Introduzione
Chi è colpito dalla sindrome da fatica cronica si sente esaurito e stanchissimo, a prescindere dal riposo.
La stanchezza percepita rende addirittura difficile dedicarsi alle normali attività quotidiane, quelle che la maggior parte di noi svolge senza pensare, come vestirsi, fare la doccia o mangiare. Anche se si dorme o ci si riposa, la stanchezza non scompare e può invece aumentare se
- ci si muove,
- si fa esercizio fisico
- si svolge un lavoro dove siano richieste attenzione e concentrazione.
I sintomi e i segni possono comparire lentamente oppure all’improvviso:
- I pazienti in cui la sindrome compare lentamente diventano progressivamente sempre più stanchi nell’arco di alcune settimane od alcuni mesi.
- I pazienti in cui compare all’improvviso si sentono improvvisamente stanchissimi da un giorno all’altro.
Il sintomo principale della sindrome da fatica cronica è una stanchezza grave che dura 6 mesi o più, ma ai fini della diagnosi il paziente deve presentare anche almeno quattro tra i seguenti sintomi:
- malessere che persiste per più di 24 ore dopo l’attività fisica,
- dolore muscolare,
- problemi di memoria,
- mal di testa,
- dolore articolare,
- disturbi del sonno,
- gola infiammata e dolorante,
- dolore ai linfonodi.
La condizione è di difficile diagnosi; è più comune nelle donne di età compresa tra i 40 e i 50 anni, ma chiunque può manifestarla, e la sua durata è generalmente pari a diversi anni.
Non esiste cura per guarire, l’obiettivo è quindi limitato al trattamento e alla gestione dei sintomi, principalmente attraverso:
- modifiche allo stile di vita,
- psicoterapia,
- farmaci.
La sindrome da fatica cronica può anche essere definita fatica cronica, encefalomielite mialgica o malattia da intolleranza sistemica allo sforzo.

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Cause
Nessuno sa con certezza quali siano le cause della sindrome da fatica cronica; in molti pazienti si presenta dopo un’infezione, ad esempio dopo un raffreddore o un’influenza intestinale, oppure dopo essere stati contagiati dal virus Epstein-Barr, lo stesso virus che provoca la mononucleosi infettiva.
Vale inoltre la pena notare come i sintomi siano in gran parte sovrapponibili alla sindrome sviluppata da alcuni pazienti a seguito dall’infezione da COVID-19 (sindrome long-covid).
Alcuni pazienti affetti dalla sindrome da fatica cronica affermano che il disturbo si è presentato dopo un periodo di forte stress, dovuto ad esempio al decesso di una persona cara o a un intervento chirurgico importante.
Tra i fattori che sono stati studiati ricordiamo:
- disturbi del sistema immunitario,
- alterazioni degli equilibri ormonali,
- problemi psichiatrici (alcuni casi sono stati collegati a stress, depressione e traumi emotivi),
- famigliarità (quindi si ipotizza un qualche coinvolgimento genetico).
Può essere molto difficile diagnosticare la sindrome da fatica cronica, perché la forte stanchezza è un sintomo comune a molte patologie ed anche alcune terapie, come ad esempio la chemioterapia.
Fattori di rischio
- Le donne corrono un rischio significativamente superiore di ammalarsi rispetto agli uomini (si stima 4 volte superiore).
- La fascia d’età più a rischio è quella tra i 20 e i 40-50 anni, anche se chiunque si può ammalare.
- La sindrome da fatica cronica colpisce con minore frequenza i bambini e tipicamente questi hanno età compresa tra i 13 e i 15 anni.
- Chi è in sovrappeso e sedentario corre un rischio maggiore di ammalarsi. Anche lo stress sembra avere un qualche ruolo.
La sindrome da fatica cronica colpisce tutti i gruppi etnici ed è diffusa in tutto il mondo; può colpire soggetti appartenenti a tutte le fasce di reddito, però alcune ricerche sembrerebbero dimostrare che è più diffusa tra le fasce a basso reddito. In alcuni casi può colpire diversi membri della stessa famiglia, ma non c’è alcuna prova che sia contagiosa: potrebbe invece essere trasmessa per via ereditaria, anche se su questo aspetto sono necessarie ulteriori ricerche.
