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Introduzione
Cosa sono le malattie esantematiche?
Il termine malattie esantematiche fa riferimento a un gruppo di patologie caratterizzate da un’eruzione cutanea tipicamente associata a febbre. Si manifestano più frequentemente nei bambini, sebbene possano insorgere anche più tardivamente nell’adulto, spesso con una gravità maggiore.
Quali sono?
Storicamente vengono numerate come segue:
- morbillo o “prima malattia”,
- scarlattina o “seconda malattia”,
- rosolia o “terza malattia”,
- scarlattinetta o “quarta malattia”,
- eritema infettivo o “quinta malattia”,
- esantema critico o “sesta malattia”,
ma come vedremo non sono le uniche patologie infettive in grado di causare esantema, né necessariamente le più comuni.
Da cosa sono causate?
L’eziologia è nella maggior parte dei casi infettiva (tipicamente virus o batteri), tuttavia l’insorgenza di un esantema può anche indicare condizioni non infettive, tra cui malattie
- reumatologiche,
- immunologiche,
- allergiche
- e reazioni indesiderate da farmaci.
Ci sono malattie esantematiche senza febbre?
Tralasciando per un attimo la possibilità che la presenza della manifestazione cutanea sia legata a disturbi diversi, come un’orticaria, tipicamente quasi tutte le malattie esantematiche dell’infanzia sono caratterizzate dalla presenza di febbre, che tuttavia:
- potrebbe non presentarsi in alcuni pazienti,
- per alcune patologie si esaurisce PRIMA della comparsa dell’esantema (talvolta peraltro manifestandosi in modo così lieve da passare inosservata o quasi).
Più in particolare:
- Morbillo: ormai raro grazie alla vaccinazione, presenta spesso esantema e febbre alta contemporaneamente.
- Scarlattina: tipicamente presente febbre, spesso alta.
- Varicella: meno diffusa che in passato grazie alla vaccinazione, presenta quasi sempre febbre e vescicole (quest’ultime peraltro molto caratteristiche).
- Rosolia: rara grazie alla vaccinazione, presenta in genere febbre moderata.
- Quinta malattia: La fase esantematica è caratterizzata dall’assenza di febbre e caratterizzato dalla presenza delle tipiche guance arrossate come se fossero schiaffeggiate (vedi foto nella sezione dedicata).
- Sesta malattia: L’esantema compare dopo la scomparsa della febbre.
- Mani piedi bocca: La febbre è lieve-moderata, ma la manifestazione cutanea è molto caratteristica perché limitata a pochi distretti corporei.
Ricordiamo infine un caso particolare: se in presenza di una mononucleosi non diagnosticata viene somministrata amoxicillina, il paziente svilupperà un rash cutaneo diffuso che potrebbe indurre ad ulteriori difficoltà nella diagnosi. La febbre è quasi invariabilmente presente.
Come evolvono i sintomi?
La clinica si suddivide solitamente in due fasi:
- una fase prodromica,
- e una fase esantematica.
Con fase o periodo prodromico si intende l’insieme dei segni e sintomi che compaiono prima della comparsa dell’esantema, mentre nella fase esantematica compaiono le caratteristiche eruzioni cutanee.
Ogni patologia è poi ovvicamente caratterizzata da sintomi più specifici, ma tra i più comuni possiamo ricordare la febbre e uno stato di malessere generale (non sempre i sintomi sistemici sono contemporanei alla comparsa dell’esantema).
Come riconoscerle?
Le malattie esantematiche sono una sfida importante nella formulazione della diagnosi, data la somiglianza nella morfologia delle eruzioni cutanee delle varie malattie esantematiche. È necessaria quindi un’attenta analisi della storia del paziente e delle manifestazioni cliniche associate all’eruzione per poter distinguere una malattia da un’altra. Per lo stesso motivo, è importante anche valutare
- il periodo di incubazione,
- i sintomi e segni prodromici,
- l’età tipica del paziente e l’eventuali vaccinazioni sostenute,
- la storia di contatto o esposizione,
- la distribuzione e la progressione dell’eruzione
- e l’evidenza del coinvolgimento di altri organi o apparati.
Senza disporre di tutte queste informazioni effettuare una corretta diagnosi è pressoché impossibile.
Le complicazioni
Un aspetto molto importante delle malattie esantematiche sono le complicanze ad esse associate. Sebbene nella maggior parte dei casi presentino un decorso benevolo, senza provocare alcun danno, in alcuni casi sono in grado di determinare importanti sequele in grado di causare deficit permanenti e talora provocare anche la morte.
Le complicazioni insorgono più tipicamente
- nei neonati molto piccoli, in cui il sistema immunitario non è ancora completamente sviluppato,
- e nei soggetti anziani e debilitati, in cui invece il sistema immunitario può essere debilitato.
