Tachicardia posturale ortostatica (POTS): cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

La sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS) fa parte di un gruppo di disturbi accomunati dall’intolleranza ortostatica come sintomo principale.

Alzarsi in piedi da una posizione sdraiata è un evento che richiede all’organismo di adottare compensazioni circolatorie e neurologiche rapide ed efficaci per mantenere stabili la pressione sanguigna, il flusso sanguigno cerebrale ed in ultimo lo stato di coscienza. Alzandosi in piedi circa 750 ml di sangue toracico vengono spostati bruscamente verso il basso a causa dell’effetto della forza di gravità ed i pazienti con intolleranza ortostatica non dispongono della capacità di farvi fronte. I necessari cambiamenti di frequenza cardiacapressione sanguigna e flusso sanguigno cerebrale non possono essere adeguatamente prodotti a causa di anomalie nelle interazioni tra il controllo del volume sanguigno, il sistema cardiovascolare, il sistema nervoso ed il sistema di controllo della circolazione.

È importante notare che un aumento della frequenza cardiaca al cambio di posizione è noto come tachicardia ortostatica, ma si verifica senza un contemporaneo calo della pressione (che sarebbe invece ipotensione ortostatica).

Il sintomo principale dell’intolleranza ortostatica è il senso di stordimento o addirittura lo svenimento, nello specifico in caso di sindrome da tachicardia ortostatica posturale questi sono accompagnati da un rapido aumento del battito cardiaco di oltre 30 battiti al minuto (o una frequenza cardiaca che supera i 120 battiti al minuto) entro 10 minuti dall’evento. I sintomi vengono immediatamente alleviati sdraiandosi nuovamente.

Tachicardia Posturale Ortostatica

Shutterstock/Pepermpron

Chiunque a qualsiasi età può sviluppare POTS, ma la maggior parte dei pazienti (tra il 75 e l’80%) sono donne di età compresa tra 15 e 50 anni (alcune di essere riferiscono un aumento degli episodi subito prima del flusso mestruale). La sindrome può manifestarsi la prima volta a seguito di eventi specifici, tra cui ad esempio:

  • post-gravidanza,
  • intervento chirurgico importante,
  • un trauma o una malattia virale.

Nei casi più severi la condizione può diventare realmente invalidante, tuttavia lo studio sulle cause non è ancora riuscito a fare piena luce su meccanismi che ne sono alla base.

La sindrome può seguire un decorso recidivante-remittente (i sintomi vanno e vengono) per anni; nella maggior parte dei casi (circa 4 pazienti su 5) si osserva un certo miglioramento ed adattamento ai sintomi, seppure spesso con manifestazioni residue.

Cause

Normalmente quando ti siedi o ti alzi in piedi da una posizione sdraiata la forza gravità attira parte del tuo sangue verso la zona della pancia, alle mani e ai piedi.

In risposta a questo evento i vasi sanguigni si restringono rapidamente e la frequenza cardiaca aumenta leggermente per mantenere un adeguato flusso sanguigno in direzione di cuore e cervello, prevenendo così l’abbassamento della pressione sanguigna.

Tutto questo avviene senza alcun bisogno di pensarci, grazie all’efficacia e rapidità dei meccanismi mediati e controllati dal sistema nervoso autonomo, responsabile delle funzioni involontarie dell’organismo.

In pazienti affetti da tachicardia posturale ortostatica questi meccanismi non funzionano correttamente e quello che si osserva è in ultima analisi un calo dell’afflusso di sangue ai due organi, che scatena un importante aumento della velocità con cui il cuore batte tentando di porvi rimedio.

Le ragioni per cui questo succede sono ancora in gran parte da scoprire, benché in alcuni casi sia stata notata una correlazione con eventi traumatici, quali ad esempio una malattia virale (tra cui anche la COVID), un intervento chirurgico o la gravidanza.

Alcune delle altre cause note sono:

È relativamente comune la compresenza della sindrome da stanchezza cronica.

Si stima che colpisca una percentuale variabile della popolazione compreso tra lo 0,2 e l’1% nei paesi sviluppati, in gran parte giovani femmine caucasiche in età fertile (età compresa tra 15 e 45 anni).

