Prostata ingrossata: sintomi, pericoli, cura e dieta

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Introduzione

L’ipertrofia prostatica benigna (anche detta IPB) consiste nell’ingrossamento non canceroso (non legato cioè a tumori) della ghiandola prostatica, organo esclusivamente maschile; viene talvolta chiamata anche iperplasia prostatica benigna.

La prostata ha due periodi fondamentali di crescita nell’arco della vita di un uomo:

  • il primo avviene presto, durante la pubertà, quando la prostata raddoppia le proprie dimensioni;
  • il secondo periodo inizia verso i 25 anni e continua durante quasi tutta la vita.

Questa condizione spesso si manifesta durante la seconda fase di crescita.

Via via che la ghiandola si ingrossa, comprime e schiaccia l’uretra. Le pareti della vescica tendono ad ispessirsi. Col tempo, la vescica si può indebolire, perdere la capacità di svuotarsi completamente e contenere quindi un po’ di urina residua.

Il restringimento dell’uretra e la ritenzione urinaria (il mancato svuotamento completo della vescica) causano molti dei sintomi associati all’ipertrofia prostatica benigna, come ad esempio:

  • frequente e urgente necessità di urinare, soprattutto di notte,
  • difficoltà a iniziare la minzione,
  • flusso dell’urina debole, lento o che si interrompe più volte,
  • sensazione di incompleto svuotamento della vescica,
  • presenza di piccole quantità di sangue nelle urine.

L’ipertrofia prostatica benigna non è in ogni caso un tumore e non sembra nemmeno predisporne lo sviluppo, benché molti dei sintomi siano comuni a entrambe le condizioni.

Cos’è la prostata?

La prostata è una ghiandola a forma di castagna e fa parte del sistema riproduttivo maschile. La funzione principale è la produzione della componente liquida del seme, che è essenziale ai fini della fertilità maschile.

La ghiandola circonda l’uretra in corrispondenza del collo della vescica. Il collo della vescica è la zona da cui origina l’uretra. La vescica e l’uretra fanno parte del tratto urinario inferiore.

La prostata ha due o più lobi (sezioni), avviluppati da uno strato di tessuto esterno; è posta davanti al retto, appena sotto la vescica. L’uretra è il condotto che porta l’urina dalla vescica all’esterno del corpo.

Nell’uomo, l’uretra è anche il condotto con cui il seme viene convogliato all’esterno del pene.

Rappresentazione semplificata dell'anatomia della prostata

Shutterstock/Sakurra

Cause

L’ipertrofia prostatica benigna è il più comune disturbo che affligge la ghiandola nei soggetti con oltre 50 anni. Fonti americano stimano che negli USA circa il 50% dei soggetti tra i 51 e i 60 anni e fino al 90% dei soggetti ultra ottantenni ne siano interessati.

Le cause dello sviluppo dell’ipertrofia prostatica benigna non sono completamente note, ma è un dato di fatto che si verifichi prevalentemente con l’avanzare dell’età.

L’osservazione del fatto che il disturbo non si sviluppa nei soggetti i cui testicoli siano stati asportati prima della pubertà ha spinto alcuni ricercatori ad ipotizzare che all’origine della malattia ci possano essere l’invecchiamento e, per una qualche ragione, proprio i testicoli.

Nel corso della propria esistenza l’uomo produce

  • testosterone, un ormone maschile,
  • e piccole quantità di estrogeni, gli ormoni femminili.

Durante l’invecchiamento diminuisce la quantità di testosterone nel sangue ed il rapporto si sbilancia quindi verso gli estrogeni; alcuni studi scientifici hanno indagato questo aspetto come possibile causa dello sviluppo dell’ipertrofia prostatica benigna, in particolare perché la maggior proporzione di estrogeni all’interno della prostata aumenta l’attività di sostanze che stimolano la crescita delle cellule prostatiche.