È dunque fondamentale, nelle età consigliate dal sistema sanitario nazionale, prevenire queste patologie con le vaccinazioni, un’arma sicura che impedisce l’insorgenza delle malattie esantematiche e delle loro potenzialmente mortali complicanze.
Nel seguente articolo vengono riportate
- le principali malattie esantematiche,
- la causa,
- come riconoscerle,
- le principali complicanze,
- come prevenirle
- e come curarle.
Si consiglia comunque di rivolgersi sempre al proprio medico nel caso in cui si abbia il sospetto di aver contratto una malattia esantematica.
Morbillo
Causa e modalità di trasmissione
Il morbillo è provocato dal virus Paramyxovirus, un virus a RNA che viene trasmesso per via aerea, attraverso starnuti, tosse o semplicemente restando a stretto contatto con il soggetto infetto. Il contagio può anche avvenire, sebbene più raramente, mediante contatto diretto o indiretto con i fluidi corporei di una persona malata, come saliva o sperma.
Il paziente è contagioso da 3-5 giorni prima della comparsa dell’esantema fino a 7 giorni dopo la sua risoluzione.
Si manifesta più tipicamente in età pediatrica, in particolar modo nei minori di 12-15 mesi.
Sintomi
La clinica si suddivide nella fase prodromica e nella fase dell’esantema.
Fase prodromica
Solitamente dura dai 3 ai 5 giorni ed è caratterizzata dalla comparsa di
- febbre moderata,
- tosse secca,
- raffreddore,
- starnuti,
- congiuntivite,
- fotofobia (fastidio alla luce),
- malessere generale,
- senso di stanchezza,
- macchie di Koplik (macchie biancastre con alone eritematoso (rosso) che compaiono nella mucosa orale, in particolare a livello dei molari inferiori. Non sono sempre presenti, ma se compaiono sono un segno inequivocabile di morbillo).
Fase esantematica
L’esantema del morbillo presenta un aspetto maculo-papulare rosso intenso, che tende alla confluenza e non si sbianca alla digitopressione (cioè premendo, per esempio con un bicchere trasparente, la pelle del paziente).
Solitamente si manifesta inizialmente dietro alle orecchie, per poi discendere, gradualmente con una modalità che viene definita cranio-caudale, ovvero dalla testa ai piedi.
Contestualmente alla progressione cranio-caudale l’esantema ha anche un andamento centrifugo, quindi con il passare del tempo interesserà dapprima le aree centrali del corpo, come il tronco, per poi spostarsi lungo gli arti, interessando anche i palmi delle mani e le piante dei piedi.
Può provocare prurito, ma lieve e comunque non sempre presente.
Durante l’esantema la febbre, moderata nella fase prodromica, può raggiungere anche i 40 °C. Ha una durata di circa 6-10 giorni e nello stesso ordine con cui è comparso tende anche a svanire (andamento cranio-caudale e centrifugo), lasciando una desquamazione cutanea simile alla forfora. In alcuni casi l’esantema può essere accompagnato anche da un ingrossamento dei linfonodi e della milza.

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Complicanze
Le possibili complicanze del morbillo sono
- sovra-infezione batterica dell’esantema,
- broncopolmonite (infezione polmonare),
- otite media acuta (infezione dell’orecchio medio),
- miocardite (infezione del miocardio),
- complicanze oftalmologiche, tra cui cheratite e neurite ottica, in grado di provocare danni permanenti alla vista,
- meningoencefalite (infezione delle meningi e del sistema nervoso centrale), ha un’incidenza di 1 su 1000 casi di morbillo ed è potenzialmente mortale,
- panencefalite sclerosante subacuta di Dawson, una rara malattia degenerativa del sistema nervoso centrale. Si ritiene sia causata da un’infezione persistente del virus del morbillo che permane all’interno delle cellule nervose cerebrali. Provoca un progressivo deterioramento del comportamento e dell’intelletto, atassia, convulsioni epilettiche e, infine, morte.
Diagnosi
La diagnosi di morbillo si basa innanzitutto sull’esame obiettivo condotto dal medico, che ricerca segni patognomonici come le macchie di Koplik all’interno della bocca e valuta la progressione tipica del rash cutaneo. Tuttavia, nell’ottica di una sorveglianza epidemiologica rigorosa, la conferma laboratoristica è oggi considerata indispensabile.
I protocolli diagnostici attuali prevedono:
- Test molecolare (PCR): Viene eseguito su un tampone orofaringeo o su un campione di saliva. È il metodo più rapido e preciso per individuare il materiale genetico del virus, specialmente nelle prime fasi della malattia.
- Sierologia: Ricerca degli anticorpi specifici (IgM) nel sangue. Un risultato positivo indica un’infezione recente. È utile anche valutare l’aumento dei livelli di anticorpi IgG in due prelievi successivi per confermare l’avvenuta sieroconversione.
