Introduzione
Il granuloma piogenico, anche detto emangioma capillare lobulare, granuloma teleangectasico o granuloma pediculatum, è una proliferazione di vasi sanguigni che si verifica nella sede di un recente trauma, anche minimo.
Interessa prevalentemente bambini e giovani adulti, più spesso in una sede cutanea e meno frequentemente a livello delle mucose (bocca, genitali, …).
Le sedi tipiche sono le dita delle mani, il volto, il cuoio capelluto, il tronco, le labbra. La maggior parte dei granulomi piogenici regredisce spontaneamente ma, poiché sono molto fastidiosi a causa del continuo sanguinamento, si opta spesso per l’asportazione chirurgica.
La prognosi è favorevole poiché la lesione va spesso incontro a regressione spontanea. Le complicazioni consistono specialmente nel sanguinamento che si verifica al minimo trauma, essendo la lesione molto friabile. Soprattutto per questo motivo, viene praticata l’asportazione chirurgica.
Non esistono purtroppo misure di prevenzione.

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Causa e fattori di rischio
Il granuloma piogenico costituisce la risposta non prevedibile ad un trauma minore.
Si tratta quindi di un processo iperplastico (ovvero caratterizzato da una eccessiva moltiplicazione cellulare) reattivo ad un trauma piuttosto che un processo neoplastico (tumorale).
La maggior parte delle lesioni insorge nella sede in cui c’è stato un trauma superficiale; alcuni casi di granulomi anulari multipli sono stati descritti in associazione con alterazioni endocrinologiche o terapie farmacologiche e sono andati incontro a regressione dopo la rimozione dello stimolo.
Sintomi
Lo sviluppo e l’evoluzione della lesione in seguito al trauma è molto rapido, avvenendo nell’arco di alcune settimane.
Il granuloma piogenico si presenta come una lesione cutanea
- rilevata
- di dimensioni inferiori al centimetro (papula) o maggiori al centimetro (nodulo)
- di colore rosa o rosso bruno,
- spesso esofitica (ovvero peduncolata, la crescita determina cioè la formazione di un’escrescenza),
- di consistenza molle,
- ricoperto da croste
- e con tendenza al sanguinamento in caso di trauma anche minimo.
La lesione è tipicamente indolore.
Le sedi classiche sono
- le dita,
- le palme delle mani,
- il volto,
- la parte superiore del tronco
- ed il cuoio capelluto
verosimilmente perché sono le sedi più spesso soggette a traumi. Possono essere interessate comunque tutte le aree cutanee e le zone di passaggio tra cute e mucose (labbra, mucosa del naso, gengive). Occasionalmente il granuloma piogenico insorge su un nevo o su un angioma a stella.
L’epulide è un granuloma piogenico della mucosa orale, tipico della donna in gravidanza, che si presenta come una papula rosea facilmente sanguinante alla superficie interna della mucosa labiale od in sede gengivale.

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Sono stati descritti granulomi piogenici multipli, localizzati o disseminati, che si osservano in soggetti adulti dopo asportazione chirurgica o mediante elettrocoagulazione di una lesione cutanea localizzata al tronco in sede interscapolare (ad esempio un nevo) oppure in seguito ad una grave ustione.
Sono molto rare due varianti atipiche di granuloma piogenico: il granuloma piogenico intravascolare, che si presenta sotto forma di un nodulo dermico, e quello sottocutaneo.
Diagnosi
L’iter diagnostico del granuloma piogenico inizia solitamente con un attento esame obiettivo da parte del dermatologo. Nonostante la lesione presenti spesso un aspetto clinico molto caratteristico, la rapidità della sua crescita e la marcata tendenza al sanguinamento rendono necessari accertamenti mirati per garantire una diagnosi di certezza.
Esame clinico e dermoscopia
Il medico valuta visivamente la lesione, analizzandone la forma, il colore e la consistenza. Uno strumento fondamentale nel percorso diagnostico attuale è la dermoscopia (o epiluminescenza), una tecnica non invasiva che permette di osservare le strutture vascolari interne non visibili a occhio nudo. In presenza di un granuloma piogenico, l’indagine dermoscopica rivela tipicamente aree rosse omogenee prive di strutture specifiche e il caratteristico “collaretto” biancastro alla base, elementi che aiutano a differenziarlo da altre formazioni cutanee.
Biopsia ed esame istologico
Sebbene il sospetto clinico sia spesso forte, la conferma definitiva deriva dall’esame istologico della lesione asportata. Il tessuto viene analizzato al microscopio per identificare la tipica proliferazione vascolare organizzata in lobuli (pattern lobulare) e la presenza di capillari neoformati. Questo passaggio è considerato il “gold standard” diagnostico, poiché è l’unico modo per escludere con assoluta certezza patologie maligne che possono mimarne l’aspetto.
