Cos’è l’ipotermia
Quando viene esposto a temperature molto rigide l’organismo inizia a perdere più calore di quanto riesca a produrne e va quindi incontro a uno stato di ipotermia (o assideramento), una condizione caratterizzata da una temperatura dell’organismo di molto inferiore al normale (inferiore a 35°).
Si tratta di una situazione subdola e rischiosa per l’organismo, perché al di sotto una certa temperatura il cervello non è più in grado di funzionare correttamente ed il paziente perde la capacità di pensare in modo lucido o di muoversi normalmente, ma soprattutto la vittima potrebbe non essere più pienamente consapevole di ciò che sta accadendo e non essere quindi in grado di prendere i necessari provvedimenti.
L’ipotermia colpisce con maggior frequenza quando la temperatura è rigida, ma può verificarsi anche in un ambiente fresco (temperatura superiore ai 4 °C) se il paziente si bagna sotto la pioggia o si immerge nell’acqua fredda.
Il congelamento è invece una lesione localizzata provocata dalla temperatura troppo rigida che fa perdere la sensibilità della zona colpita, che diventa molto pallerore a causa della vasocostrizione e conseguente riduzione dell’afflusso di sangue superficiale. Nella maggior parte dei casi interessa le estremità, ossia:
- naso,
- orecchie,
- guance,
- mento,
- dita delle mani e dei piedi.
Il congelamento può provocare lesioni permanenti all’organismo e, nei casi più gravi, condurre alla necessità di amputazione.

iStock.com/MarianVejcik
Cause
Il significato del termine ipotermia è legato all’associazione di due termini:
- ipo- (dal greco ὑπό, ὑπο- e dal latino scientifico cioè “basso, sotto”),
- -termia, derivazione di -termo, dal greco ϑερμός ossia “caldo”,
ed indica quindi una temperatura corporea più bassa del normale, fissata convenzionalmente a 35°.
L’ipotermia ha una maggior incidenza tra:
- persone anziane:
- che non si alimentano bene,
- che sono vestite in modo inadeguato,
- o che vivono in ambienti freddi,
- neonati che dormono in camere fredde non adeguatamente coperti (il Ministero consiglia una temperatura compresa tra i 18° ed i 20°),
- bambini non sorvegliati,
- adulti sotto l’effetto dell’alcool,
- persone con disabilità mentale,
- persone che, per scelta o meno, devono rimanere all’aperto a lungo, come senza tetto, escursionisti o cacciatori.
I neonati e gli anziani sono maggiormente a rischio di soffrire di disturbi connessi al freddo:
- I neonati e i bambini piccoli perdono calore molto più facilmente degli adulti e non riescono ad aumentare la temperatura con i brividi. I bambini di età inferiore a un anno, per esempio, non dovrebbero mai dormire in una stanza fredda. Copriteli con una coperta calda e un lenzuolo e mantenete una temperatura abbastanza calda. Se non riuscite a tenerli al caldo, trasferitevi temporaneamente altrove. Nelle situazioni d’emergenza potete tenere caldi i neonati usando il vostro calore corporeo. I cuscini e le coperte morbide possono far soffocare i neonati, quindi toglieteli dalla zona in cui il bambino dorme.
- Gli anziani spesso non riescono a raggiungere una temperatura corporea sufficiente, perché il loro metabolismo è più lento e fanno meno attività fisica. Se avete più si 65 anni e fuori fa molto freddo, controllate la temperatura in casa. Se avete vicini e amici anziani, controllate direttamente o dite loro di controllare la temperatura delle loro case per accertarvi che siano ben riscaldate.
Sintomi
Ai primi segni di rossore o dolore in qualsiasi zona della pelle spostatevi in un luogo più caldo o proteggete le zone di pelle esposta: la pelle potrebbe già essersi congelata. Tra i principali sintomi di congelamento ricordiamo:
- zone di pelle biancastra, grigiastra o giallastra,
- pelle che sembra insolitamente rigida o cerea,
- mancanza di sensibilità, intorpidimento.
Il paziente spesso non è consapevole del congelamento finché qualcun altro non glielo fa notare, perché i tessuti congelati perdono sensibilità.
