Tenosinovite (mano, spalla, piede, polso, …): sintomi e rimedi

Ultima modifica

Introduzione

La tenosinovite è l’infiammazione della guaina sinoviale che riveste un tendine.

Come emerge dal termine stesso, la tenosinovite viene distinta dalla tendinite vera e propria, condizione in cui sia presente l’infiammazione del tendine stesso e non della relativa guaina; è tuttavia molto comune osservare i due processi infiammatori in contemporanea, conducendo quindi allo sviluppo di un quadro clinico comune.

La tenosinovite può insorgere in modo

  • acuto e improvviso, quando secondaria ad un trauma;
  • cronico e graduale, quando rappresenta l’evoluzione degenerativa di una tendinite, che spesso compare in soggetti che praticano una particolare attività lavorativa o sportiva.

Le cause più frequenti di tenosinovite quindi sono:

  • Stress meccanico acuto in seguito ad un trauma;
  • Sollecitazioni meccaniche eccessive e ripetute nel tempo, in caso di alcune attività lavorative o sportive;
  • Alcune patologie come infezioni, malattie reumatologiche, autoimmuni o sistemiche;
  • Idiopatica, quando la causa rimane sconosciuta.

Le sedi che sono più spesso colpite da una tenosinovite sono:

  • Mano
  • Polso
  • Spalla
  • Piede.
Tenosinovite alla mano

Shutterstock/Jo Panuwat D

Il quadro clinico di una tenosinovite è caratterizzato dalla presenza di sintomi generici quali:

  • Dolore a riposo che si esacerba col movimento
  • Gonfiore della zona coinvolta
  • Arrossamento della cute soprastante
  • Limitazione e impotenza funzionale
  • Sensazione di debolezza muscolare e formicolio

Altri sintomi più specifici potranno emergere in base alla zona anatomica colpita dalla tenosinovite.

La diagnosi è essenzialmente clinica, basata cioè su anamnesi ed esame obiettivo con l’eventuale ausilio di alcuni esami strumentali come l’ecografia.

La cura per la tenosinovite prevede un approccio terapeutico basato su:

  • Riposo funzionale
  • Antinfiammatori e analgesici (mediante FANS o corticosteroidi)
  • Riabilitazione fisioterapica
  • Interventi chirurgici (nei casi più gravi e cronicizzati).

Cenni di anatomia

Il tendine è una struttura anatomica formata da tessuto connettivo di tipo fibroso che, continuandosi alle fibre muscolari, ne permette l’inserzione (aggancio) a livello di un capo osseo: in altre parole funge da collegamento tra muscolo e osso.

Anatomia del tendine

Esempio di tenosinovite nella mano (Shutterstock/VectorMine)

Grazie alla sua funzione permette alla forza che si sviluppa con la contrazione muscolare di scaricare una forza di trazione su un capo osseo e consentire infine un determinato movimento.

Volendo descrivere un esempio, si pensi al tendine del muscolo bicipite del braccio che permette la flessione dell’avambraccio sul braccio stesso.

La guaina sinoviale invece è sempre una struttura connettivale, ma che assurge ad una funzione protettiva nei confronti del tendine stesso, permettendone la lubrificazione durante il suo scorrimento con il movimento, attraverso il liquido sinoviale.

Questo liquido diminuisce notevolmente l’attrito che si formerebbe ad ogni movimento del tendine e, oltre che ad una protezione meccanica dello stesso, assolve ad alcune funzioni di nutrizione e sostegno nei confronti delle cellule connettivali tendinee.

Cause

La tenosinovite è un processo infiammatorio relativamente frequente alla cui base vi possono essere svariate cause scatenanti. Tra le più importanti si ritrovano:

  • Stress di tipo meccanico al tendine, soprattutto se cronicizzato nel tempo o per effetto di traumi acuti; questo tipo di stress meccanico spesso insorge secondariamente alla pratica di alcune attività sportive o lavorative;
  • Svariate patologie con i loro processi infiammatori che secondariamente coinvolgono la guaina sinoviale di alcuni tendini, come:
  • Causa idiopatica, quando cioè non è possibile riconoscere una causa plausibile alla base dello sviluppo della tenosinovite.

Sintomi

Il quadro clinico di una tenosinovite è dominato dai sintomi tipici di un processo infiammatorio muscolo-artro-scheletrico e tende a coinvolgere, con una marcata preponderanza, alcune sedi specifiche, quali:

  • Mano
  • Polso
  • Spalla
  • Piede.