- Esame delle urine: In alcuni casi, il virus può essere isolato anche dai campioni urinari, sebbene sia una pratica meno comune rispetto al tampone respiratorio.
Cura
Non esiste una terapia antivirale specifica approvata per eliminare il virus del morbillo; il trattamento è quindi focalizzato sulla gestione dei sintomi, sulla prevenzione delle complicanze e sul supporto alle difese immunitarie dell’organismo.
Le opzioni terapeutiche e di supporto includono:
- Gestione della febbre e del dolore: L’uso di paracetamolo o ibuprofene è raccomandato per ridurre la temperatura corporea e alleviare il malessere. È fondamentale evitare l’uso di aspirina nei bambini per il rischio di gravi reazioni sistemiche.
- Integrazione di Vitamina A: Il consenso scientifico internazionale raccomanda la somministrazione di vitamina A a tutti i bambini con diagnosi di morbillo. Questa pratica ha dimostrato di ridurre significativamente la gravità dei sintomi e il rischio di complicanze polmonari e oculari.
- Idratazione e riposo: È essenziale garantire un adeguato apporto di liquidi (acqua, soluzioni reidratanti, spremute) per prevenire la disidratazione causata dalla febbre alta. Il riposo assoluto in un ambiente confortevole aiuta il recupero.
- Antibiotici: Vengono prescritti esclusivamente se insorgono sovra-infezioni batteriche, come polmoniti o otiti. Non hanno alcuna efficacia contro il virus stesso.
La prevenzione rimane il pilastro fondamentale attraverso il vaccino combinato (MPRV), somministrato secondo il calendario vaccinale nazionale. In caso di esposizione di soggetti non immuni e ad alto rischio, il medico può valutare la somministrazione di immunoglobuline entro pochi giorni dal contatto.
Scarlattina
Causes e modalità di trasmissione
La scarlattina è l’unica malattia esantematica ad essere provocata da un batterio, lo Streptococco Pyogenes (detto anche streptococco beta emolitico di tipo A).
La trasmissione avviene per via aerea, attraverso il contatto con le goccioline di saliva di un paziente infetto emesse ad esempio con un colpo di tosse, con uno starnuto o semplicemente parlando in modo ravvicinato.
I pazienti sono contagiosi fino a 5 giorni prima della comparsa della clinica e fino a 24 ore dopo l’inizio della terapia. Compare più frequentemente tra i 5 e 15 anni, mentre è rara sotto i 3 anni.
Sintomi
La clinica si suddivide nella fase prodromica e nella fase dell’esantema
Fase prodromica
I sintomi che si manifestano prima della comparsa dell’esantema sono
- febbre con brividi,
- malessere generale,
- mal di testa,
- nausea e vomito,
- lingua cosiddetta a fragola: prima bianca e poi rossa, la lingua si ricopre dapprima di una patina biancastra e poi, in seguito alla sua desquamazione, assume un intenso colore rosso,
- rash mucosale a livello della faringe e del palato molle,
- deglutizione dolorosa,
- ingrossamento dei linfonodi laterocervicali, talora con dolore.
Fase esantematica
L’eruzione cutanea si manifesta con delle piccole papule palpabili di colore rosso che scompaiono alla digitopressione.
L’esantema è più evidente nelle pieghe cutanee, come quella ascellare o quella interglutea, dove confluisce a formare le cosiddette linee di Pastia. Le micro-papule compaiono anche sul volto, risparmiando però caratteristicamente il naso, la bocca e il mento con aspetto definito a “maschera di Filatov”.
L’esantema dura in media 7 giorni, dopo i quali inizia la fase di desquamazione con una sua progressiva risoluzione.

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Complicazioni
Le principali complicanze che possono seguire l’insorgenza della scarlattina sono
- infezione vie respiratorie superiori,
- infezioni a distanze per disseminazione ematogena,
- febbre reumatica,
- glomerulonefrite post-streptococcica (grave infezioni dei reni).
Diagnosi
Per diagnosticare la scarlattina, il medico integra l’osservazione dei segni clinici tipici (come la lingua a fragola e il particolare rash a “carta vetrata”) con test specifici per individuare lo streptococco di gruppo A. La diagnosi differenziale è fondamentale per escludere altre faringiti virali che non richiedono l’uso di antibiotici.
Le procedure standard includono:
- Test Rapido Antigenico (RADT): Un tampone faringeo che fornisce risultati in pochi minuti. È lo strumento principale utilizzato negli studi pediatrici per decidere se iniziare immediatamente la terapia.
- Esame colturale del tampone faringeo: Considerato il “gold standard”, viene eseguito se il test rapido risulta negativo ma il sospetto clinico rimane elevato. Richiede 24-48 ore per lo sviluppo dei risultati.
