Introduzione
I reni sono due organi simmetrici, collocati ai lati dell’addome e delle dimensioni di un pugno chiuso; fanno parte dell’apparato urinario e la loro funzione è quella di preparare l’urina da espellere estraendo le sostanze di rifiuto e l’acqua in eccesso dal sangue.
I reni rivestono anche altre importanti funzioni,
- producono sostanze che aiutano a tenere sotto controllo la pressione,
- sono coinvolti nella sintesi dei nuovi globuli rossi.
Il tumore del rene consiste in una crescita anomala di cellule all’interno dell’organo. Un tumore può essere
- benigno (non canceroso)
- o maligno (canceroso, circa l’80% dei casi).
La lesione più comune del rene è tuttavia una formazione piena di liquido, denominata cisti. Le cisti semplici sono benigne e hanno un aspetto tipico nelle immagini delle tecniche diagnostiche. Non evolvono a cancro e di solito non richiedono controlli o trattamenti.
Fra i sintomi più comuni di tumore al rene si annoverano:
- sangue nell’urina,
- dolore persistente nella parte bassa della schiena o laterale, appena sotto le costole
- presenza di un nodulo o un gonfiore nel fianco (ma è spesso troppo piccolo per essere avvertito dal paziente),
- stanchezza,
- perdita di appetito e perdita di peso
- pressione alta,
- febbre,
- sudorazioni notturne,
- negli uomini gonfiore delle vene nei testicoli,
- gonfiore dei linfonodi nel collo,
- dolore osseo in caso di metastasi,
- anemia,
- tosse con sangue.
Il carcinoma a cellule renali (CCR) è un tipo di cancro del rene che origina dal rivestimento di tubi molto piccoli (tubuli) del rene. Questo carcinoma è il più comune tipo di cancro renale negli adulti, ma è importante essere consapevoli che, con una diagnosi e un trattamento tempestivi, il cancro del rene può essere curato.
Questo tumore rappresenta il 2% di tutti i casi di cancro e l’1% delle morti; dagli anni settanta, la diffusione di questo tumore nei Paesi più ricchi è raddoppiata, è infatti una malattia tipica delle regioni più sviluppate, con una diffusione anche cinque volte maggiore rispetto alle aree più povere. In Nord-America, Europa e Australia troviamo 10-20 casi per 100 000 persone, contro i circa 2 casi su 100 000 persone in alcune parti dell’Africa. In generale, la malattia è più diffusa tra gli uomini che tra le donne e il rischio aumenta con l’età.
La diagnosi è precoce in circa il 50% dei pazienti, in questo caso associati ad un tasso di sopravvivenza del 95% circa, valore che scende al 20% nel caso di scoperta in stadi avanzati.

In figura sono evidenziati i due reni, la vescica e gli ureteri che li collegano (iStock.com/Nerthuz)
Cellule tumorali
Un tumore è una malattia che si manifesta a livello cellulare, ossia nei “mattoncini” che costituiscono i tessuti; i tessuti, a loro volta, formano gli organi del nostro corpo, come i reni.
In condizioni normali le cellule crescono, si dividono e originano così le nuove cellule quando l’organismo ne ha bisogno; le cellule normali che invecchiano o subiscono un qualche danno muoiono e vengono sostituite da cellule nuove.
In alcuni casi questo processo si altera, iniziano a formarsi cellule nuove anche quando l’organismo non ne ha bisogno e le cellule vecchie o danneggiate non vengono distrutte. L’accumulo di cellule va a formare una massa di tessuto detta tumore.
I tumori del rene possono essere
- benigni (non cancerosi)
- o maligni (di natura cancerosa).
Quelli benigni, come le cisti, sono i meno pericolosi:
- di norma causano complicazioni,
- possono essere curati o asportati e di solito non recidivano,
- non invadono i tessuti circostanti,
- non si diffondono in altre parti dell’organismo, cioè non formano metastasi.
I tumori maligni
- in alcuni casi possono rappresentare un pericolo grave,
- di norma possono essere asportati o distrutti, ma il tumore può comunque recidivare,
- sono in grado di invadere i tessuti e gli organi circostanti,
- possono diffondersi in altre parti dell’organismo.
Metastasi
Le cellule tumorali possono diffondersi in tutto l’organismo, staccandosi dal tumore originario (metastasi). Possono entrare nel sistema linfatico e raggiungere i linfonodi, oppure entrare in circolo e colpire i polmoni, il fegato, le ossa o il cervello. Le cellule tumorali si attaccano ad altri organi e, crescendo, formano nuovi tumori in grado di danneggiare i tessuti.