Un’altra teoria si basa invece sul diidrotestosterone (DHT), un ormone maschile che entra in gioco nello sviluppo e nella crescita della prostata. Alcuni ricercatori hanno suggerito che, anche a fronte di cadute dei livelli di testosterone ematico, i soggetti più anziani continuano a produrre e accumulare nella prostata livelli elevati di DHT. Questo accumulo di DHT può stimolare una crescita continua delle cellule prostatiche. La comunità scientifica ha rilevato che soggetti che non producono DHT non sviluppano la malattia.

Fattori di rischio

  • età dai 40 anni in su, anche se la maggior parte dei casi sintomatici si registrano dopo i 60 anni,
  • famigliarità,
  • condizioni mediche come obesità, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2,
  • assenza di attività fisica.

Sintomi

I principali sintomi a carico del tratto urinario inferiore indicativi dell’ipertrofia prostatica sono:

  • minzione frequente, ossia otto o più volte al giorno,
  • urgenza della minzione, ossia l’impossibilità di ritardarla,
  • difficoltà ad iniziare la minzione,
  • getto urinario debole od intermittente,
  • sgocciolamento al termine della minzione,
  • nicturia, ossia il bisogno frequente di urinare durante il sonno,
  • ritenzione urinaria,
  • incontinenza urinaria, ossia la perdita involontaria di urina,
  • dolore dopo l’eiaculazione o durante la minzione,
  • urina di colore o odore non abituali.

Perlopiù, la sintomatologia è dovuta a:

  • compressione dell’uretra da parte della ghiandola aumentata di volume,
  • vescica logorata dallo sforzo di emettere l’urina attraverso l’ostruzione.

Si noti tuttavia che le dimensioni della prostata non sono sempre correlate alla gravità dell’ostruzione o ai sintomi. Alcuni individui con prostata molto grossa hanno scarsa sintomatologia , mentre altri hanno segni ostruttivi e sintomi più significativi sia pur con ghiandole appena ingrossate. Meno della metà degli individui con ipertrofia ha sintomi a carico del tratto urinario inferiore.

Quando chiamare il medico

Un soggetto può avere sintomi urinari a prescindere dall’ipertrofia prostatica benigna, causati da problemi vescicali, da infezioni del tratto urinario o da prostatiti (infiammazioni della prostata). I sintomi possono anche essere il segnale di patologie ben più gravi, come il cancro della prostata.

Individui con i sintomi elencati devono consultare un medico.

Individui con i seguenti sintomi devono richiedere un intervento medico tempestivo:

  • totale incapacità di urinare
  • stimolo doloroso, frequente e urgente alla minzione, con febbre e brividi
  • sangue nell’urina
  • fastidio importante o dolore nell’addome inferiore e nel tratto urinario.

Pericoli

Le complicanze principali sono:

  • ritenzione urinaria acuta,
  • ritenzione urinaria cronica, o di lunga durata,
  • sangue nell’urina,
  • infezioni del tratto urinario,
  • danni vescicali,
  • danni renali,
  • calcoli vescicali.

La maggioranza dei portatori di ipertrofia prostatica benigna non sviluppa alcuna complicanza, ma soprattutto i danni renali possono costituire una grave minaccia per la salute quando si manifestano.

Ritenzione urinaria acuta

Talvolta il paziente ignora la presenza di un’ostruzione finché non gli diventa impossibile urinare. Questa condizione, nota come ritenzione urinaria acuta, può talvolta conseguire all’assunzione di farmaci di automedicazione contro il raffreddore o le allergie contenenti decongestionanti, come la pseudoefedrina e l’ossimetazolina.

Un possibile effetto collaterale di questi farmaci consiste nell’impedire il rilassamento del collo della vescica e quindi la fuoriuscita dell’urina.

Farmaci contenenti antistaminici, come la difenidramina, possono indebolire la contrazione dei muscoli vescicali e causare ritenzione urinaria, minzione difficile e dolorosa. In caso di ostruzione uretrale parziale, la ritenzione urinaria può anche insorgere come conseguenza dell’assunzione di alcolici, dell’esposizione al freddo o di un lungo periodo di inattività.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per l’ipertrofia prostatica benigna mira non solo a confermare l’ingrossamento della ghiandola, ma soprattutto a escludere altre patologie (come il tumore prostatico) e a valutare l’impatto dei sintomi sulla qualità della vita del paziente.

