Mielofibrosi: cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

La mielofibrosi è una rara malattia del midollo osseo, il tessuto spugnoso che si trova all’interno delle ossa ed in cui avviene la produzione di cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) a partire dalle cosiddette cellule staminali ematopoietiche.

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Viene considerato come una forma di tumore, innescato dal cambiamento in una singola cellula staminale difettosa che inizia a riprodursi continuamente, senza più controllo, andando a sostituire progressivamente le normali cellule del midollo osseo. Questo processo ha in ultima analisi due gravi conseguenze:

  • progressiva sostituzione di tessuto cicatriziale al posto del midollo osseo,
  • riduzione della produzione delle cellule del sangue.

Viene quindi considerato a tutti gli effetti un tumore del sangue, una forma di leucemia.

Se nelle prime fasi (talvolta anche per anni) i sintomi sono del tutto assenti, con il peggioramento della condizione la mielofibrosi può manifestarsi in forma di:

Poiché la mielofibrosi progredisce lentamente, i soggetti affetti vivono solitamente almeno 10 anni o più, ma la prognosi dipende dalla funzionalità del midollo osseo.

La terapia è ad oggi limitata alla gestione dei sintomi e delle eventuali complicazioni.

Cause

La causa specifica che possa spiegare l’insorgenza della mielofibrosi primaria è tuttora sconosciuta (la condizione viene spesso definita per questo idiopatica, ovvero senza causa apparente), ma circa un paziente su due presenta una specifica mutazione genetica (sul gene JAK2), peraltro condivisa anche in altre due condizioni del sangue:

Sebbene siano state individuate anche altre possibili mutazioni, queste non possono essere realmente definite cause, quanto più fattori di rischio (predisposizione genetica), perché il ruolo esatto ricoperto nello sviluppo della malattia rimane in gran parte ancora incompreso.

Si parla in questi casi di mielofibrosi primaria.

Da un punto di vista pratico il tutto inizia con una singola cellula staminale ematopoietica, normalmente destinata a trasformarsi in una cellula del sangue, che impazzisce ed inizia duplicarsi senza sosta, fuori controllo. Nel tempo queste cellule anormali tendono a sostituire le cellule sane nel midollo osseo e, in risposta a questo processo chiaramente tumorale (invasione del tessuto da parte di cellule impazzite) si forma un tessuto cicatriziale (fibroso) all’interno del midollo osseo (fibrosi), alterando ulteriormente la produzione di globuli rossi/bianchi e piastrine.

Fattori di rischio

È un tumore raro che colpisce entrambi i sessi senza differenze, in molti casi in età superiore ai 50 anni.

Tra i possibili fattori di rischio associati allo sviluppo di mielofibrosi si annoverano:

  • tubercolosi,
  • esposizione a sostanze tossiche (benzene, …),
  • esposizione a radiazioni ionizzanti.

Potrebbe infine rappresentare una complicazione di altra malattia, ad esempio

In questi pazienti la diagnosi è di mielofibrosi secondaria.

Sintomi

Se in molti casi è possibile sviluppare la malattia per anni senza alcuna manifestazione apparente, sul lungo periodo il quadro clinico che emerge è direttamente correlato alla progressiva alterazione degli elementi cellulari del sangue, che vengono necessariamente meno ai loro compiti; di norma infatti

  • i globuli rossi distribuiscono l’ossigeno all’intero organismo,
  • i globuli bianchi contribuiscono a difenderlo dalle infezioni,
  • le piastrine sono responsabili dei processi di coagulazione in caso di ferite.

Tipicamente quello che si osserva è un quadro caratterizzato da

  • carenza di globuli rossi (anemia)
  • aumento dei globuli bianchi, ma che tuttavia vengono immessi in circolo immaturi e mal funzionanti
  • livelli alterati di piastrine (spesso troppo alte o troppo basse).

 

I sintomi specifici, così come le modalità di progressione della mielofibrosi, variano tuttavia da un paziente all’altro, ma tra i disturbi più comuni sono compresi:

  • anemia, causa di
  • febbre e sudorazione eccessiva durante la notte,
  • infezioni frequenti (nonostante il numero possa essere elevato, i globuli bianchi non funzionano più correttamente),
  • facilità di formazione di lividi e di sanguinamenti, ad esempio da gengive e naso (quando le piastrine fossero carenti), oppure un’eccessiva coagulazione (quando le piastrine fossero in eccesso),
  • milza ingrossata (splenomegalia), che causa un senso di pienezza a livello addominale (in alto a sinistra) e talvolta un dolore riflesso a livello della spalla,
  • ingrossamento del fegato (epatomegalia).

Complicazioni

In circa un paziente su 5 la mielofibrosi primaria progredisce verso una condizione di leucemia mieloide acuta (una forma aggressiva di tumore del sangue).

È inoltre possibile osservare la formazione di masse tumorali nel tratto gastrointestinale, nei polmoni, nella pelle, nel fegato, nella milza e in altre aree del corpo, con disturbi che variano a seconda dell’organo coinvolte e che sono dovuti all’effetto di compressione che la massa esercita sui tessuti confinanti.

In fase avanzata possono infine comparire:

  • dolore osseo e/o articolare,
  • ipertensione portale (aumento della pressione sanguigna nell’arteria principale che garantisce l’afflusso di sangue al fegato), a causa dell’eccesso di flusso sanguigno proveniente dalla milza, con conseguente sviluppo di pericolose varici esofagee.
  • ipertensione polmonare (aumento della pressione sanguigna dell’arteria principale verso i polmoni).

Diagnosi

La diagnosi di mielofibrosi viene condotta attraverso

  • visita medica
  • esami di laboratorio (sono comuni livelli elevati di acido urico, bilirubina e lattato deidrogenasi)
  • esami strumentali (l’ecografia può confermare l’aumento di volume della milza).

In molti casi il sintomo di esordio è la scoperta di una milza ingrossata, oppure una condizione di anemia (riduzione dei globuli rossi, un esame che essendo compreso nell’emocromo viene spesso richiesto anche a solo scopo di routine)

La conferma dell’ipotesi diagnostica si ottiene in genere mediante biopsia, un esame invasivo che richiede il prelievo di un piccolo campione di midollo osseo che verrà poi analizzato in laboratorio.

Cura

Gli approcci terapeutici variano in base a fattori quali:

  • sintomi,
  • eventuali complicazioni,
  • stato di salute generale.

In assenza di disturbi si opta talvolta per una vigile attesa, perché per la maggior parte dei pazienti affetti da mielofibrosi l’obiettivo è limitato essenzialmente alla gestione delle condizioni associate alla mielofibrosi.

Esiste un farmaco specifico, Jakafi® (ruxolitinib), approvato per il trattamento della mielofibrosi; viene somministrato per via orale e contribuisce ad alleviare alcuni dei sintomi associati alla malattia, tra cui ingrossamento della milza, sudorazione notturna, prurito, perdita di peso e febbre. Nei casi più gravi può essere necessaria la rimozione della milza (splenectomia) o la radioterapia.

In caso di anemia, condizione responsabile della maggior parte degli altri sintomi, è possibile valutare il ricorso ad altri farmaci come cortisonici, androgeni (ormoni maschili), interferone, …

Le trasfusioni di sangue possono essere eseguite per aumentare il numero di globuli rossi nei pazienti affetti da grave anemia.

In alcuni soggetti è inoltre possibile valutare il ricorso al trapianto di midollo.

Fonti e bibliografia

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