Orticaria cronica in adulti e bambini: cause, immagini, …

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Introduzione

L’orticaria è una condizione caratterizzata dalla presenza di piccoli rigonfiamenti irregolari e arrossati che compaiono sulla pelle, provocando nella maggior parte dei casi un intenso prurito; si parla di orticaria cronica quando la durata del disturbo è particolarmente lunga (in genere più di 6 settimane), oppure quando tende a ricorrere più volte nel tempo.

Nei casi di orticaria acuta, quindi di durata inferiore, la causa è spesso legata all’assunzione di un qualche farmaco o del cibo, mentre le forme croniche vengono in genere definite come orticaria cronica spontanea (precedentemente nota come idiopatica), ad indicare che la causa rimane spesso difficile da individuare con certezza immediata.

Questo disturbo non mette in pericolo la vita del paziente, ma può causare preoccupazioni e disabilità; viene in genere trattato con antistaminici di nuova generazione e, nei casi più resistenti, con terapie biologiche avanzate.

Fotografia di un'orticaria sul braccio

iStock.com/gokhanilgaz

Cause

La causa della forma cronica è spesso legata a una reazione autoimmune, ossia un’errata reazione del sistema immunitario verso una struttura dell’organismo stesso.

Tra gli eventi che possono fungere da innesco a questa reazione troviamo:

Alcune forme di orticaria cronica peggiorano quando il flusso sanguigno aumenta per:

  • calore ambientale (per esempio durante una doccia calda),
  • freddo,
  • esercizio e sforzi fisici,
  • stress ed emotività,
  • mestruazioni,
  • luce solare.

Alcuni pazienti sviluppano un’orticaria da pressione in specifiche parti del corpo, per esempio come conseguenza del lavoro che svolgono: chi sta seduto per gran parte della giornata potrebbe sviluppare l’orticaria sulle natiche, mentre indossando cinture troppo strette potrebbero comparire i segni sull’addome.

Fattori di rischio

L’orticaria cronica è meno comune della forma acuta e colpisce entrambi i sessi; sembra avere una maggiore incidenza tra le donne di mezza età e, in generale, più negli adulti che nei bambini.

Orticaria nei bambini

Acuta

Nei pazienti pediatrici è molto più comune l’osservazione di orticaria acuta, dovuta in genere a:

  • Infezioni (tipicamente virali e legate al tratto respiratorio, ma sono possibili anche da enterovirus, parassiti intestinali, …),
  • alimenti e farmaci,
  • punture d’insetti,
  • reazioni autoimmuni (una causa più frequente nelle forme croniche)

e in molti casi semplicemente idiopatiche (cioè senza causa nota, riscontro comune soprattutto nei bambini tendenzialmente atopici).

Nella maggior parte dei bambini la risoluzione avviene entro pochi giorni e solo una minoranza sviluppa la forma cronica a seguito di un’orticaria acuta.

Cronica

Come nel caso degli adulti, anche per i bambini si parla di orticaria cronica in presenza di una manifestazione con durata superiore alle sei settimane; benché più rara, la forma cronica rappresenta un problema maggiore per il piccolo paziente in termini di qualità di vita.

La causa più comune è una reazione autoimmune, ma in molti casi la condizione si presenta come idiopatica; a livello di letteratura si distingue tra:

  • orticaria cronica spontanea,
  • orticaria cronica inducibile, quando sia possibile individuare un fattore scatenante noto, come ad esempio:
    • freddo/caldo,
    • da pressione (dermatografia),
    • da sole,
    • da vibrazione (mezzi di trasporto, corsa, …),
    • sudore,
    • acqua (orticaria acquagenica),
    • colinergica (dovuta all’aumento della temperatura corporea per esercizio fisico, sudorazione, stati emotivi, docce/bagni caldi, …).

Sintomi, diagnosi e trattamento sono in gran parte sovrapponibili agli adulti.

Sintomi

Piccole macchie sulla pelle rotondeggianti, chiamati pomfi, di colore rosso e piccole lesioni con bordi spessi che possono anche unirsi sono il sintomo caratteristico dell’orticaria, che spesso è accompagnata anche da un prurito più o meno intenso (che talvolta si trasforma in dolore descritto come simile ad un bruciore).