Anamnesi e questionari

Il medico inizia con una raccolta dettagliata dei dati clinici, analizzando la storia familiare e le abitudini quotidiane (assunzione di liquidi, caffeina, farmaci). Uno strumento fondamentale è l’IPSS (International Prostate Symptom Score), un questionario standardizzato che il paziente compila per quantificare la gravità dei disturbi urinari. Questo test permette di classificare l’ipertrofia come lieve, moderata o grave, guidando la scelta terapeutica.

Esame obiettivo ed esplorazione rettale (DRE)

L’esplorazione rettale rimane un pilastro della diagnosi. Attraverso questa manovra rapida e indolore, il medico valuta manualmente volume, consistenza e forma della prostata. Una prostata tipica dell’IPB appare aumentata di volume, di consistenza teso-elastica e a superficie liscia; la presenza di aree dure o irregolari potrebbe invece suggerire la necessità di ulteriori indagini per escludere neoplasie.

Analisi di laboratorio e PSA

Gli esami del sangue e delle urine sono essenziali per completare il quadro:

  • Esame delle urine: serve a escludere infezioni o presenza di sangue non visibile (microematuria), che potrebbero causare sintomi simili.
  • Dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico): è un biomarcatore prodotto dalla prostata. Sebbene un livello elevato di PSA possa essere associato al cancro, esso aumenta fisiologicamente anche in caso di IPB proporzionalmente al volume della ghiandola o a causa di infiammazioni. È uno strumento di screening che va interpretato dal medico nel contesto clinico globale.
  • Creatinina: può essere richiesta per valutare la funzionalità renale, specialmente se si sospetta che l’ostruzione cronica stia danneggiando i reni.

Indagini strumentali

Per definire con precisione l’entità dell’ostruzione, si ricorre a test funzionali e di imaging:

  • Uroflussometria: è un esame semplice in cui il paziente urina in un apposito imbuto collegato a un computer. Il test misura la velocità del flusso urinario e il tempo necessario allo svuotamento; un flusso ridotto o “a singhiozzo” conferma la presenza di un’ostruzione.
  • Ecografia prostatica (transrettale o sovrapubica): permette di misurare con precisione il volume della prostata e di studiarne l’anatomia. È fondamentale anche per valutare il residuo post-minzionale, ovvero la quantità di urina che rimane in vescica dopo aver provato a svuotarla completamente.
  • Esame urodinamico: riservato a casi selezionati o complessi, serve a distinguere se i problemi di svuotamento dipendano dalla prostata o da un malfunzionamento del muscolo vescicale.

Cura e terapia

L’obiettivo principale della terapia è il miglioramento della qualità della vita, la riduzione dei sintomi ostruttivi e la prevenzione delle complicanze a lungo termine come i danni renali o la ritenzione acuta.

Le opzioni terapeutiche oggi spaziano dalla semplice osservazione alla chirurgia robotica, passando per farmaci innovativi e procedure mini-invasive che preservano la funzione sessuale.

Stile di vita e vigile attesa

Per gli uomini con sintomi lievi che non interferiscono significativamente con il quotidiano, l’approccio raccomandato è la “vigile attesa” (watchful waiting). Questo non significa ignorare il problema, ma monitorarlo con controlli annuali adottando accorgimenti pratici:

  • Ridurre i liquidi la sera (dopo le 20:00) per limitare la nicturia.
  • Limitare alcol e caffeina, che irritano la vescica e hanno effetto diuretico.
  • Praticare una regolare attività fisica: il movimento aiuta a ridurre i sintomi urinari e a gestire il peso corporeo, fattore di rischio noto.
  • Seguire una dieta ricca di fibre per prevenire la stipsi, che può peggiorare la pressione sulla ghiandola.