Sintomi

I sintomi possono comparire improvvisamente od in modo più graduale, subito dopo essersi alzati od entro qualche minuto, e possono comprendere:

Sono stati descritti anche sintomi gastrointestinali (nausea e dolore addominale) e disturbi vescicali, oltre che

  • edema periferico (gonfiore di piedi e caviglie),
  • acrocianosi (disturbo vascolare che causa la comparsa di un caratteristico colore blu della pelle a livello di caviglie e piedi, indicativo di un ristagno di sangue),
  • pelle umida,
  • ipermobilità articolare
  • e alterazioni della sensibilità periferica.
Acrocianosi da POTS

By Pots Syndrome – https://www.flickr.com/photos/193598842@N06/51347747471/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=108037415

Sdraiarsi può alleviare rapidamente alcuni dei sintomi, mentre alcuni pazienti rilevano che restare in ambienti caldi, mangiare, praticare esercizio fisico intenso e avere le mestruazioni sono tutte condizioni in grado di peggiorare i disturbi.

Diagnosi

La sindrome viene sospettata in presenza di sintomi multipli spesso cronici come affaticamento, vertigini, palpitazioni, deterioramento cognitivo e, meno comunemente, sincope.

L’attuale criterio diagnostico relativamente agli adulti richiede l’osservazione di un aumento della frequenza cardiaca maggiore o uguale a 30 bpm entro 10 minuti dall’assunzione della posizione eretta, in assenza di ipotensione ortostatica (40 bpm tra i 12 e i 19 anni).

L’esame di elezione per la diagnosi è il cosiddetto tilt-test, che richiede uno specifico dispositivo che consente la misurazione di frequenza cardiaca e pressione sanguigna a paziente sdraiato (e tenuto in posizione) su un letto appositamente progettato, che a comando può essere posizionato in verticale. Le misurazioni vengono condotte più volte mentre il letto viene inclinato lentamente in una posizione più eretta.

Più semplicemente, anche a livello ambulatoriale, è possibile misurare la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna dopo essersi alzati in piedi da una posizione sdraiata (ad intervalli, ad esempio subito, poi dopo 2, 5 e 10 minuti).

Sono in genere prescritti anche ulteriori esami come:

Diagnosi differenziale

Gli stessi sintomi possono scaturire anche da altre condizioni, come l’effetto indesiderato di alcuni farmaci ed ipotensione; non è raro che la sindrome da tachicardia posturale ortostatica possa essere erroneamente scambiata per ansia od attacchi di panico.

Cura

Il singolo episodio può essere affrontato mettendo rapidamente in atto alcune manovre in grado di contenere le alterazioni al flusso sanguigno:

  • sdraiati e, se possibile, alza le gambe;
  • qualora non sia possibile sdraiarsi, incrocia le gambe l’una di fronte all’altra restando in posizione eretta, dondolandoti su e giù sulle punte dei piedi, stringendo i glutei e i muscoli della pancia e/o stringendo i pugni (tutto questo serve a produrre una contrazione dei muscoli e dei vasi sanguigni).

Più in generale per prevenire le manifestazioni della sindrome da tachicardia posturale si consiglia di:

  • bere sempre abbondantemente, anche 2-3 L al giorno (per avere la certezza di un volume di sangue elevato);
  • pratica regolare esercizio fisici (tra le attività consigliate figurano nuoto, allenamento di resistenza degli arti inferiori, camminata, corsa e pilates, tutti in grado di stimolare una buona muscolatura delle gambe che aiuta il ritorno venoso);
  • solleva la testata del letto, in modo da non dormire completamente in orizzontale;
  • valuta l’utilizzo di calze a compressione graduata;
  • evita lunghi periodi in piedi;
  • alzati lentamente dopo esserti sdraiato, magari passando dalla posizione seduta per qualche minuto;
  • evitare di eccedere con caffeina ed alcol;
  • includi più sale nella dieta SOLO SE espressamente consigliato dal medico.

Vale la pena sottolineare l’importanza dell’esercizio fisico, nonostante inizialmente possa anche essere causa di un peggioramento dei sintomi un aumento molto graduale dell’attività (e sotto la supervisione/accompagnamento di terzi) ha dimostrato di poter garantire grandi benefici.

Non esistono farmaci specifici, ma alcuni pazienti possono trarre beneficio da:

  • beta-bloccanti o ivabradina, molecole che riducono la frequenza cardiaca
  • midodrina (Gutron®), ad effetto vasocostrittore – che restringe i vasi sanguigni
  • fludrocortisone, che riduce la quantità di sodio persa con l’urina
  • inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), un tipo di antidepressivo in grado di influenzare il funzionamento del sistema nervoso.

Fonti e bibliografia

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