Introduzione
La leptospirosi è una malattia infettiva acuta causata da un batterio, uno spirochete del genere Leptospira.
Esistono dieci diversi tipi di leptospira in grado di causare malattie negli esseri umani, infezioni che vengono in genere trasmesse da animali domestici e selvatici (i ratti rappresentano sicuramente il rischio maggiore); la trasmissione avviene attraverso il contatto tra l’urina di un animale portatore e una mucosa o una ferita dell’individuo.
Il tempo d’incubazione della leptospirosi è compreso tra 2 giorni e 4 settimane, dopodiché la malattia si manifesta con la comparsa di sintomi vaghi e aspecifici come:
- febbre,
- dolori muscolari
- e mal di testa.
I dati che emergono da studi di sorveglianza prospettica suggeriscono tuttavia che la maggior parte delle infezioni nelle aree endemiche possano essere lievi o addirittura prive di sintomi; la severità può dipendere da:
- condizioni epidemiologiche (condizioni igienico-sanitarie, eventuali allagamenti, …),
- suscettibilità dell’ospite (efficacia del sistema immunitario, età, predisposizione genetica, …)
- e virulenza del ceppo contratto.
Nei Paesi occidentali la malattia è ad oggi piuttosto rara e i pochi contagi si registrano in soggetti che per lavoro si trovano a operare in ambienti a rischio, oppure in viaggiatori di ritorno da zone con diffusione maggiore e/o standard igienici insufficienti.
Contagio
I batteri che causano la leptospirosi si diffondono attraverso l’urina di animali infetti, che può contaminare acqua e suolo; si tratta di microrganismi estremamente resistenti, in grado di sopravvivere nell’ambiente per settimane o mesi. Varie specie animali, sia selvatici che domestici, possono diventare portatrici del batterio, anche se il serbatoio più importante è sicuramente rappresentato dal ratto.
Un elenco non esaustivo di tali specie include:
- bestiame,
- maiali,
- cavalli,
- cani,
- roditori,
- animali selvatici.
I batteri, dopo la prima infezione, si localizzano a livello dei tubuli renali dell’ospite; si noti che gli animali infetti possono non avere alcun sintomo della malattia e potrebbero eliminare i batteri nell’ambiente in maniera continua o a intermittenza, per un periodo che va da alcuni mesi fino a svariati anni.
L’uomo si contagia attraverso:
- contatto con l’urina (o altri liquidi corporei di animali infetti, ma non la saliva),
- contatto con acqua, suolo o cibo contaminati con l’urina degli animali infetti (principalmente ratti, ma non solo).
La trasmissione può avvenire anche per inalazione o attraverso il morso di un animale infetto e la probabilità che avvenga il contagio dipende dalla carica infettante con cui si viene a contatto. I batteri NON possono invece penetrare attraverso la cute sana, quindi il solo contatto con l’acqua contaminata da urine infette non è sufficiente alla trasmissione dell’infezione; diverso è invece il caso di contatto con graffi, ferite oppure mucose (ad esempio bocca, naso, occhi).
A differenza di quanto si pensa normalmente il contagio in laghi è fortemente improbabile e pressoché impossibile nel mare, grazie al potere disinfettante del sale presente.
La trasmissione da uomo a uomo è infine più che altro aneddotica.
Posso prendere la leptospirosi dal mio cane?
In teoria sì, perché i batteri che causano la leptospirosi possono essere trasmessi dai cani alle persone, ma si tratta tuttavia di un’evenienza estremamente rara e di scarsa rilevanza clinica.
Sintomi
La leptospirosi umana può manifestarsi attraverso numerosi sintomi, tra cui:
- febbre alta,
- cefalea,
- brividi,
- dolori muscolari,
- vomito,
- ittero (pelle e occhi gialli),
- occhi rossi,
- dolore addominale,
- diarrea,
- eruzione cutanea.
Molti di questi sintomi possono indirizzare verso altre malattie (influenza, Dengue nei Paesi endemici, …) e, a complicare la situazione, alcune persone infette possono essere inizialmente asintomatiche (senza sintomi).
Il tempo che intercorre tra l’esposizione alla fonte contaminata e l’insorgenza della malattia varia da 2 giorni a 4 settimane (tempo di incubazione).
