Neo (o nevo) e melanoma: sintomi, foto, autodiagnosi e prevenzione

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Introduzione

I nei (o nevi) sono le macchie che compaiono sulla pelle quando specifiche cellule epiteliali (melanociti) si accumulano, formando una piccola massa insieme al tessuto circostante. Si presentano in genere di colore rosato, marrone chiaro, marrone scuro o dello stesso colore della pelle.

I melanociti sono cellule epiteliali distribuite sull’intera superficie corporea responsabili della produzione del pigmento responsabile del colore della pelle; quando prendiamo il sole i melanociti producono una maggior quantità di pigmento (melanina), facendoci abbronzare.

I nei sono molto frequenti, tanto che la maggior parte delle persone ne ha da dieci a quaranta. Di tanto in tanto, di solito fino ai quarant’anni, possono anche comparirne di nuovi.

Possono essere piatti oppure leggermente in rilievo; normalmente sono rotondi oppure ovali ed al massimo del diametro di una matita. Molti nei, all’inizio, sono piccoli e piatti, ma col tempo si ingrandiscono e diventano in rilievo. Con l’andare degli anni possono infine nuovamente appiattirsi, scolorire e talvolta scomparire.

Un neo che accidentalmente vada incontro a un taglio o un’abrasione, diventa pericoloso?

La risposta è no, un qualsiasi traumatismo su un neo benigno non ne cambia la natura e non aumenta quindi il rischio di trasformazione maligna. Sono invece da sottoporre con urgenza ad un dermatologo eventuali nevi che inizino a sanguinare senza apparente causa.

Si può rimuovere un neo per motivi estetici?

Se un melanoma è il problema più serio che può essere causato da un neo, quest’ultimo può diventare causa anche di altri fastidi per il paziente, come ad esempio:

  • impigliarsi facilmente in vestiti o gioielli se in rilievo,
  • irritarsi frequentemente se sottoposto a sfregamento in specifiche parti del corpo,
  • causare imbarazzo a causa delle dimensioni.

Anche in questi casi il dermatologo può procedere alla rimozione in totale sicurezza, senza il rischio di innescare la comparsa di tumori.

Posso coprire un neo con un tatuaggio?

Tatuare un neo non è una scelta consigliabile, perché se in seguito si sviluppasse un melanoma il tatuaggio potrebbe rendere più difficile accorgersi dei primi sintomi.

Fotografia di un dermatologo che analizza visivamente un neo sospetto

iStock.com/Wavebreakmedia

Nei displastici

Circa il 10% delle persone presenta almeno un neo insolito o atipico, ovvero con un aspetto diverso dagli altri: i dermatologi li definiscono nei displastici.

I medici ritengono che i nei displastici corrano un rischio maggiore rispetto a quelli normali di trasformarsi in una particolare forma di tumore alla pelle chiamata melanoma, proprio per questo è fondamentale farli controllare regolarmente dal dermatologo o da un medico con esperienza, soprattutto qualora

  • dovessero avere un aspetto strano,
  • si fossero ingranditi,
  • avessero cambiato colore, profilo o altre caratteristiche.
Nei normali Nei displastici
Colore
Colore neo displastico

Colore neo displastico

Scuri, marroni e di colore rosso/rosa. I nei del paziente tendono ad essere abbastanza diversi tra loro.

Forma
Forma neo normale

Forma neo normale

Rotonda o ovale, con un margine ben distinto che separa il neo dal resto della pelle.

Forma neo displastico

Forma neo displastico

I margini sono irregolari, in alcuni casi dentellati. Possono schiarirsi gradualmente, fino a confondersi con la pelle circostante. La zona piatta del neo può essere al livello della pelle.

Superficie
Superficie neo normale

Superficie neo normale

All’inizio sono puntini piatti (1a); poi possono diventare in rilievo (1b) e formare una piccola escrescenza liscia (1c).

Superficie neo displastico

Superficie neo displastico

L’aspetto può essere liscio, leggermente squamoso, oppure ruvido, irregolare e rugoso.

Dimensione
Dimensione neo normale

Dimensione neo normale

Di solito il diametro è inferiore ai 5 mm (diametro di una matita).

