Introduzione
La cheratosi seborroica è una lesione rilevata sul piano cutaneo, a superficie verrucosa (è anche definita verruca seborroica), di colore variabile dal marrone chiaro al nero, molto comune nell’età adulta specialmente dopo i 40 anni ed anziana.
Si tratta di una lesione benigna che non necessita di trattamento, se non per fini estetici.

By James Heilman, MD – Own work, CC BY-SA 3.0, Link
Cause
La cheratosi seborroica non riconosce una causa precisa.
Corrisponde istologicamente alla proliferazione dei cheratinociti (le cellule che costituiscono l’epidermide), in particolare ad un ispessimento delle cellule dello strato corneo, la porzione più superficiale dell’epidermide, composta da cellule prive di nucleo (corneociti); non si conosce però cosa determini questo ispessimento.

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L’associazione tra l’esposizione alle radiazioni ultraviolette ed il numero delle lesioni non è certa, mentre è probabile che esista una predisposizione genetica. Le forme eruttive di cheratosi seborroiche, ovvero multiple cheratosi che insorgono contemporaneamente ed improvvisamente, potrebbero essere legate alla circolazione ematica di fattori di crescita nell’ambito di una neoplasia maligna di un organo interno, neoplasia di cui potrebbero rappresentare un primo segno (segno di Leser-Trelat, vedi foto seguente).

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Anche se talvolta hanno un aspetto simile alle verruche virali, le cheratosi seborroiche non hanno una causa infettiva, pertanto non sono contagiose né trasmissibili da una persona all’altra.
Manifestazioni cliniche e sintomi
Le cheratosi seborroiche
- iniziano come delle lesioni piane (macule)
- che progressivamente si ispessiscono, trasformandosi in
- papule (lesioni rilevate di dimensioni inferiori al centimetro)
- o placche (lesioni rilevate di dimensioni maggiori di 1 centimetro che spesso derivano dalla confluenza delle papule).
A questo punto possono rimanere tali per sempre, a meno che non vengano rimosse o traumatizzate.

