Rickettsiosi: sintomi, cause e cura

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Introduzione

Le rickettsiosi sono un gruppo di malattie infettive provocate da dei batteri facenti parte della famiglia delle Rickettsiaceae. Questi microorganismi sono diffusi in tutto il mondo e vengono per la maggior parte trasmessi mediante il morso di artropodi ematofagi come zecche, acari, pulci e pidocchi.

Esistono molte specie di Rickettsie ed ognuna causa una propria specifica forma di malattia, ma è possibile riconoscere alcuni sintomi che le accomunano:

Molti dei sintomi sopraelencati sono piuttosto aspecifici e si manifestano soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. L’esantema accomuna diverse forme di rickettsiosi ed è costituito da un’eruzione cutanea che può essere caratterizzata da macchie emorragiche (petecchie) o da rilevatezze cutanee che vengono dette papule.

Altre manifestazioni cliniche caratterizzano poi lo specifico agente patogeno e possono comprendere

Per la maggior parte delle rickettsie, ad eccezione di R. prowazekii, l’uomo rappresenta solo un ospite accidentale: si tratta infatti di malattie di origine zoologica che vengono occasionalmente trasmesse agli essere umani in seguito al morso di artropodi che avevano precedentemente parassitato degli animali infetti.

Risulta molto utile quindi, ai fine della diagnosi, prestare attenzione ad eventuali morsi di zecche, alla presenza di pidocchi, a viaggi recenti o alla permanenza in aree geografiche endemiche.

Fotografia di una zecca del cane, vettore di rickettsiosi

iStock.com/Goldfinch4ever

Cause

Le Rickettsie sono un gruppo di piccoli batteri intracellulari obbligati di cui se ne conoscono in tutto 15 specie. Solo alcune di queste sono in grado di causare malattie negli esseri umani e le principali specie di rickettsie che interessano l’uomo e le malattie corrispondenti sono:

  • Rickettsia conorii: febbre bottonosa del Mediterraneo,
  • Rickettsia rickettsii: febbre purpurica delle Montagne Rocciose,
  • Rickettsia typhi: tifo murino,
  • Rickettsia prowazekii: tifo epidemico.

Le rickettsie vengono trasmesse all’uomo mediante il morso di artopodi che vengono definiti per questo motivo agenti vettori. Ogni specie di rickettsia presenta il suo specifico vettore:

  • R. conorii e R. rickettsii vengono trasmesse dalle zecche,
  • R. prowazekii diffonde tramite i pidocchi
  • e R. typhi tramite le pulci.

Gli ospiti definitivi di questi microorganismi, cioè gli essere viventi in cui vivono normalmente i batteri, sono nella maggior parte dei casi roditori, uccelli o piccoli mammiferi come i cani o i conigli. Quando l’uomo viene infettato dalle rickettsie è quindi considerato e definito un ospite accidentale.

R. prowazekii rappresenta invece un’eccezione in quanto è proprio l’essere umano il suo ospite definitivo.

Sintomi

Le rickettsiosi sono un gruppo eterogeneo di malattie causate da microrganismi facenti parte di una stessa famiglia; ogni specie, però, nel momento in cui infetta l’uomo dà origine ad una patologia specifica. Queste patologie infettive hanno dei nomi caratteristici che rispecchiano la loro principale distribuzione geografica o le loro caratteristiche cliniche.

Febbre bottonosa (febbre maculosa del Mediterraneo)

È causata da R. conorii ed è prevalentemente diffusa in Europa meridionale, Africa, Asia occidentale e centromeridionale; interessa quindi i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, compresa l’Italia, dove si concentra prevalentemente in Sicilia, Sardegna, Calabria, Lazio e Liguria.

Viene trasmessa dal morso della zecca e infetta normalmente cani, roditori, bovini ed ovini in cui dà origine ad un’infezione subclinica (priva cioè di sintomi/segni evidenti). Nell’uomo si caratterizza invece per la presenza di:

  • febbre elevata,
  • cefalea,
  • artro-mialgie (dolori muscolari e articolari),
  • esantema: formazione di papule inizialmente rosee che dopo qualche giorno diventano più scure. Inizia di solito agli arti inferiori e diffonde poi a tutto il resto del corpo interessando anche mani e piedi;
  • escara: si tratta di una lesione cutanea che si forma nella sede del morso della zecca. Viene anche indicata con il termine francese tâche noire poiché si presenta sotto forma di una crosta nera che dopo pochi giorni si stacca dando origine ad un’ulcera;
  • epatosplenomegalia: ingrossamento di fegato e milza.

