Cisti renali: cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

Le cisti renali acquisite sono sacche piene di liquido che possono formarsi in uno o entrambi i reni; è possibile presentare un’unica cisti o più d’una, tipicamente di forma rotondeggiante oppure ovale.

La dimensione può variare da quella di un pisello fino al diametro di una pallina da golf.

Le cisti renali semplici sono generalmente innocue, non causando un ingrossamento dell’organo, non ne sostituiscono la struttura e quindi non impattano sulla funzionalità renale, come invece si verifica nei pazienti affetti da malattia del rene policistico (una malattia genetica).

Cisti renali

Shutterstock/Scio21

Cause

La presenza di una o più cisti si stima che interessi fino a 1 persona su 10 (fino ad 1 su 3 superati i 70 anni), ma non sono ancora chiare le cause che ne possano spiegare la formazione.

Fattori di rischio

Sono considerati fattori di rischio predisponenti alla formazione di cisti renali:

Sintomi

Le cisti renali isolate in genere non causano sintomi o disturbi, venendo anzi spesso scoperte per caso durante l’esecuzione di esami di imaging richieste per altri scopi; nel caso in cui la dimensione diventi significativa potrebbero tuttavia:

  • premere su ossa od organi circostanti, causando dolore o disagio a schiena o addome,
  • bloccare il flusso di sangue attraverso i reni o di urina attraverso gli ureteri (i canali che convogliano l’urina prodotta verso la vescica)
  • infettarsi, causando febbre, dolore ai reni e tensione
  • scoppiare, causando dolore, presenza di sangue nelle urine
  • causare un amento dei valori di pressione del sangue (per cause sconosciute).

Le cisti multiple sono di comune riscontro nei pazienti con malattia renale cronica, soprattutto nel caso di dialisi in corso da anni.

Complicazioni

Questo tipo di cisti renale è in genere del tutto innocua, oltre che insignificante dal punto di vista clinico.

Diagnosi

Nella maggior parte dei casi, le cisti renali semplici non causano alcun disturbo e vengono scoperte in modo del tutto casuale durante accertamenti medici eseguiti per altri motivi, come controlli di routine o indagini per dolori addominali. Quando si sospetta la presenza di una cisti o se ne individua una accidentalmente, il medico si avvale di specifici esami strumentali per confermare la diagnosi e, soprattutto, per escludere condizioni più serie.

Il percorso diagnostico prevede generalmente:

  • Ecografia addominale: è l’esame di prima linea, non invasivo e privo di radiazioni. Nella maggior parte dei casi è del tutto sufficiente per identificare una cisti semplice, che appare come una sacca a pareti sottili e ben definita, ripiena di liquido limpido.
  • TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) con mezzo di contrasto: viene richiesta dallo specialista se l’ecografia mostra caratteristiche dubbie (come pareti ispessite, setti interni o depositi di calcio). La TAC permette di studiare l’anatomia del rene con estrema precisione.
  • Risonanza magnetica (RM): rappresenta un’ottima alternativa alla TAC, particolarmente utile nei pazienti che non possono ricevere il mezzo di contrasto iodato (ad esempio per allergie) o per approfondire ulteriormente la natura di cisti complesse.

Un passaggio fondamentale nella diagnosi, eseguito dallo specialista urologo o radiologo, è la classificazione della lesione secondo il sistema “Bosniak”. Questo sistema, basato sulle immagini di TAC o RM, divide le cisti in categorie (da I a IV) per valutare il rischio di malignità: le cisti di tipo I e II sono benigne (cisti semplici), mentre quelle di grado superiore richiedono un’attenta valutazione specialistica per escludere un tumore renale.

A completamento della valutazione, il medico prescrive solitamente esami del sangue (come il dosaggio della creatinina per stimare la filtrazione glomerulare) e un esame delle urine, al fine di verificare che la funzionalità renale sia conservata e per escludere la presenza di infezioni o sangue occulto.