Nei casi più gravi di ipotermia, si manifestano i seguenti sintomi:
- Negli adulti:
- brividi nelle fasi iniziali,
- spossatezza,
- stato confusionale,
- tremore alle mani,
- perdita di memoria,
- difficoltà di parola,
- sonnolenza.
- Nei bambini:
- pelle fredda e molto arrossata,
- estrema debolezza.
A seconda della temperatura si osserva un peggioramento delle condizioni di salute del soggetto colpito:
| Grado 1 (Lieve) | Brividi intensi, tachicardia, respiro accelerato. Paziente vigile ma reazioni rallentate. | 35° – 32° |
| Grado 2 (Moderata) | Letargia, i brividi cessano, stato confusionale. | 32° – 28° |
| Grado 3 (Grave) | Incoscienza, respiro e battito molto deboli. | 28° – 24° |
| Grado 4 (Apparente decesso) | Assenza di segni vitali rilevabili. | < 24° |
Ipotermia nei bambini
Lattanti e bambini sono esposti ad un maggior rischio di ipotermia, perché il loro sistema di regolazione della temperatura è ancora immaturo.
Per prevenire il rischio di ipotermia si consiglia di:
- Coprire adeguatamente le estremità (testa, mani e piedi) prima di ogni esposizione ad un ambiente freddo o umido.
- Mantenere il bambino il più asciutto possibile.
- Vestirlo a strati, in modo da poter adeguare la copertura in base alle esigenze (è importante evitare sia il freddo che il rischio di sudare).
È da notare che, se in un adulto la testa corrisponde circa al 10% della superficie corporea, in un neonato rappresenta oltre il 20%, questo significa che tenerla esposta induce ad una sensibile perdita di calore ed un aumentato rischio di ipotermia.
Il trattamento di uno stato d’ipotermia prevede di:
- Allontanare il bambino dall’ambiente freddo ed asciugarlo se necessario.
- Riscaldarlo con coperte calde, in particolare collo e petto.
- Se in grado di bere può essere utile ricorrere a bevande calde (ovviamente MAI alcoliche).
- Se necessario condividere il calore corporeo utilizzando il contatto pelle a pelle, sotto una coperta.
- In caso di sintomi di severa ipotermia (brividi, confusione, …) chiamare il numero unico di emergenza (112).
Per approfondire fare riferimento alla sezione successiva.
Diagnosi
La diagnosi di ipotermia è inizialmente clinica, basata sull’osservazione dei sintomi e sulla storia di esposizione al freddo. Tuttavia, la conferma oggettiva richiede una misurazione precisa della temperatura corporea centrale.
Misurazione della temperatura centrale
I comuni termometri clinici (quelli usati per la febbre) non sono adatti a diagnosticare l’ipotermia, poiché spesso non sono in grado di rilevare temperature inferiori ai 34°C o 35°C. In ambito professionale e ospedaliero vengono utilizzati termometri specifici per basse temperature. La rilevazione può avvenire attraverso:
- Sonda esofagea: considerata il metodo più accurato per monitorare la temperatura del “nucleo” corporeo (cuore e polmoni).
- Sonda rettale o vescicale: alternative affidabili, sebbene possano riflettere i cambiamenti della temperatura centrale con un leggero ritardo.
- Sonda timpanica: utile sul campo, ma può essere influenzata dalla temperatura ambientale se non utilizzata correttamente.
Classificazione clinica (Staging)
Il personale medico utilizza spesso il sistema di stadiazione di “Swiss System” per valutare la gravità senza attendere la misurazione della temperatura:
- Stadio I (Lieve): Paziente cosciente con brividi.
- Stadio II (Moderata): Coscienza alterata, brividi assenti.
- Stadio III (Grave): Paziente incosciente.
- Stadio IV (Arresto cardiaco): Segni vitali assenti o minimi.
Esami di laboratorio e imaging
Una volta in ospedale, il medico prescriverà una serie di esami per valutare l’impatto dell’ipotermia sugli organi interni:
- Elettrocardiogramma (ECG): Fondamentale per rilevare eventuali aritmie tipiche del freddo, come le “onde di Osborn”.
