Introduzione
La varicella è una malattia ad altissima contagiosità causata dal virus varicella-zoster, che si contrae respirando le particelle diffuse nell’aria quando la persona infetta tossisce o starnutisce, o attraverso il siero contenuto nelle vescicole che dovessero andare incontro a rottura prima della formazione della crosta.
La varicella può in teoria anche essere trasmessa dai pazienti che soffrono di fuoco di Sant’Antonio, perché il virus responsabile è lo stesso, ma chi ha il fuoco di Sant’Antonio può trasmettere il virus a chi non ha mai contratto la varicella o a chi non ha mai ricevuto il vaccino e, in questi casi, il paziente che si espone al virus può essere colpito dalla varicella. Di fatto è tuttavia una situazione poco comune, perché il paziente colpito dallo zoster è contagioso solo a livello delle vescicole della manifestazione cutanea e non attraverso le goccioline di saliva.
La protezione più efficace è rappresentata dal vaccino, che richiede la somministrazione di due dosi a prescindere dall’età (bambini, adolescenti e adulti). I bambini dovrebbero ricevere la prima dai 12 ai 15 mesi, e la seconda dai 4 ai 6 anni. In Italia, con decreto legge del giugno 2017 e successive modifiche, ha reso obbligatorio il vaccino per tutti i nuovi nati e per coloro che rientrano nelle fasce di età previste.
Il vaccino è associato a circa il 98% di efficacia.
Protegge chi lo riceve e le altre persone della comunità attraverso l’effetto gregge, è quindi fondamentale anche per chi non può farsi vaccinare, ad esempio per le persone con problemi al sistema immunitario o per le gestanti. Alcuni pazienti vaccinati vengono comunque contagiati, ma in questi casi la varicella si manifesta in forma più lieve, con meno vescicole e con alterazione della temperatura lieve, oppure senza febbre.
In Italia, per i soggetti che non rientrano tra quelli previsti per un accesso gratuito, è disponibile in vendita dietro presentazione di ricetta medica in farmacia (Varivax® il nome commerciale, € 94,10).

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Chi dovrebbe valutare il vaccino
Al di là dei bambini e degli adolescenti con meno di 16, per cui il vaccino è obbligatorio, il ricorso alla somministrazione può essere utile a:
- medici e infermieri,
- persone che si occupano, anche professionalmente, dei pazienti con sistema immunitario compromesso,
- insegnanti,
- educatori e persone che entrano in contatto coi bambini,
- residenti e personale delle strutture che ospitano bambini,
- studenti delle superiori e dell’università,
- ospiti e personale dei riformatori,
- militari,
- donne in età fertile, ma non incinte,
- adolescenti e adulti che entrano in contatto coi bambini,
- persone che compiono viaggi internazionali.
Alcuni pazienti con sistema immunitario compromesso e che non sono immuni dalla varicella possono essere sottoposti al vaccino previo parere positivo del medico; tra di essi ricordiamo i pazienti:
- colpiti dal virus HIV,
- affetti da tumore in fase di remissione,
- che assumono cortisonici, a basse o alte dosi.
Chi non deve farsi vaccinare
Non è necessario fare il vaccino antivaricella se siete certi di averla già fatta (è possibile verificarlo attraverso specifici esami del sangue, che consentono di dosare specifici anticorpi).
Alcuni pazienti non devono farsi vaccinare contro la varicella, oppure devono aspettare per sicurezza; per esempio non è consigliabile farsi vaccinare se in passato si è manifestata una grave reazione allergica a una dose di vaccino antivaricella o a uno qualsiasi dei componenti del vaccino, compresa la gelatina o l’antibiotico neomicina.
Se il paziente è affetto da una malattia lieve o grave nel momento in cui è programmato il vaccino, dovrebbe aspettare di guarire completamente prima di farsi vaccinare.
Le gestanti non dovrebbero farsi vaccinare contro la varicella, è considerato più sicuro aspettare fino a dopo il parto; tra il vaccino antivaricella è il concepimento si consiglia di lasciar passare almeno un mese.
Per i pazienti affetti da una delle malattie seguenti è infine opportuno valutare caso per caso:
- HIV/AIDS o altre malattie del sistema immunitario.
- Pazienti in terapia con farmaci che agiscono sul sistema immunitario, come i cortisonici, da 2 o più settimane.
- Pazienti colpiti da tumore (di qualsiasi tipo).
- Pazienti in terapia antitumorale (radioterapia o chemioterapia).
- I pazienti che hanno subito di recente una trasfusione o hanno ricevuto emoderivati dovrebbero consultare il medico per capire quando farsi vaccinare.
Un soggetto vaccinato è contagioso?
Raramente può verificarsi la trasmissione del virus contenuto nel vaccino dal soggetto vaccinato a soggetti a rischio come:
- soggetti immunocompromessi a causa di:
- leucemia,
- linfomi,
- AIDS,
- tubercolosi attiva non trattata,
- qualunque malattia con febbre superiore a 38,5 °C,
- …
- donne in gravidanza che non abbiamo mai fatto la varicella o il vaccino,
- neonati da madri che non abbiamo mai fatto la varicella o il vaccino.
