Introduzione
Per cheratosi attinica (anche detta cheratosi solare) s’intende una specifica lesione cutanea che si manifesta nelle aree esposte eccessivamente alla luce solare e quindi ai raggi ultravioletti; è caratterizzata dall’iperplasia dello strato corneo dell’epidermide e da altre anomalie dello sviluppo cellulare (sostanzialmente si tratta di lesioni isolate, più spesse e dure della pelle circostante, quasi come croste o squame).
Si presenta quindi come una lesione squamosa, leggermente rilevata di colorito giallo-grigiastro, che può essere circondata da un alone rossastro; dal punto di vista sistemico non presenta altri sintomi se non la sensazione di secchezza cutanea e di prurito a livello della lesione.
La caratteristica principale di questa patologia è il fatto che essa rappresenti una lesione pre-neoplastica: questo significa che, se non riconosciuta e trattata tempestivamente, la cheratosi attinica potrebbe trasformarsi in un tumore della pelle, come:
- basalioma o carcinoma basocellulare,
- spinalioma o carcinoma squamo cellulare.
La cheratosi attinica tende a colpire maggiormente le persone di carnagione chiara con capelli biondi o rossi e si manifesta nelle zone maggiormente esposte, quindi soprattutto:
- viso,
- braccia e gambe,
- cuoio capelluto nei soggetti calvi.
La patologia è caratterizzata da una lesione cutanea squamosa con alone eritematoso, di colore giallo-grigiastro. Può essere rilevata e dare prurito.
In caso di lesione sospetta è opportuno rivolgersi ad un dermatologo, che a seguito di conferma della diagnosi di cheratosi attinica potrà consigliare la serie di trattamenti necessari per la guarigione e soprattutto il blocco della progressione verso una patologia maligna.
Cause
La cheratosi attinica è causata dai raggi ultravioletti, che sono radiazioni elettromagnetiche emesse dal sole alle quali siamo esposti durante tutto l’anno. D’estate tuttavia questi raggi incidono in maniera più diretta e per un tempo più lungo, aumentando potenzialmente il loro danno.
I raggi ultravioletti possono provocare danni sia a breve che a lungo termine, a breve termine in caso di eccessiva esposizione solare sono la causa dei tipici eritemi solari (in gergo “scottature”) ovvero delle aree rossastre e dolenti nelle aree esposte come viso, spalle, torace, addome e gambe.
Velocizzano inoltre il processo di invecchiamento cutaneo con possibile comparsa precoce di:
- rughe,
- efelidi (piccole macchie brune a livello del viso, soprattutto su radice del naso e zigomi),
- lentiggini solari (macchie giallo-rossastre o brunastre di forma irregolare, che si concentrano come le efelidi a livello del viso).
A lungo andare i raggi ultravioletti possono provocare problemi ben più seri, come:
- cheratosi attinica,
- tumori della pelle come i carcinomi o il melanoma.
Le ragioni di queste conseguenze sono da cercare nella capacità dei raggi ultravioletti di causare un danno al DNA delle cellule cutanee. Col passare del tempo, nelle zone più esposte le cellule accumulano diversi danni genetici, portando allo sviluppo in primis della cheratosi attinica.
Se tale lesione non viene riconosciuta e trattata, negli anni un ulteriore accumulo di danni al DNA può portare tale lesione verso la trasformazione neoplastica maligna in carcinoma basocellulare o squamocellulare.
Fattori di rischio
La cheratosi attinica colpisce nella maggior parte dei casi individui anziani over-65 di sesso femminile (per via del danno cumulativo negli anni, è molto raro che si sviluppo prima dei 40 anni), ma anche nel sesso maschile l’incidenza è piuttosto elevata, soprattutto in alcune categorie professionali come
- agricoltori,
- pescatori,
- muratori.
Oltre all’età, al sesso e all’attività lavorativa, il fattore di rischio principale è l’appartenenza ad un determinato fototipo, come quelli di tipo I e II, che caratterizzano i soggetti di carnagione molto chiara con capelli biondi o rossicci.
Il verificarsi di tale patologia o di altre legate all’esposizione solareè invece assolutamente rara nella razza nera e nei soggetti con carnagione particolarmente scura.
