Piede d’atleta (tinea pedis): cause, sintomi e rimedi

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Cos’è il piede d’atleta?

La tinea pedis, anche detta piede d’atleta, è un’infezione fungina che si manifesta negli spazi interdigitali (fra le dita) e/o nella pianta dei piedi.

Le manifestazioni sono ampiamente variabili trattandosi di

  • macerazione e ragadi tra le dita dei piedi,
  • chiazze arrossate (eritematose) ed ispessite (ipercheratosiche) alle piante,

spesso associate ad una intensa sintomatologia pruriginosa.

Tipicamente l’infezione viene contratta camminando a piedi nudi su superfici umide, come docce, piscine e pavimenti degli spogliatoi; per prevenire il contagio si raccomanda di:

  • aver cura di mantenere i piedi puliti, asciutti e freschi,
  • indossa calze pulite,
  • non camminare a piedi nudi nelle aree pubbliche, ivi comprese le docce,
  • mantere le unghie dei piedi pulite e tagliate corte.

La prognosi è in genere favorevole, perché l’infezione risponde alle comuni terapie antimicotiche.

Foto e immagini

Piede d'atleta sulla pianta del piede

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Tinea pedis interdigitale, fra le ultime due dita

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Ulcerazioni da tigna

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Causa

I responsabili della tinea pedis sono funghi dermatofiti, ovvero i miceti in grado di colonizzare la cheratina, la principale proteina che costituisce lo strato più superficiale della pelle (strato corneo dell’epidermide).

Tra questi

  • Tricophyton rubrum,
  • Tricophyton mentagrophytes variante interdigitalis
  • ed Epidermophyton floccosum

sono i più frequenti.

Si tratta di miceti antropofili, cioè che vivono a contatto con l’uomo e si trasmettono per contatto interumano diretto e/o indiretto. Le spore dei dermatofiti sono in grado di sopravvivere per mesi

  • nelle scarpe,
  • sui tappeti,
  • sui tappetini da bagno,
  • negli spogliatoi
  • e nelle docce.

Non solo i dermatofiti, ma anche le muffe (Scitalidium dimidiatum e Scitalidium hyalinum), specialmente in aree tropicali e subtropicali, causano infezioni dei piedi con manifestazioni molto simili a quelle causate dai dermatofiti.

Più raramente anche lieviti come la Candida albicans sono responsabile della tinea pedis.

Contagio e trasmissione

Il piede d’atleta è un’infezione dell’età adulta, più frequente nell’uomo che nella donna; si tratta di una condizione contagiosa, che può essere diffusa attraverso il contatto con oggetti o superfici contaminate, come ad esempio

  • asciugamani,
  • pavimenti
  • e scarpe.

Il contagio può avvenire anche per contatto diretto, toccando cioè la cute infetta di altri pazienti.

I funghi che causano il piede d’atleta trovano facile diffusione nell’ambiente, staccandosi dalla lenione e contaminando pavimenti e oggetti (per esempio calze e scarpe).

Ricordiamo infine la possibilità di auto-contagio: i funghi che causano la tinea pedis possono diffondersi da altre aree del corpo ai piedi, di solito a seguito di contatto con l’area interessata e successiva manipolazione dei piedi (con le mani o con asciugamani, per esempio).

Mentre il fungo responsabile rimane lo stesso, il nome della condizione cambia in base al punto in cui si trova l’infezione (tinea corporis nel caso del tronco o degli arti, tinea cruris nel caso dell’inguine, …). Come vedremo nel paragrafo dedicato alle complicazioni l’autocontagio può avvenire anche in senso inverso, dai piedi al resto del corpo.

Fattori di rischio

  • Si tratta di una condizione molto comune negli sportivi (da cui deriva il termine “piede d’atleta”) ed in persone che hanno l’abitudine di indossare delle scarpe in gomma o non traspiranti, che facilitano la creazione di un ambiente umido, terreno fertile per la proliferazione dei funghi.
  • È una condizione molto frequente tra i minatori, tanto che fino al 70% ne sviluppa l’infezione.
  • Altro fattore di rischio è costituito dai disturbi della circolazione sanguigna, tipici per esempio dei pazienti diabetici.
  • Altri fattori di predisposizione oltre al microambiente caldo-umido delle scarpe sono la
  • L’immunosoppressione, ovvero il deficit del funzionamento delle difese immunitarie per cause infettive (in primis l’infezione da virus dell’immunodeficienza umana, HIV) e/o farmacologiche (ad esempio l’utilizzo di farmaci immunosoppressori in seguito ad un trapianto d’organo) rappresenta un ulteriore fattore di rischio per la tinea pedis.