- Titolo Antistreptolisinico (TAS): Un esame del sangue che rileva la presenza di anticorpi contro lo streptococco. Non è utile per la diagnosi della fase acuta, ma serve a confermare un’infezione avvenuta di recente in caso di complicanze tardive.
Cura
L’obiettivo primario della cura per la scarlattina è l’eliminazione del batterio per prevenire complicazioni gravi, come la febbre reumatica, e per interrompere la catena del contagio. A differenza delle malattie virali, la scarlattina richiede obbligatoriamente un trattamento farmacologico mirato.
Il protocollo terapeutico prevede:
- Terapia Antibiotica: L’antibiotico di prima scelta è l’ amoxicillina, solitamente somministrata per bocca. Il trattamento deve durare tassativamente 10 giorni, anche se i sintomi scompaiono dopo le prime 24-48 ore. L’interruzione precoce aumenta il rischio di recidive e complicanze.
- Alternative per allergici: In caso di allergia alle penicilline, il medico prescriverà antibiotici alternativi come le cefalosporine di seconda generazione o i macrolidi.
- Trattamento sintomatico: Si utilizzano antipiretici (paracetamolo o ibuprofene) per gestire la febbre e il dolore alla gola.
- Stile di vita e alimentazione: È consigliato il riposo e un’alimentazione basata su cibi morbidi e freschi (come yogurt o gelati) che non irritino la gola infiammata. L’idratazione abbondante è fondamentale.
Il bambino può solitamente tornare a scuola dopo 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica, poiché non è più considerato contagioso.
Varicella
Cause e modalità di trasmissione
La varicella è una malattia esantematica causata dall’infezione di un virus a DNA, il Varicella-zoster virus (VZV o Herpesvirus umano 3), appartenente alla famiglia Herpesviridae. Il virus è molto contagioso e l’infezione si trasmette facilmente per via aerea attraverso tosse o starnuti di individui malati, ma anche attraverso il contatto diretto con le secrezioni delle vescicole dell’esantema.
Il paziente è contagioso da 1 giorno prima dell’insorgenza dell’esantema fino alla comparsa delle croste, che non sono contagiose e indicano la risoluzione della lesione.
Una volta che si è risolta l’infezione il virus entra tuttavia in una condizione di latenza nei gangli del sistema nervoso sensitivo, dove solitamente rimane silente per tutta la vita grazie all’attività del sistema immunitario. In alcuni individui anziani o in soggetti immunocompromessi tuttavia, il virus può riattivarsi, innescando la comparsa dell’herpes zoster, comunemente chiamato “fuoco di Sant’Antonio“.
Sintomi
La clinica si suddivide nella fase prodromica e nella fase dell’esantema.
Fase prodromica
La fase prodromica è caratterizzata da segni e sintomi sfumati, quali
- febbre,
- malessere generale,
- nausea,
- dolori muscolari,
- cefalea.
Fase esantematica
La varicella si manifesta con lesioni intensamente pruriginose che seguono un’evoluzione particolarmente caratteristica:
- Inizialmente si presentano come delle macule/papule eritematose (puntini),
- per poi trasformarsi dapprima in vescicole limpide
- e poi in pustole purulente il giorno successivo.
- Le pustole vanno poi progressivamente incontro a rottura formando delle croste, che indicano la guarigione della lesione.
Inizialmente l’esantema tende a interessare il tronco, per poi estendersi soprattutto all’addome, al volto, al cuoio capelluto e alle mani. Possono essere interessate anche le mucose, soprattutto della bocca e dei genitali.
Le lesioni si presentano nelle diverse fasi contemporaneamente, quindi ad esempio è possibile vedere sul tronco la co-presenza di vescicole chiare, pustole e croste, dando un aspetto che viene definito a “cielo stellato”.
Solitamente l’esantema si risolve completamente dopo una settimana-10 giorni

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Complicazioni
Le più frequenti complicanze della varicella sono
- sovra-infezione batterica delle lesioni, in particolare in seguito al loro grattamento. È la complicanza più frequente e i batteri principalmente coinvolti sono lo Streptococco Pyogenes e lo Stafilococco aureus,
- polmonite da varicella,
- encefalite.
Diagnosi
Nella maggior parte dei casi, la diagnosi di varicella è esclusivamente clinica: l’aspetto a “cielo stellato” delle lesioni (presenza simultanea di macule, vescicole e croste) è così caratteristico da non richiedere ulteriori accertamenti. Tuttavia, in contesti particolari o per pazienti a rischio, si può ricorrere a test diagnostici avanzati.
I metodi di conferma includono:
- PCR (Reazione a Catena della Polimerasi): È il test di riferimento attuale. Si effettua prelevando un campione di fluido dalle vescicole o un tampone cutaneo. Identifica con estrema precisione il DNA del virus Varicella-Zoster.
- Sierologia (Anticorpi IgM): La ricerca degli anticorpi IgM nel sangue conferma un’infezione acuta o recente. Il test delle IgG viene invece usato per verificare l’immunità acquisita in passato (o tramite vaccinazione).
