Introduzione
Una “crisi ipertensiva” è una condizione caratterizzata da un brusco rialzo della pressione arteriosa che può instaurarsi ex novo, cioè improvvisamente, oppure complicare un’ipertensione arteriosa (pressione alta) persistente e pregressa, come si verifica nella maggior parte dei pazienti.
Questo marcato innalzamento pressorio non deve mai essere sottovalutato, specialmente nel caso in cui la pressione sistolica massima sia uguale o maggiore a 180 mmHg e/o quella diastolica superi i 120 mmHg, in quanto potrebbero venire danneggiati i vasi sanguigni, con conseguente incremento del rischio d’infarto cardiaco o eventuali danni d’organo.
In base all’entità del rialzo pressorio e alle sue conseguenze è possibile suddividere le crisi ipertensive in due grandi gruppi:
- emergenze, ossia un evento improvviso ed imprevisto, la cui gravità espone il paziente ad un rischio fatale (in questo caso la pressione può raggiungere valori estremi, talvolta superiori a 220/140 mmHg),
- urgenze, condizioni di sofferenza ma che non espongono a un rischio vitale immediato.
La differenza tra emergenza e urgenza è di grande rilevanza nella scelta dell’approccio terapeutico, che quindi varia a seconda dei singoli casi; un monitoraggio costante della pressione arteriosa e la corretta assunzione dei farmaci, in associazione ad una dieta sana e ad uno stile di vita equilibrato, possono tuttavia ridurre notevolmente l’insorgenza delle crisi ipertensive.
Cause
Buona parte delle crisi ipertensive si osservano in pazienti che presentano una storia già nota di ipertensione (essenziale o senza causa apparente, ma anche secondaria ad altre malattie, principalmente vascolari o renali).
Tra le cause di crisi ipertensiva, vanno ricordate anche:
- uso occasionale o abituale di droghe (anfetamine, cocaina, LSD, ecstasy),
- ingestione di cibi contenenti tiramina (formaggi stagionati, vino rosso),
- assunzione di alcuni farmaci impiegati nel caso di ansia o depressione (antidepressivi triciclici associati ad inibitori delle monoaminoossidasi),
- autosospensione o riduzione di farmaci utilizzati dal paziente e prescritti per curare un’ipertensione già diagnosticata,
- tumori del surrene (quali l’adenoma surrenalico o il feocromocitoma) non ancora diagnosticati,
- sindrome di Cushing (come conseguenza dell’aumento dei livelli di cortisolo),
- glomerulonefriti (malattie infiammatorie dei reni),
- vasculiti,
- porpora trombotica trombocitopenica,
- stenosi delle arterie renali,
- intossicazione da piombo.
Urgenze ed emergenze
Indipendentemente dalla causa, è possibile distinguere, nell’ambito delle crisi ipertensive, le urgenze dalle emergenze:
- Nel caso di un’urgenza la pressione arteriosa può essere molto elevata (per esempio la pressione diastolica maggiore di 120 mmHg) senza tuttavia presentare segni di danno d’organo acuto. Questo tipo di evenienza si verifica frequentemente in pazienti molto ansiosi o con privazione di sonno e non necessita, generalmente, di un intervento immediato per via endovenosa, nonostante sia necessario un rapido aggiustamento della terapia orale.
- Nel caso delle emergenze i valori pressori sono molto elevati ed è presente un danno d’organo acuto e progressivo (specialmente a carico di cuore, reni e cervello) che richiede un intervento immediato in ambiente ospedaliero.
Sintomi
I sintomi che caratterizzano una crisi ipertensiva sono molteplici e possono variare, specialmente in relazione alle caratteristiche di urgenza/emergenza (e quindi ai valori pressori).
Nel caso la crisi ipertensiva abbia carattere di urgenza (almeno uno dei due valori superiore a 180/120 mmHg) potrebbero essere presenti:
- mal di testa di intensità variabile,
- vertigini,
- dispnea (fame d’aria, fiato corto),
- cardiopalmo (palpitazioni),
- ansia,
- angoscia,
- arrossamento cutaneo,
- oliguria (diminuzione della produzione di urine).
Le emergenze ipertensive sono un’evenienza più rara e possono manifestarsi con complicazioni molto gravi (talvolta letali) come:
- ictus cerebrale,
- infarto cardiaco,
- confusione fino al coma,
- forte dolore al torace (angina pectoris),
- dissezione aortica,
- insufficienza renale acuta,
- edema polmonare (accumulo di liquidi nei polmoni per insufficienza ventricolare sinistra),
- eclampsia (nelle donne in gravidanza).
Diagnosi
La diagnosi di crisi ipertensiva mira innanzitutto a distinguere tra urgenza ed emergenza ipertensiva. Il medico deve stabilire se l’elevato rialzo dei valori pressori (generalmente > 180/120 mmHg) stia causando un danno immediato agli organi “bersaglio” (cervello, cuore, reni, occhi e grossi vasi).