Meno frequentemente è possibile che si sviluppi una tenosinovite anche a livello di:

  • Avambraccio (con coinvolgimento dei tendini dei muscoli flessori radiale e ulnare del carpo)
  • Braccio (che colpisce il tendine del capo lungo del muscolo bicipite, tipicamente coinvolto nella polimialgia reumatica)
  • Ginocchio (con coinvolgimento del tendine del muscolo popliteo).

Dal punto di vista generale, i sintomi tipici di una sinovite sono:

  • Dolore:
    • in genere si esacerba durante i movimenti che richiedono l’attivazione del tendine colpito;
    • spesso è particolarmente intenso al mattino, subito dopo il risveglio, ma altrettanto tipicamente il dolore tende a diminuire nel corso delle ore successive:
    • potrebbe non essere presente a riposo, ma a svilupparsi in maniera acuta e immediata non appena si richiede al tendine infiammato di svolgere la propria funzione, oppure qualora subisca una certa pressione. Una volta comparso potrebbe persistere per diverse ore e ridursi di intensità solo mettendo a riposo quella particolare zona articolare.
  • Tumefazione ed edema (gonfiore) della zona coinvolta.
  • Arrossamento della cute soprastante il tendine coinvolto (ma solo in casi selezionati, ovvero quando il tendine sia piuttosto superficiale e il suo processo infiammatorio tenda a diffondersi localmente anche al sottocute);
  • Limitazione e impotenza funzionale, con il tendine che non svolge al meglio la sua funzione e di conseguenza non permette il corretto movimento dell’articolazione coinvolta nonostante a monte ci sia una forza muscolare nella norma. Per cui potrebbe risultare difficile anche l’esecuzione di svariate mansioni lavorative o quotidiane (come il lavarsi, afferrare un oggetto, camminare o saltare), condizione che si ripercuote drasticamente sull’individuo e sulla sua qualità di vita.
  • Sensazione di debolezza muscolare, ma che in realtà è solo una condizione riflessa, che non origina cioè da un qualche problema a livello delle fibre muscolari, ma esclusivamente dall’incapacità del tendine di svolgere correttamente la prevista funzione meccanica.
  • Parestesia con sensazione di formicolio, provocate dall’attivazione delle fibre nervose dolorifiche per via della tenosinovite.

Tenosinovite della mano

Questo tipo di tenosinovite stenosante coinvolge i tendini dei muscoli flessori delle dita, una condizione che prende anche il nome di “dito a scatto”, poiché uno dei sintomi più tipici prevede una sensazione di effettivo “scatto” o di “schiocco” quando si cerca di far flettere le dita verso il palmo della mano.

Nella tenosinovite della mano possono presentarsi anche altri sintomi tipici della condizione, come:

  • Edema e tumefazione che si localizzano alla base delle dita, con formazione di veri e propri noduli infiammatori;
  • Limitazione funzionale alla flessione delle dita coinvolte, con la mano che quindi non riesce ad essere chiusa completamente, o con una forza muscolare inadeguata ad una determinata mansione;
  • Blocco delle dita coinvolte in posizione flessa (piegata) e difficoltà anche alla loro estensione, soprattutto quando il processo cronicizzato porta ad una vera e propria fibrosi dei tendini flessori coinvolti;
  • Dolore tipico che coinvolge la base della dita a livello del metacarpo o delle prime falangi.

La tenosinovite della mano tende a presentarsi clinicamente in associazione alla sindrome del tunnel carpale o alla fibrosi della fascia palmare.

Tenosinovite del polso

Con tenosinovite del polso s’intende, nella stragrande maggioranza dei casi, la presenza di una tenosinovite dei tendini di due muscoli del pollice. In gergo medico questa condizione prende il nome di “tenosinovite stenosante di De Quervain”.

I tendini coinvolti sono quelli dei muscoli:

  • Abduttore lungo del pollice, che permette l’abduzione del pollice e cioè il suo allontanamento verso l’esterno rispetto alle altre dita;
  • Estensore breve del pollice, che permette l’estensione del pollice che viene teso verso l’alto rispetto alle altre dita.

Trattandosi di un quadro di tenosinovite sarà la guaina di questi tendini ad infiammarsi e a provocare la disfunzione dei due tendini dei muscoli correlati.

Oltre che presentarsi con i sintomi tipici già descritti, la tenosinovite del polso porta ad una limitazione funzionale che si traduce con una notevole difficoltà nello svolgere alcune particolari azioni, come quella di afferrare un oggetto particolarmente pesante, specie se si usa soltanto il pollice e l’indice.

