Introduzione
La polimiosite è una miopatia infiammatoria, ovvero una condizione caratterizzata dall’infiammazione dei muscoli o dei tessuti associati, come i vasi sanguigni responsabili dell’apporto di ossigeno e nutrienti:
- miopatia significa “malattia muscolare”,
- infiammatoria è un aggettivo che indica la presenza di una risposta dell’organismo che causa lo sviluppo di infiammazione.
Si tratta di una miopatia infiammatoria
- autoimmune (sostenuta cioè da un errore del sistema immunitario, che si attiva contro l’organismo stesso)
- e cronica (ovvero di lungo periodo),
caratterizzata da debolezza muscolare
- prossimale, ovvero che coinvolge i gruppi muscolari più vicini al centro del corpo, come collo, spalle, braccia (ma non avambracci), fianchi e cosce;
- simmetrica, ovvero da entrambi i lati del corpo (entrambe le spalle, entrambe le cosce, …).

I muscoli coinvolti nella polimiosite (Shutterstock/vectorwin)
Essendo una malattia autoimmune la polimiosite richiede un trattamento a lungo termine con cortisonici o farmaci immunomodulatori, insieme all’eventuale terapia dei fattori scatenanti.
Sebbene si tratti di una malattia rara, la polimiosite dovrebbe sempre essere parte integrante nei processi di diagnosi differenziale in tutti i pazienti che manifestino debolezza muscolare inspiegabile, poiché la mancata diagnosi può avere un impatto significativo sulla qualità della vita del paziente a causa di gravi complicanze (difficoltà a deglutire, rischio di polmoniti da aspirazione e disturbi respiratori).
Essendo una malattia cronica, la polimiosite è associata ad una prognosi negativa a lungo termine; oltre a causare disabilità ed influenzare la qualità della vita del paziente, può avere esiti fatali in caso di coinvolgimento di cuore o polmoni, oppure qualora si sviluppi un tumore. La maggior parte dei pazienti tuttavia in genere risponde bene alla terapia, in questi pazienti la malattia non è pericolosa per la vita ed è possibile sperare in una regressione parziale o totale della condizione (seppure persiste il rischio di recidiva).
Cause
La polimiosite fa parte delle cosiddette miopatie infiammatorie idiopatiche (ovvero senza causa apparente), categoria che comprende anche
- dermatomiosite,
- miosite da corpi inclusi
- e miopatia necrotizzante.
È una malattia autoimmune, ovvero una condizione in cui si osserva un’inspiegabile attivazione del sistema immunitario contro l’organismo stesso e, in particolare, verso i muscoli, causando rabdomiolisi (lesioni così gravi alle cellule muscolari, che frantumandosi rilasciano in circolo tutto il loro contenuto).
Il perché le cellule del sistema immunitario sbaglino obiettivo è tuttora oggetto di ricerca, ma è stato notato come la malattia colpisca principalmente individui che già soffrono di qualche tipo di malattia sistematica dovuta ad infezioni virali, tumori maligni o altri disturbi autoimmuni.
I virus comunemente associati allo sviluppo di polimiosite sono:
- HIV
- HTLV1 (responsabile ad esempio della leucemia a linfociti T dell’adulto)
- virus dell’epatite C
- coxsackievirus.
Tra i tumori più spesso implicati nella comparsa di polimiosite si annoverano invece
- carcinoma polmonare,
- tumori genitourinari come il tumore alla vescica
- linfomi (la diagnosi di polimiosite aumenta inoltre anche la possibilità di sviluppare un carcinoma in 2-5 anni, in particolare non Hodgkin).
Tra gli altri fattori di rischio associati alla comparsa di polimiosite sono stati evidenziati
- predisposizione genetica
- presenza di un’altra malattia autoimmune, come la celiachia
- assunzione di alcuni farmaci come idralazina, procainamide, antiepilettici, ACE-inibitori e statine.
La malattia si presenta solo raramente durante l’infanzia, mentre di solito colpisce le persone di età superiore ai 20 anni; ad essere maggiormente interessate sono le donne, con un rapporto di quasi 2:1, soprattutto in caso di obesità.
Sintomi
La polimiosite si manifesta con una progressione graduale; nell’arco di alcune settimane o mesi, diversi muscoli tendono ad indebolirsi. Quelli più colpiti sono i muscoli di
- fianchi e delle cosce,
- parte superiore delle braccia,
- parte alta della schiena,
- spalle,
- collo.
Insieme alla debolezza il paziente lamenta in genere anche dolore, che peggiora ulteriormente la già compromessa capacità di eseguire movimenti come allungare il ginocchio e fare le scale, ma anche sollevare oggetti, pettinarsi, alzare la testa dalla posizione sdraiata, …
In alcuni pazienti in fase avanzate si osserva anche un coinvolgimento dei muscoli distali (quelli più lontani dal torace e dall’addome, compresi gli avambracci, le mani, le gambe e i piedi).