Il soggetto vaccinato dev’essere considerato potenzialmente contagioso verso queste categorie di soggetti a prescindere che a seguito del vaccino compaia o meno il tipico rash cutaneo.
Rischi e pericoli
Ricevere il vaccino anti-varicella è molto più sicuro rispetto a contrarre la malattia; la maggior parte delle persone che ricevono il vaccino non manifesta alcun disturbo e tuttavia, come avviene per tutti i farmaci, c’è sempre un rischio minimo di effetti collaterali.
Gli effetti indesiderati del vaccino sono molto rari e di solito sono più probabili dopo la prima dose, piuttosto che non dopo la seconda.
Tra le possibili reazioni al vaccino ricordiamo:
- dolore, rossore o gonfiore nella zona dell’iniezione,
- febbre,
- lieve eruzione cutanea o comparsa di diverse vescicole dopo il vaccino. Se dopo il vaccino compare l’eruzione cutanea, siete contagiosi, tuttavia si tratta di un’eventualità molto rara. In caso di eruzione cutanea, dovreste evitare il contatto con i pazienti con problemi al sistema immunitario,
- convulsioni, che possono essere causate dalla febbre.
Gli effetti collaterali più pericolosi del vaccino anti-varicella sono estremamente rari e possono comprendere
- reazioni cerebrali gravi,
- importanti alterazioni dell’emocromo.
Questi effetti collaterali sono cosi rari che di fatto i ricercatori non sono in grado di stabilire se siano effettivamente causati dal vaccino.
Se compaiono effetti collaterali gravi dopo il vaccino:
- Chiamate immediatamente il medico,
- Prendete nota di ciò che succede e del momento esatto in cui succede,
- Contattate il vostro medico o l’ASL per riferire l’effetto collaterale.
Aspirina e possibili effetti collaterali dopo il vaccino
Per 6 settimane dopo il vaccino anti-varicella non si dovrebbe assumere l’aspirina, perché, dopo l’esposizione al virus l’aspirina ha maggior probabilità di causare la sindrome di Reye (una malattia potenzialmente letale che colpisce il cervello).
Dosi
I bambini di età inferiore ai 16 anni, secondo le attuali disposizioni di legge, dovrebbero ricevere due dosi di vaccino:
- la prima dose tra i 13 e i 15 mesi di vita.
- la seconda dose al sesto anno.
Tecnicamente la seconda dose può essere somministrata prima, ma comunque ad almeno 3 mesi di distanza dalla prima.
Gli adulti di età superiore ai 13 anni che non hanno mai fatto la varicella né ricevuto il vaccino dovrebbero ricevere due dosi, ad almeno 28 giorni di distanza l’una dall’altra.
Vaccino post-esposizione
Se non siete immuni alla varicella e siete entrati in contatto con una persona che ha la varicella o il fuoco di Sant’Antonio, è possibile valutare con il medico se sia opportuno procedere alla vaccinazione.
Chi ha la varicella è contagioso da 1-2 giorni prima della comparsa dell’eruzione cutanea, fino a quando tutte le vescicole non abbiano formato le relative croste, mentre a seguito dell’esposizione al virus di norma passano da 10 a 21 giorni prima di ammalarsi, mediamente sono due settimane (periodo di incubazione).
Se un paziente vaccinato contro la varicella si ammala, in questi casi tipicamente in forma più lieve, può comunque contagiare chi lo circonda.
Nella maggior parte delle persone contrarre la malattia significa diventarne immuni tuttavia, in rari casi, una stessa persona può fare la varicella due volte nel corso della vita.
In caso di vaccinazione post-esposizione la prima dose di vaccino andrebbe eseguita al più tardi da 3 a 5 giorni dopo l’esposizione.
Se in passato avete già ricevuto una dose di vaccino anti-varicella, dovreste ricevere la seconda.
Farsi vaccinare dopo l’esposizione può essere utile per:
- prevenire la malattia o renderla meno grave,
- proteggervi da eventuali esposizioni future al virus.
Contatto intenzionale con i malati
Alcuni adulti organizzano feste in cui i bambini vengono fatti esporre volontariamente al virus della varicella, ad esempio a casa di un compagno d’asilo malato, perché ritengono che sia meglio esporre il proprio figlio al virus quando è ancora piccolo.
La varicella, soprattutto per i neonati ma anche per alcuni bambini, può essere molto pericolosa, quindi non vale la pena di esporli volontariamente al virus. Il modo migliore per proteggere i neonati e i bambini dalla varicella è quello di farli vaccinare.
Le gestanti e i pazienti con sistema immunitario compromesso corrono un rischio maggiore di complicazioni gravi della varicella, dovrebbero quindi evitare del tutto il contatto accidentale od intenzionale con i malati.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Se un bambino è stato a contatto con un malato, quanto tempo deve passare per sapere se ha contratto la varicella?
È normale avere febbre o eruzioni cutanee dopo il vaccino per la varicella?
È possibile vaccinarsi subito dopo un contatto a rischio?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.