Il cancro del rene purtroppo può dare frequentemente metastasi, principalmente ma non solo ai linfonodi e al polmone (nel 55% dei casi), al fegato e alle ossa (in circa il 33% dei casi). Nel complesso possono essere interessati:
- cervello,
- colon,
- fegato,
- linfonodi,
- milza,
- ossa,
- pelle,
- polmone,
- rene,
- surrene.
Cause
Quando si riceve la diagnosi di tumore al rene è naturale chiedersi da che cosa sia stata causata la malattia, ma i medici di solito non sono in grado di spiegare perché solo alcuni soggetti sviluppino un tumore al rene; si sa con certezza, tuttavia, che i pazienti che presentano determinati fattori di rischio hanno maggiori probabilità di soffrire di tumore al rene. I fattori di rischio sono abitudini o situazioni in grado di aumentare il rischio di soffrire di una certa malattia.
Le ricerche hanno evidenziato i fattori di rischio seguenti per il tumore al rene:
- Età. Si manifesta per lo più negli uomini tra i 50 e i 70 anni, con un picco attorno ai 60 anni.
- Sesso. È circa due volte più frequente negli uomini che nelle donne. Parte di questa differenza potrebbe essere legata al fatto che ci sono maggiori probabilità che gli uomini siano fumatori e che siano esposti per motivi professionali ad agenti chimici causanti il cancro.
- Fumo. Il fumo di tabacco è un fattore di rischio primario per il tumore al rene: chi fuma presenta un rischio maggiore rispetto ai non fumatori. Il rischio aumenta se si fumano più sigarette per un lungo periodo.
- Esposizioni professionali a specifiche sostanze come metalli (cadmio) o altro (erbicidi e solventi organici, in particolare il tricloroetilene).
- Obesità. L’obesità fa aumentare il rischio di tumore al rene.
- Ipertensione. La pressione alta può far aumentare il rischio di tumore al rene.
- Precedenti familiari di tumore al rene. Chi ha un familiare che è stato colpito da tumore al rene, presenta un rischio leggermente maggiore di ammalarsi; inoltre anche alcuni disturbi ereditari possono far aumentare il rischio.
- Presenza di malattie renali gravi, soprattutto quando sia necessaria la dialisi.
- Sindrome di Von Hippel-Lindau (VHL). È una rara malattia ereditaria, causata da una mutazione del gene VHL. In presenza di questa mutazione si ha un aumento del rischio di tumore al rene. Chi ne soffre può anche avere cisti o tumori all’occhio, al cervello o in altre parti del corpo. I famigliari delle persone affette dalla VHL possono sottoporsi a un esame specialistico per escludere la mutazione del gene.
Molti pazienti affetti da tumore al rene non presentano nessuno di questi fattori di rischio e viceversa, altri soggetti pur presentando fattori di rischio noti non si ammaleranno mai.
Al momento attuale non è purtroppo possibile prevenire con certezza il tumore del rene, ma è possibile evitare il più possibile i fattori di rischio modificabili come fumo ed obesità.
Sintomi
Tra i sintomi frequenti del tumore al rene ricordiamo:
- presenza di sangue nelle urine (le urine sono color ruggine o rosso scuro),
- dolore a un fianco che non passa,
- dolore alla parte bassa della schiena (lombalgia),
- presenza di una massa palpabile sul fianco o sull’addome,
- perdita di appetito e/o dimagrimento inspiegabile,
- febbre intermittente,
- sudorazione notturna,
- senso di malessere,
- sensazione di profonda stanchezza.
Questi sintomi possono essere causati dal tumore al rene ma, ovviamente, anche da molti altre condizioni, come ad esempio un’infezione o una cisti renale. Chi presenta i sintomi sopraelencati dovrebbe avvertire il medico, in modo da giungere a una diagnosi e a una terapia il più rapidamente possibile.
Da notare che purtroppo il cancro del rene causa solo raramente segni o sintomi nei suoi primi stadi; il classico terzetto di sintomi, dolori al fianco, ematuria e presenza di una massa nel fianco, è poco comune (10%) ed è già indicativo di malattia avanzata. Il 25-30% dei pazienti è asintomatico e il carcinoma a cellule renali viene trovato per caso durante indagini condotte con scopi diversi.
