Hai mai sentito il detto anglosassone “Feed a Cold, Starve a Fever” (1574, John Withals)?
Tradotto significa “nutri un raffreddore, affama una febbre“.
Questo consiglio popolare è circolato per secoli, ma oggi sappiamo che non rispecchia pienamente una verità scientifica. Quindi, cosa dovremmo realmente mangiare quando abbiamo la febbre?
Perché la febbre altera le necessità nutrizionali?

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La febbre è una risposta del nostro sistema immunitario a infezioni virali o batteriche. Aumenta la temperatura corporea, rendendo più difficile la sopravvivenza dei patogeni, ma allo stesso tempo provoca cambiamenti nel metabolismo. Con l’aumento della temperatura il metabolismo accelera, il che significa che il corpo consuma più energia. In altre parole, quando abbiamo la febbre, il nostro corpo è in uno stato ipermetabolico, richiedendo più calorie e nutrienti.
La febbre può anche causare sintomi come perdita di appetito, disidratazione (dovuta anche alla spesso abbondante sudorazione) e affaticamento. Per questo motivo, è importante assecondare l’alimentazione alle necessità del corpo in questo stato, bilanciando l’assunzione di cibo e liquidi per evitare complicazioni.
Idratazione: la priorità numero uno
Il primo e più cruciale aspetto della nutrizione durante la febbre è mantenere un’adeguata idratazione. La febbre porta a una maggiore perdita di liquidi attraverso il sudore, la respirazione accelerata e, in alcuni casi, il vomito o la diarrea, rendendo essenziale bere abbastanza per prevenire la disidratazione.
Allo stesso tempo è bene non non esagerare, poiché un’eccessiva idratazione potrebbe diluire eccessivamente gli elettroliti (i sali minerali del corpo). Per citare un altro motto degli antichi “in medio stat virtus”: l’equilibrio è fondamentale, e un buon indicatore per monitorare l’idratazione è il colore delle urine, che dovrebbero essere di un giallo pallido.
Perché bere troppo potrebbe essere un problema?
Anche se l’indicazione di bere molto è tanto diffuso nella pratica clinica quanto apparentemente innocuo e finanche di buon senso, si tratta di un suggerimento che come qualsiasi altro andrebbe verificato, ma ad oggi non c’è una vera letteratura in proposito; esiste un’interessante revisione sistematica pubblicata sul prestigioso the British Medical Journal dove gli autori spiegano che i medici spesso consigliano ai pazienti con infezioni respiratorie di bere più liquidi con l’obiettivo di compensare la perdita dovuta alla febbre e all’evaporazione dalle vie respiratorie, correggere la disidratazione dovuta a una minore assunzione di cibo e liquidi, e rendere il muco meno denso.
Esistono tuttavia anche motivi per cui bere troppi liquidi potrebbe essere controproducente: l’ormone antidiuretico (ADH) aiuta il corpo a trattenere i liquidi stimolando il riassorbimento dell’acqua nei reni. È stato osservato che la secrezione di ADH aumenta negli adulti e nei bambini con infezioni respiratorie più gravi, come bronchite, bronchiolite e polmonite, sia di origine virale che batterica (mentre va detto che non è chiaro se questo succeda anche con le infezioni più lievi delle alte vie respiratorie).
Diversi meccanismi potrebbero spiegare questo aumento dell’ormone, come la febbre stessa, la carenza di ossigeno, l’aumento dell’anidride carbonica nel sangue, il dolore o, solo apparentemente più banale, lo stress emotivo. Inoltre l’infiammazione dei polmoni potrebbe indurre i recettori nel torace a “pensare” che ci sia una carenza di liquidi, stimolando così la secrezione di ADH.
Il rischio teorico è che bere troppo mentre i livelli di ADH sono alti possa causare un accumulo di liquidi nel corpo e una condizione chiamata iponatriemia, che si verifica quando il livello di sodio nel sangue diventa troppo basso. I sintomi dell’iponatriemia possono includere
- irritabilità,
- confusione,
- stanchezza estrema,
- coma
- e convulsioni.
In alcuni casi, limitare l’assunzione di liquidi potrebbe essere la soluzione più adatta per evitare questi problemi.
Tuttavia è importante sottolineare che il rischio deriva dall’eccesso di liquidi, non da una corretta reidratazione, che rimane invece fondamentale per supportare il recupero. Bere a sufficienza è cruciale, ma bisogna evitare di eccedere, seguendo i segnali del corpo e monitorando sempre l’idratazione in modo equilibrato.
Cosa bere?
- Acqua: La scelta migliore e più semplice. Bere piccoli sorsi frequenti può essere più tollerabile se si ha nausea o si sente lo stomaco sensibile.
- Brodo caldo: I brodi sono ottimi per fornire liquidi e sali minerali, come sodio e potassio, persi con la sudorazione.
- Tisane: La camomilla, il tè o altre tisane lenitive possono essere utili per idratarsi e alleviare alcuni sintomi come mal di gola o brividi.
- Succhi di frutta diluiti: Forniscono idratazione insieme a vitamine e zuccheri facilmente digeribili, ma devono essere consumati con moderazione per evitare un picco di zuccheri.
- Frutta: I frutti sono notoriamente ricchi di acqua (anche fino al 90%) e possono quindi essere considerati una buona fonte di liquidi. Oltre a idratare, apportano vitamine essenziali come la vitamina C, che supportano il sistema immunitario. Mangiare frutta è un modo piacevole e naturale per contribuire alla reidratazione del corpo durante la febbre.
