Introduzione
Una frattura dal punto di vista medico consiste nella rottura di un osso.
Le fratture spesso si verificano a causa di traumi, che possono per esempio essere causati da
- incidenti stradali,
- cadute,
- lesioni sportive.
Possono anche essere causate da un’insufficiente densità ossea e/o osteoporosi, patologie alla base di un indebolimento delle ossa. Un’eccessiva sollecitazione ossea può invece causare fratture da stress, ossia piccole crepe nell’osso.
I sintomi tipici di una frattura sono:
- dolore intenso,
- deformità (l’arto o l’osso colpito sembra fuori posto),
- gonfiore e lividi attorno alla lesione,
- intorpidimento e formicolio,
- difficoltà a spostare l’arto.
In caso di sospetta frattura è necessario ricevere immediata assistenza medica per una conferma della diagnosi e la terapia corretta.
Frattura composta o scomposta?
Limitando l’esposizione alle classificazioni più comuni, una frattura può essere:
- composta, se le due parti di osso rimangono nella corretta sede anatomica;
- scomposta, se i segmenti ossei perdono il loro allineamento e si trovano in posizione diversa rispetto a quella d’origine (il medico ortopedico si trova quindi di fronte alla necessità di ridurre la frattura, attraverso manipolazione o intervento chirurgico);
- esposta, se l’osso fuoriesce dalla cute, attraverso una lacerazione della stessa.

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I sintomi di un osso rotto
I tre segni/sintomi più comuni di una frattura sono:
- dolore,
- gonfiore,
- deformità.
In caso di rottura in genere è possibile osservare l’evoluzione in queste diverse fasi:
- Si avverte o si sente un rumore caratteristico (scricchiolio o schianto) nel momento in cui si verifica il trauma.
- Compaiono gonfiore e dolore a livello dell’area interessata.
- Il dolore aumenta in caso di pressione, al tocco e con qualsiasi manipolazione.
- La parte danneggiata può sembrare deformata; in caso di rotture gravi l’osso rotto fuoriuscire dalla pelle (frattura esposta).
- A causa dello shock dovuto alla frattura possono comparire
Se la rottura è modesta il dolore può essere estremamente limitato o addirittura nullo, ma in caso di dubbi è indispensabile verifica con un supporto medico; è infatti necessario che l’osso rotto venga allineato correttamente e mantenuto in posizione in modo che guarisca nella posizione fisiologica. In assenza di trattamento si potrebbe andare incontro a una grave infezione e/o a una deformità permanente. È anche possibile sviluppare problemi a lungo termine con le articolazioni.
È importante non mangiare/bere a seguito di possibile rottura, in quanto in Pronto Soccorso potrebbe essere ritenuto necessario un intervento chirurgico che richiedere l’utilizzo di un anestetico generale per consentire ai medici la riduzione della frattura.
Diagnosi
Il processo diagnostico inizia con una valutazione clinica immediata in Pronto Soccorso o in sede ambulatoriale. Il medico esaminerà l’area colpita per individuare segni di gonfiore, deformità, ecchimosi e limitazione funzionale. Un passaggio critico è la valutazione neurovascolare: viene controllata la sensibilità, la capacità di movimento dei distretti a valle della lesione e la presenza di polsi arteriosi, per escludere lesioni a nervi o vasi sanguigni.
Imaging radiologico
La conferma definitiva e la pianificazione del trattamento richiedono esami strumentali mirati:
- Radiografia (RX): rimane l’esame di primo livello fondamentale. La radiografia permette di visualizzare la sede della frattura, il tipo di rima (trasversale, obliqua, spiroide) e l’eventuale scomposizione dei frammenti.
- Tomografia Computerizzata (TC): viene impiegata per studiare fratture complesse, specialmente quelle che coinvolgono le superfici articolari (come ginocchio, spalla o caviglia), dove è fondamentale ricostruire con precisione l’anatomia per un eventuale intervento chirurgico.
- Risonanza Magnetica (RM): è il gold standard per individuare le “fratture da stress” o le fratture occulte (che non appaiono ai raggi X) e per valutare contemporaneamente eventuali danni ai tessuti molli circostanti, come legamenti e tendini.
- Ecografia: utile principalmente nei bambini per alcuni tipi di distacchi epifisari o per valutare ematomi e lesioni muscolari associate.
