Cos’è l’insolazione
L’insolazione, o colpo di sole, è una condizione causata dall’esposizione diretta e prolungata alle radiazioni solari, soprattutto a carico della testa e delle parti del corpo non protette. Può associarsi alle cosiddette patologie da calore, che comprendono, in ordine di gravità:
- crampi da calore;
- esaurimento da calore;
- colpo di calore.
Insolazione e colpo di calore non sono esattamente la stessa cosa. L’insolazione deriva dall’esposizione diretta al sole e può provocare anche eritemi, ustioni e disturbi agli occhi. Il colpo di calore può invece verificarsi anche senza esposizione solare, per esempio in ambienti chiusi molto caldi o durante uno sforzo fisico intenso. Le due condizioni possono comunque sovrapporsi.
I disturbi legati al caldo possono essere considerati un continuum: si va da manifestazioni generalmente lievi, come crampi e debolezza, fino a un’emergenza potenzialmente mortale caratterizzata da ipertermia e alterazioni neurologiche. Per questo un malessere insorto dopo una lunga esposizione al sole non deve essere sottovalutato.

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Cause
L’insolazione è una condizione di salute conseguente a un’eccessiva esposizione diretta del corpo, in particolare della testa, alle radiazioni solari. Agli effetti dell’aumento della temperatura corporea possono aggiungersi quelli dei raggi ultravioletti e infrarossi sulla pelle e sugli occhi.
Gli esseri umani sono animali omeotermi, ovvero in grado di mantenere la temperatura interna entro un intervallo relativamente ristretto. Quando il calore prodotto o assorbito supera la capacità dell’organismo di disperderlo, la temperatura corporea può aumentare fino a compromettere il funzionamento di organi e tessuti.
Questo processo è monitorato e influenzato da specifici recettori sensoriali che si trovano sulla pelle e negli organi interni e sono in grado di allertare il cervello in caso di variazioni significative. In risposta all’esposizione al sole e, più in generale, al calore, l’organismo mette in atto diversi meccanismi:
- vasodilatazione dei vasi sanguigni, che aumenta la dispersione del calore attraverso la pelle;
- riduzione di alcune attività metaboliche, con l’obiettivo di limitare la produzione interna di calore;
- aumento della sudorazione, che consente di disperdere calore attraverso l’evaporazione del sudore.
Compaiono inoltre sensazioni che inducono comportamenti protettivi, come il desiderio di cercare ombra o un ambiente climatizzato, ridurre l’attività fisica e rimuovere gli strati di vestiti non necessari.
L’insolazione si verifica quando l’esposizione al sole e al calore supera la capacità dell’organismo di adattarsi. Tra i fattori di rischio più rilevanti si annoverano:
- temperature ambientali elevate e forte irraggiamento solare, soprattutto durante le ondate di calore;
- elevata umidità, che riduce l’efficacia dell’evaporazione del sudore;
- età: bambini piccoli e anziani hanno una minore capacità di adattarsi al caldo;
- obesità;
- stato di salute e condizioni mediche concomitanti, tra cui:
- diabete mellito;
- infezioni accompagnate da febbre;
- disturbi della pelle che interferiscono con la sudorazione, come fibrosi cistica, sclerosi sistemica e alcune forme estese di psoriasi;
- tratto falciforme, soprattutto durante sforzi fisici intensi;
- malattie cardiovascolari, respiratorie o renali;
- disidratazione, che limita la possibilità di produrre sudore;
- consumo di alcol;
- farmaci che possono favorire la disidratazione o interferire con la termoregolazione, tra cui diuretici, anticolinergici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti, alcuni antistaminici e sostanze stimolanti; le terapie prescritte non devono essere sospese autonomamente, ma possono essere rivalutate con il medico durante i periodi molto caldi;
- attività sportiva, lavorativa o di gioco intensa, che aumenta la produzione di calore da parte dei muscoli.