Tra i sintomi sistemici è possibile osservare
- febbriciattola,
- anoressia (calo dell’appetito) e perdita di peso,
- dolore alle articolazioni.
I muscoli estensori dell’anca, quando coinvolti, possono rendere particolarmente difficile salire le scale o cambiare postura; non è raro che diventi sempre più difficile e doloroso passare dalla posizione seduta a quella eretta.
La progressione della malattia ai muscoli distali (più lontani dal centro del corpo) può provocare difficoltà nei movimenti fini, necessari ad esempio per scrivere e suonare strumenti musicali.
La polimiosite può causare disturbi polmonari, evidenziati dallo sviluppo di respiro corto e tosse secca, o cardiaci, associati alla presenza di costrizione toracica e affanno in caso di sforzi fisici.
In caso di coinvolgimento gastrointestinale possono comparire stitichezza e/o gonfiore, mentre alcuni pazienti lamentano il fenomeno di Raynaud (scolorimento delle dita in seguito all’esposizione al freddo).
Complicazioni
È possibile il coinvolgimento del muscolo cardiaco (cuore), causandone l’infiammazione (cardiomiopatia infiammatoria, con comparsa di disturbi del battito cardiaco), così come i muscoli respiratori e talvolta anche direttamente i polmoni causando sintomi respiratori.
Tra le possibili complicazioni compare anche la disfagia, ovvero la difficoltà di deglutizione, che nelle fasi più avanzate può esporre al rischio di polmonite ab ingestis (polmonite da aspirazione).
Nei pazienti che non dovessero rispondere adeguatamente al trattamento sono possibili disabilità significative, che possono sfociare in
- insufficienza respiratoria,
- perdita di peso e malnutrizione,
- sviluppo di altre malattie autoimmuni, cancro od osteoporosi.
Diagnosi
La diagnosi di polimiosite richiede un approccio multidisciplinare coordinato dal reumatologo, basato sulla combinazione di segni clinici, test di laboratorio e indagini strumentali avanzate. Poiché la malattia condivide tratti comuni con altre patologie neuromuscolari, l’iter diagnostico segue protocolli standardizzati per confermare la natura infiammatoria del danno muscolare.
Valutazione clinica e anamnesi
Il processo inizia con un’accurata raccolta della storia clinica del paziente. Il medico indaga l’insorgenza della debolezza muscolare, che tipicamente è progressiva, simmetrica e interessa i muscoli prossimali (spalle e bacino). Durante l’esame obiettivo si valuta la forza muscolare e la presenza di eventuali dolori articolari o segni sistemici. Elementi come la difficoltà ad alzarsi da una sedia, la disfagia (difficoltà a deglutire) o segni di interessamento cardiaco, come la pericardite, sono indicatori clinici di grande importanza.
Esami di laboratorio e biomarcatori
Le analisi del sangue rappresentano uno strumento fondamentale per rilevare il danno cellulare e l’attività del sistema immunitario:
- Enzimi muscolari: Il dosaggio della creatin-chinasi (CK o CPK) è il test più sensibile; i suoi livelli possono risultare aumentati da 5 a 50 volte rispetto alla norma. Altri enzimi monitorati includono la lattato deidrogenasi (LDH), le transaminasi (AST/ALT) e l’aldolasi.
- Indici di infiammazione: La VES e la Proteina C Reattiva (PCR) possono risultare elevate. Un emocromo completo può evidenziare alterazioni nel numero dei globuli bianchi o delle piastrine.
- Profilo anticorpale: Oltre alla ricerca degli ANA (anticorpi anti-nucleo), oggi si ricercano gli anticorpi miosite-specifici (MSA), come l’anti-Jo-1, che aiutano non solo nella diagnosi ma anche nella definizione della prognosi e del rischio di complicanze polmonari.
Diagnostica per immagini e test funzionali
La tecnologia moderna permette di visualizzare l’estensione dell’infiammazione in modo non invasivo:
- Risonanza magnetica (RM) muscolare: È l’esame di imaging d’elezione. Grazie a sequenze specifiche (STIR), permette di individuare l’edema muscolare, segno di infiammazione attiva, ed è utile per scegliere il sito ottimale per un’eventuale biopsia.
- Elettromiografia (EMG): Questo esame valuta l’attività elettrica dei muscoli. Nella polimiosite mostra un pattern tipico di sofferenza miopatica e irritabilità delle fibre muscolari, aiutando a escludere malattie dei nervi motori.
- Ecografia muscolare: Può essere utilizzata come screening iniziale per valutare l’ecogenicità del tessuto muscolare.
