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Introduzione

L’ectima è un’infezione della cute che fa parte delle piodermiti, ovvero delle infezioni cutanee causate da batteri piogeni, solitamente Gram positivi come stafilococchi e streptococchi, capaci di provocare reazioni infiammatorie con fuoriuscita di pus.

A differenza delle altre piodermiti più comuni, come

  • l’impetigine e la follicolite in cui l’infiammazione interessa l’epidermide, lo strato più superficiale della cute
  • e l’erisipela in cui l’infiammazione interessa il derma, strato subito sotto l’epidermide,

l’ectima è una piodermite caratterizzata da ulcerazione, ossia da perdita di sostanza. Secondo alcuni autori l’ectima potrebbe essere la conseguenza di un’impetigine trascurata.

Esempio di ectima sul polso

By M.sameiOwn work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=79300090

Cause

L’ectima è causato da batteri streptococchi beta emolitici di gruppo A o da Stapylococcus aureus, che possono penetrare nella cute attraverso traumatismi anche minimi, come una puntura di insetto o di artropode (ragno); la scabbia rappresenta un fattore di rischio comune, così come la dermatite atopica, entrambe malattie in grado di causare intenso prurito. Il grattamento e le escoriazioni che il paziente stesso si provoca giocano quindi un ruolo importante nel causare la patologia.

La frequenza più alta di ectima si osserva nei bambini che vivono nelle zone tropicali e nei turisti che vi soggiornano.

La malattia è anche associata a

Sintomi

Le lesioni iniziali dell’ectima sono simili a quelle di un’altra piodermite, l’impetigine. Si tratta di pustole ovvero lesioni cutanee rilevate contenenti materiale purulento (pus) che si sviluppano su una base eritematosa (arrossata), localizzate tipicamente agli arti inferiori.

Mentre nell’impetigine le lesioni si diffondono per continuità o per auto-inoculazione del germe nell’epidermide, nell’ectima l’infezione penetra più in profondità danneggiando lo strato di pelle che si trova sotto l’epidermide (il derma) e determinando la formazione di un’ulcera ricoperta di pus (definita appunto ulcera saniosa).

L’ulcera ha margini duri, rilevati e violacei e la sua base si estende in profondità verso il derma; è solitamente ricoperta da una crosta giallastra o grigiastra. Le lesioni cutanee si associano spesso ad infiammazione dei linfonodi regionali (linfoadenopatia) e/o dei vasi linfatici (linfangite).

Quando la diagnosi corretta e la terapia sono tempestive la prognosi è buona; diversamente una complicanza secondaria potenzialmente pericolosa è rappresentata dalla glomerulonefrite, patologia infiammatoria dei glomeruli renali.

La guarigione può inoltre lasciare cicatrici.

Diagnosi

La diagnosi di ectima è primariamente clinica, basata sull’osservazione diretta delle lesioni caratteristiche da parte del medico o del dermatologo. Il riconoscimento precoce è fondamentale per distinguere questa forma profonda dalle infezioni più superficiali e per prevenire esiti cicatriziali permanenti.

Valutazione clinica e anamnesi

Il medico esamina l’aspetto dell’ulcera, la presenza della tipica crosta aderente e i margini rilevati. Durante l’anamnesi, viene indagata la presenza di fattori predisponenti come il diabete, stati di immunodepressione o recenti viaggi in zone tropicali. Viene inoltre valutata la presenza di linfonodi ingrossati nelle aree vicine alle lesioni, segno comune di diffusione dell’infezione.

Esami di laboratorio e microbiologici

Sebbene la diagnosi visiva sia spesso sufficiente, l’esecuzione di un tampone cutaneo con esame colturale è oggi considerata una pratica standard, specialmente nei casi che non rispondono alla terapia iniziale. Questo esame permette di:

  • Identificare con certezza l’agente patogeno (Streptococcus pyogenes o Staphylococcus aureus).
  • Eseguire un antibiogramma per verificare la sensibilità del batterio agli antibiotici, escludendo la presenza di ceppi resistenti come lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA).

Diagnosi differenziale

È essenziale distinguere l’ectima da altre condizioni che presentano ulcerazioni cutanee. Tra le principali si annoverano le vasculiti cutanee, la sifilide secondaria, la difterite cutanea e le ulcere provocate da insufficienza venosa cronica. Una distinzione cruciale va fatta con l’ectima gangrenoso: quest’ultimo, causato solitamente da Pseudomonas aeruginosa in pazienti gravemente immunocompromessi, evolve molto più rapidamente verso la necrosi e richiede un intervento d’urgenza.

Cura

Il trattamento dell’ectima ha l’obiettivo di eradicare l’infezione batterica, promuovere la guarigione dei tessuti e prevenire la trasmissione del patogeno ad altre persone o ad altre aree del corpo. A causa della profondità dell’infezione nel derma, l’approccio è solitamente più aggressivo rispetto a quello utilizzato per l’ impetigine superficiale.

Terapia antibiotica

La terapia sistemica (per via orale) è considerata il gold standard per l’ectima, poiché i farmaci topici da soli spesso non riescono a penetrare a sufficienza nel derma ulcerato. I protocolli attuali prevedono:

  • Antibiotici orali: Si utilizzano solitamente penicilline resistenti alle penicillinasi o cefalosporine di prima generazione. In caso di allergia o sospetto di batteri resistenti, il medico può prescrivere clindamicina o antibiotici della classe dei macrolidi. Il trattamento dura generalmente dai 7 ai 14 giorni, a seconda della risposta clinica.
  • Antibiotici topici: Possono essere associati alla terapia orale per le lesioni localizzate. Le opzioni più efficaci includono mupirocina o acido fusidico applicati direttamente sull’ulcera dopo la pulizia.

Gestione delle lesioni e medicazioni

Una corretta cura locale è indispensabile per accelerare la guarigione. È consigliabile ammorbidire le croste spesse con impacchi di soluzione fisiologica o acqua tiepida per favorirne la rimozione delicata, poiché i batteri tendono a proliferare al di sotto di esse. Una volta rimossa la crosta, la pulizia può essere effettuata con saponi antisettici a base di clorexidina o soluzioni di iodio povidone. È importante non forzare mai la rimozione delle croste se sono ancora profondamente ancorate, per evitare traumi ulteriori al tessuto in via di riparazione.

Stile di vita e raccomandazioni pratiche

Il supporto alla guarigione passa anche attraverso comportamenti quotidiani rigorosi:

  • Igiene rigorosa: Lavare frequentemente le mani e utilizzare asciugamani personali separati da quelli del resto della famiglia per evitare il contagio.
  • Gestione delle patologie concomitanti: Nei pazienti con diabete, un controllo glicemico ottimale è determinante per permettere alla pelle di rigenerarsi e per ridurre il rischio di recidive.
  • Protezione della zona: Coprire le ulcere con garze sterili traspiranti per proteggerle da ulteriori traumi e dal contatto con polvere o sporcizia.

Prevenzione

La prevenzione consiste unicamente nell’evitare i fattori di rischio, ovvero che i traumi o la scarsa igiene possano favorire l’ingresso dei germi nella cute.

Fonti e bibliografia

  • Braun-Falco O., Plewing G., Wolff H.H., Burgdorf W.H.C. Dermatologia. Edizione italiana a cura di Carlo Gelmetti. Sprienger – Verlag Italia 2002.
  • Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.

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