Possono comparire in ogni parte del corpo e talvolta tendono a sparire e riapparire in posizioni diverse, dando una sorta di impressione di movimento; sono caratterizzata da dimensioni e forme variabili, sia negli adulti che nei bambini.

Il 30% circa degli adulti affetti sono anche colpiti dall’angioedema, in cui il gonfiore si diffonde in zone piuttosto vaste e colpisce con maggior frequenza le labbra oppure le palpebre.

Si raccomanda di rivolgersi al medico nel caso di persistenza dell’orticaria per più di 2 giorni o comparsa di febbre e/o malessere, mentre è necessario recarsi in Pronto Soccorso in presenza di sintomi indicativi di shock anafilattico:

Fotografia di orticaria sulla schiena

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Diagnosi

Il percorso diagnostico moderno per l’orticaria si basa principalmente sulla valutazione clinica e sulla storia del paziente, con l’obiettivo di distinguere tra le forme acute (spesso auto-limitanti) e quelle croniche, e tra forme spontanee o inducibili da stimoli fisici.

Anamnesi e valutazione clinica

Il medico inizierà ponendo domande specifiche sulla durata delle singole lesioni (i pomfi dell’orticaria tipicamente compaiono e scompaiono entro 24 ore senza lasciare segni), sulla presenza di prurito o bruciore e sull’eventuale associazione con gonfiori profondi (angioedema). È fondamentale indagare l’uso di farmaci (specialmente antinfiammatori come l’aspirina), abitudini alimentari recenti e l’esposizione a fattori scatenanti come freddo, calore o pressione.

Per monitorare l’andamento della patologia nel tempo e l’efficacia delle cure, viene spesso utilizzato l’Urticaria Control Test (UCT), un semplice questionario validato che aiuta il paziente e il medico a quantificare il controllo dei sintomi nelle ultime quattro settimane.

Esami di screening

Nelle forme croniche (che durano più di 6 settimane), le attuali linee guida raccomandano un numero limitato di esami di base per escludere infiammazioni sistemiche o altre patologie sottostanti:

  • Esame emocromocitometrico completo (CBC).
  • Indici di flogosi (come la Proteina C Reattiva – PCR o la VES) per valutare lo stato infiammatorio generale.
  • Eventuali test per la funzionalità tiroidea, poiché l’orticaria è talvolta associata a patologie della tiroide come l’ipertiroidismo o tiroiditi autoimmuni.

Test allergologici cutanei (Prick test) o dosaggi delle IgE specifiche non sono indicati di routine nell’orticaria cronica spontanea, a meno che la storia clinica del paziente non suggerisca fortemente un’allergia alimentare o respiratoria specifica.

Esclusione di patologie sistemiche

In casi selezionati, il medico potrebbe approfondire la diagnosi per escludere condizioni più rare ma importanti come:

  • Vasculite urticarioide (se le lesioni durano più di 24 ore e lasciano una macchia scura).
  • Infezioni latenti come l’epatite o infezioni da Helicobacter pylori.
  • Malattie autoimmuni sistemiche come il lupus eritematoso sistemico.
  • Più raramente, patologie neoplastiche (come un tumore solido o ematologico), specialmente se accompagnate da perdita di peso e febbre.

Durata e prognosi

Il prurito è spesso l’aspetto più fastidioso, ma in genere il paziente non è esposto a rischi di alcun tipo; le reazioni di angioedema che possono interferire con la respirazione sono fortunatamente rare e ogni episodio di orticaria dura al massimo 24 ore e spesso scompare molto più rapidamente (nel giro di due, quattro ore), anche se purtroppo può andare e venire nel tempo.

Il prurito, soprattutto quando intenso, può essere causa di forte stress e può arrivare a disturbare la qualità del sonno.

La gravità del disturbo varia sensibilmente da un soggetto all’altro e si stima che:

  • In circa la metà dei casi i sintomi spariscono entro 3-5 anni dal primo episodio.
  • In circa 1 caso su 5 i sintomi persistono (a periodi alterni) fino a 10 anni e più.

Cura e terapia

L’obiettivo principale della terapia dell’orticaria è il controllo completo dei sintomi (assenza di pomfi e di prurito) e il miglioramento della qualità della vita. L’approccio attuale segue uno schema a gradini, personalizzato in base alla risposta del paziente.