Trattamento e cura
L’obiettivo principale della cura è ripristinare l’allineamento anatomico dell’osso (riduzione) e garantirne la stabilità durante il processo di guarigione biologica (consolidamento). La scelta del percorso terapeutico dipende dalla sede, dal tipo di frattura e dalle condizioni generali del paziente.
Trattamento conservativo (Non chirurgico)
Molte fratture composte o minimamente scomposte possono essere gestite senza chirurgia:
- Immobilizzazione: l’uso di gessi, stecche o tutori rigidi serve a mantenere i frammenti ossei in posizione. La durata dell’immobilizzazione varia solitamente dalle 4 alle 8 settimane.
- Riduzione chiusa: in caso di frattura scomposta, il medico può tentare di riallineare l’osso manualmente tramite manovre esterne, spesso previa sedazione o anestesia locale, prima di applicare il gesso.
- Trazione: meno comune oggi rispetto al passato, viene talvolta utilizzata temporaneamente per allineare l’osso tramite un sistema di pesi e carrucole prima dell’intervento definitivo.
Trattamento chirurgico
L’intervento chirurgico è necessario quando la frattura è instabile, coinvolge l’articolazione o è esposta. Le tecniche principali includono:
- Fissazione interna (ORIF): i frammenti ossei vengono riallineati chirurgicamente e fissati con placche, viti o fili metallici.
- Chiodo endomidollare: una tecnica mini-invasiva utilizzata spesso per le ossa lunghe (femore, tibia, omero), in cui un’asta metallica viene inserita all’interno della cavità centrale dell’osso.
- Fissazione esterna: si utilizzano perni inseriti nell’osso collegati a una struttura metallica esterna alla pelle. È l’approccio d’elezione per le fratture esposte gravi o quando i tessuti molli sono troppo danneggiati per un intervento interno immediato.
Riabilitazione e stile di vita
La guarigione non termina con il consolidamento dell’osso. La fisioterapia è essenziale per recuperare il tono muscolare e la mobilità articolare persi durante l’immobilizzazione.
Stile di vita per la guarigione ossea:
La biologia dell’osso è influenzata dalle abitudini quotidiane. Il fumo di sigaretta è uno dei principali nemici della guarigione ossea, poiché la nicotina riduce l’apporto di sangue al callo osseo in formazione, aumentando drasticamente il rischio di “pseudoartrosi” (mancata consolidazione). È inoltre fondamentale mantenere un’idratazione adeguata e riprendere il carico (camminare o usare l’arto) solo secondo le tempistiche precise dettate dall’ortopedico, poiché un carico precoce può rovinare la sintesi, mentre un carico guidato stimola la rigenerazione.
Frattura alla gamba
Una gamba rotta può causare un dolore particolarmente severo ed essere accompagnata da gonfiore e lividi; in genere il soggetto colpito non è più in grado di camminare.
In caso di sospetto di frattura:
- evitare di tentare di camminare,
- sollevare la gamba (per esempio con l’aiuto di un cuscino),
- non tentare di riallineare eventuali deformità,
- interrompere eventuali sanguinamenti applicando pressione alla ferita con un tampone o una medicazione.
Se il soggetto è pallido e suda freddo (shock) lasciarlo sdraiato con le gambe sollevate rispetto al cuore per favorire il ritorno venoso; mantenerlo al caldo e tranquillo fino all’arrivo dei soccorsi.
Il recupero avviene in genere in 6-8 settimane nel caso di fratture minori, mentre fratture più importanti possono richiedere diversi mesi; sarà probabilmente necessario il ricorso a carrozzella o stampelle. È fondamentale monitorare segni di complicanze come la sindrome compartimentale (dolore lancinante che non passa con i farmaci e senso di tensione estrema) o l’osteomielite (infezione dell’osso).
Frattura al femore
Il femore è l’osso più lungo del corpo e il trattamento di una frattura al femore richiede quasi sempre il ricorso alla chirurgia.
Si tratta di un evento molto comune nel soggetto anziano, spesso affetto da osteoporosi e/o a seguito di una caduta; in questi casi la frattura del femore si localizza quasi sempre a livello dell’estremità superiore (testa o collo del femore). Negli anziani, l’obiettivo chirurgico moderno è la mobilizzazione ultra-precoce (entro 24-48 ore) per prevenire complicanze respiratorie e circolatorie.
La frattura del femore nel soggetto giovane è invece un evento più raro e di solito conseguenza di un trauma grave (per esempio un incidente stradale).
