Mielodisplasia (sindrome mielodisplastica): sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

In una persona sana il midollo osseo, un tessuto molle e spugnoso che occupa la parte interna della maggior parte delle ossa, si occupa della produzione di cellule staminali del sangue, cellule immature che nel tempo si trasformano in

  • cellula staminale linfoide ed in seguito un globulo bianco (cellula che si occupa della difesa dell’organismo),
  • cellula staminale mieloide, che può trasformarsi in:
    • globulo rosso, cellula che trasporta ossigeno dai polmoni a tutte le altre cellule dell’organismo,
    • piastrina, responsabile della formazione di coaguli di sangue per fermare eventuali emorragie,
    • granulocita, uno specifico globulo bianco.
Midollo osseo ed ematopoiesi

Shutterstock/Designua

Le sindromi mielodisplastiche (anche note come mielodisplasia o sotto l’acronimo MDS) sono un gruppo di diversi disturbi accomunati da un malfunzionamento del midollo osseo, che non è più in grado di produrre un’adeguata quantità di cellule sane; le cellule staminali potrebbero non riuscire a maturare ed accumularsi nel midollo osseo, oppure avere una durata ridotta, con conseguente complessiva diminuzione del numero di cellule mature in circolo.

Si tratta di una condizione che colpisce tipicamente la popolazione anziana, ma in alcuni casi può interessare anche pazienti più giovani; l’insufficiente numero di cellule del sangue circolanti rende direttamente conto dei sintomi tipici della mielodisplasia, ovvero:

  • infezioni (dovute alla carenza di globuli bianchi),
  • anemia (dovuta alla carenza di globuli rossi) e conseguenti sintomi associati,
  • sanguinamento spontaneo o facile formazione di lividi (dovuta alla carenza di piastrine).

Oltre a circolare in quantità ridotta le cellule potrebbero anche non funzionare correttamente a causa di una forma alterata, che rende conto del nome della malattia stessa:

  • Il prefisso mielo- deriva dal greco e significa midollo,
  • displasia, parola composta da dis- (patologia, carenza, disturbo) e plasia (ovvero formazione).

La prognosi della condizione è variabile, ma in circa il 30% dei pazienti si osserva la trasformazione in leucemia mieloide acuta; la gestione delle sindromi mielodisplastiche è di norma tesa a rallentare la progressione della malattia, alleviare i sintomi e prevenire le complicanze. Gli approcci più comuni comprendono:

In alcuni pazienti è possibile valutare un trapianto di midollo osseo.

Cause

Con poche eccezioni, non è possibile individuare le cause alla base dell’insorgenza della mielodisplasia; esistono alcune prove che suggeriscono una possibile predisposizione naturale di alcuni pazienti, probabilmente innescata da un qualche fattore esterno spesso non noto (MDS primaria).

Radioterapia e chemioterapia per la cura dei tumori sono invece tra i pochi fattori noti, che possono essere causa di mielodisplasia fino a 10 anni dopo il trattamento (MDS secondaria); questa forma è quella che più spesso progredisce a leucemia.

Anche l’esposizione a lungo termine ad inquinanti ambientali o industriali, come il benzene, può innescare la malattia (ma non l’alcool, il cui effetto di riduzione di globuli rossi e piastrine è conseguente a meccanismi diversi).

La malattia NON è contagiosa e si pensa che non comporti alcuna trasmissione ereditaria.

Fattori di rischio

  • Età maggiore di 65 anni
  • Chemioterapia e radioterapia
  • Fumo (il rischio di sviluppare mielodisplasia è  1,6 volte maggiore per i fumatori).

Sintomi

Nelle prime fasi della malattia i pazienti potrebbero non manifestare alcun sintomo, seppure un emocromo completo (esame del sangue, spesso richiesto come controllo di routine) possa già suggerire la presenza del disturbo.