La limitazione funzionale è particolarmente importante in questo tipo di tenosinovite, poiché viene a ridursi notevolmente la normale capacità di opposizione del pollice, il che può influire negativamente su tutte le azioni prensili della mano.

Questa forma richiede un riconoscimento ed un trattamento tempestivo, che ne impedisca la cronicizzazione, proprio per evitare una riduzione permanente della capacità di muovere il pollice.

Tenosinovite della spalla

Si parla più precisamente di tenosinovite della cuffia dei rotatori, che rappresenta la causa più comune di dolore alla spalla.

La cuffia dei rotatori è composta da

  • Tendine del muscolo sovraspinato
  • Tendine del muscolo infraspinato
  • Tendine del muscolo piccolo rotondo
  • Tendine del muscolo sottoscapolare.

La tenosinovite di questi tendini porta a notevole dolore e limitazione funzionale delle articolazioni della spalla, con difficoltà all’abduzione (ovvero all’allontanamento del braccio dal tronco in senso laterale) e alla intrarotazione (ovvero alla rotazione interna dell’arto superiore).

La gravità di questa condizione è maggiore per via della tendenza alla calcificazione di questi tendini e richiede perciò un intervento terapeutico risolutivo. Nei casi più gravi può rendersi necessario anche un intervento chirurgico per risolvere alcune lacerazioni dei tendini o delle strutture extra – articolari di sostegno.

Tenosinovite del piede

Quando si parla di tenosinovite del piede si fa riferimento in realtà a dei quadri infiammatori che possono coinvolgere diversi tendini, come:

  • Tendine d’Achille, la cui infiammazione rappresenta la tenosinovite più frequente;
  • Tendini dei muscoli flessori ed estensori delle dita del piede;
  • Tendine del muscolo tibiale posteriore.

Queste tenosinoviti possono presentarsi in particolare in quei soggetti che soffrono di alcuni dismorfismi del piede o che provocano al piede stesso sollecitazioni meccaniche eccessive o ripetute nel tempo, come nel caso di alcune attività lavorative o sportive.

I sintomi di questa tenosinovite sono perlopiù sovrapponibili a quelli di una tenosinovite generica con l’eccezione che in questo caso la limitazione funzionale coinvolge ovviamente il piede.

Tale limitazione funzionale può tradursi con una difficoltà nel camminare correttamente, nel saltare o nel correre.

È opportuno ricordare come una tenosinovite del piede e, nello specifico, la forma che coinvolge il tendine del muscolo tibiale anteriore, può colpire anche i bambini, soprattutto quando vengono allacciate in maniera troppo stretta le loro scarpe (azione che nel tempo può impedire al tendine di scorrere liberamente e causarne quindi l’infiammazione).

Quando rivolgersi al medico

In caso di quadro clinico o presenza di sintomi suggestivi della presenza di una tenosinovite, i soggetti devono rivolgersi innanzitutto al proprio Medico di Medicina Generale, che ha un ruolo importante nel primo approccio diagnostico-terapeutico alla malattia. In seguito è opportuno rivolgersi ad un medico specializzato in Ortopedia o Reumatologia che effettuerà gli accertamenti necessari e imposterà un piano terapeutico con le cure del caso più appropriate.

Diagnosi

Per poter riconoscere e diagnosticare un quadro di tenosinovite è fondamentale come sempre impostare un percorso diagnostico che si basi inizialmente sull’anamnesi e sull’esame obiettivo.

Per anamnesi s’intende una sorta di intervista in cui il medico pone domande al paziente mirate alla ricostruzione della sua storia clinica remota e recente. Nel caso della tenosinovite il medico dovrà indagare su:

  • Traumi meccanici accorsi in quella particolare zona anatomica;
  • Tipo di attività lavorativa svolta, che rappresenta spesso un fattore di rischio per un determinato tipo di tenosinovite;
  • Presenza di patologie reumatiche o autoimmuni in famiglia, soprattutto se in parenti di I grado;
  • Caratteristiche del dolore e le zone del corpo coinvolte, considerata la maggior frequenza di coinvolgimento della spalla, del polso, della mano e del piede;
  • Assunzione di eventuali farmaci;
  • Eventuale esecuzione di pregressi interventi chirurgici.

L’esame obbiettivo permette di riconoscere i segni oggettivi e i sintomi soggettivi presentati dal paziente e permettono una ulteriore conferma del sospetto diagnostico formulato in fase di anamnesi. Oltre al riconoscimento dei sintomi generici della tenosinovite è importante soffermarsi su quelli tipici di alcune tenosinoviti, come la sensazione di dita a scatto nella tenosinovite della mano o la riduzione della forza nell’afferrare gli oggetti col pollice nella tenosinovite di De Quervain.