Diagnosi differenziale
È essenziale distinguere il granuloma piogenico da altre condizioni che possono manifestarsi in modo simile:
- Il nevo di Spitz, una lesione melanocitaria frequente nei giovani, solitamente meno vascolarizzata;
- L’angioma, che tende a essere meno peduncolato e più stabile nel tempo;
- Il sarcoma di Kaposi, una proliferazione neoplastica dei vasi legata a fattori virali;
- Il melanoma amelanotico, una variante di tumore maligno priva di pigmento scuro, che può apparire come un nodulo rossastro e friabile;
- Il carcinoma spinocellulare ulcerato, tumore maligno dei cheratinociti legato all’esposizione solare;
- Eventuali metastasi cutanee derivanti da tumori localizzati in altri organi.
Gravidanza
Il granuloma piogenico compare tipicamente durante la gravidanza in sede gengivale ed è definito epulide delle gravide o tumore della gravidanza (nonostante sia tendenzialmente sempre benigno).
Verosimilmente l’epulide della gravidanza è dovuta all’aumento degli ormoni sessuali (estrogeni e progesterone) che modificano il microbiota gengivale rendendosi responsabili dell’infiammazione locale.
Cura
L’obiettivo principale della terapia è l’eradicazione della lesione per prevenire i frequenti sanguinamenti e il disagio estetico, minimizzando al contempo il rischio di recidive. La scelta del trattamento dipende dalle dimensioni della lesione, dalla sua localizzazione e dalle preferenze del paziente.
Approcci chirurgici e fisici
Le tecniche ablative rimangono le opzioni più efficaci e diffuse nella pratica clinica:
- Escissione chirurgica: Rappresenta il trattamento risolutivo per eccellenza. Prevede la rimozione completa della lesione con un piccolo margine di tessuto sano e la chiusura della ferita con punti di sutura. È la tecnica preferibile perché consente di inviare l’intero campione all’esame istologico e presenta il minor tasso di ricomparsa (recidiva).
- Curettage ed elettrocoagulazione: La lesione viene rimossa tramite “raschiamento” con una curette e la base viene trattata con il calore (elettrobisturi) per sigillare i vasi sanguigni e distruggere eventuali residui.
- Laserterapia: L’impiego di laser vascolari specifici (come il Dye Laser pulsato) o laser CO2 permette di trattare la lesione con precisione, spesso con ottimi risultati estetici, sebbene possa talvolta richiedere più di una seduta.
- Crioterapia: L’applicazione di azoto liquido può essere utilizzata per lesioni di piccole dimensioni, provocandone la distruzione tramite il freddo intenso.
Terapie farmacologiche e innovative
Negli ultimi anni, l’approccio terapeutico si è arricchito di opzioni non invasive. L’applicazione topica di beta-bloccanti (come il timololo in gel) si è dimostrata efficace in molti casi, specialmente nei pazienti pediatrici o per lesioni non ulcerate, favorendo una progressiva regressione dei vasi sanguigni. In alternativa, possono essere considerati l’imiquimod o l’applicazione di corticosteroidi potenti in occlusione, sebbene queste opzioni siano solitamente riservate a casi selezionati.
Gestione in gravidanza
Per quanto riguarda l’epulide gravidica, l’approccio è generalmente conservativo. Poiché la lesione è influenzata dai cambiamenti ormonali, tende spesso a regredire spontaneamente dopo il parto. L’asportazione viene programmata durante la gravidanza solo se il granuloma causa sanguinamenti gravi, dolore o interferisce significativamente con l’alimentazione.
Stile di vita e precauzioni
In attesa del trattamento definitivo, è importante adottare alcuni accorgimenti per gestire la fragilità della lesione:
- Proteggere l’area da traumi o sfregamenti accidentali (ad esempio con un cerotto morbido).
- In caso di sanguinamento, comprimere con una garza pulita per almeno 10 minuti senza interruzioni.
- Mantenere una corretta igiene locale per prevenire sovrainfezioni batteriche.
- Evitare tentativi di “automedicazione” o rimozione domestica, che potrebbero causare emorragie difficili da controllare o ritardare la diagnosi di lesioni più gravi.
Fonti e bibliografia
- Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-Hill 4° edizione.
- Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.
- Braun-Falco O., Plewing G., Wolff H.H., Burgdorf W.H.C. Dermatologia. Edizione italiana a cura di Carlo Gelmetti. Sprienger – Verlag Italia 2002.
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Autore
Dr.ssa Giulia Ciccarese
Medico Chirurgo - DermatologaIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Lecce n. 7520, specialista in Dermatologia e Venereologia