Introduzione
I calcoli renali e le coliche, uno dei disturbi urologici più dolorosi, affliggono la specie umana da millenni; addirittura i ricercatori hanno trovato tracce di calcoli renali in una mummia egizia risalente a ben 7.000 anni fa.
La presenza di calcoli è uno dei disturbi più comuni delle vie urinarie; viene diagnosticata ogni anno a milioni di persone nel mondo, che spesso sono costrette a ricorrere ad assistenza ospedaliera (Pronto Soccorso) per la gestione del violento dolore e delle possibili complicazioni.
La maggior parte dei calcoli viene espulsa dal corpo senza che sia necessario alcun intervento medico, ma quelli che provocano sintomi di lunga durata o altre complicazioni possono essere curati usando varie tecniche, che per la maggior parte non richiedono il ricorso alla chirurgia classica.
Quando si bloccano nel tratto urinario i calcoli possono ostruire il flusso dell’urina e provocare un grande dolore a causa della colica renale che ne deriva.
I segni e i sintomi tipici della presenza di calcoli e di colica renale in corso sono:
- dolore molto severo avvertito nella schiena o sul fianco,
- presenza di sangue nelle urine,
- febbre e brividi (in caso di infezione),
- vomito,
- urina con odore sgradevole e/o non trasparente,
- sensazione di bruciore durante la minzione.
La diagnosi avviene in genere avvalendosi di visita medica, esami del sangue e delle urine, ed esami di imaging.
Recenti scoperte scientifiche ci hanno permesso di capire meglio i diversi fattori che provocano la comparsa dei calcoli e quindi di ideare terapie migliori per prevenirli.
I calcoli e le vie urinarie

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L’apparato urinario (o escretore) è formato dai reni, dagli ureteri, dalla vescica e dall’uretra. I reni sono due organi a forma di fagiolo, collocati sotto le costole a metà circa della schiena, uno per lato rispetto alla colonna vertebrale.
I reni
- rimuovono l’acqua e i rifiuti in eccesso dal sangue producendo l’urina,
- mantengono l’equilibrio dei sali e di altre sostanze presenti nel sangue,
- producono ormoni che aiutano a costruire ossa forti e a sintetizzare i globuli rossi.
Gli ureteri, due stretti tubicini, consentono il passaggio dell’urina dai reni alla vescica, una cavità di forma ovale che si trova nel basso ventre. Esattamente come in un palloncino le pareti elastiche della vescica si distendono e si espandono per accogliere l’urina; quando le pareti della vescica si contraggono l’urina fuoriesce dal corpo tramite l’uretra.

Calcolo renale umano (https://en.wikipedia.org/wiki/File:Nefrolit.jpg)
Il calcolo renale è un ammasso duro fatto di cristalli che si separano dall’urina all’interno delle vie urinarie. In condizioni normali l’urina contiene particolari sostanze chimiche che prevengono o inibiscono la formazione dei cristalli, sembra tuttavia che questi inibitori non funzionino bene in tutte le persone con conseguente sviluppo di calcoli.
Se i cristalli rimangono abbastanza piccoli percorreranno le vie urinarie e verranno espulsi dall’organismo insieme all’urina, senza causare problemi.
I calcoli renali possono contenere diverse combinazioni di sostanze chimiche, il tipo più comune contiene calcio, combinato con ossalato o con fosfato. Queste sostanze chimiche fanno parte della dieta normale e vanno a costruire parti importanti dell’organismo, come le ossa e i muscoli.
Un tipo meno comune è quello causato da un’infezione delle vie urinarie, in questo caso si parla di calcoli di struvite od infettivi. Un altro tipo, quelli da acido urico, è ancora meno frequente, mentre i calcoli di cistina sono rari.
Urolitiasi è il termine che i medici usano per descrivere i calcoli che si formano nelle vie urinarie, altri termini usati di frequente sono calcolosi delle vie urinarie e nefrolitiasi. In campo medico si sentono inoltre termini particolari per descrivere la collocazione del cristallo nelle vie urinarie, ad esempio la parola ureterolitiasi è usata per descrivere un calcolo che si trova nell’uretere.
I calcoli biliari e i calcoli renali non sono in alcun modo collegati: si formano in zone diverse dell’organismo e chi è affetto da un calcolo biliare non ha necessariamente maggiori probabilità di sviluppare calcoli renali.
Renella
Quando si formano cristalli di piccole dimensioni, non tali da determinare vere e proprie coliche, si parla in genere di renella.
Si tratta di fatto di una sabbiolina che si forma a livello dei reni e che come i calcoli migra verso la vescica per poi essere espulsa attraverso l’urina; può essere causa di fastidi durante la minzione e dolore a livello lombare.
Può colorare di rosso le urine, non necessariamente per la presenza di sangue, ma perché i cristalli sono spesso costituiti da acido urico e acido ossalico.
Vale ovviamente lo stesso consiglio dato in presenza di calcoli, ossia aumentare l’idratazione (bere di più), mentre a meno di casi specifici la dieta sembra avere un ruolo secondario, a patto che sia sana ed equilibrata.