Sintomi
La cheratosi attinica si presenta come una lesione cutanea con specifiche caratteristiche.
Si localizza a livello di:
- viso, nello specifico naso, labbra, padiglioni auricolare, fronte,
- cuoio capelluto nei soggetti parzialmente o totalmente calvi,
- spalle, braccia e dorso delle mani,
- gambe.
Da un punto di vista pratico le lesioni possono essere
- rosso, rosa, marrone o color pelle,
- ruvide o squamose (come carta vetrata),
- piatte o sporgere dalla pelle (similmente alle verruche),
- della dimensione variabile da pochi millimetri a pochi centimetri di diametro,
- in alcuni casi fonte di prurito o più raramente dolore.
Ad un occhio esperto inizia a rendersi visibile quando raggiunge dimensioni di pochi mm, ma col tempo si accresce fino a poter raggiungere e superare il diametro di 1 cm.
Pericoli
Le chetatosi attiniche non trattate possono evolvere in tre modi:
- persistere in quanto tali:
- regredire (guarire): 15-63% dopo un anno,
- evoluzione maligna (carcinoma invasivo): Il rischio complessivo di trasformazione maligna per singola lesione è basso (inferiore all’1% annuo), ma la presenza di lesioni multiple aumenta significativamente la probabilità statistica di sviluppare un carcinoma nel tempo.
Si noti che una lesione che guarisce potrebbe comunque ripresentarsi in seguito.
Alla luce di questa situazione è quindi difficile prevedere il decorso clinico di una determinata lesione, che può andare incontro ad un ciclo di comparsa e risoluzione di settimane o mesi, soprattutto con una continua esposizione al sole.
Si muore di cheratosi attinica?
Questa è una domanda che viene spesso posta al dermatologo o cercata su Google, ma è difficile fornire una risposta chiara, anche e soprattutto in termini di probabilità; la realtà è che la cheratosi attinica è una lesione di per sé innocua, ma tra le possibili evoluzioni esiste la possibilità che vada incontro a degenerazione maligna (carcinoma squamocellulare), caratterizzata da un possibile esito fatale se non trattata tempestivamente, a causa della sua capacità di invadere i tessuti profondi o, più raramente, diffondersi.
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By Eray Copcu1, Nazan Sivrioglu1m and Nil Culhaci – Eray Copcu1, Nazan Sivrioglu1m, Nil Culhaci: Cutaneous horns: are these lesions as innocent as they seem to be? World Journal of Surgical Oncology 2004, 2:18. [1], Attribution, Link
Diagnosi
La diagnosi di cheratosi attinica è prevalentemente clinica e si basa sull’ispezione visiva e sulla palpazione della pelle da parte del dermatologo. Poiché queste lesioni si sviluppano su cute cronicamente danneggiata dal sole, la valutazione non si limita alla singola macchia, ma analizza l’intero “campo di cancerizzazione”, ovvero l’area cutanea circostante che, pur apparendo sana, potrebbe già ospitare mutazioni cellulari invisibili a occhio nudo.
Esame obiettivo e dermatoscopia
Durante la visita, il medico identifica le lesioni per la loro caratteristica ruvidità al tatto (spesso descritta come “sensazione di carta vetrata”) e il colore variabile dal rosa al bruno. Lo strumento fondamentale per una diagnosi accurata è il dermatoscopio manuale: questa tecnica non invasiva permette di visualizzare strutture non visibili a occhio nudo, come il caratteristico “pattern a nido d’ape” o la presenza di piccoli sbocchi follicolari circondati da squame biancastre, facilitando la distinzione da una comune cheratosi seborroica o da un nevo.
Diagnosi differenziale e biopsia
Il dermatologo deve escludere altre condizioni che possono mimare la cheratosi attinica, tra cui:
- Carcinoma squamocellulare invasivo (se la lesione è molto ispessita, dolente o sanguinante).
- Lupus eritematoso discoide (una patologia autoimmune con coinvolgimento cutaneo).
- Morbo di Bowen (un carcinoma in situ).
