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Introduzione

La scarlattina è una malattia infettiva contagiosa che colpisce soprattutto i bambini (in particolar modo nella fascia di età 5-15 anni, sebbene sia comune anche tra i 2 e gli 8 anni); è l’unica malattia esantematica ad essere causata da un batterio, lo streptococco beta-emolitico di gruppo A (Streptococcus pyogenes), e non esiste vaccino.

Di per sé la malattia raramente è pericolosa se gestita correttamente, ma se non trattata con antibiotici può invece diventare causa di gravissime complicazioni come la febbre reumatica, che può danneggiare cuore e articolazioni, o problemi renali (glomerulonefrite).

I sintomi che può causare la scarlattina sono:

Vediamo ora nel dettaglio come si manifesta e come riconoscerla, ricordando che i sintomi possono tuttavia presentarsi in modo diverso in ogni bambino, sia in termini di entità che di tipologia.

Tempo d’incubazione

A seguito del contagio possono passare 2-5 giorni prima della comparsa dei primi segni e sintomi.

Fase prodromica

La malattia esordisce con la cosiddetta fase prodromica, che è caratterizzata dalla comparsa piuttosto brusca di febbre alta (spesso 39-40°) e brividi che possono coinvolgere tutto il corpo. In questa fase i bambini spesso lamentano anche altri disturbi, come cefalea, nausea e/o vomito (soprattutto i bambini più piccoli). I linfonodi del collo possono ingrandirsi, a testimonianza dell’attività del sistema immunitario verso l’infezione.

L’infezione può manifestarsi anche senza febbre, ma si tratta di eccezioni; nei neonati potrebbe al limite manifestarsi in forma di febbricola non particolarmente alta.

Foto della lingua che inizialmente può diventare inizialmente bianca

La lingua può diventare inizialmente bianca (By Afag AzizovaOwn work, CC BY-SA 3.0, Link)

Più caratteristici sono invece i sintomi che coinvolgono la gola, che si presenta particolarmente rossa e infiammata, oltre a causare forte dolore e grande fastidio alla deglutizione.

La lingua invece può ricoprirsi di una patina bianca, che va in seguito incontro a desquamazione, diventando rosso vivo con le papille particolarmente evidenti (ipertrofiche), situazione che prende il nome di lingua a fragola e che rappresenta un segno tipico di scarlattina.

Foto della lingua a fragola

In seguito la lingua diventa simile a una fragola (By SyntGrishaOwn work, CC BY-SA 4.0, Link)

Fase esantematica

Nell’arco di 12-48 ore dall’esordio il bambino entra nella fase esantematica, caratterizzata ovviamente dalla comparsa del tipico esantema scarlatto che inizia comparendo sul collo per poi estendersi a tronco ed estremità nell’arco di un giorno circa e apparendo particolarmente incisivo nelle pieghe cutanee, come su

  • inguine,
  • ascelle,
  • gomiti,
  • collo

dove i puntini possono quasi comparire come vere e proprie linee rosse di puntini confluenti (linee di Pastia). L’esantema è causato da una reazione dell’organismo alla produzione di tossine da parte dello streptococco; in caso di nuovi contagi è possibile sviluppare il mal di gola streptococcico, ma raramente si ripresenta il rash cutaneo.

Il bimbo colpito da scarlattina si presenta in modo caratteristico, con il viso di colore rosso scarlatto, ad eccezione di naso, bocca e mento che rimangono significativamente pallidi (maschera scarlattinosa).

Foto della maschera scarlattinosa

Maschera scarlattinosa (By Estreya at English Wikipedia|Permission=CC-BY-2.5; CC-BY-SA-2.5.Modified by Grook Da Oger – Originally from en.wikipedia; description page is/was here., GFDL, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10714448)

Solo raramente è presente prurito.

L’esantema sul corpo viene avvertito come ruvido al tatto (come carta vetrata) e si presenta sotto forma di puntini rossi molti fitti, che perdono il loro colore in caso di pressione (diventando di colore bianco, per esempio premendo con il fondo di un bicchiere trasparente); non c’è traccia di vescicole o pustole.

La manifestazione cutanea tende ad attenuarsi in 3-4 giorni, per lasciare il posto a una desquamazione della pelle che inizia sul volto, per poi proseguire verso tronco e infine verso le estremità (mani e piedi).