- Analisi del sangue: Per controllare i livelli di glucosio (spesso consumato per produrre calore), gli elettroliti, la funzionalità renale e i parametri della coagulazione.
- Emogasanalisi: Per monitorare l’equilibrio acido-base e l’ossigenazione del sangue.
Cura e trattamento
Il trattamento dell’ipotermia ha come obiettivi principali la prevenzione di un’ulteriore dispersione di calore, la stabilizzazione dei parametri vitali e il riscaldamento sicuro del corpo. L’approccio varia drasticamente in base alla gravità della condizione.
Primo soccorso e stabilizzazione
In attesa dei soccorsi professionisti (chiamare sempre il 112/118), è fondamentale agire con estrema delicatezza. Un movimento brusco in un paziente gravemente ipotermico può scatenare un arresto cardiaco improvviso.
- Isolamento: Spostare la vittima in un ambiente riparato. Se non è possibile, isolarla dal terreno freddo usando coperte o vestiti.
- Rimozione abiti bagnati: Gli abiti bagnati sottraggono calore molto velocemente. Vanno rimossi (se necessario tagliandoli per evitare movimenti eccessivi) e sostituiti con indumenti o coperte asciutte.
- Riscaldamento passivo: Coprire la testa e il collo del paziente, lasciando libero solo il viso. Questo permette al corpo di utilizzare il proprio calore metabolico per riscaldarsi.
Tecniche di riscaldamento professionale
In ospedale, il medico sceglierà la tecnica più adatta tra:
- Riscaldamento esterno attivo: Utilizzo di coperte ad aria calda forzata o lampade radianti. Viene applicato principalmente al tronco per evitare il fenomeno del “afterdrop” (il ritorno di sangue freddo dalle estremità al cuore, che può causare un calo della temperatura centrale).
- Riscaldamento interno attivo: Somministrazione di liquidi caldi per via endovenosa, ossigeno riscaldato e umidificato, o lavaggi di cavità corporee (come la vescica) con soluzioni saline tiepide.
- Tecniche di bypass extracorporeo (ECMO/ECLS): Nei casi di ipotermia estrema con arresto cardiaco, il sangue viene prelevato, riscaldato e ossigenato da una macchina esterna prima di essere reimmesso nel corpo. Questa tecnologia ha permesso di salvare pazienti che sembravano clinicamente deceduti.
Gestione del congelamento
Se sono presenti aree congelate (mani, piedi, viso):
- Non strofinare: Il massaggio può distruggere i tessuti danneggiati dai cristalli di ghiaccio.
- Riscaldamento rapido in acqua: Solo se non c’è rischio di ricongelamento, immergere la parte in acqua a 37-39°C per circa 30 minuti.
- Medicazioni: Le zone colpite vanno protette con garze sterili e mantenute separate (ad esempio mettendo del cotone tra le dita).
Stile di vita e raccomandazioni post-recupero
Dopo un episodio di ipotermia, l’organismo rimane vulnerabile per diversi giorni. È essenziale:
- Riposo assoluto per permettere al metabolismo e al cuore di stabilizzarsi.
- Idratazione costante con liquidi a temperatura ambiente o tiepidi.
- Alimentazione ricca di nutrienti per ricostituire le riserve energetiche.
- Monitoraggio costante della sensibilità cutanea nelle zone che hanno subito il congelamento, segnalando al medico formicolii persistenti o cambiamenti di colore.
Nel caso in cui il paziente sia stato rianimato dopo un arresto da freddo, le procedure di rianimazione cardiopolmonare devono essere continuate fino al raggiungimento di una temperatura corporea sicura, seguendo il principio clinico: “nessuno è morto finché non è caldo e morto”.
Prevenzione ed effetto Wind-Chill
Se la velocità del vento aumenta questo riesce a sottrarre calore all’organismo molto più velocemente.
In caso di vento forte c’è quindi un maggior rischio di soffrire di problemi di salute causati dal clima, anche a temperature relativamente miti.
Che cosa fare se si rimane bloccati in auto al freddo
- Esponete un vestito colorato sull’antenna come segnale per i soccorritori.
