Megacolon tossico: cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

Con il termine megacolon si indica una distensione gassosa del colon (uguale o superiore a 6 cm) che può essere

  • congenita, se presente fin dalla nascita (come ad esempio, il morbo di Hirschsprung),
  • acquisita, se si sviluppa come complicanza di una malattia preesistente.

Il megacolon acquisito si distingue in

  • forme tossiche,
  • forme non tossiche

a seconda della causa che lo ha determinato.

Il megacolon tossico è una complicanza grave, ma per fortuna rara, che si può sviluppare in corso di

  • una malattia infiammatoria cronica dell’intestino,
  • infezione colica.

Costituisce un’emergenza medica, che può condurre a morte il paziente se non prontamente riconosciuto e trattato.

Rappresentazione grafica della porzione di intestino interessata dalla rettocolite ulcerosa.

iStock.com/Raycat

Causa

Il megacolon tossico si verifica quando il processo infiammatorio, che solitamente si limita alla mucosa intestinale in corso di una colite semplice, si è esteso a tutti e quattro gli strati della parete intestinale (mucosa, sottomucosa, muscolare e sierosa) causando

  • un’abnorme sovradistensione del colon (ossia un’eccessivo gonfiore di tutto o, generalmente, dell’ultimo tratto discendente/sigma di circa 6-8 cm,
  • un ristagno al suo interno di feci e metaboliti tossici.

Diverse condizioni cliniche possono complicarsi con un quadro di megacolon tossico, tra questi i più comuni, in Italia e nei Paesi Industrializzati, sono 2 malattie infiammatorie intestinali croniche, ossia

Il megacolon tossico può svilupparsi nel 2-13% dei casi di rettocolite ulcerosa, mentre è più raro che interessi un paziente affetto da morbo di Crohn (2-6% dei casi).

Il magacolon tossico inoltre, può costituire una complicanza anche in corso di :

Il megacolon tossico da coliti infettive, HIV o quadri di sepsi è più tipico nel caso di pazienti immunodepressi, debilitati o nelle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo.

Gli anziani, invece, sono i pazienti che con maggior frequenza possono essere colpiti da megacolon non tossico, complicanza di condizioni cliniche come

Sintomi

I sintomi del megacolon tossico insorgono all’improvviso, in modo acuto e severo, oppure si possono instaurare lentamente ma in modo ingravescente, ossia con tendenza a peggiorare con il passare delle ore.

Comprendono:

Complicanze

Le anse intestinali colpite risultano sovradistese e paralizzate a causa del danno provocato dal processo infiammatorio a carico della rete nervosa che regola la peristalsi intestinale, ossia dei plessi nervosi di Auerbach e di Meissner. In particolare alcuni studi sperimentali avrebbero dimostrato che i mediatori chimici che si liberano in corso di infiammazione e l’ossido nitrico avrebbero un ruolo inibitorio (di blocco) nei confronti delle fibre nervose che regolano la motilità intestinale.

La motilità intestinale, detta peristalsi, è essenziale per la vita: attraverso il movimento intestinale infatti è garantita una corretta digestione dei cibi e la progressione dei metaboliti tossici verso il retto per essere eliminati dall’organismo. Se ciò non accade per un blocco intestinale, come nel caso del megacolon tossico, la conseguenza è che le sostanze tossiche non espulse vengono riassorbite e rientrano nel sangue, instaurando un grave quadro clinico di tossicosi con

  • disordini elettrolitici (alterazione delle quantità di sali minerali in circolo),
  • alterazioni dell’equilibro acido-base,
  • aumento dei globuli bianchi,
  • febbre,
  • maggior rischio di infezioni e complicanze.

Il blocco intestinale che si sviluppa in corso di megacolon tossico, determina un ristagno delle feci e dei metaboliti tossici all’interno del colon, così come l’aumento della flora batterica intestinale, che possono contribuire a sovradistendere il tratto di colon danneggiato e causare l’insorgere di infezioni.

Quando la distensione delle anse intestinali raggiunge o supera i 10 cm, il rischio a cui si può andare incontro è una perforazione dell’intestino.

Il riversamento del materiale intestinale in addome, inoltre, può essere causa di

che nel 30% dei casi possono condurre il paziente a morte.

Diagnosi

La diagnosi di megacolon tossico rappresenta una sfida clinica che richiede tempestività e un approccio multidisciplinare. Il sospetto nasce dall’osservazione di un paziente con segni di colite severa che presenta un improvviso peggioramento delle condizioni generali.