Dimensione neo displastico

Dimensione neo displastico

Spesso hanno un diametro superiore ai 5 mm, e a volte possono superare i 10 mm di diametro.

Numero
Numero nei normali

Numero nei normali

Sul corpo di un adulto di solito ci sono tra i 10 e i 40 nei.

Numero nei displastici

Numero nei displastici

Possono essere moltissimi (più di 100); tuttavia i nei displastici di solito sono pochi.

Posizione
Posizione nei normali

Posizione nei normali

Di solito si trovano nella parte superiore del corpo (sopra la vita), e sulle superfici esposte. Il cuoio capelluto, il seno e le natiche di solito non presentano nei normali.

Posizione nei displastici

Posizione nei displastici

Possono colpire tutte le zone dell’organismo, ma tipicamente compaiono sulla schiena e sulle zone esposte al sole. Possono anche comparire nella parte alta del corpo, sul cuoio capelluto, sul seno e sulle natiche.

(Fonte fotografie: NIH)

L’alfabeto dei nei (fonte: Humanitas Salute) è un modo semplice, veloce e facile da ricordare per riconoscere un neo sospetta (ma che, si noti bene, sarà innocente fino a prova contraria, quindi niente panico!). Si utilizzano le prime cinque lettere dell’alfabeto:

Asimmetria: se ipotizziamo di dividere il neo a metà con una linea verticale, dobbiamo verificare se le due parti sono uguali (simmetriche) oppure diverse tra loro (asimmetriche). Se la macchia è asimmetrica deve destare preoccupazione.
Bordi: i bordi di un neo non pericoloso sono regolari, mentre se sono irregolari e frastagliati è sospetto.
Colore: Se il colore si modifica nel tempo o vi sono più colori contemporaneamente si deve accendere una spia di allarme.
Dimensioni: i nei hanno dimensioni modeste, in media un diametro di 2-3 millimetri. Meglio approfondire, quindi, se la macchia è piuttosto grande, con un diametro oltre i 6 millimetri.
 Evoluzione: se la macchia si modifica velocemente cambiando aspetto, quindi, forma, colore o dimensioni oppure se iniziasse a diventare pruriginosa, è bene allertarsi e rivolgersi al dermatologo.

Melanoma

Il melanoma è una forma di tumore della pelle fra i più gravi, perché negli stadi avanzati è in grado di diffondersi in altre parti dell’organismo attraverso la formazione di metastasi. Può anche colpire l’occhio (melanoma uveale) o, più raramente, le altre parti dell’organismo in cui si trovano i melanociti, come ad esempio le unghie.

Il melanoma ha origine quando i melanociti, le cellule responsabili del colore della pelle, subiscono una mutazione e iniziano a proliferare senza controllo, in modo disordinato. Le cellule del melanoma sono in grado di invadere e distruggere le cellule sane circostanti e formare una massa di tessuto maligno (tumore) sulla superficie della pelle.

Può avere origine da un neo preesistente, oppure nascere su una zona di pelle libera. Il dermatologo può dirvi se un neo dall’aspetto anomalo deve essere tenuto sotto controllo oppure rimosso, per individuare eventuali cellule tumorali. La finalità degli esami dermatologici di routine è quella di identificare i nei anomali e tenerli sotto controllo.

La rimozione di un neo o di un campione di tessuto da esaminare al microscopio è detta biopsia, se dalla biopsia emerge la diagnosi di melanoma il paziente e il medico devono decidere insieme qual è la terapia migliore. In molti casi il melanoma può essere curato con un semplice intervento chirurgico, se il tumore viene scoperto nelle fasi iniziali, cioè prima che inizi a diffondersi verso l’esterno della pelle e prima che le cellule tumorali abbiano iniziato a diffondersi in altre parti dell’organismo. Invece, se il melanoma è già in stadio avanzato, le cellule tumorali probabilmente si sono già diffuse attraverso i vasi sanguigni o il sistema linfatico e hanno già dato origine a tumori (metastasi) in altre parti dell’organismo. Il melanoma diffuso è molto più difficile da curare.