I sintomi caratteristici sono diretta espressione della carenza di cellule sane circolanti:

Complicazioni

La prognosi della sindrome mielodisplastica dipende in larga parte dalla forma sviluppata e dai sintomi eventualmente manifestati; i pazienti affetti da sindrome da delezione 5q e forme di anemia refrattaria hanno ad esempio una minor probabilità di progredire verso forme più aggressive (leucemia), anche se purtroppo si tratta ad oggi di una condizione sostanzialmente non curabile.

Le complicanze delle sindromi mielodisplastiche includono infezioni gravi ed emorragie.

Diagnosi

La possibile presenza di mielodisplasia viene sospettata in presenza di alterazioni dell’emocromo, che possono comprendere una o più delle seguenti alterazioni:

  • riduzione della conta dei globuli rossi
  • riduzione della conta dei globuli bianchi,
  • riduzione delle piastrine.

La diagnosi di certezza si ottiene tuttavia mediante esami del sangue più specifici e la biopsia del midollo osseo, un esame invasivo in cui si procede al prelievo di un piccolo campione di midollo osseo per la successiva analisi di laboratorio.

Cura

Lo scopo del trattamento è contenere la riduzione del numero di cellule del sangue, gestendo al contempo i sintomi più severi, perché purtroppo ad oggi non esiste cura.

Nei pazienti in cui il rischio di progressione maligna (leucemia mieloide acuta) sia contenuto si può optare per una vigile attesa, caratterizzata da periodici esami del sangue.

La prognosi e le opzioni di trattamento per il paziente dipendono da fattori quali:

  • quantità cellule immature (blasti) nel midollo osseo
  • quali cellule del sangue siano interessate dalla malattia
  • sintomi manifestati
  • rischio di progressione verso lo sviluppo di leucemia
  • assetto cromosomico (DNA)
  • precedente chemio/radioterapia
  • età e stato di salute generale del paziente.

Trattamento di supporto

Le terapie di supporto per i sintomi della mielodisplasia possono comprendere una combinazione variabile di:

  • fattori di crescita, come eritropoietina o G-CSF, per aumentare il numero di globuli rossi/bianchi sani
  • trasfusioni di sangue (di globuli rossi/piastrine, a seconda delle specifiche necessità)
  • medicinali chelanti per il ferro, che potrebbe accumularsi pericolosamente a seguito di numerosi trasfusioni
  • antibiotici per il trattamento delle infezioni.

Farmaci per forme specifiche

  • Lenalidomide: I pazienti con sindrome mielodisplastica associata alla sindrome con delezione del 5q che necessitano di frequenti trasfusioni di globuli rossi possono essere trattati con lenalidomide, un medicinale biologico usato per ridurre la frequenza con cui si necessita del trattamento.
  • Terapia immunosoppressiva: La globulina antitimocitaria (ATG) agisce per sopprimere o indebolire il sistema immunitario, può essere utile per ridurre la necessità di trasfusioni di globuli rossi.
  • Azacitidina e decitabina sono medicinali chemioterapici in grado di colpire le cellule che si dividono rapidamente; sono utili a rallentare la progressione delle sindromi mielodisplastiche verso la leucemia mieloide acuta.
  • Chemioterapia utilizzata nella leucemia mieloide acuta: pazienti ad alto rischio di progressione (che presentino ad esempio un numero elevato di blasti nel midollo osseo) possono beneficiare dello stesso regime chemioterapico utilizzato nei pazienti con leucemia conclamata.

Trapianto di cellule staminali (midollo osseo)

Dopo la chemioterapia potrebbe essere pianificato un trapianto di cellule staminali (trapianto di midollo osseo), con l’obiettivo di sostituire le cellule malate con con cellule sane da donatore.

In alcuni pazienti è possibile ottenere la cura della mielodisplasia, ma si tratta di un approccio aggressivo che richiede in genere una giovane età ed uno stato di salute buono per sopportare il trattamento; si cerca in genere il donatore all’interno della stessa famiglia del paziente (un parente stretto, come un fratello o una sorella).

Fonti e bibliografia

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