Sindrome di Gitelman: cause, sintomi, pericoli e cura

Ultima modifica

Introduzione

La sindrome di Gitelman, nota anche come ipokaliemia-ipomagnesemia familiare, è una rara malattia genetica in cui un difetto della funzione renale compromette il riassorbimento di sodio e cloro. Le conseguenti alterazioni coinvolgono anche potassio, magnesio e calcio, determinando:

  • un’alterazione della concentrazione di elettroliti nel sangue
  • e una lieve diminuzione del volume di fluidi extracellulari, ossia il liquido presente tra le cellule.

Segni e sintomi della sindrome compaiono in genere nella tarda infanzia o nell’adolescenza e comprendono:

Alcuni pazienti potrebbero lamentare anche una grave stanchezza, spesso connessa a un abbassamento della pressione, e dolore articolare da condrocalcinosi.

La prognosi è generalmente favorevole e la malattia non sembra ridurre l’aspettativa di vita. In rare occasioni possono tuttavia manifestarsi pericolose aritmie cardiache, ossia alterazioni del battito cardiaco, mentre la stanchezza può avere un profondo impatto sulla vita quotidiana.

Il trattamento viene personalizzato e si basa soprattutto sull’integrazione di potassio e magnesio, su un adeguato apporto di sale e sul monitoraggio delle possibili complicazioni.

Cause

Disegno concettuale di reni e come sfondo la doppia elica del DNA

Shutterstock/bluebay

La prevalenza della sindrome di Gitelman è stimata tra 1 e 10 casi ogni 40.000 individui, con maschi e femmine colpiti in egual misura.

È una nefropatia, cioè una malattia renale, di origine genetica con modalità di trasmissione autosomica recessiva, in cui è necessario ereditare il difetto genetico da entrambi i genitori per manifestare la malattia. I portatori sani possiedono invece un’unica copia difettosa, la cui azione viene compensata da una seconda copia funzionante.

Nella maggior parte dei casi i pazienti colpiti nascono da genitori portatori sani, inconsapevoli di esserlo; per ciascuna gravidanza si riscontra:

  • 25% di possibilità di concepire un figlio con entrambe le copie funzionanti
  • 50% di possibilità di concepire un figlio portatore sano
  • 25% di possibilità di concepire un figlio con due copie difettose, che manifesterà quindi la sindrome.

Il rene umano produce normalmente circa 180 litri di filtrato ogni giorno e ne riassorbe quasi tutto in maniera selettiva, concentrando in circa 1-2 litri di urina i metaboliti e le sostanze da eliminare. In virtù di questo delicato e sofisticato equilibrio, anche un solo difetto può avere importanti ripercussioni pratiche sul bilancio idro-elettrolitico dell’organismo.

Nella maggior parte dei casi la malattia è causata da mutazioni a carico del gene SLC12A3, che codifica per il cotrasportatore sodio-cloro sensibile ai tiazidici (NCC), espresso nelle cellule del tubulo contorto distale. Le mutazioni provocano un funzionamento anomalo della proteina NCC e impediscono il normale recupero di sodio e cloro. La conseguente perdita renale di sale determina una lieve riduzione cronica del volume dei liquidi corporei e attiva meccanismi ormonali che aumentano l’eliminazione di potassio. La malattia è inoltre associata a perdita renale di magnesio e, tipicamente, a una ridotta eliminazione di calcio nelle urine.

Alterazioni del gene CLCNKB possono produrre un quadro clinico molto simile, generalmente classificato come sindrome di Bartter di tipo 3. La sindrome di Bartter comprende infatti un gruppo di disturbi caratterizzati da simili alterazioni nella funzione renale, ma a carico di porzioni diverse del nefrone.

Sintomi

I sintomi e la gravità del disturbo possono variare notevolmente da persona a persona, anche all’interno della stessa famiglia. Per ragioni sconosciute l’insorgenza dei sintomi è spesso ritardata fino alla seconda decade di vita, ma occasionalmente la malattia può presentarsi anche nell’infanzia o in periodo neonatale. In genere la crescita è normale, ma in alcuni pazienti con esordio infantile può essere ritardata.