Terapia farmacologica

I farmaci rappresentano la prima linea di trattamento per i sintomi moderati. Le classi principali includono:

  • Alfa-bloccanti: Agiscono rilassando i muscoli del collo vescicale e della prostata, rendendo la minzione più facile e immediata. Sono molto rapidi (agiscono in pochi giorni) ma possono causare cali di pressione o eiaculazione retrograda.
  • Inibitori della 5-alfa reduttasi: Questi farmaci (finasteride e dutasteride) agiscono sulla componente ormonale, riducendo fisicamente il volume della prostata nel tempo (richiedono 6-12 mesi per il massimo effetto). Sono ideali per prostate molto grandi.
  • Terapia combinata: L’associazione delle due classi precedenti è spesso la strategia più efficace per prevenire la progressione della malattia.
  • Inibitori della PDE5: Il tadalafil a basso dosaggio giornaliero è oggi una scelta consolidata, utile soprattutto per chi soffre contemporaneamente di IPB e disfunzione erettile.

Fitoterapia e integratori

L’uso di estratti vegetali è molto comune in Italia. La serenoa repens (estratto di palma nana) è l’unica a vantare evidenze scientifiche robuste, in particolare nella sua formulazione registrata come farmaco (estratto esanico). Può essere utile nei sintomi lievi o in combinazione con altri farmaci per migliorarne la tollerabilità.

Procedure mini-invasive e chirurgiche

Quando i farmaci non bastano o si presentano complicazioni, si ricorre alla chirurgia. Oggi la tendenza è verso tecniche “disostruttive” sempre meno invasive:

  • Rezum (Vapore acqueo): Una tecnica innovativa che inietta vapore acqueo nella prostata per distruggere il tessuto in eccesso. Si esegue in day-hospital e ha il grande vantaggio di preservare quasi sempre l’eiaculazione.
  • UroLift: Consiste nell’inserimento di piccole “clip” che tengono aperti i lobi della prostata come se fossero delle tende, liberando il canale uretrale senza asportare tessuto.
  • TURP (Resezione Transuretrale): Rimane lo standard di riferimento per le prostate di medie dimensioni. Il tessuto viene rimosso attraverso l’uretra senza incisioni esterne.
  • Laser (HoLEP e GreenLight): L’enucleazione laser (HoLEP) è oggi considerata la tecnica d’eccellenza per prostate molto grandi, sostituendo quasi completamente la vecchia chirurgia “a cielo aperto”. Garantisce meno sanguinamento e una dimissione più rapida.

È importante sottolineare che la chirurgia moderna mira a minimizzare i rischi di incontinenza urinaria e danni permanenti alla funzione erettile, sebbene l’eiaculazione retrograda rimanga un effetto collaterale comune nelle procedure più radicali.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Quali esami sono consigliati se ho un PSA elevato?

In presenza di PSA elevato è raccomandabile come primo passo sottoporsi a una visita urologica, durante la quale si valuterà se sia necessario sottoporsi ad altri esami.

Cos'è l'ipertrofia prostatica benigna (IPB)?

L'ipertrofia prostatica benigna è un ingrandimento fisiologico della prostata legato all'invecchiamento e all'azione degli ormoni androgeni. La prostata aumentata comprime l'uretra causando sintomi come difficoltà a iniziare la minzione, getto debole, minzione frequente e urgenza minzionale, soprattutto notturna. Non è una condizione cancerosa né evolve in tumore, ma può peggiorare la qualità della vita. La terapia, necessaria solo se i sintomi sono fastidiosi, si basa su farmaci alfa-bloccanti e inibitori della 5-alfa reduttasi. Nei casi più severi si considera la chirurgia, oggi spesso mininvasiva.

È normale avere problemi di eiaculazione durante il trattamento per l'IPB?

L'eiaculazione retrograda è un effetto collaterale comune dei farmaci utilizzati per trattare l'ipertrofia prostatica benigna; anche se può essere fonte di disagio psicologico, non è legato a complicazioni di salute.

In caso di ipertrofia prostatica benigna (IPB) si può usare Cialis e/o Viagra?

L'ipertrofia prostatica benigna non è di per sé una controindicazione per l'uso di inibitori della fosfodiesterasi come Cialis o Viagra.
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