Sindrome di Reye: sintomi, cura e conseguenze

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Introduzione

La sindrome di Reye è una patologia molto rara ma potenzialmente letale, che interessa quasi esclusivamente i bambini sotto i 16 anni; è caratterizzata dall’associazione di:

La causa che porta allo sviluppo di tale patologia non è ancora del tutto chiara, ma l’ipotesi più accreditata prevede l’insorgenza della patologia nel corso di un’infezione virale a seguito di una contemporanea assunzione di Aspirina (il cui principio attivo è l’acido acetilsalicilico).

Clinicamente la sindrome di Reye si manifesta con sintomi come:

La diagnosi non è agevole perché la sintomatologia è poco caratteristica e molto sfumata; il dato anamnestico di un quadro influenzale con l’utilizzo di aspirina può tuttavia indirizzare il medico verso il sospetto di una sindrome di Reye, che verrà poi confermata dal riconoscimento di un danno epatico e cerebrale concomitante.

L’unica terapia possibile per la sindrome di Reye è un trattamento di supporto che sostenga la funzionalità del fegato ed eviti l’aggravamento del danno al cervello.

La prognosi è purtroppo infausta nel 20% dei casi.

Bambino che tiene in mano il modello di un fegato umano, uno degli organi interessati dalla sindrome

iStock.com/Zinkevych

Cause

Ad oggi la sindrome di Reye colpisce nel 90% dei casi i bambini, quando nel corso di un’infezione virale viene somministrato acido acetilsalicilico (Aspirina); per questa ragione il farmaco non deve essere mai somministrato ai bambini sotto i 16 anni e va opportunamente sostituito con paracetamolo (Tachipirina) o ibuprofene (Nurofen Febbre e Dolore, …). Grazie a tale accorgimento l’incidenza della patologia si è fortemente ridotta negli anni e ad oggi risulta decisamente rara.

Alla base di questa sindrome potrebbe esserci una predisposizione genetica con alterazione della funzionalità dei mitocondri, in grado di diventare conclamata quando nel corso di alcune infezioni virali, come l’influenza o la varicella, ai bambini venga somministrata Aspirina con conseguente danno epatico e cerebrale.

Sintomi

Il quadro clinico della sindrome di Reye resta piuttosto sfumata per diversi giorni, con i sintomi che si presentano con una gravità molto variabile e possono includere:

  • manifestazioni pseudo influenzali:
  • nausea e vomito, che dopo alcuni giorni diventano particolarmente gravi con rischio di severa disidratazione per il bambino e sviluppo di alcalosi metabolica;
  • il danno a livello epatico (fegato) può condurre alla comparsa dei diversi sintomi tipici dell’insufficienza epatica acuta, tra cui iperammoniemia con encefalopatia epatica e tendenza all’emorragia;
  • il danno a livello cerebrale (cervello) può portare:
    • letargia (il bambino può arrivare a dormire per giorni interi con brevissimi risvegli),
    • perdita di lucidità mentale,
    • agitazione psicomotoria,
    • disorientamento spazio-temporale,
    • convulsioni (episodi epilettici).

Nei casi più gravi sopraggiunge il coma, che qualora risulti molto severo porta ad un esito infausto.

Diagnosi

Il riconoscimento tempestivo della sindrome di Reye è cruciale, ma rappresenta una sfida clinica poiché i sintomi iniziali mimano comuni infezioni virali o gastroenteriti. Il sospetto diagnostico deve sorgere immediatamente se un bambino, in fase di recupero da un’infezione (come influenza o varicella), manifesta vomito persistente e improvvise alterazioni dello stato mentale.

Percorso diagnostico e test di laboratorio

Il percorso diagnostico non si basa su un singolo test, ma sull’integrazione di dati clinici e biochimici. Il pilastro della diagnosi è la valutazione della funzionalità epatica e dei livelli di ammonio nel sangue.

I principali esami includono:

  • Dosaggio dell’ammoniemia: Il riscontro di livelli di ammonio elevati (iperammoniemia) è uno dei segni più caratteristici e precoci della sindrome.
  • Test di funzionalità epatica: Si osserva un marcato innalzamento delle transaminasi (AST e ALT), che spesso superano di tre volte i valori normali, mentre la bilirubina rimane frequentemente entro range di norma o solo lievemente aumentata.
  • Profilo della coagulazione: Un prolungamento del tempo di protrombina (PT) indica una ridotta capacità del fegato di produrre fattori della coagulazione.
  • Glicemia: È comune riscontrare una marcata ipoglicemia, specialmente nei bambini più piccoli.