Insolazione nei bambini
I bambini più piccoli sono particolarmente esposti alle conseguenze del caldo a causa di molteplici fattori, tra cui:
- un rapporto tra superficie corporea e peso diverso da quello degli adulti, che li rende più sensibili agli scambi di calore con l’ambiente;
- un volume di sangue proporzionalmente ridotto;
- meccanismi di termoregolazione non ancora pienamente maturi;
- una capacità più lenta di acclimatarsi agli ambienti caldi;
- la dipendenza dagli adulti per bere, cercare ombra e interrompere il gioco.
Sintomi
I possibili sintomi dell’insolazione sono sostanzialmente sovrapponibili in adulti e bambini, ma nei più piccoli la situazione può peggiorare rapidamente:
- Edema da calore, che si manifesta con gonfiore e possibile fastidio alle estremità, per esempio alle mani ma soprattutto a piedi e caviglie. È dovuto alla vasodilatazione e all’accumulo di liquidi nelle parti più basse del corpo.
- Sintomi oculari:
- Lesioni della pelle, come eruzione cutanea da calore o miliaria, eritema solare e vere e proprie ustioni.
- Crampi da calore, con contrazioni dolorose e involontarie, soprattutto durante o dopo uno sforzo fisico. Sono favoriti dall’affaticamento muscolare e dalla perdita di acqua e sali attraverso il sudore, ma non dipendono sempre da una specifica carenza di sodio, potassio o magnesio.
- Malessere generale, che può manifestarsi con:
- nausea e vomito;
- affaticamento;
- debolezza;
- sudorazione abbondante;
- tachicardia.
- Sincope da calore: possono verificarsi capogiri, sensazione di svenimento o una breve perdita di coscienza, soprattutto dopo essere rimasti a lungo in piedi. La causa è spesso una combinazione di vasodilatazione, disidratazione e pressione sanguigna bassa. Una perdita di coscienza deve comunque essere valutata con prudenza, perché può dipendere anche da altre condizioni e, nei casi più gravi, accompagnarsi a uno stato di shock.
- Esaurimento da calore: è un quadro più importante rispetto ai crampi e al semplice malessere e può comprendere:
- nausea o vomito;
- riduzione dell’appetito;
- vertigini;
- sensazione di stordimento;
- mal di testa;
- sete intensa;
- debolezza;
- sudorazione abbondante;
- pallore e pelle umida;
- crampi muscolari;
- diminuzione della produzione di urina;
- temperatura corporea normale o aumentata, in genere inferiore a 40 °C.
- L’esaurimento da calore può evolvere in un colpo di calore, che rappresenta un’emergenza. Il segno più importante è l’alterazione del sistema nervoso centrale, che può manifestarsi con:
- confusione, comportamento insolito o difficoltà a parlare;
- disorientamento;
- difficoltà a coordinare i movimenti o a camminare;
- convulsioni;
- delirio;
- perdita di coscienza o coma;
- temperatura corporea spesso intorno o superiore a 40 °C, anche se non è necessario attendere il superamento di questa soglia per chiedere aiuto.
Nel colpo di calore la pelle è calda e può essere asciutta oppure ancora molto sudata, soprattutto nelle forme dovute allo sforzo fisico. L’assenza di sudorazione non è quindi necessaria per riconoscere l’emergenza. Confusione, sonnolenza marcata, convulsioni o perdita di coscienza dopo esposizione al caldo richiedono soccorso immediato.
La sete non è un indicatore sempre affidabile della disidratazione, soprattutto nei bambini piccoli e negli anziani. Anche un’urina scarsa o molto scura può suggerire disidratazione, ma il colore può essere influenzato da alimenti, farmaci e altre condizioni.
L’insolazione può causare febbre?
L’esposizione al caldo può provocare un aumento della temperatura corporea, più correttamente definito ipertermia e non febbre. Nella febbre l’organismo innalza volontariamente la temperatura, per esempio durante un’infezione; nell’ipertermia, invece, il corpo accumula più calore di quanto riesca a disperderne.