- Diagnosi differenziale: Il medico valuta attentamente le lesioni per distinguerle da altre condizioni come le punture di insetti, l’impetigine o altre infezioni da herpes virus.
Cura
Il trattamento della varicella mira ad alleviare il prurito, gestire la febbre e prevenire le complicanze batteriche dovute al grattamento. Nella maggior parte dei bambini sani la malattia è autolimitante, mentre negli adulti o nei soggetti fragili può richiedere interventi più decisi.
Le strategie terapeutiche comprendono:
- Controllo dei sintomi: Si utilizza il paracetamolo per la febbre. È fondamentale evitare l’uso di aspirina nei bambini e negli adolescenti con varicella, a causa del rischio di Sindrome di Reye, una condizione rara ma potenzialmente fatale.
- Gestione del prurito: Possono essere prescritti antistaminici per via orale. Per uso locale, sono utili bagni tiepidi con amido di riso o l’applicazione di lozioni lenitive. È importante mantenere le unghie corte e pulite per limitare i danni da grattamento e le infezioni batteriche.
- Farmaci Antivirali: L’uso di aciclovir o farmaci simili è riservato a casi specifici, come adolescenti, adulti, donne in gravidanza o persone con sistema immunitario compromesso. Per essere efficace, l’antivirale deve essere iniziato entro 24 ore dalla comparsa del rash.
- Stile di vita: È raccomandata l’isolamento fino alla formazione delle croste su tutte le lesioni. L’abbigliamento dovrebbe essere in cotone leggero per ridurre l’irritazione cutanea.
La prevenzione attraverso il vaccino rimane lo strumento più efficace per evitare non solo la malattia, ma anche il rischio futuro di Herpes Zoster.
Rosolia
Causa e modalità di trasmissione
La rosolia è una malattia esantematica causata da un virus a RNA del genere Rubivirus, appartenente alla famiglia dei Togaviridae.
La malattia non ha una clinica e delle complicanze particolarmente rilevanti, ma è un’infezione estremamente pericolosa se viene contratta durante la gravidanza, in quanto in grado di provocare importanti malformazioni e danni al prodotto del concepimento.
La trasmissione avviene solitamente per via aerea, attraverso goccioline di saliva emesse con starnuti o colpi di tosse. Importante dal punto di vista medico è la trasmissione verticale madre-feto attraverso la placenta durante la gravidanza, il cui rischio è più alto se il virus viene contratto dalla gestante durante il primo trimestre.
Il periodo di incubazione (periodo che intercorre dall’infezione alla comparsa dei sintomi) è particolarmente lungo e può arrivare fino a 21 giorni. Il paziente è contagioso da 7 giorni prima della comparsa dell’esantema, fino a 4 giorno dopo la sua scomparsa.
Sintomi
La rosolia si manifesta tipicamente con una fase prodromica e una fase esantematica.
Fase prodromica
Si caratterizza per:
- febbre moderata,
- ingrossamento dei linfonodi nucali, laterocervicali e retro-auricolari, che molte volte sono anche dolenti, soprattutto quando si appoggia la testa al cuscino per dormire la notte. Il loro ingrossamento inizia prima della comparsa de rush cutaneo e si risolve dopo la sua scomparsa,
- naso che cola,
- starnuti,
- tosse,
- mal di gola,
- occhio arrossato,
- dolori muscolari,
- malessere generale,
- stanchezza.
Fase esantematica
L’esantema viene descritto come micro-papuloso non confluente, ovvero si presenta con numerosi piccoli puntini di colore rosso molto ravvicinati tra loro.
L’evoluzione è rapida e avviene in senso cranio-caudale, cioè dalla testa ai piedi.
Le prime sedi in cui insorge sono tipicamente le orecchie e la testa, mentre solo in un secondo momento interessa
- tronco,
- addome
- e gli arti.
Dura in media fino a 5 giorni e la sua risoluzione segue l’andamento della sua comparsa, ovvero cranio-caudale.

By CDC – crop of File:Rash of rubella on skin of child’s back.JPG, Public Domain, Link
Complicazioni
Le principali complicanze correlate alla rosolia si presentano sul feto quando il virus viene contratto durante la gravidanza. L’infezione della gestante può essere trasmessa per via trans-placentare, in particolar modo se viene contratta nel primo trimestre di gravidanza, e può determinare gravi complicanze, quali ad esempio:
- sordità neurosensoriale,
- cardiopatie congenite, soprattutto dotto arterioso pervio e stenosi dell’arteria polmonare,
- cataratta,
- retinopatia,
- meningoencefalite,
- alterazioni ossee,
- ipoplasia timica (timo non completamente sviluppato),
- alterazioni a carico della tiroide,
- criptorchidismo (mancata discesa di uno o entrambi i testicoli nel sacco scrotale),
- policistosi renale.