Sopravvivenza
Il tumore del rene e delle vie urinarie rappresenta circa il 2% di tutti i tumori
- 16 casi su 100.000 uomini per anno,
- 7 casi su 100.000 donne per anno.
Il carcinoma a cellule renali è il più comune tipo di cancro al rene negli adulti e faremo riferimento ad esso relativamente alle percentuali di sopravvivenza; tumori diversi possono avere prognosi diverse.
L’evolutione del paziente dipende da quanto il cancro è diffuso e da come risponde al trattamento. La percentuale di sopravvivenza è maggiore se il tumore è nei suoi stadi iniziali e non si è diffuso al di fuori del rene. Se ha raggiunto i linfonodi o altri organi, la percentuale di sopravvivenza è molto minore.
La percentuale di sopravvivenza media dopo cinque anni è intorno al 90-95% per tumori più piccoli di 4 centimetri, mentre per tumori più grossi senza metastasi la percentuale si attesta intorno al 80-85%.
Nel caso di metastasi ai linfonodi la percentuale di sopravvivenza varia dal 5% al 15%, infine se si osserva diffusione di metastasi in altri organi la percentuale di sopravvivenza a cinque anni dall’intervento è meno del 5%.
Per i soggetti che manifestano una recidiva a seguito dell’intervento in genere la probabilità di sopravvivenza è purtroppo molto bassa.
Diagnosi e stadiazione
La diagnosi del tumore al rene oggi avviene sempre più frequentemente in modo casuale, durante esami eseguiti per altri motivi (i cosiddetti “incidentalomi”). Quando invece il sospetto nasce da sintomi clinici, il percorso diagnostico segue protocolli standardizzati volti a definire con precisione la natura della massa e la sua eventuale estensione.
Valutazione clinica e di laboratorio
Il primo passo è un’accurata anamnesi medica unita a un esame obiettivo. Gli esami di laboratorio comprendono:
- Esame delle urine: per rilevare tracce di sangue (ematuria) non visibili a occhio nudo.
- Esami del sangue: si valutano la creatinina (per la funzionalità renale), l’emocromo (per rilevare l’eventuale anemia), i livelli di calcio e di LDH, che possono avere valore prognostico.
Imaging: lo standard diagnostico
La tecnologia di imaging è fondamentale per identificare la lesione e pianificare l’intervento:
- Ecografia addominale: spesso è il primo esame eseguito. È utile per distinguere tra una cisti benigna e una massa solida.
- TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) con mezzo di contrasto: rappresenta il “gold standard” per la diagnosi e la stadiazione. Fornisce dettagli cruciali sulle dimensioni del tumore, sul coinvolgimento dei linfonodi e sulla presenza di metastasi a distanza.
- Risonanza magnetica (RM): viene utilizzata in casi selezionati, ad esempio quando il paziente è allergico al mezzo di contrasto della TAC o quando si sospetta un’estensione del tumore all’interno dei grossi vasi sanguigni (vena cava).
Biopsia renale
A differenza di altri tumori, la biopsia non è sempre obbligatoria per tutte le masse renali. Viene raccomandata soprattutto quando:
- Si sospetta un linfoma o una metastasi da un altro organo.
- La massa è piccola e si sta valutando una strategia di sorveglianza attiva o di ablazione termica.
- È necessario confermare la diagnosi prima di iniziare terapie sistemiche in caso di malattia già avanzata.
Classificazione e stadiazione
La stadiazione definisce quanto il tumore è diffuso seguendo il sistema TNM (Tumore, Linfonodi, Metastasi):
- Stadio I: il tumore è confinato al rene e misura meno di 7 cm.
- Stadio II: il tumore è confinato al rene ma misura più di 7 cm.
- Stadio III: il tumore si è diffuso ai linfonodi vicini o ai vasi sanguigni renali.
- Stadio IV: il tumore ha superato la fascia che avvolge il rene o ha generato metastasi a distanza (polmoni, ossa, fegato).
Cura e terapia
L’approccio terapeutico al tumore del rene è diventato negli ultimi anni estremamente personalizzato. L’obiettivo primario è la rimozione o la distruzione del tumore preservando, quando possibile, la massima funzionalità renale residua. Le opzioni oggi includono la chirurgia, le tecniche mini-invasive e le moderne terapie sistemiche.
Sorveglianza attiva
Per piccoli tumori renali (generalmente inferiori a 3-4 cm) in pazienti anziani o con altre patologie gravi, il medico può proporre la “sorveglianza attiva”. Questo approccio prevede il monitoraggio periodico tramite ecografia o TAC, intervenendo solo se la lesione mostra segni di crescita significativa.