Nel colpo di calore la temperatura centrale è spesso intorno o superiore a 40 °C, ma il valore non deve essere considerato isolatamente. In presenza di confusione, convulsioni, difficoltà a camminare o perdita di coscienza bisogna chiamare subito i soccorsi anche se la temperatura misurata è più bassa.
Quanto dura l’insolazione?
La durata dei sintomi è variabile. Nei casi lievi, riposo, raffreddamento e reidratazione dovrebbero produrre un miglioramento evidente in breve tempo, anche se stanchezza, mal di testa e nausea possono persistere per alcune ore. Le lesioni della pelle, come scottature ed eritemi, possono invece durare diversi giorni.
Se i sintomi non iniziano a migliorare entro circa 30 minuti, peggiorano o ricompaiono, è necessario chiedere assistenza medica. Un vero colpo di calore richiede sempre un intervento urgente e può causare complicazioni a carico di cervello, reni, fegato, muscoli e coagulazione del sangue.
Diagnosi
La diagnosi si basa innanzitutto sulle circostanze in cui è comparso il malessere. Il medico raccoglie informazioni sulla durata dell’esposizione al sole o al caldo, sull’eventuale attività fisica, sulla quantità di liquidi assunti, sui farmaci utilizzati e sulle malattie già presenti. È importante sapere anche se vi siano stati vomito, svenimento, comportamento insolito o difficoltà nel parlare e nel camminare.
L’esame obiettivo comprende la valutazione dello stato di coscienza, della respirazione, della frequenza cardiaca, dei segni di disidratazione e dei valori della pressione sanguigna. Vengono inoltre esaminate la pelle e le eventuali lesioni provocate dal sole.
La distinzione più urgente è quella tra esaurimento e colpo di calore. Nell’esaurimento la persona rimane generalmente lucida, mentre confusione, comportamento anomalo, difficoltà di coordinazione, convulsioni o perdita di coscienza fanno sospettare un colpo di calore. Una temperatura molto elevata rafforza il sospetto, ma una misurazione inferiore a 40 °C non esclude l’emergenza, soprattutto se la persona è già stata raffreddata o la temperatura è stata rilevata sulla pelle, sotto l’ascella, nell’orecchio o in bocca.
Quando si sospetta un colpo di calore, in ambito sanitario la temperatura centrale viene misurata preferibilmente per via rettale. È il metodo più attendibile nelle situazioni acute; i termometri frontali, auricolari e ascellari possono sottostimare la temperatura interna. Il raffreddamento, tuttavia, non deve essere ritardato per effettuare la misurazione.
Nei casi lievi che migliorano rapidamente non sono normalmente necessari esami. Se i sintomi sono gravi, persistenti o accompagnati da alterazioni neurologiche, il paziente deve essere valutato in ospedale. Gli accertamenti possono comprendere:
- emocromo completo e prove della coagulazione;
- elettroliti, tra cui sodio e potassio, per individuare squilibri legati a disidratazione o assunzione eccessiva di sola acqua;
- glicemia, perché ipoglicemia o iperglicemia possono causare o aggravare sintomi neurologici;
- creatinina e altri esami della funzionalità renale;
- esami della funzionalità epatica;
- CK o CPK ed esame delle urine, per ricercare un danno muscolare o una rabdomiolisi;
- ECG e monitoraggio cardiaco nei pazienti con sintomi importanti, malattie cardiovascolari o alterazioni degli elettroliti.
Gli esami servono soprattutto a valutare le complicazioni e a guidare il trattamento: non esiste un singolo test del sangue che confermi da solo il colpo di calore. Esami di imaging, come la tomografia computerizzata, non sono di routine e vengono richiesti soltanto se si sospettano trauma, ictus o altre cause dei sintomi.
La diagnosi differenziale può comprendere infezioni gravi, ipoglicemia, ictus, crisi epilettiche, intossicazioni, eccessiva assunzione di acqua con riduzione del sodio nel sangue e reazioni a farmaci o sostanze. In caso di svenimenti ricorrenti, malesseri ripetuti durante lo sport o sintomi non spiegati dal caldo può essere indicato un approfondimento specialistico.