Diagnosi
La diagnosi di rosolia può essere complessa su base esclusivamente clinica, poiché i sintomi sono spesso lievi e l’esantema può essere confuso con quello di altre infezioni virali. La certezza diagnostica è fondamentale, specialmente nelle donne in età fertile.
Gli strumenti diagnostici correnti includono:
- Sierologia specifica: È il metodo principale. Si basa sulla ricerca delle IgM (segno di infezione acuta) e delle IgG (segno di immunità passata o vaccinale). Nelle donne in gravidanza si effettua spesso il test di avidità delle IgG per stabilire con precisione quando è avvenuta l’infezione.
- Rilevazione del materiale genetico (PCR): Il virus può essere individuato tramite tampone faringeo, campioni di saliva o urine. È una tecnica utilizzata soprattutto nei casi di sospetta rosolia congenita nel neonato.
- Screening prenatale: In Italia, il monitoraggio dello stato immunitario (Rubeo-test) fa parte degli esami di routine offerti gratuitamente alle donne che pianificano una gravidanza o che sono già in stato interessante.
Cura
Non esiste un trattamento antivirale specifico per la rosolia. Poiché nella maggior parte dei casi i sintomi sono lievi e scompaiono spontaneamente in pochi giorni, la terapia è puramente di supporto.
Il piano di gestione include:
- Riposo e isolamento: È importante rimanere a riposo per favorire il recupero e isolarsi per evitare di contagiare soggetti vulnerabili, specialmente donne in gravidanza.
- Supporto sintomatico: L’uso di paracetamolo è indicato per gestire la febbricola e i dolori articolari (questi ultimi più comuni negli adulti che contraggono l’infezione).
- Prevenzione post-esposizione: In casi molto selezionati (contatto di una donna incinta suscettibile), il medico può valutare la somministrazione di immunoglobuline, sebbene la loro efficacia nel prevenire la trasmissione al feto non sia garantita.
- Stile di vita: Una buona idratazione e una dieta equilibrata sono sufficienti per supportare l’organismo durante la breve durata della malattia.
La vaccinazione con il vaccino combinato (MPRV) resta l’unico modo sicuro per eradicare il rischio di rosolia congenita. Le donne che scoprono di non essere immuni dovrebbero vaccinarsi almeno un mese prima di iniziare una ricerca di gravidanza.
Quinta malattia (eritema infettivo)
Cause e modalità di trasmissione
L’eritema infettivo (quinta malattia) è una malattia esantematica provocata dal Parvovirus B19, un virus a DNA monocatenario con tropismo per i globuli rossi immaturi contenuti nel midollo osseo.
La trasmissione avviene per via respiratoria, mediante colpi di tosse, starnuti e contatti ravvicinati con pazienti infetti, ma è possibile anche la trasmissione mediante contatto diretto con il sangue del soggetto malato.
Colpisce prevalentemente la fascia d’età che va dai 5 ai 15 anni e il periodo di contagio massimo con cui il paziente infetto può trasmettere il virus avviene prima della comparsa dell’esantema.
Sintomi
L’eritema infettivo si manifesta con una fase prodromica e una fase esantematica.
Fase prodromica
È caratterizzata da
- febbricola, non particolarmente alta,
- mal di testa,
- naso che cola,
- tosse,
- starnuti,
- ma di gola,
- malessere generale,
- dolore alle articolazioni.
Fase esantematica
La fase esantematica è caratterizzata dall’assenza di febbre e presenta un’evoluzione in 3 fasi:
- Arrossamento delle guance (eritema nodoso), con un aspetto simile a un livido che compare dopo uno schiaffo, tanto che spesso la quinta malattia viene volgarmente chiamata “malattia del bambino schiaffeggiato”.
- Comparsa dell’eruzione cutanea su tutto il corpo, più tipicamente sul tronco e sugli arti, ma risparmiando caratteristicamente a regione palmare e plantare di mani e piedi. L’esantema ha un aspetto maculo-papulare di colore rossastro e può essere lievemente pruriginoso.
- Schiarimento e risoluzione delle macchie, senza desquamazione
La fase esantematica dura in media una settimana.

By Andrew Kerr – Own work, Public Domain, Link
Complicazioni
Le principali complicanze che possono seguire la quinta malattia sono:
- artrite (infiammazione delle articolazioni che provoca dolore. Possono interessare sia le piccole che le grani articolazioni e possono persistere anche fino all’età adulta),
- raramente aborti se viene contratto durante la gravidanza,
- aplasia midollare, soprattutto in pazienti che già soffrono di patologie ematologiche quali la talassemia, l’anemia falciforme e la sferocitosi,
- immunodepressione.
