Tumore alla prostata: sintomi, sopravvivenza e cura

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Il tumore alla prostata in breve

La prostata è una ghiandola del sistema riproduttore maschile situata sotto la vescica (l’organo che raccoglie ed espelle l’urina) e davanti al retto (la parte inferiore dell’intestino). Ha le dimensioni di una noce e circonda parte dell’uretra (il dotto che espelle l’urina dalla vescica). La sua funzione risiede principalmente nella produzione di un liquido che costituisce parte dello sperma.

Il tumore della prostata è il tumore maligno più frequente tra gli uomini in Italia, rappresentando il 18,5% di tutte le diagnosi oncologiche maschili (fonte AIRC).

Purtroppo nelle fasi iniziali tende a non provocare sintomi evidenti, mentre nelle fasi avanzate può causare diversi disturbi urinari.

Il cancro della prostata fortunatamente di norma cresce molto lentamente e la maggior parte degli uomini colpiti, che hanno mediamente più di 65 anni, riusciranno a sopravvivere al tumore.

Anatomia semplificata del tumore alla prostata

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Sintomi

Nelle sue fasi iniziali il tumore della prostata è spesso asintomatico, mentre quando la massa aumenta di volume compaiono sintomi urinari:

I sintomi appena descritti si manifestano più spesso nelle fasi avanzate, ma non sono specifici del tumore alla prostata (possono cioè anche essere dovuti alle più comuni ipertrofia prostatica benigna o infezioni della prostata, vedi dopo).

La presenza di dolore ai fianchi, alla schiena, al torace o in altri distretti potrebbe essere segno che il tumore si è diffuso alle ossa (metastasi).

Diagnosi differenziale

Con l’invecchiamento la dimensione della prostata può aumentare e una prostata ingrossata può bloccare il flusso dell’urina dalla vescica e causare anche problemi alla funzione sessuale. Questa condizione è chiamata ipertrofia prostatica benigna (IPB) e non rappresenta in alcun modo un cancro.

I sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna o di altri problemi possono essere simili a quelli del cancro alla prostata e per questo è bene essere seguiti dallo specialista (urologo) in caso di disturbi di qualsiasi genere.

Metastasi dal tumore alla prostata

Le cellule tumorali del cancro alla prostrata possono diffondersi staccandosi dal tumore originario. Possono raggiungere altre parti del corpo tramite i vasi sanguigni o linfatici. Dopo essersi diffuse, le cellule tumorali possono attaccare altri tessuti e crescere formando nuovi tumori che possono danneggiare i tessuti.

Quando il cancro alla prostata si diffonde dalla sede originaria a un’altra parte del corpo, il nuovo tumore ha la stessa tipologia di cellule anomale e lo stesso nome del tumore primario (originario). Ad esempio, se si diffonde alle ossa (la destinazione più comune, insieme ai linfonodi), le cellule tumorali presenti nelle ossa sono in realtà le cellule tumorali della prostata.

La malattia è denominata cancro alla prostata con metastasi, non cancro alle ossa. Per questo motivo la malattia viene trattata come cancro alla prostata e non come cancro alle ossa.

Diffusione e sopravvivenza

Questo tumore è uno dei più diffusi tra gli uomini, ma la prognosi (possibilità di guarire) è molto buona quando lo si diagnostica in tempo.

Secondo recenti statistiche in Italia un uomo su 16 sviluppa il tumore nel corso della propria vita, ma in base a fonti americane la sopravvivenza a 5 anni è superiore al 97%.

Cause

Le cause esatte che portano alla comparsa del cancro alla prostata non sono ancora del tutto chiare, ma esistono alcuni fattori di rischio noti; un fattore di rischio è un qualcosa che aumenta la possibilità di sviluppare un disturbo o una malattia, ma la loro presenza non implica necessariamente la comparsa del problema.

  • L’invecchiamento è il più importante fattore di rischio per il cancro della prostata, uomini con 50 anni o più sono associati a un rischio maggiore.
  • Obesità, associata più all’aggressività del tumore che al rischio complessivo.
  • Fumo, associato soprattutto a un rischio maggiore di progressione e mortalità piuttosto che all’insorgenza iniziale del tumore.
  • Genetica e familiarità: Alcune specifiche mutazioni genetiche (come quelle nei geni BRCA1 e BRCA2) aumentano il rischio di tumore alla prostata in modo significativo; allo stesso modo se i famigliari più stretti (padre e fratello) hanno un tumore alla prostata, il rischio per il soggetto è 2-3 volte superiore alla media.
  • Anche la dieta può anche essere un fattore rilevante: esistono evidenze di grado moderato che un elevato consumo di latticini o di alimenti ricchi di calcio possa accrescere il rischio, così come una carenza di vitamina E e di selenio.

Diagnosi

Il percorso diagnostico moderno per il tumore alla prostata ha l’obiettivo di identificare precocemente le forme clinicamente significative, evitando al contempo la diagnosi di tumori indolenti che non richiederebbero trattamento (sovradiagnosi).

Esami di primo livello

La valutazione iniziale si basa solitamente su due pilastri:

  • Dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico): è un prelievo di sangue che misura una proteina prodotta dalla prostata. Un valore elevato non indica necessariamente un tumore, poiché può dipendere da infiammazioni (prostatiti) o ipertrofia benigna. Tuttavia, l’andamento del PSA nel tempo (velocità e densità) fornisce indicazioni preziose al medico.
  • Esplorazione rettale (DRE): permette all’urologo di valutare manualmente consistenza, forma e presenza di eventuali noduli sulla superficie della ghiandola. Nonostante le nuove tecnologie, rimane un passaggio clinico fondamentale.