Sintomi

La tinea pedis può avere un’ampia varietà di manifestazioni cliniche:

  • La variante interdigitale (o intertriginosa) interessa gli spazi interdigitali dei piedi, più frequentemente gli spazi tra il terzo ed il quarto o tra il quarto ed il quinto dito, perché anatomicamente di norma a più stretto contatto tra di loro. Questa forma di tinea pedis si presenta con macerazione, erosione, desquamazione ed essudazione di materiale maleodorante. Il prurito è lieve, a meno che il paziente non vada incontro ad un’intensa sudorazione (ad esempio dopo una camminata): in questa situazione il prurito può diventare molto intenso. La sovrapposizione di un’infezione batterica da parte di Gram-negativi rende il quadro più grave.
  • La tinea pedis acuta ulcerativa inizia di norma a livello del terzo e quarto spazio interdigitale, per poi estendersi alla regione laterale del dorso e/o alla superficie plantare dell’arco del piede. Le lesioni si presentano con macerazioni e desquamazione.
  • La variante ipercheratosica o “a mocassino” si presenta con eritema (arrossamento), ispessimento (ipercheratosi) e desquamazione di una parte o anche di tutta la pianta del piede; si tratta nella maggior parte dei casi di un’infezione cutanea da T. rubrum associata ad un’infezione ungueale da parte dello stesso fungo.
  • La variante disidrosica (o vescicolosa), causata da funghi zoofili come T. mentagrophytes si manifesta nella pianta del piede con piccole lesioni cutanee rilevate contenenti materiale liquido (vescicole) o bolle derivanti dalla confluenza delle vescicole. Il bruciore e il prurito causati dalle bolle possono essere causa di grande disagio per il paziente.

Le ultime due forme di tinea pedis interessano tipicamente la pianta del piede, mentre le parti laterali ed il dorso del piede sono risparmiati.

Diagnosi

La diagnosi del piede d’atleta è prevalentemente clinica, basata sull’osservazione visiva delle lesioni e sulla distribuzione dei sintomi da parte del medico o del dermatologo. Tuttavia, poiché molte condizioni cutanee possono simulare una micosi, la conferma diagnostica è essenziale per impostare una terapia corretta ed efficace.

Esame obiettivo e anamnesi

Durante la visita, il medico valuta la localizzazione della desquamazione e l’eventuale presenza di arrossamento, macerazione o vescicole. Viene indagata la storia clinica del paziente, con particolare attenzione alle abitudini (frequenza di palestre, piscine, tipo di calzature utilizzate) e alla presenza di patologie predisponenti come il diabete.

Test di laboratorio

Nei casi dubbi o resistenti alla terapia, si ricorre a test specifici:

  • Esame microscopico diretto (test al KOH): È il metodo più rapido. Consiste nel prelievo di un piccolo campione di squame cutanee tramite grattamento superficiale. Il materiale viene trattato con idrossido di potassio (KOH) che dissolve le cellule umane, permettendo di visualizzare chiaramente le ife fungine al microscopio.
  • Esame colturale: Le squame vengono poste su terreni di coltura specifici. Sebbene richieda più tempo (da 1 a 3 settimane), è fondamentale per identificare l’esatta specie di fungo responsabile e guidare la scelta del farmaco più mirato.
  • Lampada di Wood: L’esame con una luce ultravioletta specifica può aiutare a distinguere la tinea pedis da altre infezioni come l’eritrasma (causato da batteri), che emette una caratteristica fluorescenza rosso corallo.
  • Test molecolari (PCR): Recentemente sono diventati disponibili test basati sulla biologia molecolare che permettono l’identificazione del DNA fungino in tempi molto brevi (poche ore), garantendo una precisione estrema.

Diagnosi differenziale

È fondamentale distinguere il piede d’atleta da altre condizioni simili, tra cui:

Prognosi e complicazioni

La prognosi è favorevole e non si verificano complicazioni quando la diagnosi è corretta e tempestiva. L’esame micologico per la dimostrazione del fungo consente di chiarire i casi clinicamente dubbi.

Quando la tinea pedis viene confusa con altre dermatosi e trattata erroneamente con farmaci steroidei topici che agiscono sulla componente infiammatoria, riducendola, si osserva una proliferazione del fungo e l’estensione dell’infezione dopo un primo momentaneo miglioramento (motivo per il quale si raccomanda prudenza quando si opta per l’automedicazione di condizioni che affliggono la pelle).