I medici e i ricercatori ritengono che sia possibile prevenire molti casi di melanoma e di scoprirne comunque la maggior parte dei casi con una diagnosi precoce, quando la malattia ha buone probabilità di essere curata con un semplice intervento chirurgico. Negli ultimi decenni un numero sempre maggiore di melanomi è stato scoperto con una diagnosi precoce, quando ancora il tumore è molto piccolo e c’è meno rischio di metastasi. Documentarsi sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce è importante per chiunque, ma soprattutto per chi presenta particolari fattori di rischio per il melanoma. Tra i fattori di rischio ricordiamo i nei displastici o un numero elevato di nei normali.

La pecora nera

Un segnale che può essere valutato direttamente dal paziente è il cosiddetto segno della black sheep (pecora nera),  descritto come presenza di un neo palesemente più scuro di tutti gli altri del corpo o, più correttamente, della zona in cui si presenta.

Il segno della pecora nera, anche in assenza di altre alterazioni, dovrebbe indurre ad una visita specialistica di controllo.

(Fonte: Dr. Laino)

Fattori di rischio per il melanoma

Chiunque può sviluppare un melanoma, ma tra i fattori in grado di aumentarne la probabilità figurano:

  • Precedenti famigliari o personali di melanoma,
  • presenza di nei displastici,
  • immunodeficienza o altri problemi al sistema immunitario,
  • numero elevato di nei normali (più di 50),
  • esposizione alla radiazione ultravioletta (UV) e scottature gravi con formazione di vesciche,
  • lentiggini,
  • pelle molto chiara (fototipo basso).

È importante ricordare che la presenza di un neo displastico o di altri fattori di rischio per il melanoma non è causa certa di sviluppo della malattia, anzi, in realtà la stragrande maggioranza non si ammalerà; allo stesso modo circa il 50% dei pazienti che soffrono di melanoma non presenta nei displastici e può non avere altri fattori di rischio accertati.

Diagnosi

La diagnosi precoce rappresenta lo strumento più efficace per ridurre la mortalità legata al melanoma. Il percorso diagnostico moderno si articola in diverse fasi, che partono dall’autoesame consapevole fino alle tecnologie digitali di precisione utilizzate dal dermatologo.

Valutazione clinica e autoesame

Il primo passo per una diagnosi tempestiva è l’osservazione sistematica della propria pelle. I segnali che richiedono una valutazione medica immediata sono riassunti nelle caratteristiche cliniche del melanoma:

Grandi dimensioni
Dimensione melanoma

Dimensione melanoma

La maggior parte dei melanomi ha un diametro superiore ai 6 mm, sebbene la diagnosi precoce possa identificare lesioni più piccole.

Diversi colori
Colore melanoma

Colore melanoma

La disomogeneità cromatica (sfumature di nero, marrone, rosso o bianco) è un segnale di allarme fondamentale.

Margine irregolare
Bordo melanoma

Bordo melanoma

Bordi frastagliati, a “carta geografica” o poco netti suggeriscono una crescita disordinata.

Superficie irregolare
Superficie melanoma

Superficie melanoma

Sanguinamento spontaneo, comparsa di croste o erosioni che non guariscono sono segni di potenziale malignità.

Sensazione anomala
Sensazione melanoma

Sensazione melanoma

Prurito persistente, tensione o dolore localizzato su un neo specifico meritano attenzione.

Pelle circostante
Pelle attorno al melanoma

Pelle attorno al melanoma

Arrossamento o comparsa di piccoli punti scuri (“satelliti”) intorno al neo principale.

L’autoesame deve essere eseguito mensilmente in una stanza ben illuminata, monitorando anche le zone meno visibili come il cuoio capelluto, gli spazi interdigitali e le piante dei piedi, eventualmente con l’aiuto di uno specchio o di un familiare.

Esami specialistici e mappatura dei nei

Durante la visita specialistica, il dermatologo utilizza la dermoscopia (o epiluminescenza), una tecnica non invasiva che permette di visualizzare strutture profonde della pelle non visibili a occhio nudo. Nelle persone con un numero elevato di nei o con nei displastici, si ricorre spesso alla videodermoscopia digitale (mappatura dei nei). Questa procedura prevede l’archiviazione di immagini ad alta risoluzione che vengono confrontate nel tempo per individuare minimi cambiamenti morfologici, permettendo di identificare melanomi “incipienti”.