Diagnostica avanzata e imaging

Se i test di primo livello risultano sospetti, il protocollo attuale prevede:

  • Risonanza magnetica multiparametrica (mpRMN): è oggi l’esame di riferimento prima di procedere a qualsiasi manovra invasiva. Permette di visualizzare con alta precisione le aree sospette all’interno della ghiandola e di assegnare un punteggio di rischio (PI-RADS). Una RMN negativa può, in casi selezionati e discussi con il medico, consentire di posticipare o evitare la biopsia.
  • Biopsia prostatica “fusion”: se la RMN identifica aree sospette, si procede alla biopsia prostatica. La tecnica fusion sovrappone le immagini della risonanza a quelle dell’ecografia in tempo reale, permettendo prelievi mirati (target) sui focolai sospetti, aumentando drasticamente l’accuratezza diagnostica rispetto alle biopsie “a tappeto” del passato.

Stadiazione e biomarcatori

Nei casi di tumore accertato ad alto rischio, possono essere necessari ulteriori esami per verificare l’eventuale diffusione della malattia, come la TC addome-pelvi o la scintigrafia ossea. Una delle innovazioni più significative è l’introduzione della PET-PSMA, un esame di medicina nucleare estremamente sensibile nell’individuare metastasi o recidive anche molto piccole. In casi selezionati, possono essere utilizzati anche test genomici sui tessuti per prevedere l’aggressività biologica del tumore.

Cura

L’approccio terapeutico al tumore della prostata è oggi multidisciplinare e strettamente personalizzato. L’obiettivo non è solo l’eliminazione del tumore, ma anche il mantenimento della qualità della vita, con particolare attenzione alla funzione urinaria e sessuale.

Gestione dei tumori a basso rischio

Per i tumori identificati come “indolenti” o a bassissimo rischio, l’opzione preferenziale è spesso la sorveglianza attiva. Non si tratta di “non curare”, ma di monitorare strettamente il paziente con controlli periodici di PSA, visite urologiche e RMN ripetute. Il trattamento attivo (chirurgia o radioterapia) viene intrapreso solo se il tumore mostra segni di progressione, evitando così inutili effetti collaterali.

Trattamenti per tumori localizzati

Quando il tumore richiede un intervento, le opzioni principali sono:

  • Chirurgia (prostatectomia radicale): consiste nella rimozione completa della prostata. Oggi l’approccio standard è la chirurgia robot-assistita, che permette una precisione millimetrica, facilitando la conservazione dei nervi deputati all’erezione (tecnica nerve-sparing) e delle strutture per la continenza urinaria.
  • Radioterapia: utilizza radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali. Le tecniche moderne (come la IMRT o la radioterapia stereotassica SBRT) permettono di somministrare dosi elevate sul tumore proteggendo i tessuti sani circostanti (retto e vescica).
  • Brachiterapia: una forma di radioterapia interna che prevede l’inserimento di “semi” radioattivi direttamente nella prostata.

Terapie per la malattia avanzata o metastatica

Se il tumore si è diffuso oltre la prostata, il cardine della cura è la terapia di deprivazione androgenica (ADT), che riduce i livelli di testosterone, il principale “carburante” delle cellule tumorali prostatiche. A questa si affiancano oggi:

  • Nuovi farmaci ormonali (come abiraterone, enzalutamide e apalutamide) che agiscono in modo più profondo e precoce rispetto al passato.
  • Chemioterapia: utilizzata non solo nelle fasi terminali, ma spesso precocemente in associazione alla terapia ormonale per i tumori più aggressivi.
  • Terapie radiometaboliche: come il Lutezio-177 PSMA, che agisce come una “pallottola intelligente” trasportando radiazioni direttamente sulle cellule tumorali ovunque si trovino nell’organismo.
  • Inibitori di PARP: farmaci a bersaglio molecolare indicati per pazienti con specifiche mutazioni genetiche (es. BRCA1/2).

Stile di vita e supporto

Lo stile di vita gioca un ruolo terapeutico fondamentale, specialmente durante le cure ormonali che possono causare perdita di massa ossea e aumento del rischio metabolico. Un’attività fisica aerobica e di resistenza regolare è raccomandata per contrastare la stanchezza (fatigue) e proteggere il cuore. La dieta deve essere povera di grassi saturi e ricca di fibre, vegetali e cereali integrali, seguendo il modello mediterraneo, che si è dimostrato protettivo anche nelle fasi di gestione della malattia.

Poche situazioni cliniche come il tumore alla prostata richiedono infine una corretta gestione dei sintomi ostruttivi, dove talvolta può ancora trovare spazio la TURP (resezione endoscopica) per migliorare il flusso urinario e la qualità della vita del paziente.

Prevenzione

La possibilità di una prevenzione attiva del tumore alla prostata, ossia legata a fattori modificabili, passa essenzialmente attraverso:

Benché il tema della prevenzione di questa forma di tumore sia complesso e manchi ancora di conferme definitive, è sempre più consistente la letteratura disponibile che dimostra come uno stile di vita sano abbia un impatto concreto nel ridurre il rischio di sviluppare disturbi oncologici.

Vale la pena sottolineare che NON esistono studi che dimostrino l’utilità di specifiche integrazioni (NON esistono ad esempio prove solide a supporto dell’efficacia di supplementi come il selenio o la vitamina E nella prevenzione, nonostante la carenza sia considerata un vero e proprio fattore di rischio).

Fonti e bibliografia

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