Introduzione
La frattura malleolare è un evenienza che si verifica piuttosto frequentemente e in tutte le età:
- nei giovani è più spesso causata da traumi sportivi o incidenti stradali,
- mentre negli anziani, a causa della maggiore fragilità dell’osso, si può verificare anche in seguito a traumi di minori entità, come ad esempio semplici cadute.
I malleoli sono delle strutture ossee che fanno parte dell’articolazione della caviglia e la loro rottura comporta l’insorgenza di
- dolore,
- gonfiore,
- possibile insorgenza di ematoma,
- difficoltà a camminare o a stare in piedi.
La diagnosi viene posta in base
- all’anamnesi,
- all’esame obiettivo
e viene confermata da esami di imaging che mostreranno la presenza di una o più linee di frattura e l’eventuale instabilità articolare.
Il trattamento varia a seconda del tipo di frattura e della complessità della situazione: potrà essere utilizzato un apparecchio gessato o un tutore nei casi più lievi e sarà invece necessario ricorrere ad un intervento chirurgico in quelli più complicati.
Articolazione della caviglia: cenni anatomici
L’articolazione della caviglia vede contrapporsi le estremità distali delle ossa della gamba e l’astragalo (o talo) che fa parte delle ossa piede.
Lo scheletro della gamba è composto dalla tibia, che si trova più medialmente, e dal perone (o fibula), più laterale. Tibia e perone nella loro parte distale presentano due prominenze ossee che sono visibili ai due lati della caviglia: il malleolo tibiale (o malleolo mediale) e il malleolo peroneale (o malleolo laterale).
Esiste anche un terzo malleolo, che viene detto posteriore: è costituito dalla protuberanza della parte posteriore e distale della tibia e può essere anch’esso coinvolto in una frattura della caviglia.

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Tipi di frattura
Una frattura può venire classificata a seconda della posizione dei frammenti ossei in:
- Composta: in seguito alla frattura i frammenti ossei non subiscono spostamenti rispetto alla loro normale sede anatomica. Per queste fratture è in genere sufficiente un trattamento conservativo.
- Scomposta: i frammenti ossei si trovano in una posizione anomala a causa dell’importante forza di impatto del trauma che ha causato la frattura o per una loro successiva trazione effettuata dall’azione di tendini e muscoli. Nel caso della frattura malleolare la frattura scomposta risulta essere in genere conseguente all’elevata intensità del trauma e per questo motivo si può accompagnare a rotture dei legamenti o della capsula articolare.
Le fratture malleolari vengono inoltre classificate a seconda del numero di malleoli interessati in:
- Frattura monomalleolare: quando la frattura interessa soltanto uno dei malleoli; sono le più frequenti e, come è facilmente intuibile, anche le meno gravi. Si parlerà quindi di:
- Frattura del malleolo tibiale: se è interessato il malleolo interno, o mediale.
- Frattura del malleolo peroneale: se è interessato il malleolo esterno.
- Frattura del malleolo posteriore: quando è coinvolto il malleolo posteriore della tibia.
- Frattura bimalleolare: è la frattura che coinvolge contemporaneamente il malleolo mediale e il malleolo laterale.
- Frattura trimalleolare: in questo caso sono interessanti tutti e tre i malleoli.
Le fratture bi e trimalleolari provocano un’instabilità articolare maggiore rispetto alla semplice frattura di un singolo malleolo e possono essere accompagnate da lesioni o stiramenti dei legamenti che compongono l’articolazione della caviglia.
Cause
Nei soggetti giovani le fratture malleolari sono in genere conseguenti a traumi ad alta energia, mentre negli anziani si possono verificare anche in seguito a delle semplici cadute per via della maggiore fragilità dell’osso che è spesso soggetto a osteopenia o osteoporosi.
In età giovanile e negli adulti la frattura si verifica frequentemente a causa di eccessive torsioni della caviglia provocate da traumi sportivi oppure in seguito ai forti urti che si possono subire negli incidenti stradali.
Indipendentemente dal trauma che ha causato la frattura esistono alcuni fattori predisponenti che rendono l’osso più debole e quindi più facilmente soggetto a rottura:
- osteoporosi,
- tumori ossei,
- infezioni ossee (osteomielite).