Biopsia ed esame istologico

Qualora una lesione risulti sospetta, si procede con l’asportazione chirurgica (biopsia escissionale). Il tessuto rimosso viene analizzato dal patologo al microscopio per confermare la diagnosi e definire parametri cruciali come lo spessore di Breslow (la profondità di invasione del tumore), che guida le successive scelte terapeutiche.

Stadiazione e biomarcatori

Per i melanomi che superano determinati parametri di profondità, il protocollo prevede la ricerca del linfonodo sentinella, una procedura che verifica se le cellule tumorali hanno iniziato a diffondersi nel sistema linfatico. Nei casi avanzati, la diagnosi si completa con indagini radiologiche (TC, PET o Risonanza Magnetica) e test molecolari per individuare specifiche mutazioni genetiche (come BRAF, NRAS o c-KIT). Queste “firme genetiche” sono oggi indispensabili per selezionare le terapie personalizzate più efficaci.

Trattamento e cura

L’approccio terapeutico al melanoma ha subito una rivoluzione radicale negli ultimi anni, passando da una gestione puramente chirurgica a una medicina di precisione che integra chirurgia, immunoterapia e terapie a bersaglio molecolare. L’obiettivo primario è la rimozione completa del tumore locale e, nei casi più avanzati, il controllo sistemico della malattia.

Chirurgia

L’intervento chirurgico è il trattamento d’elezione per il melanoma localizzato. In base all’esito dell’esame istologico, il chirurgo effettua una “radicalizzazione”, ovvero l’asportazione di un ulteriore margine di pelle sana intorno alla cicatrice della biopsia per minimizzare il rischio di recidiva locale. Se il test del linfonodo sentinella risulta positivo, si valuta la gestione dei linfonodi dell’area coinvolta, sebbene oggi si tenda a privilegiare terapie farmacologiche sistemiche piuttosto che asportazioni linfonodali estese e debilitanti.

Immunoterapia e terapie mirate

Per i pazienti con melanoma in stadio avanzato o ad alto rischio di recidiva, sono disponibili trattamenti innovativi che hanno cambiato drasticamente la prognosi:

  • Immunoterapia (Inibitori dei checkpoint): farmaci che “risvegliano” il sistema immunitario del paziente, rendendolo capace di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Questi trattamenti vengono utilizzati sia per la malattia metastatica sia come terapia “adiuvante” (dopo la chirurgia) per prevenire il ritorno del tumore.
  • Terapie a bersaglio molecolare (Targeted Therapy): farmaci orali diretti contro specifiche mutazioni genetiche (come la mutazione BRAF V600). Questi farmaci agiscono bloccando i segnali di crescita cellulare tipici del melanoma, offrendo risposte spesso rapide e significative.

Terapie neoadiuvanti

Un approccio di frontiera, sempre più validato, consiste nella somministrazione dell’immunoterapia prima dell’intervento chirurgico definitivo (terapia neoadiuvante). Questo metodo permette di “istruire” il sistema immunitario contro il tumore mentre esso è ancora presente, migliorando spesso l’efficacia a lungo termine e facilitando l’intervento chirurgico.

Stile di vita e gestione post-terapeutica

La gestione del paziente non si esaurisce con la fine delle cure farmacologiche o chirurgiche. Lo stile di vita gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione secondaria. È imperativo adottare un protocollo di fotoprotezione rigoroso: evitare l’esposizione diretta nelle ore di punta, utilizzare abbigliamento protettivo e filtri solari ad ampio spettro applicati correttamente.

Il monitoraggio (follow-up) deve essere costante e rigoroso, con visite dermatologiche semestrali o annuali e, se indicato, controlli radiologici periodici. Un supporto psicologico può essere utile per gestire l’ansia legata al rischio di recidiva e per accompagnare il paziente nel percorso di cura.

Sopravvivenza

Il melanoma cutaneo colpisce soprattutto nella fascia di età compresa tra i 45 e i 50 anni, anche se l’età media è in progressiva diminuzione; è fortunatamente raro nei bambini.