La leptospirosi può avere due fasi,
- in genere inizia improvvisamente, con febbre e altri sintomi (brividi, cefalea, dolori muscolari, vomito o diarrea),
- il paziente può migliore per un certo periodo per poi ri-peggiorare. La seconda fase, se si manifesta, è più grave; il malato può sviluppare insufficienza renale o epatica o meningite. Questa fase è anche detta morbo di Weil.
La malattia dura da qualche giorno a 3 settimane o più; in assenza di trattamento la guarigione può richiedere anche diversi mesi.
Quando chiamare il medico
Individui con sintomi suggestivi di leptospirosi devono consultare immediatamente un medico, così come soggetti esposti a rischi specifici.

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Diagnosi
La diagnosi di leptospirosi rappresenta spesso una sfida clinica poiché i sintomi iniziali sono sovrapponibili a quelli di molte altre sindromi febbrili, come l’influenza o la meningite. Il medico si basa innanzitutto sull’anamnesi, indagando eventuali esposizioni a rischio (contatti con animali, attività lavorative in aree rurali o fognarie, viaggi recenti in zone endemiche o partecipazione a sport acquatici in acque dolci).
Test di laboratorio e indagini molecolari
Per confermare il sospetto clinico, si ricorre a test specifici che variano in base alla fase della malattia:
- Test PCR (Polymerase Chain Reaction): è lo strumento più efficace nelle fasi precoci (prima settimana dall’esordio dei sintomi). Permette di identificare il DNA del batterio nel sangue o nel liquido cerebrospinale. Successivamente, la ricerca del DNA può essere effettuata anche su campioni di urina.
- Test di agglutinazione microscopica (MAT): è considerato il “gold standard” diagnostico. Rileva la presenza di anticorpi specifici prodotti dall’organismo. Poiché gli anticorpi richiedono tempo per svilupparsi, il test diventa affidabile solo dopo 7-10 giorni dal contagio. Spesso è necessario ripetere il prelievo a distanza di due settimane per confermare un aumento del titolo anticorpale.
- Sierologia ELISA: test di screening rapido utilizzato per individuare le immunoglobuline IgM. È utile per un orientamento veloce, ma i risultati positivi dovrebbero essere confermati tramite MAT.
Esami di supporto
Il medico prescriverà inoltre esami del sangue generali per valutare il coinvolgimento degli organi. Segnali tipici includono un aumento della creatinina (segno di sofferenza renale), un rialzo della bilirubina e degli enzimi epatici (ittero) e alterazioni dell’emocromo come la riduzione delle piastrine o l’aumento dei globuli bianchi.
Pericoli
Nove pazienti su dieci sviluppano forme senza l’interessamento del fegato, che guariscono completamente; in un caso su 10, invece, i sintomi e le complicazioni sono più severe ed esiste il concreto rischio che l’infezione possa risultare fatale (insufficienza renale, shock emorragico, miocardite).
Cura e terapia
L’obiettivo primario della terapia è l’eliminazione del batterio e il supporto delle funzioni vitali per prevenire danni permanenti agli organi. Il successo del trattamento dipende drasticamente dalla tempestività: iniziare la terapia antibiotica entro i primi giorni dalla comparsa dei sintomi riduce significativamente il rischio di evoluzione verso il morbo di Weil.
Terapia antibiotica
Il medico sceglierà l’antibiotico più adatto in base alla gravità del quadro clinico:
- Forme lievi: vengono solitamente trattate con farmaci per via orale. La doxiciclina rappresenta la scelta di prima linea per gli adulti. In alternativa, o per categorie specifiche come bambini e donne in gravidanza, possono essere prescritti l’amoxicillina o l’azitromicina.
- Forme gravi: richiedono il ricovero ospedaliero e la somministrazione di antibiotici per via endovenosa. La penicillina G è il trattamento classico, ma oggi si preferiscono spesso le cefalosporine di terza generazione (come il ceftriaxone) per la loro efficacia e la facilità di somministrazione.
È importante sapere che, nelle prime ore dopo l’assunzione dell’antibiotico, alcuni pazienti possono manifestare la reazione di Jarisch-Herxheimer (febbre improvvisa, brividi e calo della pressione), causata dal rilascio di tossine da parte dei batteri morenti. Non si tratta di un’allergia, ma di una reazione temporanea che viene gestita dal personale medico.