Sembrano essere fattori di rischio:
- stress psicologico,
- traumi infantili,
- presenza di malattie mentali,
- allergie.
Sintomi
I sintomi della sindrome da fatica cronica possono essere continui oppure intermittenti. All’inizio il paziente si può sentire come se avesse l’influenza, ma oltre ad una stanchezza e una debolezza particolarmente severi, tra i sintomi della sindrome da fatica cronica possiamo trovare:
- stanchezza protratta per più di 24 ore, dopo l’esercizio fisico o mentale,
- dimenticare le cose o avere difficoltà di concentrazione,
- sentirsi stanchi anche dopo aver dormito,
- dolori muscolari,
- dolori articolari, senza gonfiore o rossore,
- mal di testa diverso dal solito o più forte del solito,
- dolore ai linfonodi del collo o dell’ascella,
- mal di gola.
I sintomi sopraelencati sono quelli principali, ma meno comunemente i pazienti possono lamentare:
- disturbi visivi (vista offuscata, sensibilità alla luce, dolore agli occhi),
- sintomi psicologici (irritabilità, sbalzi d’umore, attacchi di panico, ansia),
- brividi e sudorazione notturna,
- febbre lieve o temperature corporea diminuita,
- colon irritabile,
- allergie e intolleranze agli alimenti, agli odori, alle sostanze chimiche ai farmaci e ai suoni/rumori,
- intorpidimento, formicolio o bruciore al volto, alle mani o ai piedi,
- difficoltà a sedersi o ad alzarsi velocemente, vertigini, problemi di equilibrio e svenimenti.
I sintomi della sindrome da fatica cronica variano considerevolmente a seconda del paziente e possono essere da gravi a molto lievi. La maggior parte dei sintomi non è evidente e quindi gli amici, i familiari e le persone diverse dal paziente possono avere difficoltà a capire le sfide che il paziente deve affrontare.
Pericoli
Tra le possibili complicazioni della sindrome da fatica cronica ricordiamo:
- depressione,
- isolamento sociale,
- problemi di relazioni sociali e professionali.
Diagnosi
La diagnosi di encefalomielite mialgica o sindrome da fatica cronica (ME/CFS) rappresenta ancora oggi una sfida clinica complessa. Non esiste infatti un singolo biomarcatore o un esame strumentale (come analisi del sangue o radiografie) in grado di confermare la malattia con certezza assoluta. Il percorso diagnostico si basa quindi sull’esclusione di altre patologie e sulla valutazione rigorosa di criteri clinici specifici.
Il processo di esclusione
Prima di ipotizzare la ME/CFS, il medico deve escludere una vasta gamma di condizioni che manifestano sintomi sovrapponibili, tra cui:
- Patologie endocrine (come l’ipotiroidismo).
- Malattie autoimmuni o infiammatorie croniche.
- Disturbi del sonno (come le apnee ostruttive).
- Patologie psichiatriche primarie (sebbene la depressione possa coesistere come conseguenza della malattia).
- Infezioni croniche latenti.
Criteri diagnostici moderni
Il consenso scientifico attuale si è allontanato dai vecchi modelli che enfatizzavano eccessivamente gli aspetti psicologici, concentrandosi sulla natura multisistemica e biologica del disturbo. Per formulare una diagnosi, i medici fanno riferimento a criteri che richiedono la presenza simultanea di sintomi cardine per almeno 6 mesi negli adulti (3 mesi nei bambini e adolescenti):
- Fatica debilitante: Una stanchezza profonda che non è il risultato di uno sforzo eccessivo recente, non è alleviata dal riposo e riduce drasticamente la capacità di partecipare alle attività precedenti la malattia.
- Malessere post-esorziale (PEM): È il sintomo distintivo. Si tratta di un peggioramento sproporzionato dei sintomi dopo uno sforzo fisico o mentale minimo, che può manifestarsi con un ritardo di ore o giorni e richiedere tempi di recupero lunghissimi.