Sintomi
I sintomi e i segni di una frattura al malleolo in genere consistono in:
- dolore,
- ematoma,
- gonfiore,
- deformità dell’articolazione,
- difficoltà nei movimenti dell’articolazione della caviglia,
- difficoltà a stare in piedi e a camminare.
In seguito alla frattura il soggetto proverà un forte dolore a causa dell’attivazione delle terminazioni nervose sensitive presenti nella membrana che avvolge l’osso, il periostio. L’ematoma e il gonfiore sono conseguenze della lesione dei tessuti, dei vasi sanguigni e dell’infiammazione che si verifica in seguito al trauma. Tutto questo comporta la presenza di deformità articolari, che saranno evidenti soprattutto nelle fratture scomposte, e di limitazioni funzionali dell’articolazione che si manifestano con difficoltà nell’esecuzione dei movimenti della caviglia e nel cammino.
Complicanze
- Artrosi della caviglia: le fratture malleolari rappresentano un fattore di rischio per lo sviluppo successivo di artrosi, soprattutto se si tratta di fratture complesse che non vengono sottoposte ad un trattamento adeguato.
- Infezioni: il rischio di infezione è elevato in particolare in caso di frattura esposta, in cui cioè si ha una soluzione di continuo della cute e dei tessuti sottostanti, che vengono esposti agli agenti patogeni ambientali.
- Deformità scheletriche: in caso di fratture scomposte è importante provvedere ad un’adeguata riduzione dei frammenti articolari. È necessario cioè riportarli nella loro normale sede anatomica al fine di evitare che si formino deformità scheletriche permanenti.
- Lesioni muscolari: i monconi ossei possono andare a ledere le fibre muscolari, soprattutto se si tratta di traumi ad alta energia e con importante scomposizione della frattura.
Diagnosi
Il percorso diagnostico per una sospetta frattura malleolare inizia in Pronto Soccorso con una valutazione clinica immediata e prosegue con indagini strumentali mirate a definire la strategia terapeutica più appropriata.
Valutazione clinica
L’anamnesi permette al medico di ricostruire la dinamica del trauma (ad esempio una torsione improvvisa o un impatto diretto). Durante l’esame obiettivo, lo specialista valuta non solo il dolore e il gonfiore, ma anche lo stato dei tessuti molli: la presenza di flittene (bolle cutanee) o una tensione eccessiva della pelle possono indicare una sofferenza vascolare o un edema massivo che condizionano i tempi dell’eventuale intervento. È inoltre fondamentale verificare la funzionalità neurologica e la presenza dei impulsi arteriosi al piede per escludere lesioni vascolari o nervose associate.
Imaging radiologico
Gli esami strumentali sono indispensabili per confermare il sospetto clinico e classificare la lesione:
- Radiografia (raggi X): rappresenta l’indagine di primo livello. Vengono eseguite proiezioni standard (antero-posteriore, laterale e “a mortasa”) per visualizzare le linee di frattura e lo spazio tra le ossa. In alcuni casi, possono essere richieste radiografie “sotto carico” (se il dolore lo permette) per valutare la stabilità dinamica dell’articolazione.
- Tomografia Computerizzata (TC): è l’esame d’elezione per le fratture complesse, specialmente se coinvolgono la superficie articolare o il malleolo posteriore. Permette una ricostruzione tridimensionale estremamente utile al chirurgo ortopedico per pianificare l’intervento.
- Risonanza Magnetica Nucleare (RMN): non è un esame di routine nella fase acuta della frattura, ma risulta preziosa se si sospettano lesioni associate dei legamenti della sindesmosi (la connessione tra tibia e perone) o danni alla cartilagine che non sono visibili ai raggi X.
Cura e trattamento
L’obiettivo principale della terapia è ripristinare la perfetta congruenza dell’articolazione e garantirne la stabilità, permettendo un ritorno precoce al movimento per prevenire la rigidità e l’artrosi precoce.
Approccio conservativo
Il trattamento non chirurgico è riservato alle fratture composte e stabili, dove l’architettura della caviglia non è compromessa. Prevede:
- Immobilizzazione: a seconda della gravità, si può utilizzare un apparecchio gessato tradizionale o, sempre più frequentemente, un tutore a stivaletto (CAM boot) che consente una migliore igiene e, in casi selezionati, un carico parziale precoce.