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Sono lesioni superficiali che sembrano semplicemente appoggiate alla pelle, senza infiltrazione sottostante. Specialmente la parte superficiale verrucosa, infatti, è ricoperta da squame untuose ed è poco aderente, tanto che si può staccare con un colpo d’unghia o con una curette (un bisturi di forma rotonda).
Il colore è variabile dal giallo al marrone chiaro/marrone scuro, fino al nero. Si tratta spesso di lesioni multiple, in numero variabile da poche unità fino a centinaia, di forma tonda, ovale o irregolare.
Quando le cheratosi seborroiche sono numerose possono essere disseminate disordinatamente oppure disporsi linearmente seguendo le pieghe cutanee o le direzioni verso cui si esercita lo sfregamento degli indumenti (ad esempio le pieghe sottomammarie). La localizzazione preferenziale è nelle zone seborroiche di
- volto,
- torace (regione sternale),
- dorso,
ma si trovano spesso anche sull’addome e nelle pieghe ascellari e inguinali.
Sugli arti inferiori le lesioni sono poco frequenti e possono comparire sotto forma di elementi multipli di colore grigiastro (stuccocheratosi). Quando la cheratosi seborroica è clinicamente molto scura può essere chiamata melanoacantoma: in essa, dal punto di vista istologico, oltre alla proliferazione dei cheratinociti, si osserva un cospicuo aumento dei melanociti, le cellule cutanee che producono la melanina e sono responsabili della pigmentazione cutanea.
Diagnosi
La diagnosi della cheratosi seborroica è prevalentemente clinica e si avvale dell’ispezione visiva da parte del dermatologo. Sebbene l’aspetto “incollato” della lesione sia spesso caratteristico, l’accuratezza diagnostica è notevolmente aumentata dall’uso della dermoscopia (o epiluminescenza).
Esame dermoscopico
La dermoscopia rappresenta oggi lo standard di valutazione non invasiva. Grazie a questa metodica, il medico può identificare strutture specifiche che confermano la natura benigna della lesione, come:
- Cisti simili a milia: piccoli punti bianchi o giallastri circolari.
- Sbocchi comedonici: aree irregolari di colore scuro che ricordano i punti neri.
- Creste e fessure: un aspetto che ricorda la superficie di un cervello o di una noce.
- Vasi a forcina: piccoli capillari con una forma caratteristica a U.
Diagnosi differenziale
Un aspetto fondamentale della diagnosi è distinguere la cheratosi seborroica da tumori cutanei più seri. Il dermatologo deve escludere con certezza:
- Melanoma: specialmente quando la cheratosi è molto scura o presenta colori non uniformi.
- Carcinoma basocellulare pigmentato: che può simulare una lesione benigna ma richiede un trattamento differente.
- Carcinoma spinocellulare: da considerare se la lesione appare infiammata, ulcerata o cresce molto rapidamente.
- Cheratosi attinica: lesione precancerosa legata al sole, solitamente più ruvida e meno “spessa”.
- Lentigo solare: macchie piane che spesso rappresentano lo stadio iniziale di una futura cheratosi seborroica.
- Nevo melanocitario: i comuni nei, che hanno però una struttura dermoscopica completamente diversa.
Biopsia cutanea
Qualora l’esame dermoscopico non permetta di escludere con assoluta certezza una patologia maligna (casi dubbi o lesioni atipiche), si procede con una biopsia cutanea. Il campione prelevato viene analizzato al microscopio (esame istologico) per ottenere una diagnosi definitiva e rassicurante.
Prognosi e complicazioni
L’evoluzione e la prognosi sono benigne: le cheratosi seborroiche progressivamente si moltiplicano e si ingrandiscono, ma alcune possono sfaldarsi spontaneamente. Fattori irritativi o traumatici locali possono modificare la morfologia della lesione che aumenta di volume, si arrossa e può andare incontro a sanguinamento (cheratosi seborroica irritata o infiammata).
Rimedi e cura
Trattandosi di una condizione benigna, la cheratosi seborroica non richiede obbligatoriamente un trattamento medico. Molti pazienti scelgono però di rimuoverle per motivi estetici o se la lesione diventa fastidiosa, pruriginosa o soggetta a continui sfregamenti con i vestiti.
Opzioni di trattamento ambulatoriale
Esistono diverse tecniche sicure ed efficaci per l’eliminazione delle lesioni, la scelta dipende dal numero, dalla posizione e dalle dimensioni della cheratosi:
- Crioterapia con azoto liquido: è uno dei metodi più comuni. Il freddo intenso causa il congelamento e la successiva caduta della lesione in pochi giorni. Può talvolta lasciare una macchia più chiara o scura (iper o ipopigmentazione temporanea).
- Curettage: consiste nel “raschiare” delicatamente la lesione con uno strumento a forma di cucchiaio (curette) previa anestesia locale. È molto efficace per le lesioni rilevate.
- Diatermocoagulazione (elettrocauterizzazione): utilizza la corrente elettrica per bruciare la lesione. Spesso viene combinata con il curettage.
- Laserterapia (Laser CO2 o Erbium): permette una rimozione molto precisa e rapida con un eccellente risultato estetico e tempi di guarigione minimi. È l’opzione preferita per le lesioni sul volto.
- Shave excision: la lesione viene “affettata” alla base con una lama sottile. Questa tecnica è utile se il medico desidera inviare il campione per l’esame istologico.
Trattamenti topici e farmacologici
Per lesioni sottili o pazienti che preferiscono evitare procedure chirurgiche, possono essere considerati approcci meno invasivi:
- Soluzioni a base di Perossido di Idrogeno (Acqua ossigenata) ad alta concentrazione: esistono protocolli medici che prevedono l’applicazione di soluzioni concentrate (circa il 40%) effettuate esclusivamente dal professionista, che portano alla progressiva dissoluzione della cheratosi.
- Cheratolitici: creme o gel a base di urea ad alta concentrazione (40-50%) o acido salicilico possono aiutare ad assottigliare le lesioni molto spesse e crostose, rendendole meno visibili e fastidiose, sebbene raramente le eliminino del tutto.
Stile di vita e gestione domiciliare
Sebbene non esista una dieta o un’abitudine specifica che possa far scomparire le cheratosi seborroiche, alcuni accorgimenti possono migliorare la convivenza con queste lesioni:
È fondamentale evitare di grattare, stuzzicare o tentare di rimuovere le lesioni da soli con le unghie o strumenti impropri. Questo comportamento aumenta drasticamente il rischio di infezioni batteriche, sanguinamenti e cicatrici permanenti. In caso di infiammazione o prurito, l’applicazione di emollienti delicati può dare sollievo temporaneo, ma è sempre consigliabile una valutazione dermatologica per escludere che il fastidio sia segno di una trasformazione della lesione o di un’irritazione meccanica.
Prevenzione
Non sono possibili misure di prevenzione.
Fonti e bibliografia
- Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-Hill 4° edizione.
- Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.
Autore
Dr.ssa Giulia Ciccarese
Medico Chirurgo - DermatologaIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Lecce n. 7520, specialista in Dermatologia e Venereologia