Terapia farmacologica di prima linea

Il trattamento d’elezione si basa sull’uso degli antistaminici H1 di seconda generazione (non sedativi). Questi farmaci, a differenza di quelli più vecchi, non causano sonnolenza e sono molto sicuri anche per l’uso a lungo termine. Esempi comuni includono la cetirizina, la levocetirizina, la loratadina, la desloratadina, la fexofenadina, la bilastina e la rupatadina.

Se la dose standard giornaliera non è sufficiente a controllare i sintomi, le linee guida internazionali (EAACI/GA²LEN) suggeriscono, sotto stretto controllo medico, di aumentare il dosaggio dell’antistaminico fino a quattro volte rispetto alla dose abituale prima di passare ad altre terapie.

Terapie di seconda linea e farmaci biologici

Per i pazienti che non rispondono adeguatamente alle dosi elevate di antistaminici, la medicina moderna offre soluzioni estremamente efficaci:

  • Omalizumab: È un anticorpo monoclonale (farmaco biologico) somministrato tramite iniezione sottocutanea ogni 4 settimane. Agisce bloccando le IgE, le molecole responsabili dell’attivazione dei mastociti (le cellule che rilasciano istamina). È considerato il “gold standard” per l’orticaria cronica resistente, con un profilo di sicurezza eccellente.
  • Ciclosporina: Un immunosoppressore riservato ai casi più gravi e resistenti a tutte le altre terapie. Sebbene molto efficace, richiede un monitoraggio attento della pressione sanguigna e della funzione renale.

Trattamenti sintomatici e innovazioni

Il cortisone (corticosteroidi sistemici come il prednisone) può essere utilizzato esclusivamente per brevi cicli (massimo 3-7 giorni) per gestire le riacutizzazioni severe, ma non è assolutamente raccomandato come terapia di mantenimento a causa dei pesanti effetti collaterali a lungo termine.

La ricerca scientifica sta portando avanti nuove opzioni terapeutiche, come gli inibitori della BTK (Bruton’s Tyrosine Kinase), farmaci orali innovativi che promettono di offrire un controllo ancora più mirato della malattia nei prossimi anni.

Stile di vita e consigli pratici

Sebbene il farmaco sia il pilastro della cura, alcuni accorgimenti possono ridurre la frequenza delle crisi:

  • Identificazione dei trigger: Se l’orticaria è di tipo inducibile (da freddo, calore o pressione), la prevenzione dello stimolo è fondamentale.
  • Gestione dello stress: Lo stress emotivo è un noto fattore di peggioramento; tecniche di rilassamento possono essere di supporto.
  • Abbigliamento: Preferire tessuti naturali (cotone, seta) ed evitare capi eccessivamente stretti o sintetici che possono irritare la pelle per attrito.
  • Alimentazione: Una dieta a basso contenuto di istamina è raccomandata solo se il paziente nota una chiara correlazione con determinati cibi (come pomodori, formaggi stagionati, insaccati o alcolici), ma non deve essere seguita in modo indiscriminato senza indicazione medica.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Cos'è l'orticaria cronica?

L'orticaria è una condizione della pelle caratterizzata dalla comparsa di pomfi rossi e tondi; la dimensione del pomfo è variabile, così come l'estensione dell'area di pelle interessata.
La manifestazione tende ad avere andamento intermittente (va e viene) e spesso è accompagnata da prurito.

Si definisce cronica quando dura più di sei settimane.

Cosa significa orticaria cronica idiopatica?

  • Orticaria: manifestazione della pelle, che appare arrossata e pruriginosa.
  • Cronica: la durata è superiore alle sei settimane.
  • Idiopatica: la causa è sconosciuta e non individuabile.

Quanto dura?

La durata dell'orticaria cronica è superiore alle sei settimane per definizione e può persistere per mesi o anni.

Come si cura?

La terapia d'elezione consiste nell'assunzione di farmaci antistaminici, utili a ridurre prurito e manifestazione cutanea; quando non sufficienti è possibile abbinare altri farmaci, come cortisone e più raramente farmaci immunosoppressori.
L'applicazione di formulazioni semisolide (emulsioni, creme, ...) può dare sollievo ai sintomi.
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