- Se nel bagagliaio avete qualcosa che vi potrebbe servire, spostatelo dentro la macchina.
- Avvolgetevi completamente (compresa la testa) nei vestiti, nelle coperte o nei giornali.
- State svegli. Sarete meno vulnerabili ai problemi di salute connessi al freddo.
- Azionate il motore e il riscaldamento per circa 10 minuti all’ora, aprendo leggermente un finestrino per lasciar entrare l’aria. Fate attenzione che la neve non blocchi la marmitta: in questo modo riuscirete a diminuire il rischio di avvelenamento da monossido di carbonio.
- Dato che non potete alzarvi, muovete ogni tanto le braccia e le gambe per migliorare la circolazione e scaldarvi.
- Non mangiate la neve perché vi raffreddereste inutilmente.
Come vestirsi quando fa freddo
Sia i bambini sia gli adulti dovrebbero indossare:
- un cappello,
- una sciarpa o un passamontagna per coprire il viso e la bocca,
- maniche che tengano caldi i polsi,
- manopole (sono più calde dei guanti),
- vestiti e scarpe resistenti all’acqua,
- diversi strati di vestiti larghi.
Per diminuire il raffreddamento causato dal vento, indossate come strato più esterno un abito di tessuto poco traspirante, preferibilmente resistente al vento. Per gli strati più interni la lana, la seta o il polipropilene trattengono più calore rispetto al cotone. Cercate di rimanere asciutti, perché gli abiti bagnati fanno raffreddare rapidamente l’organismo. La sudorazione eccessiva vi fa raffreddare più in fretta, quindi togliete gli strati in eccesso quando avete troppo caldo. Cercate inoltre di non entrare in contatto con il gasolio o con l’alcol quando togliete il ghiaccio sulla macchina, fate benzina o usate lo spazzaneve. Questi materiali, quando entrano in contatto con la pelle, ne accelerano il raffreddamento.
Non ignorate i brividi. Sono un primo sintomo fondamentale, che segnala che l’organismo sta perdendo calore. Se i brividi continuano per molto tempo, è il momento di ritornare al chiuso e al caldo.
Dieta antifreddo
Seguendo una dieta bilanciata, ricca di frutta e verdura, è possibile contrastare i pericoli legati al freddo.
Vanno evitati gli alcolici, perché responsabili di un aumento della dispersione di calore: piuttosto, per mantenere costante la vostra temperatura, bevete qualcosa di caldo e dolce, come una cioccolata calda. Se dovete seguire una dieta particolare, chiedete consiglio al vostro medico.
Quale tipo di riscaldamento?
Se volete usare la stufa a legna, il caminetto o la stufetta elettrica, fate molta attenzione. Seguite i consigli dati dal produttore e tutte le misure di sicurezza per l’ambiente domestico, ricordando questi semplici consigli:
- Tenete un estintore a secco vicino alla zona da riscaldare.
- Non bruciate la carta nel caminetto.
- Se usate una stufa a cherosene, ventilate l’ambiente, aprendo una porta interna o aprendo leggermente una finestra.
- Usate soltanto il combustibile adatto alla stufa: non cambiatelo per nessun motivo.
- Se la stufetta elettrica ha il cavo danneggiato o fa scintille, spegnetela e fatela riparare.
- Usate i caminetti, le stufe a legna e le altre stufe a combustibile solo se l’ambiente è ventilato e i gas della canna fumaria non vanno a finire negli ambienti da riscaldare. Fate pulire periodicamente il comignolo e la canna fumaria.
- Non mettete la stufetta vicino a oggetti che potrebbero prendere fuoco, come le tende, i mobili o le coperte.
Fonti e bibliografia
- CDC – Hypothermia Prevention
- Hypothermia in Children: Care Instructions
- Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (SIMEU) – Protocolli gestione ipotermia.
Le domande più frequenti
Cosa significa ipotermia?
Quanto deve essere la temperatura corporea?
La sensazione di freddo per tutto il corpo può essere causata da problemi alla tiroide?
Quali sono i segnali per riconoscere una potenziale ipotermia?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.