Nella variante interdigitale, inoltre, le macerazioni ed erosioni, se non trattate adeguatamente, possono evolvere in ragadi profonde con eventuali sovrainfezioni batteriche; in pazienti immunocompromessi questo rischio è ovviamente più elevato ed espone a possibili evoluzioni severe in forma di:

Cura e trattamenti

L’obiettivo primario della terapia è l’eliminazione completa del fungo e la prevenzione delle recidive, che sono purtroppo molto frequenti. Il protocollo terapeutico varia in base alla gravità, all’estensione e alla tipologia della micosi.

Terapia topica (locale)

Rappresenta la prima linea di trattamento per la maggior parte dei casi. I farmaci antimicotici sono disponibili sotto forma di creme, spray, gel o polveri. Le classi principali includono:

  • Allilamine (es. Terbinafina): Spesso considerate molto efficaci perché dotate di azione fungicida (uccidono il fungo). Possono richiedere cicli di trattamento più brevi (anche solo 1 settimana).
  • Azoli (es. Clotrimazolo, Econazolo, Miconazolo, Ketoconazolo): Hanno un’azione prevalentemente fungistatica (impediscono la crescita del fungo). Richiedono solitamente applicazioni prolungate per almeno 2-4 settimane.
  • Ciclopiroxolamina: Utile per la sua doppia azione antimicotica e antinfiammatoria.

Per una corretta applicazione, il farmaco va steso sulla pelle pulita e perfettamente asciutta, estendendo l’applicazione per circa 2-3 cm oltre il margine visibile della lesione. È fondamentale non sospendere la cura non appena scompaiono i sintomi, ma proseguire per i giorni indicati dal medico per evitare che spore latenti causino una ricaduta.

Terapia sistemica (per bocca)

Il trattamento orale viene riservato ai casi in cui la terapia locale ha fallito, nelle forme ipercheratosiche “a mocassino” (più difficili da penetrare per le creme), in presenza di onicomicosi associata o in pazienti con difese immunitarie compromesse. I principi attivi più utilizzati sono:

  • Terbinafina: Considerata lo standard di riferimento per efficacia e rapidità d’azione.
  • Itraconazolo: Efficace su un ampio spettro di miceti.
  • Fluconazolo: Utilizzato con schemi di somministrazione settimanale in casi selezionati.

Questi farmaci richiedono prescrizione medica e, in caso di terapie prolungate, può essere necessario monitorare la funzionalità epatica tramite esami del sangue. Sono generalmente controindicati in gravidanza e allattamento.

Trattamento delle complicanze batteriche

Se l’infezione ha causato ragadi profonde e si è sovrapposta un’infezione batterica (riconoscibile da dolore intenso, gonfiore o pus), il medico prescriverà antibiotici locali o sistemici per prevenire una cellulite infettiva.

Stile di vita e rimedi di supporto

La cura farmacologica è inefficace se non accompagnata da una rigorosa igiene e modifiche dello stile di vita:

  • Gestione dell’umidità: Asciugare accuratamente gli spazi tra le dita dopo ogni lavaggio, preferibilmente con carta assorbente usa e getta o un asciugamano dedicato da lavare ad alte temperature.
  • Igiene delle calzature: Alternare le scarpe ogni giorno per permettere la completa asciugatura del sudore. L’uso di polveri antimicotiche o assorbenti all’interno delle scarpe può essere utile.
  • Scelta dei materiali: Privilegiare calze in fibre naturali (cotone, lana) che permettono la traspirazione e scarpe in cuoio o materiali tecnici traspiranti, evitando la gomma e i materiali sintetici.
  • Trattamento dell’ambiente: Lavare asciugamani, tappetini del bagno e lenzuola a temperature superiori ai 60°C per eliminare le spore.

Prevenzione

Le misure preventive consistono nell’utilizzo di sandali in plastica/gomma quando si usano le docce comuni, nell’asciugatura attenta dei piedi (inclusi gli spazi interdigitali) e nell’indossare calze e scarpe pulite ad uso personale.

In caso di recidive frequenti si consiglia a scopo preventivo di applicare giornalmente una polvere antimicotica direttamente sui piedi oppure all’interno delle calze.

Fonti e bibliografia

  • Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-Hill 4° edizione.
  • Wolff K., Johnson R., Saavedra A. Fitzpatrick Manuale ed Atlante di Dermatologia clinica. Edizione italiana sulla settima di lingua inglese a cura di Mauro Alaibac. Piccin 2015.
  • Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.
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