Cause
Per ragioni tuttora sconosciute il numero di persone affette da calcoli renali è andato crescendo negli ultimi decenni.
Le persone di razza caucasica sono più soggette rispetto a quelle di razza africana, ed in generale ne sono maggiormente soggetti gli uomini; il rischio per la popolazione generale di sviluppare i calcoli è pari al 19% negli uomini e al 9% nelle donne. Negli uomini, il primo episodio si verifica in genere dopo i 30 anni.
I medici non riescono sempre a risalire con certezza alle ragioni alla base della formazione del cristallo; anche se alcuni alimenti possono favorirne la formazione in persone già predisposte, si ritiene che questo non sia sufficiente a determinarne la precipitazione in soggetti privi di fattori di rischio.
Se ci sono precedenti famigliari di calcoli renali il paziente avrà maggiori probabilità di soffrirne.
Anche
- le infezioni delle vie urinarie,
- le malattie renali come il rene policistico
- e alcuni disordini metabolici come l’iperparatiroidismo
sono collegati con la formazione dei calcoli. Inoltre, più del 70 per cento delle persone affette da una malattia rara di nome acidosi tubulare renale sviluppa calcoli renali.
La cistinuria e l’iperossaluria sono altri due rari disordini metabolici che spesso provocano la formazione di calcoli renali.
L’ipercalciuria è una malattia ereditaria e rappresenta la causa principale del problema in più della metà dei pazienti. Il calcio viene assorbito dagli alimenti in quantità maggiore del dovuto e quindi passa nell’urina.
Tra le altre cause della formazione di calcoli troviamo
- iperuricosuria, un disturbo del metabolismo dell’acido urico,
- gotta,
- assunzione eccessiva di vitamina D,
- ostruzioni e le infezioni delle vie urinarie.
I calcoli di ossalato di calcio possono comparire anche nelle persone affette da infiammazioni croniche dell’intestino o che si sono sottoposte a un’operazione di bypass intestinale.
Fattori di rischio
- Familiarità o storia personale,
- disidratazione,
- sovrappeso,
- alcune diete (eccesso di proteine, sodio e zucchero),
- malattie e chirurgia del sistema digerente (bypass gastrico, morbo di Crohn, colite ulcerosa),
- acidosi tubulare renale, cistinuria e iperparatiroidismo.
Sintomi
In molti pazienti la presenza di calcoli renali rimane a lungo priva di sintomi; di norma il primo segnale è un dolore molto intenso che inizia all’improvviso, quando il calcolo si muove nelle vie urinarie e ostruisce il flusso dell’urina.
Il paziente avverte immediatamente un dolore molto acuto e crampiforme alla schiena e sui fianchi nella zona del rene, oppure nel basso ventre: si tratta della cosiddetta colica renale. In seguito, il dolore può estendersi verso la zona inguinale.
Se il calcolo è di grandi dimensioni il dolore si fa più intenso. Quando il calcolo si muove può comparire del sangue nell’urina; quando il calcolo si avvicina alla vescica, il paziente può avvertire la necessità di urinare con maggior frequenza oppure avere una sensazione di bruciore durante la minzione.
A volte si possono verificare nausea e vomito.
Se uno o più di questi sintomi fosse accompagnato da febbre e brividi, potrebbe esserci un’infezione in corso.
Prognosi e pericoli
I calcoli renali sono estremamente dolorosi, ma nella maggior parte dei casi possono essere eliminati dal corpo senza danni permanenti.
Spesso recidivano, soprattutto se la causa sottostante non viene trattata. I rischi principali includono infezioni delle vie urinarie, danni permanenti al rene (insufficienza renale) o ostruzione completa dell’uretere.
Si consiglia di rivolgersi in Pronto Soccorso se compaiono dolore insopportabile, sangue visibile nell’urina, febbre alta o vomito incoercibile.
Diagnosi

Radiografia con calcoli
La diagnosi di calcolosi renale inizia con una valutazione clinica approfondita e l’esame obiettivo del paziente. Il medico indaga le caratteristiche del dolore, la presenza di sintomi correlati e la storia clinica personale e familiare.
Esami di imaging
Gli esami strumentali sono fondamentali per confermare la presenza dei calcoli, localizzarli e valutarne le dimensioni:
- Tomografia Computerizzata (TAC) senza mezzo di contrasto: è attualmente il gold standard per la diagnosi. Grazie all’elevata sensibilità, permette di individuare anche calcoli molto piccoli e non visibili con altri esami. In contesti di urgenza, si preferisce la TC a basso dosaggio di radiazioni.
- Ecografia renale e vescicale: è spesso l’esame di prima linea, specialmente in soggetti giovani, donne in gravidanza o per il monitoraggio. È sicura e non espone a radiazioni, sebbene possa talvolta mancare calcoli molto piccoli o localizzati nell’uretere medio.
- Radiografia dell’addome (diretta reni-vescica): utile per individuare i calcoli radio-opachi (contenenti calcio), ma meno precisa della TAC per la pianificazione chirurgica.