Il termine “bottonosa” presente nel nome della malattia deriva dal fatto che l’esantema si caratterizza per la formazione di papule che risultano essere rilevate sul piano cutaneo, ricordando quindi i bottoni di una camicia.

In genere l’andamento è benigno, ma talvolta può dare complicanze

nonché

  • meningoencefalite (infiammazione del cervello e delle meningi),
  • compromissione renale.

Febbre purpurica delle montagne rocciose

Questo particolare tipo di rickettsiosi deve il nome alle aree geografiche del Nord America in cui era stata inizialmente segnalata. Attualmente è ubiquitaria in tutti gli Stati Uniti ed è diffusa anche in America centro-meridionale. L’agente causale è in questo caso R. rickettsi e come la precedente viene trasmessa dal morso di una zecca. Anche le caratteristiche cliniche sono simili, ma questa specifica forma di rickettsiosi, se non trattata, è gravata da un’altissima mortalità.

Segni e sintomi comprendono:

  • febbre,
  • cefalea (mal di testa),
  • mialgia (dolori muscolari),
  • nausea e vomito,
  • esantema emorragico,
  • alterazioni del sistema nervoso che possono portare anche al coma,
  • encefalite,
  • epatosplenomegalia (ingrossamento di fegato e milza),
  • compromissione cardiaca, aritmie, fino ad arrivare all’insufficienza cardiocircolatoria,
  • insufficienza renale da ipovolemia.

Tifo esantematico o petecchiale

A differenza dei casi precedenti, il tifo esantematico è una patologia che colpisce esclusivamente l’uomo e non altri animali. È provocato da R. prowazekii e viene trasmesso da una persona all’altra mediante il pidocchio, che si infetta succhiando il sangue di un individuo malato.

Storicamente è stata associata a epidemie che si sono verificate conseguentemente ad eventi catastrofici come calamità naturali e guerre. È attualmente diffusa in piccoli focolai endemici in Africa, America Latina, Europa centrale e orientale.

La lesione caratteristica di questa patologia è la vasculite, un infiammazione dei vasi sanguigni con interessamento prevalente dei piccoli capillari cerebrali, cutanei e miocardici.

Nella sua forma più comune presenta:

  • febbre,
  • tosse,
  • malessere,
  • cefalea,
  • congiuntivite,
  • dolori muscolari,
  • alterazioni del sistema nervoso:
  • esantema che interessa tutto il corpo ad eccezione di mani, piedi e volto,
  • tachicardia,
  • epatosplenomegalia (ingrossamento di fegato e milza).

Le complicanze possono interessare il sistema

  • cardiovascolare,
  • nervoso
  • e renale.

Tifo murino

Il tifo murino è causato da R. typhi e trasmesso all’uomo mediante la pulce del ratto. La malattia vede la formazione di lesioni vasculitiche simili a quelle del tifo esantematico, seppur di minore entità, sempre associate a febbre ed esantema.

L’evoluzione è in genere benigna e le complicanze sono simili a quelle della forma precedente, anche se rare.

Diagnosi

La diagnosi di rickettsiosi richiede un alto indice di sospetto clinico, poiché i sintomi iniziali sono spesso sovrapponibili a quelli di comuni sindromi influenzali o di altre malattie esantematiche come il morbillo o la rosolia. Il medico basa la valutazione iniziale sulla combinazione di tre elementi chiave: l’osservazione dei segni clinici (come la tipica tâche noire o l’esantema), l’anamnesi epidemiologica (viaggi in zone a rischio, contatto con animali, escursioni in aree rurali) e il riscontro di un pregresso morso di zecca o presenza di parassiti.

