Introduzione
La rosolia è una infezione virale i cui sintomi principali sono:
- rash cutaneo rosso-rosa costituita da piccole macchie,
- gonfiore delle ghiandole attorno testa e del collo,
- temperatura elevata (febbre),
- sintomi influenzali, come ad esempio un colpo di tosse e naso che cola,
- articolazioni doloranti e dolorose (più comune negli adulti).
La malattia è in genere mite e migliora senza trattamento in 7-10 giorni; il virus di norma viene trasmesso respirando le goccioline del naso o della gola degli altri.
Questa malattia è generalmente di lieve entità nei bambini, dove in genere non costituisce un rischio significativo, mentre è fonte di grande preoccupazione il caso in cui l’infezione sia contratta da una donna in gravidanza; in questo caso la malattia può provocare rosolia congenita nel feto in via di sviluppo con il rischio di gravi complicazioni, essendo trasmissibile dalla mamma al feto attraverso la circolazione sanguigna.
Ad oggi, grazie alla vaccinazione obbligatoria dei bambini, si registrano fortunatamente molti meno casi di rosolia, congenita e non.
Foto

By Prof. Dr. Dr. F.C. Sitzmann, Homburg/Saar Copyright: DGK – german wikipedia: http://de.wikipedia.org/wiki/Bild:Dgk_kind_mitroeteln.jpg, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=783240

By CDC – crop of File:Rash of rubella on skin of child’s back.JPG, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=39884727
Trasmissione
La rosolia è una malattia infettiva ad origine virale dovuta al Rubella virus, appartenente alla famiglia dei Togaviridae (a differenza degli altri Togaviridae non è trasmesso da insetti e ha per ospite solo l’uomo).
Il virus viene diffuso in modo simile al raffreddore o all’influenza, ossia attraverso le goccioline emesse da naso o gola di qualcuno che è stato infettato. Queste goccioline vengono rilasciate nell’aria tossendo, starnutendo, parlando, …
Un soggetto affetto da rosolia può diffondere la malattia fino a una settimana prima dell’esantema e rimanere contagioso per oltre 7 giorni dopo la sua comparsa, tuttavia il 25 – 50% degli individui colpiti da rosolia non manifesterà alcun sintomo.
È opportuno restare a casa dal lavoro o da scuola in caso di contagio, per evitare di infettare altri soggetti.
Una donna incinta, inoltre, se contagiata in gravidanza, può trasmettere il virus al feto con possibili gravi conseguenze.
Chi è affetto da rosolia dovrà informare amici, famigliari e colleghi, specie se donne incinte, della propria malattia. Se il proprio figlio contrae la rosolia, è importante informare la scuola o l’eventuale babysitter.
Sintomi
In letteratura viene riportato un periodo di incubazione di 13-24 giorni (circa 18 giorni di media), questo significa che ci possono volere da 2 a 3 settimane perché un bambino manifesti la rosolia dopo la prima esposizione al virus.
Nei bambini la rosolia è in genere una malattia lieve, con poche manifestazioni sintomatiche.
Il sintomo caratteristico consiste nella comparsa del tipico esantema della pelle (in forma di puntini), che in genere si manifesta
- prima sul viso,
- per poi diffondersi al resto del corpo.
Quest’eruzione cutanea spesso è il primo segno di malattia di cui si accorge il genitore.
L’eruzione cutanea della rosolia può apparire simile ad altre manifestazioni virali, si presenta infatti come un’infiammazione di colore rosa o rosso, i cui punti possono fondersi per formare delle macchie uniformemente colorate. Può essere accompagnata da prurito e durare fino a tre giorni. Nel momento in cui viene meno l’eruzione cutanea, la pelle colpita, occasionalmente, può cadere sotto forma di piccoli fiocchi (desquamazione).
Da 1 a 5 giorni prima, possono manifestarsi altri sintomi, quali:
- febbre moderata,
- cefalea,
- lieve arrossamento degli occhi (rossore o gonfiore del bianco degli occhi),
- malessere generalizzato e dolori articolari,
- linfonodi gonfi e ingrossati (di solito quelli situati nella parte posteriore del collo, dietro le orecchie),
- tosse,
- scolo nasale.