- Screening oncologico: Poiché la polimiosite può essere una manifestazione paraneoplastica, vengono spesso eseguite TAC total body o altre indagini radiologiche per escludere tumori sottostanti.
Biopsia muscolare
Resta il gold standard per la diagnosi definitiva. Un piccolo campione di tessuto muscolare viene prelevato e analizzato al microscopio. Nella polimiosite si osserva tipicamente un’infiltrazione di cellule infiammatorie (linfociti T citotossici) che circondano e invadono le fibre muscolari sane, portando alla loro necrosi.
Diagnosi differenziale
Il medico deve escludere numerose altre condizioni che causano debolezza muscolare, tra cui:
- Miopatie tossiche indotte da farmaci (come le statine o l’abuso di alcol).
- Disturbi endocrini (ipotiroidismo, ipertiroidismo, morbo di Cushing).
- Disturbi elettrolitici gravi (carenze di potassio o magnesio).
- Altre malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico, la miastenia grave o la sclerodermia.
Cura
L’obiettivo primario della terapia per la polimiosite è l’eliminazione dell’infiammazione, il recupero della forza muscolare e la prevenzione di danni d’organo a lungo termine. Il trattamento è quasi sempre prolungato e richiede un monitoraggio costante per bilanciare l’efficacia dei farmaci con i loro potenziali effetti collaterali.
Gli approcci terapeutici attuali includono una combinazione di farmaci immunosoppressori, terapie biologiche e programmi di riabilitazione intensiva.
Terapia farmacologica di prima linea
I cortisonici rappresentano ancora oggi il cardine del trattamento iniziale. In genere si utilizza il prednisone a dosaggi elevati per indurre la remissione. Una volta che la forza muscolare inizia a migliorare e i livelli di CK nel sangue si normalizzano, il dosaggio viene ridotto gradualmente (scalage) nell’arco di diversi mesi. Molti pazienti richiedono una dose minima di mantenimento per prevenire le ricadute.
Terapie di seconda linea e farmaci risparmiatori di steroidi
Per ridurre l’esposizione prolungata al cortisone e i suoi effetti collaterali, o nei casi resistenti, si associano farmaci immunomodulatori:
- Metotrexato e Azatioprina: Sono gli agenti più comunemente utilizzati per stabilizzare la malattia nel lungo periodo.
- Micofenolato mofetile e Ciclosporina: Utilizzati specialmente se vi è un coinvolgimento polmonare associato.
- Immunoglobuline endovena (IVIG): Riservate ai casi gravi, acuti o resistenti alle terapie convenzionali, agiscono modulando rapidamente la risposta immunitaria.
Approcci innovativi e terapie biologiche
Negli ultimi anni, la ricerca ha introdotto nuove opzioni per i pazienti che non rispondono ai trattamenti standard:
- Rituximab: Un anticorpo monoclonale che colpisce i linfociti B, dimostratosi efficace in molte forme di miosite autoimmune.
- Inibitori delle JAK chinasi: Farmaci di nuova generazione che bloccano specifiche vie del segnale infiammatorio, attualmente oggetto di grande interesse clinico per la loro efficacia nelle miositi refrattarie.
Riabilitazione e terapia fisica
Contrariamente a quanto si pensasse in passato, l’esercizio fisico non danneggia i muscoli infiammati, ma è parte integrante della cura. Un programma di fisioterapia personalizzato, iniziato precocemente, aiuta a prevenire l’atrofia muscolare e le contratture articolari. L’attività deve essere graduale: aerobica leggera e stretching nelle fasi acute, rinforzo muscolare progressivo nelle fasi di remissione.
Stile di vita e supporto nutrizionale
La gestione quotidiana della polimiosite richiede accorgimenti specifici per migliorare la qualità della vita:
- Alimentazione: È raccomandata una dieta ad alto contenuto proteico per supportare la riparazione muscolare. In caso di disfagia, la consistenza dei cibi deve essere adattata (cibi semisolidi o vellutate) sotto la guida di un logopedista.
- Salute ossea: Poiché l’uso prolungato di cortisonici aumenta il rischio di osteoporosi, è fondamentale garantire un apporto adeguato di calcio e vitamina D, spesso attraverso l’integrazione farmacologica.
- Protezione e riposo: È essenziale alternare periodi di attività fisica con il riposo per evitare l’affaticamento eccessivo. I pazienti con fenomeno di Raynaud devono proteggere le estremità dal freddo.
- Monitoraggio: Controlli periodici con il reumatologo e esami del sangue regolari sono indispensabili per gestire la terapia in sicurezza.
Fonti e bibliografia
- Polymyositis – Ayesha Sarwar; Alexander M. Dydyk; Shraddha Jatwani
- The Myositis Association
- rarediseases.info.nih.gov
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.