Cos’è la malaria?
La malaria è una pericolosa malattia infettiva causata da un parassita e diffusa soprattutto nelle zone calde e tropicali, che può anche verificarsi (molto di rado) nelle zone a clima temperato.
È ancora oggi una delle principali cause di morte nel mondo, anche se ormai praticamente assente nei Paesi occidentali. Viaggiando in Paesi tropicali in via di sviluppo esiste invece il concreto rischio di essere contagiati, contagio che avviene attraverso la puntura di una zanzara.
Si distinguono diverse forme dell’infezione (causate da differenti specie di Plasmodio) e la più temibile è quella diffusa nell’Africa sub-sahariana.
I sintomi tipici della malaria includono

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La diagnosi avviene attraverso un esame del sangue e, anche se la malattia può essere fatale, abbiamo a disposizione farmaci efficaci e specifici per le diverse forme.
La terapia migliore rimane in ogni caso la prevenzione.
Contagio
La malaria è causata da un parassita (protozoo del genere Plasmodium) che infetta comunemente una varietà di zanzara che si nutre di sangue umano; cinque sono i tipi di parassiti capaci di contagiare l’essere umano:
- Plasmodium falciparum,
- Plasmodium vivax,
- Plasmodium ovale,
- Plasmodium malariae,
- Plasmodium knowlesi (prevalentemente nel sud-est asiatico).
Il P. falciparum è senza ombra di dubbio la specie più temibile, in grado di causare infezioni gravi che, se non trattate tempestivamente, possono risultare fatali.
Di norma il contagio avviene attraverso la puntura di una zanzara femmina del genere Anopheles; quando una zanzara punge una persona infetta, insieme al sangue vengono prelevati anche i microscopici parassiti responsabili della malattia. Circa una settimana dopo, al momento di consumare il pasto successivo, questi parassiti vengono mescolati alla saliva della zanzara, che viene iniettata durante la puntura.
Una volta che i parassiti sono entrati nel sangue raggiungono il fegato e si moltiplicano. Nel giro di pochi giorni migliaia di parassiti vengono rilasciati dal fegato nel sangue, dove distruggono i globuli rossi. Alcuni di essi rimangono nel fegato e continuano a moltiplicarsi, rilasciando a loro volta altri parassiti nel sangue, a cicli di pochi giorni. Questo processo si ripete più volte.
La malaria si trasmette da uomo a uomo?
La malaria non può essere trasmessa direttamente tra le persone, nemmeno per via sessuale; ovviamente quindi non avviene alcun contagio nemmeno attraverso i contatti occasionali, come una stretta di mano, un abbraccio, …
Poiché il parassita trova posto nei globuli rossi di una persona infetta, la malaria può invece essere trasmessa anche attraverso
- trasfusioni di sangue,
- trapianto di organi,
- uso condiviso di aghi o siringhe contaminati da sangue.
Il contagio può avvenire infine anche da madre a figlio prima o durante il parto, causando così la malaria congenita.
La zanzara della malaria

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La forma infettante del plasmodio prende il nome di sporozoita ed è presente all’interno delle ghiandole salivari di zanzare femmine appartenenti al genere Anopheles da cui vengono inoculati nell’ospite durante il pasto di sangue nell’uomo.
Le zanzare femmine cercano un pasto di sangue per nutrire le loro uova, che vengono deposte in acqua (pozzanghere, impronte di zoccoli nella stagione delle piogge, sottovasi, …), dove avviene la schiusa a liberare le larve che maturano fino a diventare soggetti adulti. Questo spiega tra l’altro la ragione per cui i contagi aumentano nelle stagioni umide.
L’insetto è attivo soprattutto nella notte, tra il tramonto e l’alba, quando dovrebbero quindi concentrarsi gli sforzi maggiori di prevenzione dalla puntura.
Fattori di rischio
Chiunque può venire contagiato e la maggior parte dei casi coinvolge soggetti residenti in Paesi endemici; per quanto riguarda l’Italia il rischio nasce solo in caso di viaggi verso Paesi a rischio.