Imaging e procedure strumentali

Per valutare il coinvolgimento neurologico e monitorare l’edema cerebrale, si ricorre a tecniche di imaging avanzate:

  • Neuroimaging: La TC o la risonanza magnetica dell’encefalo sono indispensabili per escludere altre cause di encefalopatia e per documentare l’entità del rigonfiamento cerebrale.
  • Puntura lombare: Può essere eseguita per escludere una meningite o un’encefalite, a patto che non vi siano segni di pressione endocranica eccessiva che renderebbero la procedura rischiosa.

Diagnosi differenziale e biopsia

Poiché molte malattie metaboliche ereditarie (come i difetti di ossidazione degli acidi grassi) possono presentarsi in modo identico alla sindrome di Reye, il medico deve eseguire uno screening metabolico approfondito. In casi dubbi o atipici, la biopsia epatica rimane l’esame definitivo (gold standard): l’analisi del tessuto al microscopio rivela una tipica infiltrazione di piccoli globuli di grasso (steatosi microvesicolare) e alterazioni caratteristiche dei mitocondri.

Cura

Non esiste una cura specifica in grado di “bloccare” direttamente la sindrome di Reye; il trattamento è esclusivamente di supporto e mira a proteggere gli organi vitali — in particolare il cervello e il fegato — in attesa che il corpo superi la fase acuta della malattia.

Obiettivi del trattamento

Il bambino deve essere immediatamente ricoverato in una Unità di Terapia Intensiva Pediatrica (TIP). Gli obiettivi terapeutici primari sono:

  • Gestione dell’edema cerebrale e della pressione endocranica.
  • Correzione degli squilibri metabolici (ipoglicemia, acidosi).
  • Prevenzione delle complicanze emorragiche e respiratorie.

Strategie terapeutiche in regime intensivo

Il supporto medico prevede un monitoraggio costante e l’impiego di diversi protocolli farmacologici:

  • Supporto glicemico: Somministrazione endovenosa di soluzioni di glucosio ad alta concentrazione (10-15%) per prevenire l’ipoglicemia e ridurre il catabolismo proteico.
  • Riduzione della pressione cerebrale: Utilizzo di agenti osmotici, come il mannitolo, o soluzioni ipertoniche per richiamare i liquidi dal cervello e ridurre il gonfiaggio. La testa del letto viene solitamente mantenuta sollevata di 30 gradi.
  • Gestione dell’iperammoniemia: Se i livelli di ammonio sono estremamente elevati e pericolosi per il cervello, può essere necessaria l’emodialisi o l’emofiltrazione per depurare rapidamente il sangue.
  • Correzione della coagulazione: Somministrazione di Vitamina K o plasma fresco congelato in caso di gravi rischi di emorragia.
  • Protezione delle vie aeree: In caso di coma o grave compromissione neurologica, è necessaria l’intubazione endotraciale e la ventilazione meccanica.

Stile di vita e recupero

Dopo la fase acuta, il percorso di guarigione prosegue con un monitoraggio stretto. Sebbene molti bambini recuperino completamente, alcuni possono riportare danni neurologici permanenti che richiedono:

  • Riabilitazione neurocognitiva: Supporto per eventuali deficit di attenzione, memoria o apprendimento.
  • Fisioterapia: Necessaria se sono presenti disturbi della coordinazione o del movimento.
  • Follow-up nutrizionale: Una dieta equilibrata è fondamentale per supportare la ripresa del fegato, evitando carichi eccessivi di sostanze potenzialmente tossiche durante la convalescenza.

La prevenzione rimane l’arma più efficace: evitare tassativamente l’uso di acido acetilsalicilico nei minori di 16 anni per il trattamento di sintomi febbrili, prediligendo alternative sicure come il paracetamolo.

Fonti e bibliografia

  • Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1-2 (17’Ed. McGraw Hill 2009)
  • Reye Syndrome
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