Trattamento chirurgico
La chirurgia rimane la terapia d’elezione per i tumori localizzati:
- Nefrectomia parziale: è oggi considerata il trattamento preferenziale per i tumori in stadio iniziale. Si asporta solo la parte malata, salvando il resto del rene. Viene eseguita preferibilmente con tecnica robotica o laparoscopica, garantendo un recupero più rapido.
- Nefrectomia radicale: consiste nell’asportazione dell’intero rene. È necessaria quando il tumore è troppo grande o posizionato in modo tale da non permettere una rimozione parziale sicura.
Terapie ablative mini-invasive
Per i pazienti che non possono affrontare un intervento chirurgico tradizionale, esistono tecniche che distruggono il tumore senza asportarlo:
- Crioablazione: uccide le cellule tumorali congelandole.
- Ablazione a radiofrequenza: utilizza il calore generato da onde elettromagnetiche per distruggere la massa.
Terapie per la malattia avanzata o metastatica
Se il tumore si è diffuso ad altri organi, la chirurgia può ancora avere un ruolo, ma il cardine del trattamento è la terapia sistemica. A differenza di altri tumori, il cancro del rene risponde poco alla chemioterapia tradizionale; per questo si utilizzano:
- Immunoterapia: farmaci che riattivano il sistema immunitario contro le cellule maligne. Spesso si utilizzano combinazioni di due immunoterapici o di un immunoterapico associato a un farmaco a bersaglio molecolare.
- Terapie a bersaglio molecolare (Targeted Therapy): farmaci (spesso in compresse) che bloccano i segnali di crescita del tumore o la formazione di nuovi vasi sanguigni che lo nutrono.
Stile di vita e supporto
Il mantenimento di uno stile di vita sano è parte integrante del percorso di cura. Ai pazienti viene raccomandato di:
- Mantenere un controllo rigoroso della pressione arteriosa per non sovraccaricare il rene residuo.
- Adottare una dieta equilibrata, povera di eccessi proteici e di sale, se consigliato dal nefrologo.
- Cessare completamente il fumo di tabacco, che rimane uno dei principali fattori di rischio per la recidiva.
- Mantenere una moderata attività fisica per contrastare la stanchezza (fatigue) spesso associata alle terapie sistemiche.
Alimentazione e follow-up
Alimentazione
Prima, durante e dopo la terapia è fondamentale prendersi cura di se stessi.
Prendersi cura di se stessi significa anche seguire una dieta bilanciata con la giusta quantità di calorie, per mantenere il peso forma. È anche importante assumere proteine a sufficienza, per salvaguardare la forza muscolare. Seguire una dieta sana può aiutarvi a sentirvi meglio e ad avere più energie.
In alcuni casi, soprattutto durante la terapia o immediatamente dopo, può succedere che non abbiate appetito, perché non vi sentite bene o siete stanchi. Alcuni pazienti lamentano un cambiamento del gusto degli alimenti, inoltre gli effetti collaterali della terapia (diminuzione dell’appetito, nausea, vomito o ulcere alla bocca) possono impedirvi di seguire una dieta corretta.
Il medico, il dietologo o gli specialisti che vi seguono possono suggerirvi come soddisfare le vostre esigenze nutrizionali.
Follow-up
Dopo la terapia per il tumore al rene dovrete sottoporvi a visite di controllo ed esami regolari, ad esempio ogni sei mesi. Le visite di controllo servono per diagnosticare e curare tempestivamente gli eventuali problemi.
Il tumore può recidivare dopo la terapia: il medico escluderà quest’eventualità prescrivendovi gli esami del sangue, la radiografia toracica, la TAC e/o l’ecografia.
Prevenzione
Non esistono ad oggi strategie efficaci per prevenirne con certezza la comparsa, se non evitando o riducendo i fattori di rischio cosiddetti modificabili:
- dieta,
- peso corporeo,
- fumo,
- attività fisica.
Non esistono esami di screening dal rapporto costi/benefici favorevoli, ma nei soggetti ad alto rischio potrebbe valere la pena valutare un’ecografia annuale di controllo, mirata a un’eventuale diagnosi precoce.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Quali sono i sintomi del tumore al rene?
Qual è la sopravvivenza del tumore al rene?
Quali potrebbero essere le cause di tracce di sangue nelle urine e cosa bisogna fare?
Cosa significa avere cisti renali?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.