Foto della desquamazione della mani che compare dopo l'esantema

Desquamazione della mani dopo l’esantema (By YasminFeth – Yasmin Feth, Metzingen, Public Domain, Link)

Diagnosi

La diagnosi di scarlattina si basa principalmente sull’osservazione clinica dei segni caratteristici (esantema “a carta vetrata”, lingua a fragola, faringite intensa). Tuttavia, per confermare con certezza l’origine batterica dell’infezione e distinguerla da esantemi di origine virale, è fondamentale eseguire un test microbiologico.

Tampone faringeo rapido (RADT)

Nella pratica clinica attuale, il primo passo è il test rapido per la ricerca dell’antigene dello streptococco di gruppo A (tampone rapido). Questo esame fornisce un risultato in pochi minuti direttamente in ambulatorio pediatrico o in farmacia. Un risultato positivo è considerato altamente affidabile per iniziare immediatamente la terapia antibiotica.

Esame colturale

Se il test rapido risulta negativo ma il sospetto clinico del medico rimane elevato, le linee guida raccomandano l’esecuzione di un esame colturale del tampone faringeo. La coltura in laboratorio è il “gold standard” diagnostico: richiede 24-48 ore ma è in grado di rilevare l’infezione anche quando la carica batterica è troppo bassa per essere identificata dal test rapido.

Diagnosi differenziale

Il medico valuterà inoltre l’esclusione di altre condizioni che possono mimare la scarlattina, come la malattia di Kawasaki, la sindrome dello shock tossico o reazioni avverse a farmaci, che richiedono approcci terapeutici completamente differenti.

Cura e trattamento

L’obiettivo primario della terapia è l’eliminazione dello streptococco per prevenire le complicazioni a lungo termine, abbreviare il decorso dei sintomi e ridurre il rischio di contagio ad altre persone. Una corretta gestione permette una guarigione completa nella quasi totalità dei casi.

Terapia antibiotica

La scarlattina deve SEMPRE essere trattata con un ciclo completo di antibiotici. La scelta d’elezione nella pratica clinica italiana è l’utilizzo di amoxicillina (come il farmaco generico o nomi commerciali come Zimox) o, in alternativa e su valutazione medica, l’associazione amoxicillina/acido clavulanico (Augmentin).

  • Durata: Il trattamento deve durare tassativamente 10 giorni, anche se i sintomi scompaiono dopo le prime 24-48 ore. Interrompere la cura precocemente aumenta drasticamente il rischio di recidive e lo sviluppo di complicazioni gravi come la febbre reumatica.
  • Pazienti allergici: In caso di allergia accertata alle penicilline, il medico prescriverà antibiotici alternativi come le cefalosporine o i macrolidi (ad esempio l’azitromicina), seguendo protocolli specifici per queste classi di farmaci.

Gestione dei sintomi

Per migliorare il comfort del bambino durante i primi giorni, è possibile utilizzare:

  • Antipiretici e analgesici: Il paracetamolo (Tachipirina) o l’ibuprofene sono indicati per gestire la febbre e il dolore causato dal mal di gola.
  • Idratazione: È fondamentale incoraggiare il bambino a bere molti liquidi (acqua, brodi, succhi) per prevenire la disidratazione dovuta alla febbre alta.
  • Alimentazione: Prediligere cibi morbidi, freschi o tiepidi (come yogurt, puree o gelati) che risultano meno dolorosi da deglutire in presenza di tonsille infiammate.

Ritorno a scuola e isolamento

Un aspetto cruciale per i genitori è la gestione della contagiosità. Grazie alla terapia antibiotica, la carica batterica viene abbattuta molto rapidamente. Secondo il consenso scientifico attuale, il bambino non è più considerato contagioso dopo 24 ore dall’assunzione della prima dose di antibiotico. Superato questo intervallo e in assenza di febbre, è possibile riprendere la frequenza scolastica e le normali attività sociali.

Prevenzione delle recidive

Sebbene sia possibile contrarre la scarlattina più di una volta a causa dei diversi ceppi di streptococco, è buona norma sostituire lo spazzolino da denti all’inizio della terapia e assicurarsi che tutti i familiari con sintomi sospetti vengano testati per evitare l’effetto “rimbalzo” dell’infezione all’interno del nucleo familiare.

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