Test molecolari e di laboratorio

Le tecniche diagnostiche si sono evolute per permettere un’identificazione più rapida del patogeno, sebbene molti test richiedano laboratori specializzati:

  • PCR (Reazione a Catena della Polimerasi): Rappresenta oggi il metodo più sensibile e specifico nelle fasi precoci della malattia. Il test può essere eseguito su campioni di sangue o, con efficacia ancora maggiore, tramite una biopsia cutanea della lesione primaria (escara).
  • Sierologia (IFA): L’immunofluorescenza indiretta rimane il gold standard per confermare la diagnosi. Il test ricerca gli anticorpi (IgM e IgG) prodotti dall’organismo. Tuttavia, poiché gli anticorpi compaiono solitamente dopo 7-10 giorni dall’esordio, è spesso necessario un secondo prelievo a distanza di 2-4 settimane per dimostrare l’aumento del titolo anticorpale.
  • Esami di routine: Alcune alterazioni generiche possono supportare il sospetto clinico, tra cui la riduzione delle piastrine (piastrinopenia), l’abbassamento dei livelli di sodio nel sangue (iponatriemia) e un lieve rialzo delle transaminasi epatiche.

È fondamentale sottolineare che, data la potenziale gravità di alcune forme (come la febbre delle Montagne Rocciose), il consenso scientifico raccomanda di non attendere i risultati dei test di laboratorio per iniziare la terapia antibiotica se il sospetto clinico è concreto. Il test di Weil-Felix, basato su reazioni di agglutinazione aspecifiche, è oggi considerato superato e non più raccomandato nella pratica clinica moderna.

Cura

L’obiettivo primario della terapia è l’eradicazione tempestiva del batterio per prevenire l’insorgenza di complicanze sistemiche gravi a carico di cuore, reni e sistema nervoso. Il trattamento deve essere iniziato il prima possibile, idealmente entro i primi 5 giorni dalla comparsa dei sintomi, per garantire la massima efficacia e una rapida risoluzione del quadro clinico.

Approccio farmacologico

La scelta dell’antibiotico è mirata e consolidata da decenni di pratica clinica:

  • Doxiciclina: È il farmaco di prima scelta assoluta per adulti e bambini di ogni età. Nonostante i dubbi storici sull’uso delle tetracicline nei pazienti pediatrici, le attuali linee guida internazionali confermano che brevi cicli di doxiciclina non causano macchie ai denti o danni ossei nei bambini, rendendola lo standard di cura sicuro ed efficace. Solitamente viene somministrata per via orale, riservando la via endovenosa ai casi più critici.
  • Alternative (Macrolidi): In casi selezionati di febbre bottonosa del Mediterraneo, come durante la gravidanza o in pazienti con gravi allergie alle tetracicline, l’azitromicina può rappresentare un’alternativa valida, sebbene la sua efficacia generale sia considerata inferiore rispetto alla doxiciclina.
  • Cloramfenicolo: Un tempo ampiamente utilizzato, è oggi considerato un farmaco di riserva a causa del rischio di effetti collaterali gravi sul midollo osseo ed è impiegato solo quando le altre opzioni non sono praticabili.

La durata del trattamento varia solitamente dai 3 ai 7 giorni, o comunque fino a quando il paziente non rimane senza febbre per almeno 3 giorni consecutivi.

Stile di vita e supporto

Non esiste una dieta specifica per le rickettsiosi, ma è essenziale garantire un adeguato riposo e una corretta idratazione per contrastare la febbre e prevenire lo shock ipovolemico nei casi più severi. Il monitoraggio domiciliare deve essere attento: in caso di comparsa di confusione mentale, difficoltà respiratorie o riduzione della produzione di urina, è necessario il ricovero ospedaliero immediato.

Prevenzione

Le rickettsiosi possono essere prevenute effettuando adeguati trattamenti antiparassitari sugli animali, in particolare su quelli domestici, e con tecniche di profilassi del contagio come l’isolamento e la disinfestazione ambientale.

Fonti e bibliografia

  • Moroni, Esposito, De Lalla. Malattie infettive, VII edizione, Masson, 2008.
  • Longo, Fauci, Kasper, Hauser, Jameson, Loscalzo. Harrison, Principi di Medicina Interna, IX edizione, Casa Editrice Ambrosiana, 2016.
  • Sorice F., Ortona L. Malattie infettive, UTET, 2000.
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