Cisti di Bartolini: cause, sintomi e cura

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Introduzione

La cisti di Bartolini, o più raramente bartolinite, si presenta come una piccola sacca piena di liquido appena all’interno dell’apertura della vagina (a destra o a sinistra); è il risultato dell’infiammazione delle ghiandole di Bartolino, strutture piccole (diametro di mezzo centimetro circa) e sferiche che hanno la funzione di produzione di liquidi lubrificanti durante l’atto sessuale.

Quando per qualche ragione il dotto che conduce dalla ghiandola all’esterno si ostruisce, la ghiandola stessa si riempie di muco e s’ingrossa, causando così la formazione di cisti.

La prognosi è tuttavia eccellente; in molte pazienti si osserva la completa risoluzione a seguito dell’applicazione di rimedi di automedicazione (impacchi caldi ed antinfiammatori), mentre si rileva un certo tasso di recidiva nei casi in cui si renda necessario il drenaggio ambulatoriale della cisti.

Cause

Le ghiandole di Bartolini in genere non sono palpabili se non infiammate, ma si trovano localizzate nella porzione inferiore destra e sinistra all’ingresso vaginale (indicativamente ad ore 4 e 8 osservando dall’esterno).

Si parla di formazione di cisti quando la ghiandola si riempie in modo innaturale di liquido, aumentando di volume ed infiammandosi; se il liquido è pus si parla invece di ascesso.

La cisti è il risultato dell’ostruzione del dotto escretore, che dalla ghiandola consente la fuoriuscita verso l’esterno (in vagina) dei fluidi prodotti. La causa è spesso difficile da individuare, ma alcuni casi sono collegati a infezioni batteriche a trasmissione sessuale (MST), come la gonorrea o la clamidia, o altre infezioni batteriche, come Escherichia coli. La formazione può anche essere innescata da un trauma all’area, come il parto o l’episiotomia, ma molto spesso la causa rimane sconosciuta.

Cisti e ascessi si sviluppano tipicamente non prima della pubertà (le ghiandole sono ancora inattive) e raramente dopo la menopausa (quando tendono a ridursi funzionalmente), l’età più comune è quella compresa tra i 20 e i 30 anni nelle donne attive sessualmente.

Sintomi

La dimensione della cisti è ampiamente variabile, da quella di un pisello fino a raggiungere in alcune donne quella di una palla da golf e oltre; si presenta tipicamente da un unico lato (coinvolgendo quindi una sola delle due ghiandole di Bartolino).

Il sintomo chiave è quindi la percezione di un piccolo nodulo morbido e indolore; nei casi di dimensione particolarmente accentuata può comparire fastidio camminando, in posizione seduta o durante i rapporti sessuali (dispareunia), manifestandosi anche come apparente gonfiore delle labbra esterne della vagina.

Complicazioni

Nei casi più severi la cisti può evolvere verso un ascesso, ossia la formazione di una sacca piena di pus; questo avviene quando il contenuto s’infetta e ne consegue un peggioramento dei sintomi con la comparsa caratteristica di

  • dolore,
  • rossore,
  • gonfiore,
  • rossore,
  • occasionalmente febbre.

Se la pelle e i tessuti sottocutanei intorno all’ascesso vanno a loro volta incontro ad infezione (cellulite infettiva) si rende necessario un intervento di drenaggio in associazione ad una terapia antibiotica.

Quando preoccuparsi e rivolgersi al medico

Si raccomanda di rivolgersi al medico (o allo specialista, il ginecologo) in tutti i casi di gonfiore sospetto; tale suggerimento diventa via via più importante all’aumentare dell’età (oltre i 40 anni), quando la cisti entra in diagnosi differenziale con patologie più serie.

Si consiglia inoltre il parere medico se:

  • la cisti aumenta di volume nonostante la terapia prescritta,
  • compare dolore o febbre (sintomi spesso suggestivi di ascesso).

Diagnosi

In molti la cisti viene scoperta durante un controllo di routine, perché tipicamente asintomatica e soprattutto indolore. La diagnosi è in genere clinica, ossia formulata sulla base della sola visita ginecologica. Può essere richiesto un tampone nel caso di sospetta infezione, così da poter caratterizzare meglio l’agente responsabile e procedere alla prescrizione di una terapia mirata.

Solo raramente può essere necessario ricorrere alla biopsia, procedimento che consiste nel prelievo di una piccola porzione di tessuto che verrà poi analizzato in laboratorio.

Cura

In assenza di sintomi non è in genere necessario alcun trattamento.

In caso di dolore è nella maggior parte dei casi sufficiente ricorrere ad impacchi caldo-umidi della durata di 10-15 minuti da ripetere più volte al giorno per 3-4 giorni, associati eventualmente ad un antinfiammatorio da banco.

Più raramente può essere necessario drenarla ambulatorialmente, procedendo quindi alla sua incisione e pulizia. Il drenaggio è più spesso necessario in caso di ascesso, che richiede in genere un contemporaneo trattamento antibiotico. Gli approcci più comuni sono:

  • drenaggio chirurgico: richiede anestesia locale e consiste in una piccola incisione della cisti per far fuoriuscire il liquido infetto, con successivo inserimento di un drenaggio (ad esempio una garzina) per mantenere l’incisione aperta e consentendo la fuoriuscita completa del contenuto prima della chiusura;
  • marsupializzazione: richiede anestesia locale e dura circa 15 minuti. Previene la formazione di recidive perché viene praticata un’apertura permanente, ma indolore ed innocua, della cisti.

In alcune donne si osserva una recidiva a distanza di tempo, in questi casi può essere valutato l’intervento di asportazione della ghiandola (che tuttavia richiede anestesia generale e ricovero ospedaliero).

Prevenzione

Poiché non sono ancora perfettamente comprese le cause scatenanti non è possibile prevenire la formazione di cisti di Bartolini con reale efficacia, ma è generalmente consigliabile proteggersi adeguatamente dalle malattie sessualmente trasmesse (evitando rapporti occasionali e/o usando il preservativo) per ridurre il rischio di formazione.

Si raccomanda infine una corretta e regolare igiene intima.

Fonti e bibliografia

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