Cosa fare? I rimedi più efficaci
Gli obiettivi del trattamento sono interrompere l’esposizione al calore, abbassare rapidamente la temperatura corporea, correggere la disidratazione e riconoscere le forme che richiedono assistenza urgente. Il trattamento dipende soprattutto dallo stato di coscienza e dalla gravità dei sintomi.
In caso di sintomi lievi o moderati
Se la persona è vigile, respira normalmente e non presenta confusione, convulsioni o altri segni di colpo di calore, è raccomandabile:
- interrompere subito l’attività fisica o il gioco;
- spostarsi in un luogo fresco, ombreggiato e ben ventilato, preferibilmente climatizzato;
- sdraiarsi e riposare, sollevando leggermente le gambe in caso di capogiro o sensazione di svenimento;
- slacciare o rimuovere gli indumenti non necessari;
- bagnare la pelle con acqua fresca e favorire l’evaporazione con un ventilatore o facendo aria;
- applicare panni freschi e umidi su un’ampia superficie del corpo;
- bere a piccoli sorsi acqua fresca o una soluzione reidratante.
Le bevande contenenti elettroliti possono essere utili dopo una sudorazione abbondante e prolungata, soprattutto durante lo sport. Non è invece necessario assumere grandi quantità di sali o integratori nei casi lievi. Bere molto rapidamente quantità eccessive di sola acqua può ridurre il sodio nel sangue, in particolare durante attività di lunga durata.
Non bisogna forzare a bere una persona che vomita ripetutamente, è molto sonnolenta, confusa o non riesce a deglutire in sicurezza. In questi casi esiste il rischio che il liquido entri nelle vie respiratorie.
In caso di sospetto colpo di calore
Confusione, comportamento insolito, difficoltà a parlare o camminare, convulsioni e perdita di coscienza indicano una possibile emergenza. Occorre chiamare immediatamente il 112 o il 118 e iniziare il raffreddamento mentre si attendono i soccorsi.
- Portare la persona all’ombra o in un ambiente climatizzato.
- Rimuovere gli indumenti superflui e le eventuali attrezzature sportive.
- Bagnare tutto il corpo con acqua fredda e ventilare energicamente.
- Se disponibile e praticabile in sicurezza, soprattutto nel colpo di calore da sforzo, l’immersione del tronco e degli arti in acqua fredda è il metodo di raffreddamento più rapido. La testa deve restare fuori dall’acqua e la persona deve essere sorvegliata continuamente.
- Se l’immersione non è possibile, continuare a bagnare la pelle e applicare panni freddi, sostituendoli frequentemente. Gli impacchi di ghiaccio possono essere usati come misura aggiuntiva, evitando il contatto diretto e prolungato con la pelle.
- Non somministrare cibo, bevande o farmaci se la persona è confusa, ha convulsioni o non è pienamente cosciente.
- Se è incosciente ma respira, sistemarla su un fianco e controllare la respirazione. Se non respira normalmente, iniziare la rianimazione cardiopolmonare seguendo le indicazioni dell’operatore del 112 o del 118.
La persona non deve essere lasciata sola. Il raffreddamento non deve essere rimandato in attesa dell’ambulanza e non va interrotto solo perché la pelle appare meno calda.
Trattamento medico
In ospedale il trattamento prosegue con raffreddamento attivo e monitoraggio della temperatura centrale. Possono essere somministrati liquidi per via endovenosa, ma quantità e composizione vengono stabilite in base alla pressione, agli elettroliti, alla funzione cardiaca e renale e al grado di disidratazione. Un eccesso di liquidi può essere dannoso, soprattutto nelle persone con malattie cardiache o renali.
Non esiste un farmaco specifico capace di curare il colpo di calore. Il personale sanitario tratta le eventuali complicazioni, come convulsioni, alterazioni della coagulazione, rabdomiolisi, insufficienza renale, danno epatico o disturbi cardiaci. Il ricovero e il monitoraggio sono particolarmente importanti nel colpo di calore non legato allo sport, nei bambini piccoli, negli anziani, nelle persone in gravidanza e in chi presenta malattie croniche.