Incubazione: dopo quanto appaiono i sintomi?
Il tempo che passa dal contagio alla comparsa dei segni e dei sintomi della malaria è detto “tempo d’incubazione” ed è specifico per ogni parassita:
- P. falciparum 9-14 giorni,
- P. vivax 12-17 giorni (raramente il periodo è ancora più lungo),
- P. ovale 16-18 giorni,
- P. malariae 18-40 giorni (raramente il periodo è ancora più lungo).
Nel caso di infezioni da P. vivax e P. ovale i parassiti possono rimanere dormienti nel fegato per diversi mesi, in alcuni casi fino a circa 4 anni dalla puntura causa del contagio, prima di manifestare la loro presenza.
Sintomi

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I sintomi e la loro gravità possono variare in relazione alla specie di plasmodio causa della parassitosi: in prima battuta il paziente potrebbe apparire irritabile e stanco, con poco appetito e con il sonno disturbato.
In seguito si verifica invece un ciclo che prevede oscillazioni della temperatura corporea con :
- comparsa di brividi improvvisi della durata di 1-2 ore, durante i quali la febbre aumenta;
- la febbre si stabilizza, spesso oltre i 40° per 2-7 ore, ma in molti casi il paziente non avverte la sensazione di calore ed anzi manifesta una condizione di ragionevole benessere.
- In ultimo si va incontro a un’abbondante sudorazione durante la discesa della temperatura corporea.
Questo ciclo si ripete ogni due giorni nella P. vivax e P. ovale, mentre ogni tre per P. malariae; non c’è periodicità tra un episodio e il successivo.
Nel caso della malaria da P. falciparum la febbre può essere
- ricorrente ed alta ogni 36-48 ore
- o una febbre lieve e continua (o quasi).
La febbre è quindi il sintomo chiave della malaria.
In assenza di trattamento e se la malattia non si sviluppa in forma grave, sembra andare incontro a risoluzione spontanea, salvo ricomparire sotto forma di nuovi episodi intermittenti febbrili che nella forma P. falciparum possono durare per 3-4 mesi.
Oltre alla febbre tra gli altri possibili sintomi della malaria troviamo:
- mal di testa,
- nausea e vomito,
- diarrea,
- dolori muscolari (soprattutto mal di schiena e mal di pancia),
- ingrossamento anomalo della milza (splenomegalia),
- ingrossamento del fegato (epatomegalia),
- tachicardia e delirio in conseguenza della febbre alta,
- se la malaria arriva a colpire il cervello, possono comparire
- se la malaria colpisce i reni la quantità di urina prodotta potrebbe essere insolitamente scarsa.
Pericoli
Con i farmaci appositi la malaria di solito può essere curata in due settimane con una buona prognosi.
Se non si assumono farmaci, invece, può essere letale, soprattutto nel caso dei bambini già indeboliti dalla malnutrizione, che sono anche ad alto rischio di complicazioni permanenti sotto forma di
- infezioni croniche,
- deficit neurologici e cognitivi,
- disturbi del comportamento
- ed epilessia.
Tra le complicazioni più comuni ricordiamo inoltre lo sviluppo di una grave anemia, causata dalla distruzione dei globuli rossi da parte del parassita della malaria (l’anemia è una condizione in cui i globuli rossi non sono in grado di trasportare abbastanza ossigeno ai muscoli e agli organi del corpo, causando così sonnolenza, debolezza e svenimento).
Altre complicazioni che possono insorgere a seguito di una grave forma malaria includono:
- insufficienza epatica e ittero (ingiallimento della pelle e del bianco degli occhi),
- shock (un improvviso e grave calo della pressione sanguigna),
- edema polmonare (accumulo di liquido nei polmoni),
- sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS),
- ipoglicemia (glicemia bassa, cioè una riduzione degli zuccheri nel sangue),
- insufficienza renale,
- gonfiore e rottura della milza,
- disidratazione.