Nel 25-50% degli adulti colpiti non si presenta alcun sintomo, nella restante parte dei casi compaiono:
- con un po’ di febbre,
- mal di gola
- e un esantema che, dal viso, si diffonde al resto del corpo.
Alcuni pazienti lamentano anche
- dolori articolari,
- occhi arrossati
- e malessere generalizzato
prima delle manifestazioni cutanee.
Fino al 70% delle donne adulte con rosolia sviluppa una qualche forma di artrite, al contrario dei bambini e dei maschi in cui i dolori articolari sono sporadici. Raramente la rosolia può dare problemi gravi, tra cui tuttavia ricordiamo infezioni cerebrali e disturbi di sanguinamento.
Durata
L’eruzione cutanea della rosolia in genere dura tre giorni. I linfonodi possono rimanere gonfi per una settimana o più, il dolore alle articolazioni può durare per più di due settimane. I bambini che hanno la rosolia di solito recuperano entro una settimana, ma gli adulti possono richiedere più tempo.
Quando chiamare il medico
Chiamate il medico se il vostro bambino sviluppa una febbre di 39 gradi o superiore (in un bambino di età inferiore ai sei mesi, chiamatelo se la febbre supera i 38 gradi), o se il bambino sembra avere una malattia più grave rispetto ai lievi sintomi descritti sopra.
Gravidanza e rosolia
Le complicanze più temibili sono invece i danni che si possono verificare nel feto di una donna incinta (sindrome della rosolia congenita). Una donna in gravidanza non vaccinata che si infetta con il virus della rosolia può andare incontro ad aborto o partorire un neonato che morirà poco dopo la nascita.
È anche possibile la trasmissione del virus al feto, con conseguenti gravi complicanze quali:
- problemi cardiaci,
- perdita dell’udito e della vista,
- ritardo mentale,
- danni a carico di fegato o milza.
I rischi maggiori si corrono se la madre viene contagiata all’inizio della gravidanza, specialmente nel primo trimestre.
Diagnosi
La diagnosi della rosolia è spesso complessa se basata esclusivamente sull’osservazione clinica. Poiché l’esantema (l’eruzione cutanea) tipico della malattia può essere molto simile a quello di altre infezioni virali — come il morbillo, la scarlattina o la quinta malattia — la sola visita medica non è sufficiente per una conferma definitiva. Per questo motivo, i protocolli attuali prevedono test di laboratorio specifici, fondamentali soprattutto per le donne in gravidanza o in età fertile.
Esami del sangue e sierologia
Il metodo più comune per diagnosticare l’infezione è la ricerca degli anticorpi specifici nel sangue (Rubeo-test):
- IgM specifiche: la loro presenza indica un’infezione recente o in corso. Compaiono solitamente pochi giorni dopo l’inizio dell’esantema e restano rilevabili per alcune settimane.
- IgG specifiche: la loro presenza indica che il soggetto è immune alla malattia, o perché l’ha già avuta in passato o perché è stato vaccinato. Se i livelli di IgG aumentano significativamente tra due prelievi effettuati a distanza di due settimane, si conferma un’infezione acuta.
Test molecolari (PCR)
In casi selezionati o quando è necessaria una conferma rapida e sensibilissima, si ricorre alla RT-PCR (reazione a catena della polimerasi). Questo test permette di identificare direttamente il materiale genetico del virus della rosolia in campioni biologici come:
- Tamponi faringei o salivari.
- Campioni di urina.
- Liquido amniotico (in caso di sospetta trasmissione al feto durante la gravidanza).
Diagnosi in gravidanza
Nelle donne in attesa, la diagnosi tempestiva è cruciale. Oltre ai test sierologici, il medico può richiedere il test di avidità delle IgG: un’alta avidità suggerisce che l’infezione è avvenuta almeno 3-4 mesi prima, riducendo il rischio che sia stata contratta durante le prime fasi della gestazione attuale.