- Monitoraggio: sono necessarie radiografie di controllo periodiche (solitamente dopo 7, 14 e 30 giorni) per assicurarsi che i frammenti ossei non si spostino durante la guarigione.
- Profilassi antitrombotica: durante il periodo di immobilizzazione, viene solitamente prescritta la somministrazione quotidiana di eparina a basso peso molecolare per prevenire la formazione di coaguli di sangue (trombosi venosa profonda).
Trattamento chirurgico
In caso di fratture scomposte, instabili o che coinvolgono più malleoli, l’intervento chirurgico di “riduzione e fissazione interna” (ORIF) è lo standard di cura. Il chirurgo provvede a:
- Riposizionare manualmente i frammenti ossei nella loro sede naturale.
- Fissarli stabilmente utilizzando placche in titanio o acciaio, viti anatomiche o fili metallici.
- Riparare eventuali lesioni dei legamenti della sindesmosi mediante sistemi di fissazione dinamica (come piccoli “bottoni” e fili ad alta resistenza) o viti trans-sindesmosiche.
L’intervento viene eseguito generalmente in anestesia periferica (spinale) o generale. Se i tessuti molli sono eccessivamente gonfi, il chirurgo può decidere di applicare temporaneamente un fissatore esterno (una struttura metallica esterna alla pelle) per stabilizzare la gamba in attesa che l’edema si riduca, procedendo all’intervento definitivo dopo 7-10 giorni.
Stile di vita e consigli pratici
Il successo della cura dipende significativamente dai comportamenti del paziente durante la convalescenza:
- Fumo: è fortemente raccomandato sospendere il fumo, poiché la nicotina riduce l’apporto di sangue all’osso e raddoppia il rischio di mancata consolidazione (pseudoartrosi) e infezioni.
- Alimentazione: un adeguato apporto di calcio e vitamina D è essenziale. In caso di carenze accertate, il medico prescriverà integratori specifici per supportare la formazione del callo osseo.
- Gestione dell’edema: mantenere l’arto elevato (sopra il livello del cuore) e applicare ghiaccio localmente (senza bagnare il gesso o la ferita) aiuta a ridurre il dolore e il gonfiore nelle prime settimane.
Fisioterapia e riabilitazione
La riabilitazione è parte integrante del processo di cura e non un’opzione facoltativa. Il programma riabilitativo moderno inizia non appena la stabilità della frattura lo consente, spesso già pochi giorni dopo l’intervento chirurgico.
Il percorso si articola in fasi progressive:
- Fase iniziale: esercizi di mobilizzazione attiva delle dita del piede e contrazioni isometriche per limitare l’atrofia muscolare.
- Fase intermedia: recupero del ROM (Range of Motion) articolare attraverso la mobilizzazione passiva e attiva assistita, mirata a sbloccare la caviglia.
- Fase avanzata: esercizi propriocetivi (su tavolette instabili) per recuperare l’equilibrio e il controllo del movimento, seguiti dal potenziamento muscolare della gamba.
Dopo quanto si cammina?
Il ritorno al cammino libero è un processo graduale che deve essere autorizzato dall’ortopedico sulla base delle radiografie. In linea generale:
- Carico sfiorante/nullo: per le prime 4-6 settimane solitamente non è permesso appoggiare il piede a terra, utilizzando le stampelle.
- Carico parziale: tra la sesta e l’ottava settimana si inizia a trasferire gradualmente il peso sul piede fratturato.
- Carico totale: generalmente raggiungibile dopo circa 2-3 mesi dal trauma.
Per la ripresa della guida, è necessario attendere di avere una forza sufficiente per una frenata d’emergenza e un tempo di reazione normale, solitamente non prima di 9-12 settimane. Il ritorno alle attività sportive ad impatto (corsa, calcio) richiede mediamente dai 4 ai 6 mesi, previo completamento del rinforzo muscolare.
Autore
Dr.ssa Giulia Grotto
Medico ChirurgoIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Treviso n. 5639