Sebbene nella maggior parte dei casi non sia necessaria, la biopsia cutanea (prelievo di un piccolo frammento di tessuto) viene eseguita quando vi è il sospetto di una trasformazione maligna già avvenuta o se la lesione non risponde ai trattamenti standard.
Cura
L’obiettivo principale della terapia non è solo la rimozione della lesione visibile per motivi estetici o di comfort, ma soprattutto la prevenzione della trasformazione in carcinoma invasivo. Le strategie moderne si dividono in due grandi categorie: trattamenti mirati alla singola lesione e trattamenti diretti al “campo di cancerizzazione”.
Trattamenti mirati alla lesione
Questi approcci sono ideali quando il paziente presenta poche lesioni isolate e ben definite:
- Crioterapia con azoto liquido: è il metodo più comune. Il freddo estremo distrugge le cellule anomale. È una procedura rapida, ma può lasciare temporanee discromie (macchie chiare o scure) sulla pelle.
- Curettage e diatermocoagulazione: asportazione meccanica della lesione seguita da emostasi elettrica, indicata per lesioni molto spesse o corni cutanei.
- Laser-terapia: l’utilizzo di laser (come il CO2) permette una vaporizzazione precisa del tessuto cheratosico.
Trattamenti del campo di cancerizzazione
Questa strategia è fondamentale per chi presenta numerose lesioni o aree di pelle molto danneggiate, poiché cura anche il danno “invisibile” sottocutaneo:
- Terapia fotodinamica (PDT): consiste nell’applicazione di una crema fotosensibilizzante seguita dall’esposizione a una luce speciale. Questa combinazione distrugge selettivamente le cellule precancerose risparmiando la cute sana, garantendo ottimi risultati estetici.
- Farmaci topici (creme e gel):
- 5-Fluorouracile (5-FU): un potente agente che blocca la replicazione delle cellule malate.
- Imiquimod: un modulatore del sistema immunitario che istruisce l’organismo a riconoscere e distruggere le cellule anomale.
- Diclofenac in gel: un antinfiammatorio (FANS) che, usato per periodi prolungati, riduce il numero di lesioni con un’ottima tollerabilità.
- Tirbanibulin: una delle opzioni più recenti, caratterizzata da cicli di applicazione molto brevi (solitamente 5 giorni) e un’azione mirata alla divisione cellulare.
Cosa aspettarsi durante la cura
Molti trattamenti topici e la PDT causano una reazione infiammatoria locale (arrossamento, croste, bruciore). Sebbene possa spaventare il paziente, questa reazione è il segno clinico che il trattamento sta funzionando correttamente nell’eliminare le cellule danneggiate.
Stile di vita e gestione a lungo termine
La terapia non può prescindere da un cambiamento radicale nelle abitudini di esposizione solare. La protezione solare quotidiana con SPF 50+ non è solo prevenzione, ma parte integrante della cura: è dimostrato che l’uso costante di filtri solari può favorire la regressione di alcune lesioni esistenti e prevenire la comparsa di nuove. È fondamentale sottoporsi a controlli dermatologici periodici (solitamente ogni 6-12 mesi) per monitorare le aree trattate e intervenire tempestivamente su eventuali recidive.
Prevenzione
Come per molte altre patologie il miglior trattamento della cheratosi attinica può essere la sua prevenzione. Ecco perciò che sarà importante:
- Esporsi cautamente al sole, evitando scottature, coprendo le zone fotoesposte con cappelli o indumenti, occhiali da sole, ombrelli.
- Proteggersi con crema solare evitando l’esposizione al sole nelle ore più calde (h:11-15).
- Proteggersi anche nelle giornate parzialmente nuvolose poiché i raggi UV riescono a raggiungere comunque il suolo.
- Evitare lampade abbronzanti e docce solari.
- In caso di familiarità per tumori cutanei, porre attenzione alla possibile comparsa di lesioni cutanee evolutive, e rivolgersi quanto prima ad un medico.
Fonti e bibliografia
- Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. McGraw Hill 2009)
- Linee Guida AIOM – Neoplasie Cutanee Non Melanoma
Autore
Dr. Ruggiero Dimonte
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Barletta-Andria-Trani n. 2130