Cura e terapia
Attualmente non esiste un trattamento antivirale specifico in grado di curare la rosolia eliminando il virus dall’organismo. La malattia, tuttavia, ha quasi sempre un decorso benigno nei bambini e negli adulti sani e tende a risolversi spontaneamente grazie all’azione del sistema immunitario.
Gli obiettivi principali della terapia sono l’alleviamento dei sintomi, il mantenimento del benessere generale e la prevenzione della diffusione del contagio a soggetti vulnerabili.
Gestione dei sintomi
Per gestire le manifestazioni più comuni della malattia, si consiglia di intervenire su diversi fronti:
- Controllo della febbre e del dolore: per abbassare la temperatura corporea e ridurre i dolori articolari o muscolari, il farmaco di prima scelta è il paracetamolo (come la Tachipirina). In alternativa, può essere utilizzato l’ibuprofene.
- Attenzione all’aspirina: è fondamentale non somministrare mai l’aspirina a bambini e adolescenti a causa del rischio di sindrome di Reye, una condizione rara ma gravissima che può causare insufficienza epatica e danni cerebrali.
- Riposo e isolamento: il riposo a letto è consigliato durante la fase acuta della febbre. L’isolamento domiciliare è necessario per almeno 7 giorni dalla comparsa dell’esantema per proteggere le persone non immuni, con particolare attenzione alle donne in gravidanza.
Stile di vita e supporto domestico
Sebbene non esistano diete specifiche, una corretta gestione domestica accelera il senso di recupero:
- Idratazione: è essenziale bere molta acqua, spremute o brodi per prevenire la disidratazione legata alla febbre, specialmente nei bambini piccoli.
- Umidificazione dell’ambiente: se è presente tosse o scolo nasale, mantenere l’aria correttamente umidificata può dare sollievo alle vie respiratorie.
Gestione della rosolia in gravidanza
Se una donna contrae la rosolia in gravidanza, la situazione richiede una gestione specialistica immediata. In alcuni casi selezionati, possono essere somministrate immunoglobuline iperimmuni; tuttavia, la loro efficacia nel prevenire la trasmissione del virus al feto non è garantita e la loro utilità è oggetto di attenta valutazione clinica caso per caso. Il ginecologo e l’infettivologo monitoreranno la salute del feto attraverso ecografie morfologiche avanzate e, se necessario, analisi del liquido amniotico.
Poiché gli antibiotici non funzionano contro le infezioni virali, essi non trovano alcun impiego nel trattamento della rosolia, a meno che non insorgano complicazioni batteriche secondarie (come otiti o polmoniti), evenienza peraltro rara in questa patologia.
Vaccino
La rosolia può essere efficacemente prevenuta attraverso il ricorso al vaccino anti-rosolia. Una diffusa immunizzazione contro la malattia è fondamentale per controllare la diffusione dell’infezione, riducendo quindi il numero di casi di sindrome da rosolia congenita.
La prima dose del vaccino MPR sviluppa l’immunità a morbillo e rosolia nel 90 – 95% dei soggetti.
La seconda dose serve a sviluppare l’immunità nei soggetti che non hanno risposto alla prima, anche se può persistere un infinitesimale numero di individui non protetti nonostante tale richiamo.
Un soggetto vaccinato non trasmette il virus del vaccino, nemmeno in presenza di esantema (quando questo si manifesta come effetto collaterale). Non devono essere osservate alcune precauzioni particolari (il bambino può andare a scuola).
Il vaccino da rosolia non deve essere somministrato in gravidanza o in donne che possano/vogliano diventare gravide entro un mese dalla data di inoculazione; se state programmando una gravidanza assicuratevi di essere immuni alla rosolia attraverso un esame del sangue con una prova di immunizzazione. Se non siete immunizzate, dovreste sottoporvi al vaccino almeno un mese prima della gravidanza.

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Riammissione a scuola
Il bambino può tornare all’asilo o a scuola dopo 7 giorni dalla comparsa dell’esantema (secondo l’NHS inglese la rosolia è infettiva da 1 settimana prima dell’inizio dei sintomi e per 4 giorni dopo la comparsa dell’eruzione cutanea).
Fonti e bibliografia
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.