Frattura a piede o malleolo
Una caviglia o un piede rotto deve essere trattata al più presto e richiede in genere 6-12 settimane per guarire. Spesso la rottura della caviglia avviene a livello di uno o entrambi i malleoli.
In attesa dei soccorsi o del trasporto in ospedale:
- Evitare di muoversi o di caricare il peso sulla gamba interessata; cercare di mantenerla sollevata.
- Interrompere eventuali sanguinamenti applicando pressione.
- Applicare ghiaccio (non direttamente sulla pelle).
Il trattamento può variare da un semplice stivaletto gessato per le fratture stabili all’inserimento di viti e placche per le fratture del malleolo che compromettono la stabilità della caviglia. Durante la fase di gesso, è importante muovere regolarmente le dita dei piedi e il ginocchio per mantenere attiva la circolazione.
Frattura a polso o braccio
La rottura del polso (spesso definita frattura di Colles o di Smith a seconda della direzione dello spostamento) o del braccio richiede in genere 1-2 mesi per guarire.

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In attesa di cure mediche:
- evitare il movimento del braccio, se possibile applicare una sciarpa come tracolla,
- applicare ghiaccio,
- rimuovere immediatamente anelli o orologi prima che il gonfiore li renda pericolosi per la circolazione.
Dopo l’eventuale rimozione del gesso o del tutore, è normale avvertire l’arto rigido e indebolito; il recupero funzionale completo viene raggiunto attraverso esercizi di stretching e rinforzo guidati.
Dieta
La guarigione di una frattura può essere supportata attraverso una dieta adeguata; per i pazienti che già seguono un’alimentazione sana e varia non è necessario apportare grandi cambiamenti, ma ci sono alcuni aspetti che può essere utile conoscere.
La disponibilità di calcio, fosforo e alcune specifiche vitamine (la D su tutte) può influenzare i tempi di guarigione ed è quindi importante che questi nutrienti siano presenti in adeguate quantità nell’alimentazione quotidiana.
Il calcio è abbondantemente presente in latte e latticini, di cui tuttavia vanno preferiti nutrizionalmente quelli magri (latte parzialmente scremato, ricotta, certosino, …), ma ci sono anche numerose acque minerali che ne sono particolarmente ricche (in questo senso è tuttavia spesso sufficiente la semplice acqua del rubinetto).
Alcool, sodio e caffeina sono tre sostanze in grado di limitare l’assorbimento del minerale, oltre che di favorirne l’eliminazione, per questo motivo durante la convalescenza da una frattura il consumo andrebbe sensibilmente limitato in quantità e preferito lontano dai pasti.
Quando si aumenta l’assunzione di calcio, a maggior ragione in caso di integrazioni, è bene limitare l’assunzione di alimenti ricchi di ossalati (ne sono ricche le barbabietole rosse, le arachidi, gli spinaci, il rabarbaro, …) per non favorire la comparsa di calcoli renali.
Da limitare infine il consumo eccesivo di proteine animali (carne rossa in particolare), in quanto un eccesso può alterare il bilancio acido-base e favorire l’escrezione urinaria del calcio.
Quando consultare il medico
Segnalare immediatamente all’ortopedico o recarsi in Pronto Soccorso in caso di:
- cambiamenti nel colore della pelle (pelle bluastra o molto pallida),
- sensazione di freddo persistente alle dita della mano o del piede,
- intorpidimento o formicolio che non scompare,
- segni di infezione (febbre, arrossamento cutaneo, fuoriuscita di pus dalla ferita chirurgica),
- dolore che peggiora progressivamente nonostante gli antidolorifici,
- problemi con il gesso (se diventa troppo stretto a causa del gonfiore, se si rompe o se è diventato eccessivamente largo),
- gonfiore, calore e dolore al polpaccio (possibile segno di trombosi venosa profonda).
Fonti e bibliografia
- Orthobullets – Evidence-based Orthopaedic Knowledge
- AAOS – American Academy of Orthopaedic Surgeons
- How do I know if I’ve broken a bone? (NHS UK)
Le domande più frequenti
Cos'è una frattura composta?
Cos'è una frattura scomposta?
Cos'è una frattura esposta?
Ho un gesso sulla gamba e avverto dolore e gonfiore; dovrei preoccuparmi?
Cosa fare in caso di dolore persistente dopo una frattura?
È possibile che un’articolazione gonfia e dolente dopo un trauma indichi una frattura non diagnosticata?
Quando è consigliabile una valutazione ortopedica postfrattura?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.