Cura

L’approccio terapeutico alle cisti renali dipende strettamente dalle loro caratteristiche, dalle dimensioni e dai sintomi avvertiti dal paziente. L’obiettivo principale è preservare la salute del rene e garantire una buona qualità di vita, evitando interventi medici inutili quando la lesione è benigna e asintomatica.

Monitoraggio attivo (Vigile attesa)

Se la cisti è semplice (classificata come Bosniak I o II) e non causa alcun fastidio, le linee guida cliniche attuali non raccomandano alcun trattamento attivo. L’approccio standard consiste in un monitoraggio periodico, generalmente tramite un’ecografia annuale o a intervalli stabiliti dal medico, per controllare che le dimensioni e l’aspetto della cisti rimangano stabili nel tempo.

Trattamenti per le cisti sintomatiche

L’intervento medico o chirurgico diventa necessario solo quando la cisti causa dolore persistente, comprime organi adiacenti ostacolando il deflusso dell’urina, si infetta o contribuisce a un’ipertensione difficile da controllare. In questi casi, le opzioni terapeutiche principali sono due:

  • Aspirazione percutanea e scleroterapia: sotto guida ecografica o radiologica, il medico inserisce un sottile ago attraverso la pelle del fianco fino a raggiungere la cisti per svuotarla dal liquido. Successivamente, inietta una sostanza sclerosante (spesso una soluzione a base di alcol) per far collassare e cicatrizzare le pareti della sacca, prevenendo un nuovo accumulo di liquido. È una procedura ambulatoriale o in day-hospital, eseguita in anestesia locale, ma presenta un rischio di recidiva (ricomparsa della cisti) superiore rispetto alla chirurgia.
  • Decorticazione laparoscopica: è un vero e proprio intervento chirurgico mininvasivo, eseguito in anestesia generale. Il chirurgo pratica piccole incisioni sull’addome o sul fianco per accedere al rene, svuota la cisti e ne asporta la porzione di parete sporgente (decorticazione). Questa tecnica offre risultati definitivi e un rischio di recidiva estremamente basso, ma comporta i rischi, i tempi di degenza e il recupero tipici di un intervento chirurgico.

In caso di sospetta infezione della cisti, il primo passo terapeutico è quasi sempre la prescrizione di una terapia antibiotica mirata, che in diverse situazioni può risolvere il quadro acuto senza bisogno di procedure invasive.

Stile di vita e raccomandazioni pratiche

Sebbene non esistano diete specifiche, integratori o rimedi casalinghi in grado di far riassorbire una cisti renale o di prevenirne la formazione, mantenere uno stile di vita amico dei reni è una pratica fortemente raccomandata. Questo include bere un’adeguata quantità d’acqua quotidiana (salvo diverse indicazioni mediche), mantenere la pressione arteriosa sotto controllo, limitare il consumo di sale e astenersi dal fumo.

È fondamentale rivolgersi tempestivamente al medico o al pronto soccorso in caso di dolore improvviso e acuto al fianco, febbre inspiegabile o presenza di sangue visibile nelle urine, poiché questi segnali potrebbero indicare la rottura, il sanguinamento o l’infezione della cisti.

Le dimensioni delle cisti renali: quando toglierle?

Molti pazienti si chiedono se esista una dimensione limite oltre la quale la cisti debba essere obbligatoriamente rimossa. Nella pratica clinica moderna, la dimensione da sola non è quasi mai l’unico criterio per decidere se operare.

Le evidenze scientifiche indicano che le cisti che superano i 5-8 centimetri di diametro hanno una maggiore probabilità di causare sintomi, come senso di peso addominale, dolore lombare o compressione delle vie urinarie. Tuttavia, una cisti anche di grandi dimensioni che non causa alcun fastidio e non altera la funzionalità renale può spesso continuare a essere unicamente monitorata.

La decisione di intervenire viene presa in modo strettamente personalizzato dall’urologo, valutando insieme al paziente il bilancio tra i benefici attesi dalla risoluzione dei sintomi e i potenziali rischi dell’intervento chirurgico o della scleroterapia.

Fonti e bibliografia

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