Il percorso diagnostico comprende:
- Valutazione clinica e anamnesi: Il medico indaga l’insorgenza dei sintomi, la storia clinica del paziente e l’eventuale assunzione di farmaci, integratori o sostanze stupefacenti. Viene eseguito un esame obiettivo completo, con particolare attenzione allo stato neurologico e alla funzione cardiorespiratoria.
- Esame del fondo oculare: È un passaggio cruciale per identificare segni di retinopatia ipertensiva acuta (come emorragie, essudati o edema della papilla), che indicano inequivocabilmente un’emergenza ipertensiva.
- Elettrocardiogramma (ECG): Necessario per escludere segni di ischemia cardiaca acuta, ipertrofia ventricolare o aritmie scatenate dal rialzo pressorio.
- Esami del sangue e delle urine: Si ricercano biomarcatori di danno d’organo, come la creatinina e l’azotemia (funzionalità renale), gli elettroliti e la troponina (danno cardiaco). L’analisi delle urine può rivelare la presenza di proteine o sangue, segni di sofferenza renale.
- Diagnostica per immagini: A seconda del sospetto clinico, possono essere richiesti una TC dell’encefalo (in caso di sintomi neurologici come confusione o deficit motori), una radiografia del torace o un’ecocardiografia. Se si sospetta una dissezione aortica, l’angio-TC rappresenta l’esame di riferimento.
In sintesi, la diagnosi non si limita alla semplice lettura dello sfigmomanometro, ma richiede una valutazione integrata per definire la gravità del quadro clinico e la rapidità dell’intervento necessario.
Cura
Il trattamento della crisi ipertensiva ha come obiettivo primario la riduzione sicura e controllata della pressione arteriosa per prevenire o limitare i danni d’organo. La strategia terapeutica differisce profondamente tra urgenza ed emergenza.
Gestione dell’urgenza ipertensiva
Nelle urgenze ipertensive, la pressione è molto alta ma non vi sono segni di danno acuto agli organi. In questi casi:
- Obiettivi: La pressione deve essere ridotta gradualmente nell’arco di 24-48 ore. Una discesa troppo rapida potrebbe causare una riduzione eccessiva del flusso sanguigno al cervello o al cuore, provocando potenzialmente un ictus o un infarto.
- Approccio: Il trattamento avviene solitamente con farmaci per via orale. Spesso è sufficiente riprendere la terapia abituale (se sospesa) o aggiustarne il dosaggio. Il paziente può essere gestito in ambito ambulatoriale o dopo un breve periodo di osservazione.
Gestione dell’emergenza ipertensiva
Le emergenze ipertensive richiedono un intervento immediato in un contesto di area critica (Pronto Soccorso o Terapia Intensiva):
- Obiettivi: Si mira a ridurre la pressione arteriosa media di non oltre il 20-25% nella prima ora, stabilizzandola successivamente nelle ore seguenti. Esistono eccezioni specifiche: in caso di dissezione aortica, la pressione deve essere abbassata drasticamente e molto rapidamente (sistolica < 120 mmHg in pochi minuti).
- Terapia farmacologica: Si utilizzano esclusivamente farmaci per via endovenosa, che permettono una regolazione precisa e istantanea dei valori. Tra i principi attivi più utilizzati figurano il labetalolo, la nicardipina, il nitroprussiato di sodio e l’esmololo.
Cosa fare in caso di sospetta crisi
Se riscontri un valore superiore a 180/120 mmHg:
- Resta calmo e riposa per 5 minuti in un ambiente tranquillo, quindi ripeti la misurazione.
- Se i valori rimangono alti ma non hai sintomi gravi, contatta subito il tuo medico di medicina generale o la guardia medica per istruzioni sulla terapia orale.
- Se i valori sono alti e avverti dolore al petto, forte mal di testa, confusione, difficoltà a parlare, mancanza di respiro o debolezza agli arti, non aspettare: chiama immediatamente il 118 o recati al Pronto Soccorso più vicino.
Stile di vita e monitoraggio
Dopo una crisi ipertensiva, il recupero passa attraverso una gestione rigorosa della patologia di base. È essenziale ridurre drasticamente l’apporto di sale (sodio), limitare l’alcol e mantenere un peso corporeo adeguato. La compliance farmacologica è fondamentale: non interrompere mai i farmaci anti-ipertensivi senza consulto medico, poiché l’effetto “rimbalzo” è una delle cause principali di crisi ipertensiva.
Prevenzione
Non è sempre possibile prevenire l’insorgenza di una crisi ipertensiva, ma è fondamentale, per ridurre la possibilità che si verifichi,
- adottare uno stile di vita sano:
- mantenere il peso forma o perdere peso se necessario,
- praticare regolare attività fisica,
- adottare un’alimentazione equilibrata;
- nei pazienti affetti da ipertensione arteriosa seguire la terapia in maniera scrupolosa e monitorare frequentemente i propri valori pressori.
Qualora si verifichino anomale variazioni della pressione arteriosa è bene non sottovalutare alcun sintomo e consultare al più presto un medico, affinché possa consigliare qual è la strategia terapeutica da adottare in base al singolo caso in esame.
Fonti e bibliografia
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Autore
Dr.ssa Chiara Russo
Medico ChirurgoIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Latina n. 4203