Sintomi comuni possono includere episodi di affaticamento, debolezza muscolare e crampi muscolari talvolta accompagnati da problemi gastrointestinali come dolore addominale, nausea e vomito. Alcuni individui potrebbero percepire molta sete e il costante desiderio di cibi salati, aver bisogno di urinare frequentemente e produrre un maggiore volume di urina. La capacità di concentrare l’urina è tuttavia in genere conservata; sete e aumento della minzione possono essere legati alla perdita cronica di sale e alla maggiore assunzione di liquidi.

Nell’età adulta i pazienti possono sviluppare condrocalcinosi, un disturbo dovuto al deposito di cristalli di calcio nelle articolazioni, talvolta associato a infiammazione e dolore. La pressione è solitamente inferiore rispetto alla popolazione generale, anche se in età adulta può comparire pressione alta.

Sono stati inoltre descritti casi di prolungamento dell’intervallo QT, un’alterazione rilevabile con l’elettrocardiogramma che può favorire alcune aritmie, e rarissimi casi di arresto cardiaco improvviso.

Complicazioni

Rare le complicazioni, che tuttavia possono comprendere:

Diagnosi

La diagnosi viene sospettata quando gli esami mostrano in modo persistente una combinazione caratteristica di ipokaliemia, cioè potassio basso, e alcalosi metabolica, in presenza di una perdita renale inappropriata di potassio. Sono frequenti anche ipomagnesiemia, ridotta eliminazione di calcio nelle urine e aumento di renina e aldosterone. L’ipomagnesiemia o l’ipocalciuria possono tuttavia essere lievi o assenti e, da sole, non confermano né escludono la malattia.

Valutazione clinica ed esami

Il medico ricostruisce l’età di comparsa dei sintomi, la presenza di crampi, debolezza, sete, desiderio di sale, palpitazioni o svenimenti e l’eventuale storia familiare. È essenziale verificare anche vomito ricorrente e uso di diuretici, lassativi, integratori, liquirizia o altri prodotti che possano modificare gli elettroliti. Nei bambini vengono valutati crescita e sviluppo puberale.

Gli esami del sangue comprendono generalmente:

  • potassio, magnesio, sodio e cloruro;
  • bicarbonato, utile per riconoscere l’alcalosi metabolica;
  • creatinina e funzione renale;
  • in casi selezionati, renina e aldosterone.

Un campione estemporaneo di urina è solitamente sufficiente per misurare l’eliminazione di potassio, magnesio, calcio e cloro, rapportandola quando necessario alla creatinina. La raccolta delle urine delle 24 ore non è normalmente indispensabile. Un valore molto basso di cloro urinario può orientare verso perdite gastrointestinali, in particolare il vomito, mentre un test urinario per la ricerca di diuretici viene riservato ai casi in cui rimangano dubbi sulla causa delle alterazioni.

La pressione arteriosa è spesso bassa o ai limiti inferiori, ma la presenza di ipertensione, soprattutto negli adulti, non esclude automaticamente la sindrome. Un’ipertensione associata a renina bassa richiede tuttavia la ricerca di altre cause, come l’iperaldosteronismo primario.

Diagnosi differenziale

Prima di confermare il sospetto è necessario distinguere la sindrome di Gitelman da condizioni più comuni o con caratteristiche simili, tra cui:

  • vomito cronico o uso di lassativi;
  • assunzione di diuretici tiazidici o dell’ansa;
  • sindrome di Bartter, in particolare il tipo 3;
  • altre malattie genetiche dei tubuli renali, soprattutto in presenza di diabete precoce, cisti o malformazioni renali, sordità, epilessia o problemi neurologici;
  • forme acquisite di perdita renale di elettroliti dovute ad alcuni farmaci o, più raramente, a malattie autoimmuni.