Gli esami del sangue non sono dirimenti nel percorso diagnostico, a meno che non si sospetti una forma secondaria da infezioni di natura batterica o virale e in tal caso si noterà un innalzamento degli indici infiammatori come leucocitosi e aumento della PCR (proteina C – reattiva).

Nel caso di una tenosinovite comparsa in un quadro più ampio di patologia reumatica o autoimmune, il percorso diagnostico dovrà mirare al riconoscimento della patologia primaria.

Essendo la diagnosi pressoché clinica (ovvero basata sul riconoscimento dei segni e dei sintomi del paziente), gli esami strumentali trovano spazio poco frequentemente:

  • La radiografia classica può mettere in evidenza una calcificazione della guaina sinoviale che ricopre il tendine infiammato o una reazione del periostio a livello osseo.
  • L’ecografia, pur operatore – dipendente, rappresenta lo strumento radiologico più utilizzato grazie alla sua capacità di studiare i tessuti molli e le strutture di sostegno articolari e muscolari. Con l’ecografia è possibile riscontrare la presenza di edema, ispessimento delle strutture tendinee, la presenza di liquido infiammatorio extra – articolare e altre alterazioni dei tessuti molli.

La diagnosi differenziale viene eseguita per distinguere una tenosinovite da altre condizioni che possono manifestarsi con i medesimi sintomi, quali:

  • Patologie reumatiche o autoimmuni come l’artrite reumatoide, il lupus o la polimialgia reumatica;
  • Infezioni come osteomielite, miosite o cellulite (infezione dei tessuti molli sottocutanei);
  • Artrosi o artrite;
  • Fratture o microfratture ossee;
  • Altre condizioni che coinvolgono i tendini e la loro struttura secondariamente.

Resta comunque importante sottolineare come spesso la tenosinovite coesista con tante di queste patologie elencate, per cui il fare diagnosi di una polimialgia reumatica, non esclude la possibilità che la stessa patologia porti allo sviluppo di una tenosinovite.

Cura

L’approccio terapeutico per la tenosinovite prevede come misura primaria e principale quella del riposo del tendine coinvolto. Per cui in caso di tenosinovite, ad esempio della mano o del polso, è necessario un riposo di alcuni giorni che consenta il recupero funzionale facendo spegnere la fase acuta dell’infiammazione.

Per migliorare l’efficacia del riposo funzionale può essere utile l’immobilizzazione della parte infiammata mediante bendaggi compressivi o tutori ortopedici.

Da un punto di vista farmacologico si possono utilizzare farmaci quali:

  • FANS (Farmaci Antinfiammatorio Non Steroidei): alleviano il dolore e riducono l’infiammazione in fase acuta. Risultano particolarmente utilizzati mediante l’applicazione di gel, creme o cerotti medicati, grazie all’ottimo profilo di tollerabilità
  • Corticosteroidi (Cortisone, Prednisone) che, a seconda dei casi, possono essere assunti per bocca od iniettati direttamente all’interno della guaina tendinea infiammata (infiltrazione) con azione locale notevolmente più efficace;

Con un corretto approccio terapeutico, che si dimostri anche rapido ed efficace, è possibile un notevole miglioramento clinico sin dai primi giorni di inizio della terapia. Tale miglioramento è piuttosto marcato e precoce e permette una scomparsa dei sintomi più spiacevoli già a partire dalle prime 48 – 72 ore.

Nel caso di una origine infettiva appurata della tenosinovite, può risultare necessario l’inizio di un ciclo di terapia con un antibiotico.

Solo nei casi più gravi e ormai cronicizzati può diventare risolutoria l’esecuzione di un intervento chirurgico.

Cicli di fisioterapia e riabilitazione possono risultare particolarmente utili nell’evitare la cronicizzazione del processo infiammatorio e nel permettere un recupero ottimale alla mobilità articolare e alla funzionalità del tendine coinvolto.

Eseguibili anche mediante anestesia locale, gli interventi chirurgici mirano alla eventuale decompressione del tendine patologico dal processo infiammatorio cronicizzato che conduce a volte alla calcificazione e alla fibrosi di tutto la zona coinvolta con notevole riduzione funzionale dei movimenti.

Fonti e bibliografia

  • Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. McGraw Hill);
  • MedScape

Articoli Correlati