Fonti americane stimano nel 93.7% la sopravvivenza a 5 anni, probabilmente sovrapponibile a quella italiana.

In Italia l’incidenza è in continua crescita ed è addirittura raddoppiata negli ultimi 10 anni, anche se di fatto il melanoma cutaneo rappresenta solo il 5% dei tumori che colpiscono la pelle, mentre molto più comuni sono i carcinomi spinocellulari e basocellulari.

Prevenzione

Il numero di persone colpite dal melanoma aumenta di anno in anno, nei soli Stati Uniti è più che raddoppiato negli ultimi vent’anni e come abbiamo visto in Italia i numeri sono paragonabili. Gli esperti ritengono che molti dei nuovi casi di melanoma nel mondo siano connessi ad un aumento del tempo trascorso al sole.

Le radiazioni ultraviolette (UV) emesse dal sole, dalle lampade solari e dai lettini solari, danneggiano la pelle e possono causare il melanoma e altre forme di tumore. (Ricordiamo che i raggi ultravioletti sono di due tipi: UVA e UVB). Tutti, e in particolar modo chi ha dei nei displastici o altri fattori di rischio, dovrebbero cercare di minimizzare il rischio di soffrire di melanoma proteggendo la pelle dalla radiazione UV. L’intensità della radiazione UV emessa dal sole è massima in estate, e soprattutto nelle ore centrali della giornata.

Una regola semplice è quella di evitare l’esposizione al sole oppure di proteggere la pelle quando vedete che la vostra ombra è più corta della vostra altezza.

Chi lavora o fa sport al sole dovrebbe indossare abiti protettivi, ad esempio un cappello e una camicia con le maniche lunghe; inoltre, per proteggere la pelle, possono essere utili le creme, gli spray o i gel con filtro di protezione solare. Molti specialisti ritengono che i filtri di protezione solare contribuiscano alla prevenzione del melanoma, soprattutto quelli che riflettono, assorbono e/o disperdono entrambi i tipi di radiazione ultravioletta. I filtri solari sono classificati a seconda della loro forza, in base a un parametro detto fattore di protezione (SPF). Più il fattore di protezione è alto, più la pelle è protetta dalle scottature.

  • I filtri solari con SPF compreso tra 2 e 11 forniscono una protezione minima;
  • quelli con SPF compreso tra 12 e 29 offrono una protezione intermedia,
  • invece quelli con SPF pari o superiore a 30 offrono una protezione massima.

Vi consigliamo inoltre di usare occhiali da sole dotati di lenti con filtro anti UV: sull’etichetta deve essere specificato che le lenti schermano almeno il 99 per cento delle radiazioni UVA e UVB.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Nei, quando preoccuparsi? Quando un neo è pericoloso? Come riconoscerlo?

Se la maggior parte dei nei sono innocui, si raccomanda di rivolgersi ad un dermatologo in tutti i casi dubbi; in particolare devono destare sospetti cambiamenti e caratteristiche rilevabili secondo la regola ABCDE:
  • Asimmetria, molti melanomi sono privi di simmetria, mostrandosi cioè con forme irregolari
  • Bordo, un melanome ha tipicamente borsi irregolari e confini dentellati
  • Colore, la contemporanea presenza di diversi colori deve indurre ad una verifica, così come un neo più scuro degli altri
  • Diametro, un aumento delle dimensioni di un neo dev'essere considerato con attenzione
  • Evoluzione, qualsiasi cambiamento di forma, dimensione, colore, superficie merita di essere verificato, così come la comparsa di sintomi (prurito, bruciore, ...).
Evidenziare anche eventuali pecore nere (brutto anattroccolo secondo altri autori), ossia nei visibilmente diversi dagli altri circostanti.

Tagliarsi o ferirsi un neo è pericoloso?

A differenza di quanto normalmente si pensa no, un qualsiasi infortunio accaduto su un neo benigno non può divetare causa di trasformazione maligna.

Rimuovere chirurgicamente un neo per motivi estetici è pericoloso?

No, non c'è alcun pericolo di trasformazione neoplastica.
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