- Sonno non ristoratore: Il paziente si sveglia sentendosi stanco anche dopo molte ore di riposo.
- Disfunzione cognitiva o intolleranza ortostatica: Il paziente deve presentare almeno uno tra problemi di memoria e concentrazione (spesso definiti “nebbia cognitiva”) oppure sintomi che peggiorano in posizione eretta e migliorano sdraiandosi (come vertigini o palpitazioni).
Esami di supporto
Sebbene non diagnostici per la ME/CFS in sé, il medico prescriverà regolarmente esami per monitorare lo stato di salute generale, inclusi test della funzionalità tiroidea, emocromo completo, test per i livelli di vitamina D e B12, e markers infiammatori. In casi selezionati, possono essere utili test specialistici per valutare la risposta del sistema nervoso autonomo allo stress ortostatico.
Cura e gestione terapeutica
Non esiste attualmente una terapia farmacologica risolutiva per la sindrome da fatica cronica. Gli obiettivi del trattamento sono la stabilizzazione dei sintomi, il miglioramento della qualità della vita e la prevenzione dei peggioramenti causati dal sovraccarico funzionale. L’approccio deve essere personalizzato, multidisciplinare e centrato sul paziente.
La strategia del Pacing
Il “Pacing” è considerato oggi il pilastro fondamentale della gestione della ME/CFS. Consiste nell’imparare a gestire le proprie limitate riserve di energia fisica e mentale per evitare di innescare il malessere post-esorziale (PEM).
- Monitoraggio: Identificare le attività che consumano più energia.
- Riposo preventivo: Riposare prima di sentirsi esausti, non dopo.
- Frazionamento: Dividere i compiti complessi in piccole fasi intervallate da pause.
È fondamentale sottolineare che le vecchie raccomandazioni basate sull’esercizio fisico graduale forzato (GET) sono state ampiamente superate: l’attività fisica deve essere mantenuta solo entro i limiti di tolleranza individuale e non deve mai essere prescritta come un programma a incremento fisso che ignora i segnali di allarme del corpo.
Gestione dei sintomi specifici
Il medico può intervenire chirurgicamente su singoli sintomi per ridurne l’impatto quotidiano:
- Dolore: Si possono utilizzare farmaci analgesici come l’ ibuprofene o altri antinfiammatori per gestire dolori muscolari e articolari. In alcuni casi vengono prescritti farmaci specifici per il dolore neuropatico.
- Disturbi del sonno: Oltre a una rigorosa igiene del sonno, possono essere valutati integratori di melatonina o farmaci a basso dosaggio per favorire il riposo profondo.
- Intolleranza ortostatica: In presenza di vertigini o tachicardia stando in piedi, può essere utile aumentare l’apporto di liquidi e sale, utilizzare calze a compressione o ricorrere a farmaci specifici per stabilizzare la pressione.
- Sintomi allergici: Se presenti, gli antistaminici possono alleviare reazioni di ipersensibilità ambientale o alimentare.
Supporto psicologico e stile di vita
La convivenza con una malattia cronica invisibile e debilitante comporta un carico emotivo enorme.
- Psicoterapia: La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) non è curativa per la causa biologica della malattia, ma può essere un supporto prezioso per gestire l’ ansia, la depressione reattiva e lo stress legato alla disabilità.
- Alimentazione: Una dieta equilibrata e anti-infiammatoria è raccomandata, prestando attenzione a identificare eventuali intolleranze alimentari acquisite che possono peggiorare i sintomi gastrointestinali.
- Ambiente: Ridurre gli stimoli sensoriali eccessivi (luci forti, rumori) può aiutare a gestire l’ipersensibilità del sistema nervoso.
Si raccomanda vivamente di diffidare da protocolli che promettono guarigioni miracolose tramite integratori costosi o regimi di esercizio intensivo, e di affidarsi sempre a centri specializzati o medici esperti nel riconoscimento della patologia secondo le linee guida internazionali più recenti.
Fonti e bibliografia
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.