Diagnosi
Nella maggior parte dei bambini, la diagnosi di quinta malattia è visiva: il medico riconosce il tipico aspetto del volto “schiaffeggiato”. Ulteriori test sono solitamente riservati a categorie a rischio o a casi con presentazioni atipiche.
Il percorso diagnostico può includere:
- Valutazione clinica: Analisi della progressione del rash, che spesso assume un aspetto a “merletto” o “reticolato” sugli arti prima di scomparire.
- Sierologia: Ricerca di anticorpi IgM e IgG anti-Parvovirus B19. Questo test è cruciale per le donne in gravidanza esposte al virus o per pazienti con anemie croniche.
- Test molecolare (PCR): Ricerca del DNA virale nel sangue, utilizzata soprattutto nei soggetti immunocompromessi che potrebbero non produrre una risposta anticorpale rilevabile.
Cura
Essendo causata da un virus, la quinta malattia non risponde agli antibiotici e, nella stragrande maggioranza dei bambini, non richiede cure specifiche poiché si risolve spontaneamente.
Le raccomandazioni cliniche includono:
- Terapia sintomatica: Se presenti, febbre lieve e dolori articolari possono essere gestiti con paracetamolo. Per il prurito, se fastidioso, il medico può suggerire antistaminici o creme emollienti.
- Gestione delle categorie a rischio: I pazienti con anemie emolitiche o immunodeficienze possono richiedere trattamenti ospedalieri, inclusi trasfusioni di sangue o somministrazione di immunoglobuline endovena.
- Protezione solare e calore: È utile sapere che il rash della quinta malattia può riattivarsi per settimane in risposta alla luce solare, al calore eccessivo (bagni caldi) o allo stress. Si consiglia quindi cautela nell’esposizione al sole durante la convalescenza.
- Stile di vita: I bambini possono frequentare la scuola anche durante la fase dell’esantema, poiché la contagiosità è massima nel periodo precedente alla comparsa delle macchie e nulla una volta che il rash è visibile.
Sesta malattia (esantema subitum)
Cause e trasmissione
L’esantema subitum (sesta malattia) è causato dall’infezione dell’herpes virus umano 6 (HSV 6) di tipo A o B. Solo in rari casi l’agente eziologico è l’HSV 7.
La trasmissione avviene principalmente per via respiratoria, attraverso starnuti, tosse o contatti ravvicinati con soggetti infetti. È caratteristico dell’età pediatrica, con un picco di incidenza tra i 6 e i 15 mesi. il bambino è contagioso da qualche giorno prima della comparsa del caratteristico esantema, fino alla sua completa risoluzione.
Sintomi
La clinica presenta una fase prodromica e una fase esantematica.
Fase prodromica
Si manifesta con
- febbre alta, che può arrivare anche a 40-41 °C e che dura in media 3-4 giorni,
- raffreddore,
- starnuti,
- tosse,
- arrossamento della gola, con possibile presenza di piccole vescicole,
- ingrossamento dei linfonodi de collo e di quelli retro-auricolari.
Fase esantematica
L’esantema compare caratteristicamente e improvvisamente quando la febbre scompare. Ha un aspetto maculo-papulare non confluente che si presenta inizialmente sul tronco per poi spostarsi sugli arti superiori. Non vengono interessati il volto e gli arti inferiori. Ha una durata molto breve, di circa 24-48 ore.

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Complicazioni
Le possibili complicanze che possono seguire la sesta malattia sono
- convulsioni febbrili, in corrispondenza delle puntate febbrili,
- porpora trombotica trombocitopenica,
- pitiriasi rosea.
Diagnosi
La diagnosi di sesta malattia è quasi sempre “ex post” e basata sull’andamento clinico inconfondibile: una febbre molto alta che cade bruscamente lasciando il posto a un rash rosato. Di rado sono necessari esami strumentali.
Le modalità diagnostiche comprendono:
- Osservazione clinica: Il medico valuta la tempistica tra la scomparsa della febbre e la comparsa delle macule. La rapidità di questa sequenza è il criterio diagnostico principale.
- Analisi del sangue: Se eseguiti durante la fase febbrile, gli esami potrebbero mostrare una lieve leucopenia (riduzione dei globuli bianchi), che è un reperto comune nelle infezioni virali, ma non è specifico per la sesta malattia.
- Test virologici: Solo in casi eccezionali o in pazienti immunocompromessi si procede alla ricerca del DNA di HHV-6 tramite PCR o alla valutazione della sieroconversione IgM/IgG.
Cura
La sesta malattia è una condizione benigna che richiede esclusivamente un trattamento dei sintomi e un attento monitoraggio del bambino durante i picchi febbrili.
Gli approcci raccomandati sono:
- Controllo della temperatura: È la priorità assoluta. L’uso di paracetamolo o ibuprofene è fondamentale per prevenire il disagio del bambino e ridurre il rischio di convulsioni febbrili nei soggetti predisposti.