Un esordio molto precoce, la presenza di calcoli, nefrocalcinosi, anomalie renali o una storia familiare con trasmissione da una sola generazione alla successiva rendono particolarmente importante una valutazione nefrologica approfondita.

Test genetico e altri accertamenti

La diagnosi viene confermata identificando due varianti patogene del gene SLC12A3, una ereditata da ciascun genitore. Il test genetico dovrebbe essere proposto in presenza di un sospetto clinico e biochimico fondato, dopo un’adeguata consulenza. Spesso vengono utilizzati pannelli che analizzano contemporaneamente anche geni responsabili di malattie simili, come CLCNKB e HNF1B.

Un risultato negativo o non conclusivo non esclude completamente la sindrome, perché alcune alterazioni genetiche possono sfuggire alle tecniche impiegate e alcune varianti possono avere un significato inizialmente incerto. I risultati devono quindi essere interpretati insieme al quadro clinico e agli esami di laboratorio.

Un elettrocardiogramma è raccomandato nella valutazione iniziale per controllare ritmo e intervallo QT. In presenza di palpitazioni, svenimenti o anomalie persistenti possono essere necessari visita cardiologica, Holter o altri esami. L’ecografia renale viene utilizzata soprattutto nei quadri atipici o quando si sospettano calcoli, nefrocalcinosi o anomalie strutturali. I test di provocazione con diuretici tiazidici e la biopsia renale non sono esami diagnostici di routine.

Il riferimento principale è il nefrologo, affiancato quando necessario dal genetista medico. La valutazione specialistica è particolarmente importante nei bambini, in gravidanza, nei casi con sintomi importanti, alterazioni elettrolitiche difficili da controllare o diagnosi incerta.

Cura

Non esiste attualmente un trattamento capace di correggere il difetto genetico. Gli obiettivi della cura sono ridurre crampi, debolezza, stanchezza e altri sintomi, limitare la perdita di sali, prevenire disidratazione e gravi alterazioni del ritmo cardiaco e migliorare la qualità di vita.

La terapia viene adattata alla persona. Non è sempre possibile, né necessariamente utile, normalizzare completamente potassio e magnesio: il medico cerca un equilibrio realistico tra controllo dei sintomi, valori degli esami e tollerabilità dei trattamenti. Le persone con alterazioni lievi e senza sintomi possono richiedere dosi ridotte o, in alcuni casi, il solo monitoraggio specialistico.

Magnesio e potassio

L’integrazione orale di magnesio e potassio rappresenta il trattamento principale. Quando il magnesio è basso, la sua correzione è particolarmente importante perché può ridurre crampi e tetania e rendere più efficace l’integrazione di potassio.

I sali di magnesio differiscono per assorbimento e tollerabilità. La dose viene aumentata gradualmente e suddivisa durante la giornata, spesso durante i pasti. L’effetto indesiderato più comune è la diarrea, che può peggiorare disidratazione e perdita di potassio. In questo caso il medico può modificare dose, frequenza o formulazione, senza interrompere autonomamente il trattamento.

Per il potassio si preferisce in genere il cloruro di potassio, perché permette di reintegrare anche il cloro perso e contribuisce a correggere l’alcalosi. Deve essere assunto nelle dosi prescritte, suddiviso nella giornata e non a stomaco vuoto, poiché può causare nausea, dolore addominale, irritazione o, raramente, lesioni gastrointestinali.

Potassio e magnesio per via endovenosa sono riservati alle emergenze, alle carenze gravi con aritmie, paralisi, tetania o rabdomiolisi, oppure alle situazioni in cui non è possibile assumere o assorbire gli integratori per bocca. La somministrazione richiede controllo medico e, per il potassio ad alte dosi, monitoraggio cardiaco.

Farmaci per i casi selezionati

Quando l’ipokaliemia rimane sintomatica nonostante integrazione adeguata, il nefrologo può prendere in considerazione alcuni diuretici risparmiatori di potassio, come amiloride, spironolattone o eplerenone. Questi farmaci possono aumentare moderatamente il potassio, ma possono accentuare la perdita di sodio, la pressione bassa e la disidratazione. Richiedono quindi dosi prudenti e controlli periodici.

