni dell'umore, prurito, difficoltà digestive.
Come si trasmette l'epatite C?
- rapporti sessuali
- condivisione di spazzolini da denti, rasoi, ...
- tatuaggi e piercing praticati con strumentazione non sterile
- da madre a figlio
Non viene trasmesso attraverso
- baci
- abbracci
- condivisione di bicchieri e posate
- condivisione dell'uso dei sanitari
Come si cura?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.