Malaria e gravidanza
La malaria contratta in gravidanza aumenta il rischio di
- anemia materna e fetale,
- morte del feto,
- aborto spontaneo,
- basso peso alla nascita
- e morte infantile.
Diagnosi
In presenza di sintomi sospetti, specialmente dopo un viaggio in aree endemiche, la rapidità d’azione è fondamentale. La diagnosi non può basarsi solo sui segni clinici (come la febbre) poiché questi sono spesso sovrapponibili ad altre malattie tropicali o influenzali. Il percorso diagnostico moderno prevede diversi livelli di approfondimento.
Esame microscopico (gold standard)
L’osservazione diretta del parassita al microscopio rimane il punto di riferimento internazionale. Vengono eseguiti due tipi di preparati su vetrino utilizzando un campione di sangue periferico:
- Goccia spessa: permette di esaminare una quantità maggiore di sangue, rendendo più facile individuare il parassita anche se presente in basse concentrazioni (alta sensibilità).
- Striscio sottile: fondamentale per identificare con precisione la specie di Plasmodium coinvolta e per calcolare la percentuale di globuli rossi infetti (parassitemia), dato cruciale per definire la gravità della malattia.
Test diagnostici rapidi (RDT)
Questi test immunocromatografici rilevano antigeni specifici del parassita nel sangue. Sono estremamente utili per una diagnosi immediata, specialmente in contesti di emergenza o dove non è disponibile un microscopista esperto. Possono fornire un risultato in meno di 20 minuti, distinguendo spesso tra P. falciparum e altre specie.
Diagnostica molecolare (PCR)
La Polymerase Chain Reaction (PCR) è la tecnica più sensibile in assoluto. Viene utilizzata per confermare la specie nei casi dubbi, rilevare infezioni miste o identificare parassitemie estremamente basse che sfuggono al microscopio. È inoltre essenziale per monitorare eventuali mutazioni genetiche del parassita associate alla resistenza ai farmaci.
Valutazioni di supporto
Oltre alla ricerca del parassita, il medico prescriverà esami generali per valutare l’impatto della malattia sull’organismo, tra cui:
- Emocromo completo per monitorare il grado di anemia e il numero di piastrine.
- Test della funzionalità renale ed epatica.
- Glicemia (per escludere crisi ipoglicemiche).
- Esame delle urine per verificare l’eventuale presenza di emoglobina (segno di emolisi massiva).
Cura e terapia
L’obiettivo primario della terapia è l’eliminazione completa dei parassiti dal sangue nel minor tempo possibile per prevenire la progressione verso forme gravi e la morte. Il trattamento deve essere tempestivo e mirato, scelto in base alla specie di Plasmodio, alla gravità del quadro clinico e alla probabile sensibilità ai farmaci (legata all’area geografica di contagio).
Terapie combinate a base di artemisinina (ACT)
Per la malaria non complicata da P. falciparum, gli standard internazionali raccomandano l’uso delle ACT. Questi protocolli combinano un derivato dell’artemisinina (estremamente rapido nell’abbattere la carica parassitaria) con un secondo farmaco a lunga durata d’azione che elimina i parassiti residui. Esempi comuni includono:
- Artemether e lumefantrina.
- Diidroartemisinina e piperachina.
- Artesunato e amodiachina.
Trattamento delle forme da P. vivax e P. ovale
Oltre a curare l’infezione nel sangue, per queste specie è necessario eliminare le forme “dormienti” (ipnozoiti) presenti nel fegato per evitare ricadute a distanza di mesi o anni. Si utilizza solitamente la primaquina o la tafenoquina. Attenzione: prima di somministrare questi farmaci è obbligatorio eseguire il test per il deficit di G6PD (favismo), poiché in soggetti predisposti possono causare una grave distruzione dei globuli rossi.