Alimentazione: cosa mangiare e cosa evitare
Quando si ha la febbre, il corpo ha bisogno di energia extra per combattere l’infezione, ma a causa della mancanza di appetito e della debolezza generale, può essere difficile mangiare.
Come conciliare queste due esigenze?
E se non ho fame?
Se non hai fame non devi preoccuparti, il tuo corpo è impegnato a combattere un’infezione e potrebbe non voler destinare alcuna risorsa alla digestione, un processo che diamo per scontato ma che in realtà richiede un notevole dispendio energetico.
L’essere umano, con l’eccezione di pazienti malnutriti o in grave sottopeso, dispone di una grande quantità di energia di riserva a cui attingere e non consumare cibi solidi per qualche giorno non è un problema.
Alimenti consigliati
Quando si ha la febbre non è necessario seguire una dieta rigida o forzarsi a mangiare quantità specifiche di cibo. In realtà, è sufficiente mantenere un’alimentazione sana e leggera, assecondando il proprio appetito. L’importante è non appesantire il sistema digestivo, scegliendo alimenti facili da digerire e ricchi di nutrienti, come ad esempio:
- Zuppe e minestre: Leggere, idratanti e ricche di nutrienti, le zuppe (di verdure o di carni magre come il pollo) possono essere molto utili. Non solo forniscono liquidi, ma anche proteine, sali minerali e vitamine. Inoltre, il calore può aiutare a liberare le vie respiratorie.
- Alimenti a base di cereali integrali: Se il corpo tollera i carboidrati (ovvero se ne hai voglia), qualsiasi forma di cereale integrale può essere adatto allo scopo, come ad esempio pasta integrale, riso integrale, avena, pane integrale, …
- Yogurt naturale: Ricco di probiotici, può aiutare a bilanciare la flora intestinale, soprattutto se la febbre è accompagnata da problemi digestivi. Lo yogurt fornisce anche proteine e calcio, importanti durante la convalescenza. Meglio ancora potrebbe essere quello greco o, in caso di dieta vegana, quello di soia.
L’importanza delle proteine
Le proteine sono fondamentali per il nostro organismo, a maggior ragione in caso di febbre o quando si mangia poco, perché svolgono un ruolo cruciale nella riparazione e nel mantenimento dei tessuti corporei.
Il corpo utilizza le proteine per sostenere la funzione immunitaria, producendo anticorpi e altre molecole che aiutano a combattere le infezioni. Inoltre, le proteine forniscono gli amminoacidi essenziali necessari per costruire e riparare i muscoli, la pelle e altri tessuti danneggiati durante un’infezione.
Se si mangia poco, l’assunzione di proteine diventa ancora più importante, perché il corpo potrebbe cominciare a scomporre i propri muscoli per ottenere gli amminoacidi di cui ha bisogno. Includere proteine leggere e facilmente digeribili, come pollo, pesce, uova, tofu o yogurt, può aiutare a mantenere la massa muscolare e supportare il sistema immunitario anche quando l’appetito è ridotto.
Anche se può sembrare paradossale, un buon apporto di carboidrati può aiutare a preservare la massa magra perché fornisce al corpo una fonte immediata di energia, riducendo così la necessità di scomporre le proteine muscolari per ottenere glucosio.
Quando il corpo non riceve abbastanza carboidrati (digiuno) può iniziare a utilizzare le proteine dei muscoli per produrre energia attraverso un processo chiamato gluconeogenesi. Questo porta alla perdita di massa magra, in quanto i muscoli vengono “bruciati” per compensare il deficit energetico.
Consumare carboidrati complessi, come quelli presenti in cereali integrali, patate o legumi, permette al corpo di ottenere energia a rilascio lento, mantenendo stabili i livelli di glucosio nel sangue e risparmiando le proteine per la riparazione e la funzione cellulare, piuttosto che per la produzione di energia. In questo modo, si protegge la massa muscolare, fondamentale per il recupero durante una malattia.
Cosa evitare
- Cibi grassi e pesanti: Alimenti fritti, ricchi di grassi saturi o altamente processati possono essere difficili da digerire e possono peggiorare la nausea o il malessere.
- Bevande zuccherate: Il consumo eccessivo di zuccheri semplici può contribuire all’infiammazione e non fornisce nutrienti essenziali.
- Alcolici: L’alcol è un diuretico e contribuisce alla disidratazione, oltre a indebolire la risposta immunitaria.
L’importanza delle vitamine e dei minerali
Durante la febbre, il corpo ha un bisogno maggiore di alcuni micronutrienti essenziali per sostenere le difese immunitarie e favorire la guarigione ma la letteratura che riguarda vitamina C, zinco, vitamina D, … si può definire, nella migliore delle ipotesi, limitata. Gli autori di una famosa revisione Cochrane sul tema della vitamina C concludono come segue:
La vitamina C può essere utile per ridurre la durata dei raffreddori in persone sottoposte a sforzi fisici intensi. Nei pochi studi terapeutici condotti, non è stato confermato un beneficio significativo nel trattamento dei raffreddori, ma dato il costo basso e la sicurezza della vitamina C, potrebbe valere la pena per i pazienti con raffreddore provare individualmente se l’assunzione terapeutica possa essere efficace nel proprio caso.
Il ruolo del riposo e del recupero
Oltre all’alimentazione (anzi talvolta anche più), il riposo è una parte essenziale del recupero.
Il corpo ha bisogno di tempo e risorse per combattere l’infezione, quindi non bisogna sovraccaricarlo.
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Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.