Esami di laboratorio
Gli esami biochimici servono a escludere complicazioni e a indagare le cause metaboliche:
- Esame delle urine: permette di rilevare la presenza di sangue nelle urine (ematuria), cristalli, segni di infezione urinaria o alterazioni del pH (che orientano sul tipo di calcolo).
- Esami del sangue: si valutano la funzionalità renale (creatinina, azotemia) e i livelli di calcio, acido urico ed elettroliti.
- Analisi del calcolo: se il calcolo viene espulso o rimosso, viene analizzato tramite spettroscopia per determinare la sua composizione chimica esatta. Questa informazione è vitale per prevenire future recidive.
Cura e terapia
Il trattamento della calcolosi renale ha tre obiettivi principali: gestire il dolore acuto, favorire l’espulsione o la rimozione del calcolo e prevenire la formazione di nuovi cristalli. La scelta della terapia dipende dalle dimensioni del calcolo, dalla sua posizione e dalla gravità dei sintomi.
Gestione della colica e terapia medica
Nella fase acuta, il controllo del dolore è la priorità. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sono considerati la prima scelta per la loro efficacia superiore nel ridurre l’infiammazione e la pressione all’interno dell’uretere. Gli oppioidi vengono riservati solo ai casi in cui i FANS non siano sufficienti o siano controindicati.
Per i calcoli di piccole dimensioni (solitamente inferiori a 5-6 mm) che hanno buone probabilità di essere espulsi spontaneamente, il medico può prescrivere la **Terapia Espulsiva Medica (MET)**. Questa prevede l’uso di farmaci alfa-litici (come la tamsulosina) che rilassano la muscolatura dell’uretere, facilitando il passaggio del calcolo e riducendo la durata del dolore.
Procedure mini-invasive e chirurgiche
Quando il calcolo è troppo grande per l’espulsione spontanea, causa ostruzione persistente o infezioni ricorrenti, si interviene con tecniche moderne:
- Litotrissia Extracorporea a Onde d’Urto (SWL): utilizza onde d’urto generate all’esterno del corpo per frantumare il calcolo in frammenti simili a sabbia, poi eliminati con le urine. È indicata per calcoli renali di medie dimensioni e non richiede incisioni.
- Ureteroscopia e RIRS (Retrograde Intrarenal Surgery): attraverso l’uretra si risale con uno strumento a fibre ottiche (ureteroscopio) fino al calcolo, che viene polverizzato tramite laser (solitamente laser a Olmio). È oggi la tecnica d’elezione per molti calcoli ureterali e renali per la sua elevata efficacia e minima invasività.
- Nefrolitotomia Percutanea (PCNL): riservata a calcoli molto grandi (superiori a 2 cm) o complessi. Attraverso un piccolo foro nella schiena si accede direttamente al rene per frammentare e rimuovere il calcolo.
Stile di vita e nutrizione
La modifica dello stile di vita è la pietra angolare per evitare nuovi episodi.
- Idratazione: è fondamentale bere circa 2.5 – 3 litri di acqua al giorno per mantenere le urine diluite. È importante distribuire l’assunzione di liquidi nell’arco di tutte le 24 ore.
- Gestione del calcio e del sale: contrariamente a quanto si pensava in passato, non bisogna eliminare il calcio dalla dieta; un apporto normale di calcio (latticini, acqua) aiuta a ridurre l’assorbimento di ossalati nell’intestino. È invece cruciale ridurre drasticamente il consumo di sale (sodio), poiché il sale in eccesso spinge i reni a espellere più calcio nelle urine, favorendo i calcoli.
- Proteine e zuccheri: si consiglia di limitare le proteine animali (carne, insaccati) e gli zuccheri semplici, che possono aumentare l’acidità urinaria e i livelli di calcio e acido urico.

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Prevenzione
Se in passato si è già sofferto più volte di calcoli e coliche renali c’è maggiore probabilità di soffrirne anche in futuro. La prevenzione si basa sullo screening metabolico: il medico può richiedere la raccolta delle urine delle 24 ore per misurare i livelli di calcio, sodio, acido urico, ossalato e citrato.
I punti chiave della prevenzione includono:
- Idratazione costante: produrre almeno 2 litri di urina al giorno.
- Riduzione del sodio: il sale è il principale nemico; meno sale si consuma, meno calcio finisce nelle urine.
- Apporto equilibrato di calcio: non va limitato, ma assunto preferibilmente tramite gli alimenti.
- Limitazione di cibi ricchi di ossalato (come spinaci, rabarbaro, barbabietole) solo se il medico conferma un’eccessiva escrezione di questa sostanza.
- Controllo del peso corporeo: l’obesità è un fattore di rischio metabolico per la calcolosi.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Quali sono i sintomi di una colica renale?
Può essere presente nausea e/o vomito, febbre in caso d'infezione.
Da cosa è causata?
Cosa fare in caso di colica renale?
Cosa mangiare in caso di colica renale?
Quando vengono analizzati chimicamente i calcoli è infine possibile, in soggetti recidivi, procedere a consigli dietetici mirati per ridurre il rischio di nuovi episodi.
Quanto dura una colica renale?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.