Gestione della malaria grave
La malaria complicata è un’emergenza medica che richiede il ricovero ospedaliero immediato. Il trattamento d’elezione è l’artesunato somministrato per via endovenosa, che ha dimostrato una maggiore efficacia rispetto al chinino nel ridurre la mortalità. Una volta che il paziente è in grado di assumere farmaci per bocca, si completa il ciclo con una terapia ACT completa.
Trattamenti di supporto e complicanze
Il paziente malarico richiede spesso cure aggiuntive per gestire i sintomi e le complicanze:
- Gestione dei sintomi di disidratazione mediante infusione di liquidi endovenosi.
- Trasfusioni di sangue in caso di anemia grave.
- Farmaci anticonvulsivanti se compaiono crisi neurologiche.
- Monitoraggio costante della funzione respiratoria e renale.
Stile di vita e recupero
Durante la convalescenza è essenziale il riposo assoluto e una corretta idratazione. Il paziente deve essere monitorato nelle settimane successive per escludere recrudescenze. Dal punto di vista nutrizionale, una dieta equilibrata aiuta il corpo a recuperare l’anemia e le forze perse durante la fase acuta della febbre. È importante sottolineare che l’aver contratto la malaria non conferisce un’immunità permanente; pertanto, le misure preventive rimangono fondamentali per ogni futuro viaggio in zone a rischio.
Profilassi e vaccino
Le autorità sanitarie cercano di prevenire la malaria usando programmi per il controllo degli insetti: in questo modo si cerca di uccidere i vettori della malattia.
Premesso che in caso di viaggi in una zona ad alto rischio di contagio non è possibile evitare completamente le punture di zanzara, meno si viene morsi e minore è il rischio di contagio; a questo scopo è raccomandabile l’utilizzo di:
- zanzariere alle finestre,
- prodotti repellenti,
- zanzariere intorno al letto.
Si consiglia inoltre di
- vestirsi evitando i colori scuri, che attirano gli insetti responsabili del contagio,
- coprirsi il più possibile per ridurre la superficie di pelle esposta,
- usare sulla pelle (volto e mani) spray e sostanze repellenti per gli insetti.
L’utilizzo di aria condizionata, oltre a consentive di tenere porte e finestre chiuse e quindi una riduzione della presenza delle zanzare all’interno degli edifici, riduce l’attività dell’insetto vettore, che è particolarmente attivo nelle ore notturne (dal tramonto all’alba).
Profilassi
Il metodo di elezione per la prevenzione è tuttavia il ricorso alla profilassi della malaria, ossia la somministrazione di farmaci anti-malarici a basse dosi, ma sufficienti a impedire il contagio dopo un’eventuale puntura di zanzara infetta; la somministrazione deve in genere iniziare prima della partenza e continuare per tutto il periodo di permanenza, fino a qualche settimana dopo il ritorno (i tempi esatti cambiano in base al medicinale prescritto).
Il razionale alla base di questo approccio è quello di somministrare un farmaco anti-malarico a basse dosi per impedire lo sviluppo della malattia a seguito di un’eventuale puntura da parte di una zanzara infetta. La presenza del farmaco nel sangue deve essere mantenuta costante per tutto il periodo di permanenza nelle zone a rischio e per un certo periodo dal momento del ritorno.
Vaccino
La lotta alla malaria ha segnato una svolta storica con l’approvazione e l’introduzione dei primi vaccini (come RTS,S/AS01 e R21/Matrix-M). Questi vaccini sono oggi raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per i bambini residenti in aree con trasmissione da moderata a alta. Sebbene non sostituiscano le altre misure di prevenzione, rappresentano uno strumento fondamentale per ridurre drasticamente i casi di malaria grave e la mortalità infantile.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Come si trasmette la malaria?
Quali sono i sintomi principali della malaria e dopo quanto tempo compaiono?
Come si cura la malaria?
Quali misure preventive posso adottare per evitare la malaria durante un viaggio in zone a rischio?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.