Trattamento delle complicanze
Nei casi severi, la sola terapia antibiotica non è sufficiente. Il paziente potrebbe necessitare di:
- Dialisi: fondamentale in caso di insufficienza renale acuta per sostituire temporaneamente la funzione dei reni.
- Supporto respiratorio: necessario se l’infezione causa emorragie polmonari o gravi difficoltà respiratorie.
- Reidratazione e supporto pressorio: somministrazione di liquidi e farmaci per contrastare lo shock e stabilizzare la pressione sanguigna.
Stile di vita e convalescenza
Durante la fase acuta il riposo assoluto è indispensabile. Una volta superata l’infezione, la convalescenza può essere lenta: la sensazione di stanchezza estrema e i dolori muscolari possono persistere per diverse settimane. Si raccomanda di mantenere un’idratazione abbondante e di seguire rigorosamente i controlli medici post-guarigione per monitorare la completa ripresa della funzionalità renale ed epatica. In rari casi possono insorgere complicazioni tardive come l’uveite (infiammazione oculare), che richiede una valutazione specialistica oculistica.
Vaccino e prevenzione
l rischio di leptospirosi può essere notevolmente ridotto evitando di nuotare in acque che potrebbero essere contaminate dall’urina di animali, nonché eliminando il contatto con animali potenzialmente infetti.
Indumenti protettivi o scarpe dovranno essere indossati da chi è esposto per motivi di lavoro o per attività ricreative ad acqua o suolo contaminati.
Prevenzione in cani ed altri animali da compagnia
- Per aiutare a prevenire la leptospirosi, tenere sotto controllo i roditori (ratti, topi o altri parassiti). I roditori possono essere portatori e diffondere i batteri all’origine della leptospirosi. I cani s’infettano entrando in contatto con l’urina di animali infetti ed i sintomi più comuni comprendono febbre, vomito, dolore addominale, diarrea, rifiuto del cibo, grave debolezza e depressione, rigidità o forte dolore muscolare.
- Sebbene molti animali possano potenzialmente venire infettati, altri animali domestici, in particolare i gatti, hanno meno probabilità di contrarre la leptospirosi, così com’è raro il contagio diretto tra animali domestici.
- Vaccinare il proprio animale contro la leptospirosi. Il vaccino non protegge al 100%. Ciò si verifica perché ci sono vari ceppi di leptospire (i batteri all’origine della malattia) e il vaccino non immunizza contro tutti. È importante ripetere il vaccino anche se l’animale contrae la leptospirosi perché potrebbe comunque infettarsi di nuovo con un ceppo diverso.
- I proprietari dovrebbero anche mettere in atto misure di prevenzione per evitare di ammalarsi o far ammalare altri a causa del proprio animale. La principale via di contagio della leptospirosi all’uomo è attraverso il contatto diretto o indiretto con tessuti, organi o urina di animali contaminati.
- In alcuni casi, la diffusione delle leptospire nell’urina può persistere fino a 3 mesi dall’infezione a causa di un trattamento inadeguato. Contattare il veterinario e il medico se preoccupati di una possibile esposizione a un animale contagioso.
Assicurarsi inoltre di seguire le seguenti linee guida per la prevenzione:
- Non maneggiare o toccare urina, sangue o tessuti del proprio animale infetto prima che sia stato adeguatamente trattato.
- Se necessario esporsi al contatto con tessuti o urina, indossare indumenti protettivi, come guanti e stivali, specie se a rischio professionale (veterinari, allevatori e operai addetti alle fogne).
- Come regola generale, lavarsi sempre le mani dopo aver maneggiato il proprio animale o qualunque oggetto potenzialmente contaminato dai suoi escrementi.
- Per la pulizia di superfici che possano essere state contaminate o avere urina di un animale infetto, usare un detergente antibatterico o una soluzione a base di candeggina al 10%.
- Assicurarsi che il proprio animale, se ammalato, assuma tutti i farmaci e farlo controllare dal veterinario.
Fonti e bibliografia
Traduzioni a cura della Dr.ssa Greppi Barbara, medico chirurgo
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.