Esame obiettivo e anamnesi

Il medico valuta attentamente i parametri vitali, ricercando segni di instabilità emodinamica come tachicardia (battito superiore a 120 al minuto), ipotensione e febbre elevata. L’addome appare marcatamente disteso e la palpazione evoca dolore intenso; la scomparsa dei rumori intestinali (peristalsi) suggerisce un ileo paralitico. Durante l’anamnesi si indaga la presenza di patologie croniche come la rettocolite ulcerosa o il morbo di Crohn e l’eventuale recente uso di farmaci (antibiotici, oppioidi o antidiarroici come la loperamide) che possono precipitare il quadro.

Esami di laboratorio

Le analisi del sangue sono fondamentali per confermare lo stato di tossicità sistemica. I riscontri tipici includono:

  • Marcata leucocitosi (aumento dei globuli bianchi, spesso superiore a 10.500/µL).
  • Segni di anemia dovuta al sanguinamento intestinale.
  • Alterazioni elettrolitiche (riduzione di potassio, cloro e magnesio).
  • Innalzamento degli indici di infiammazione, come la proteina C reattiva (PCR) e la VES.
  • Ipocalcemia e ipoalbuminemia, segni di grave infiammazione e malnutrizione acuta.

Imaging radiologico

La conferma diagnostica si ottiene attraverso la diagnostica per immagini. La radiografia dell’addome in bianco è spesso il primo esame eseguito e mostra un colon dilatato con un diametro superiore ai 6 cm. Tuttavia, la TAC dell’addome con mezzo di contrasto è oggi considerata l’esame d’elezione: non solo conferma la distensione colica, ma permette di individuare precocemente complicazioni come la perforazione intestinale (presenza di aria libera in addome) o ascessi.

È fondamentale sottolineare che esami invasivi come la colonscopia completa o il clisma opaco sono rigorosamente controindicati nella fase acuta, poiché la pressione esercitata dall’aria o dal mezzo di contrasto provocherebbe quasi certamente una perforazione della parete intestinale già estremamente assottigliata.

Cura

Il megacolon tossico è un’emergenza medica che richiede il ricovero immediato in un reparto di terapia intensiva o chirurgia d’urgenza. Gli obiettivi della cura sono la stabilizzazione delle funzioni vitali, la riduzione dell’infiammazione e la prevenzione della perforazione.

Approccio medico conservativo

Il trattamento iniziale è di tipo medico e mira a “mettere a riposo” l’intestino per favorirne la guarigione. Le procedure standard includono:

  • Supporto emodinamico: Somministrazione di liquidi elettrolitici per via endovenosa per correggere la disidratazione e gli squilibri dei sali minerali.
  • Decompressione intestinale: Inserimento di un sondino naso-gastrico per aspirare gas e liquidi e, talvolta, l’uso di una sonda rettale morbida per favorire l’espulsione dei gas dal colon.
  • Terapia farmacologica: Somministrazione endovenosa di corticosteroidi ad alto dosaggio (se la causa è una malattia infiammatoria) e antibiotici ad ampio spettro per prevenire o trattare la sepsi.
  • Terapie di salvataggio: In casi selezionati di colite ulcerosa che non rispondono ai farmaci tradizionali, possono essere impiegati farmaci biologici come l’infliximab o immunosoppressori come la ciclosporina, sotto stretto monitoraggio.

Trattamento chirurgico

Se non si osserva un miglioramento clinico entro 24-72 ore, o se compaiono segni di peritonite o perforazione, l’intervento chirurgico diventa indispensabile e salvavita. La procedura standard è la colectomia subtotale (asportazione di gran parte del colon) con creazione di una ileostomia temporanea (un’apertura dell’intestino tenue sulla parete addominale per la raccolta delle feci in un sacchetto). Questo approccio permette di eliminare il focolaio infiammatorio e tossico, rimandando a un secondo momento, a paziente stabilizzato, l’eventuale ricostruzione del transito intestinale.

Stile di vita e recupero

Dopo la fase acuta, il percorso di guarigione richiede una gestione attenta. Nel periodo post-operatorio o post-critico, l’alimentazione viene reintrodotta in modo estremamente graduale, inizialmente preferendo cibi a basso residuo di fibre per non sovraccaricare l’intestino. Il supporto nutrizionale professionale è spesso necessario per recuperare il peso perso e correggere le carenze vitaminiche.

Nel lungo termine, i pazienti devono seguire un monitoraggio gastroenterologico rigoroso. È fondamentale evitare l’automedicazione con farmaci che rallentano la motilità intestinale (come alcuni antidiarroici comuni) o anti-infiammatori non steroidei (FANS), che potrebbero irritare ulteriormente la mucosa. La gestione dello stress e un’adeguata idratazione rimangono pilastri fondamentali per prevenire recidive nelle forme legate a malattie croniche.

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