Lesioni della pelle
Gli eventuali eritemi o le ustioni solari devono essere trattati separatamente nei modi consueti. Sono utili impacchi freschi, protezione dal sole e prodotti idratanti non profumati. Non bisogna rompere le vesciche. Ustioni estese, vesciche diffuse, dolore intenso o segni di infezione richiedono una valutazione medica. Le creme cortisoniche non devono essere utilizzate di routine senza indicazione del medico.
Recupero e stile di vita
Dopo un episodio lieve è prudente riposare in un ambiente fresco, continuare a bere regolarmente e non riprendere nella stessa giornata attività fisiche intense o l’esposizione al sole. L’attività deve essere ripresa gradualmente solo dopo la completa scomparsa dei sintomi.
Dopo un colpo di calore, il ritorno allo sport o a un lavoro fisicamente impegnativo deve essere concordato con il medico. Possono essere necessari controlli della funzione renale, epatica e muscolare, perché alcune complicazioni diventano evidenti nelle ore o nei giorni successivi.
Posso somministrare Tachipirina?
No. Il paracetamolo, come la Tachipirina, e gli altri farmaci utilizzati contro la febbre, compresi gli antinfiammatori, non abbassano efficacemente la temperatura provocata dal colpo di calore. L’ipertermia non dipende infatti dallo stesso meccanismo della febbre causata da un’infezione.
Questi medicinali possono inoltre aumentare il rischio di effetti indesiderati a carico di fegato, reni, stomaco o coagulazione quando sono già presenti disidratazione e danni agli organi. La priorità è raffreddare la persona e richiedere assistenza medica.
Quando rivolgersi in Pronto Soccorso
È necessario chiamare immediatamente il 112 o il 118 in presenza di uno o più dei seguenti segnali:
- confusione, comportamento insolito, difficoltà a parlare o a camminare;
- convulsioni;
- perdita di coscienza o sonnolenza marcata;
- temperatura corporea intorno o superiore a 40 °C, senza attendere questa soglia se sono presenti sintomi neurologici;
- pelle molto calda, asciutta oppure ancora intensamente sudata;
- respiro accelerato, tachipnea, affanno o dolore al torace;
- vomito ripetuto o impossibilità a bere;
- segni di shock, come pallore, debolezza estrema, polso molto rapido o pressione molto bassa;
- mancanza di un chiaro miglioramento entro circa 30 minuti nonostante riposo, raffreddamento e reidratazione.
Neonati, bambini piccoli, anziani, persone in gravidanza e pazienti con malattie cardiache, respiratorie, renali o neurologiche devono essere valutati con particolare prudenza, anche in presenza di sintomi apparentemente moderati.
Prevenzione
In caso di esposizione al sole e a temperature ambientali elevate si consiglia di:
- preferire indumenti leggeri, chiari e larghi, che favoriscano la dispersione del calore;
- indossare un cappello a tesa larga, occhiali da sole e applicare una protezione solare adeguata;
- evitare l’esposizione diretta al sole e l’attività fisica intensa nelle ore più calde;
- bere regolarmente senza attendere di avere molta sete, rispettando eventuali limitazioni di liquidi prescritte dal medico;
- prevedere pause frequenti all’ombra o in ambienti climatizzati durante il lavoro e lo sport;
- aumentare gradualmente l’esposizione e l’intensità dell’attività per consentire all’organismo di acclimatarsi;
- conoscere i primi sintomi del malessere da calore e interrompere subito l’attività quando compaiono;
- evitare le bevande alcoliche. Le bevande con caffeina possono contribuire all’assunzione di liquidi, ma è prudente non consumarne quantità elevate, soprattutto in chi soffre di palpitazioni o è sensibile ai loro effetti;
- non lasciare mai bambini, anziani non autosufficienti o animali in un veicolo parcheggiato, neppure per pochi minuti.
Fonti e bibliografia
- Heat Illness – Daniel F. Leiva; Ben Church.
- ISS
- NHS
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.