- Idratazione costante: Data l’intensità della febbre, il bambino deve bere frequentemente (acqua, latte, tè deteinato o soluzioni reidratanti) per evitare la disidratazione.
- Trattamento dell’esantema: Il rash della sesta malattia non è pruriginoso e non causa fastidio, pertanto non richiede l’applicazione di creme o l’uso di farmaci specifici. Scompare da solo in meno di 48 ore.
- Gestione delle convulsioni: Se dovesse verificarsi una convulsione febbrile, è necessario mantenere la calma, posizionare il bambino su un fianco e contattare il pediatra o il pronto soccorso per una valutazione.
Non esiste un vaccino per la sesta malattia, ma l’infezione conferisce un’immunità duratura.
Mani-piedi-bocca
Cause e modalità di trasmissione
La mani-piedi-bocca è una malattia esantematica causata dal Coxsackievirus A16 (CVA16) o dall’Enterovirus 71 (EV71).
La trasmissione avviene principalmente mediante via area, tramite starnuti o colpi di tosse, ma è possibile anche la trasmissione attraverso il contatto diretto con le vescicole dell’esantema o attraverso l’ingestione di cibi contaminati da feci del paziente infetto, solitamente in seguito a una non accurata detersione delle mani dopo aver cambiato il pannolino di un bambino.
Colpisce più frequentemente i bambini, in genere entro il 10 anni di vita.
Sintomi
La mani-piedi-bocca è una infezione generalmente lieve, che può però essere molto fastidiosa, soprattutto nei bambini più piccoli, in quanto può generale dolore durante l’alimentazione, causando una perdita di appetito.
L’esantema presenta l’aspetto di piccole vescicole che si localizzano caratteristicamente a livello della bocca, delle mani e dei piedi, interessandone soprattutto il dorso e raramente il palmo o la pianta. A livello orale le vescicole possono andare incontro a rottura, generando piccole ulcere dolorose che sono la causa della difficoltà nell’alimentazione dei bambini durante l’infezione.
Negli adulti il prurito può essere particolarmente severo.
Altri sintomi caratteristici sono:
- febbre moderata,
- mal di gola,
- starnuti,
- tosse,
- naso che cola,
- malessere generalizzato,
- irritabilità.
Solitamente presenta una risoluzione in circa una settimana.

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Complicazioni
La principale complicanza che può seguire la mani-piedi-bocca è la non adeguata alimentazione e idratazione del bambino a causa del dolore per le vescicole presenti sulla mucosa orale.
Altre possibili complicanze, molto più rare, sono
- encefalite,
- meningite.
Diagnosi
La diagnosi della malattia mani-piedi-bocca è prettamente clinica. Il medico riconosce la patologia osservando la distribuzione specifica delle lesioni vescicolari.
Il percorso diagnostico comprende:
- Esame obiettivo: Valutazione delle afte nel cavo orale e delle vescicole su mani, piedi e talvolta nell’area del pannolino. La localizzazione è il fattore chiave che la distingue da altre stomatiti.
- Anamnesi: Il medico indaga sulla presenza di casi simili a scuola o in famiglia, data l’elevata contagiosità del virus.
- Accertamenti laboratoristici: Raramente necessari, possono includere test molecolari (PCR) su tampone faringeo o campioni fecali se la presentazione è atipica o se si sospettano complicazioni neurologiche.
Cura
La cura per la mani-piedi-bocca è esclusivamente sintomatica. Poiché la guarigione avviene spontaneamente in 7-10 giorni, l’attenzione principale è rivolta al controllo del dolore e al mantenimento dell’idratazione.
Le opzioni di trattamento includono:
- Gestione del dolore orale: L’uso di spray o gel orali lenitivi (specifici per afte) può aiutare a ridurre il dolore in bocca. Per via sistemica, il paracetamolo o l’ibuprofene sono efficaci nel gestire sia il dolore che la febbre.
- Prevenzione della disidratazione: È il rischio principale nei bambini piccoli che si rifiutano di bere. Si consiglia di offrire liquidi freschi, non acidi e non gassati.
- Accorgimenti alimentari: Evitare cibi salati, speziati o acidi (come arance o pomodoro) che bruciano sulle ulcere. Prediligere cibi freschi e morbidi come yogurt, purè o gelati.
- Igiene rigorosa: Il virus viene eliminato con le feci per diverse settimane. È fondamentale lavare accuratamente le mani dopo ogni cambio di pannolino per prevenire la diffusione del contagio.
Non esistono al momento vaccini disponibili in Europa per questa patologia.
Altre malattie esantematiche
Fra le altre malattie in grado di causare esantema, ma meno diffuse nella popolazione, ricordiamo infine:
- quarta malattia (scarlattinetta),
- malattia di Kawasaki,
- alcune malattie emorragiche.
Autore
Dr. Alberto Carturan
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Padova n. 11890