Lo spironolattone può provocare tensione mammaria, ginecomastia, alterazioni mestruali, aumento dei peli o disturbi sessuali. Eplerenone presenta meno effetti ormonali, mentre amiloride può causare disturbi gastrointestinali e, soprattutto se la funzione renale peggiora, un aumento eccessivo del potassio.

ACE-inibitori e sartani non rappresentano una terapia di routine: possono aggravare ipotensione e riduzione del volume dei liquidi e devono essere eventualmente prescritti solo dallo specialista. Sono controindicati in gravidanza e possono dover essere sospesi, su indicazione medica, durante episodi di vomito, diarrea o disidratazione.

Farmaci antinfiammatori come l’indometacina vengono utilizzati solo eccezionalmente nei casi resistenti, perché il beneficio sul potassio è generalmente modesto e devono essere considerati i rischi di irritazione o sanguinamento gastrointestinale, ritenzione di liquidi e danno renale. Non sono indicati per l’automedicazione.

Gestione dei sintomi e delle complicazioni

La condrocalcinosi può richiedere, durante gli attacchi, farmaci antinfiammatori, colchicina o infiltrazioni articolari con corticosteroidi. La scelta dipende da funzione renale, disturbi gastrointestinali e altre condizioni individuali. La colchicina può accentuare la diarrea provocata dal magnesio, mentre gli antinfiammatori devono essere usati con particolare cautela.

È importante comunicare a medici e farmacisti la presenza della sindrome prima di iniziare nuovi farmaci. Alcuni medicinali possono ridurre ulteriormente potassio o magnesio oppure prolungare l’intervallo QT, aumentando il rischio di aritmie. Anche interventi chirurgici e anestesia richiedono una valutazione preventiva degli elettroliti e del tracciato cardiaco.

Alimentazione e stile di vita

In assenza di condizioni che lo sconsiglino, viene generalmente raccomandato un apporto libero o aumentato di sale, rispettando il desiderio spontaneo di cibi salati. La quantità deve però essere concordata con il medico se compaiono ipertensione, malattie cardiache o altre condizioni che richiedono di limitare il sodio.

Un’alimentazione ricca di potassio e magnesio può contribuire al trattamento, ma spesso non è sufficiente a sostituire gli integratori prescritti. È utile mantenere una buona idratazione, soprattutto durante caldo intenso, febbre o attività fisica. Lo sport non è generalmente vietato, ma esercizi prolungati o molto intensi richiedono prudenza per la possibile perdita di liquidi e sali.

Vomito e diarrea possono provocare un rapido peggioramento degli squilibri elettrolitici. In queste situazioni è opportuno contattare precocemente il medico per stabilire come gestire liquidi, integratori e farmaci. Gli integratori non devono essere aumentati o sospesi autonomamente.

Controlli e situazioni particolari

È raccomandato almeno un controllo annuale presso un ambulatorio nefrologico, con frequenza maggiore nei pazienti sintomatici o con valori instabili. Il follow-up comprende in genere valutazione dei sintomi, pressione arteriosa, potassio, magnesio, bicarbonato e funzione renale. L’elettrocardiogramma viene ripetuto quando indicato dal quadro clinico o dai farmaci assunti.

In gravidanza potassio e magnesio possono ridursi ulteriormente. È quindi necessario predisporre precocemente un programma condiviso tra nefrologo e centro ostetrico specializzato, con controlli più frequenti e adeguamento dell’integrazione. Nei bambini vengono inoltre monitorati crescita e sviluppo puberale.

È necessario rivolgersi urgentemente a un medico in presenza di svenimento, palpitazioni persistenti, dolore toracico, grave debolezza o paralisi, spasmi intensi, convulsioni, confusione, riduzione marcata della quantità di urina o vomito e diarrea che impediscono di bere e assumere gli integratori.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza