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Introduzione

La psittacosi è una malattia infettiva trasmessa dal batterio Chlamydia psittaci (precedentemente noto come Chlamydophila psittaci); è conosciuta anche come “febbre dei pappagalli”, perché l’infezione fu inizialmente osservata proprio in questi animali, da cui il nome Psittacosi (psittakos in greco significa pappagallo).

Poiché qualsiasi specie di uccello può essere virtualmente serbatoio naturale del batterio la malattia viene spesso definita un’ornitosi (dal greco ornithos, uccello), tuttavia in realtà anche altri animali da allevamento possono esserne infettati:

  • piccioni,
  • galline,
  • gabbiani,
  • canarini,
  • anatre,
  • pecore,
  • mucche,
  • capre.

La malattia è trasmissibile anche all’uomo, che risulta quindi un ospite accidentale, infettandosi attraverso il contatto con uccelli portatori della malattia; l’infezione nell’uomo è dunque sporadica e può passare del tutto inosservata.

La Psittacosi è presente in tutto il mondo, con occasionali epidemie in luoghi a rischio quali:

  • allevamenti,
  • zoo,
  • nuclei familiari,
  • più in generale dove siano presenti uccelli (malati o apparentemente sani).
Fotografia di un pappagallo

iStock.com/agustavop

La malattia negli uccelli

Nei pappagalli la psittacosi può presentarsi con una sintomatologia molto varia, potendo consistere in:

  • diarrea,
  • congiuntivite,
  • difficoltà respiratoria,
  • sintomi nervosi,
  • anoressia e vomito.

In molti casi tuttavia l’infezione è silente e l’animale può essere considerato portatore sano della malattia.

Gli esemplari giovani sono più sensibili degli adulti, che possono non manifestare la malattia fino a quando non si verifica una condizione stressante (per esempio il trasporto).

La trasmissione tra gli animali avviene per via orizzontale:

  • per contatto diretto da animale infetto ad animale sano,
  • per contatto indiretto mediante inalazione o ingestione di aerosol originato dalle feci essiccate e dalle secrezioni nasali,
  • attraverso acari e pidocchi, che possono contribuire alla trasmissione dell’infezione, diventandone così vettori (per contaminazione esterna).

Trasmissione

Il microrganismo si ritrova nel sangue, nei tessuti, nelle feci e nelle piume degli uccelli infetti, che possono apparire malati o perfettamente sani.

I pappagalli sono i classici portatori sani, eliminatori permanenti del patogeno: si ammalano di rado e solitamente in seguito a stress (condizioni di sovraffollamento durante l’importazione o il trasporto). La propagazione della malattia avviene infatti solitamente a causa dell’importazione di soggetti con infezione allo stato latente o portatori in un allevamento indenne.

Il batterio viene di solito eliminato nelle feci degli animali infetti, oltre che nelle secrezioni nasali e oculari; se lasciate nell’ambiente, una volta seccate, possono disperdersi attraverso la circolazione dell’aria favorendo la diffusione del contagio per via inalatoria. Penetrati nell’organismo i batteri diffondono quindi alle cellule di diversi organi, tra cui principalmente:

  • fegato,
  • milza,
  • polmone,
  • sistema nervoso centrale.

I microrganismi iniziano poi a replicarsi all’interno degli organi, causando un’importante risposta infiammatoria con conseguente successiva morte (necrosi) dei tessuti.

Fattori di rischio per l’uomo

Nell’uomo il batterio si trasmette generalmente per inalazione da escrementi secchi, urina o secrezione respiratorie di uccelli, quindi la maggior parte delle infezioni derivano dal contagio attraverso uccelli portatori.

La trasmissione della malattia da persona a persona è invece rara.

Alcune categorie professionali sono più a rischio di contagio:

  • veterinari,
  • allevatori,
  • lavoratori degli zoo,
  • lavoratori di negozi di animali domestici,
  • personale addetto alla manipolazione del pollame.

Sintomi

La malattia si sviluppa dopo un periodo di incubazione variabile dai 5 ai 14 giorni e si manifesta generalmente come una sindrome influenzale, coi seguenti sintomi:

Sintomi e segni di interessamento polmonare comprendono:

È comune il coinvolgimento del sistema nervoso centrale, che si manifesta con sintomi anche seri nei casi più gravi e non trattati quali:

I pazienti possono inoltre manifestare sintomi a carico del tratto gastroenterico:

Altri possibili sintomi dovuti alla colonizzazione di altri organi e tessuti comprendono:

Diagnosi

Il sospetto clinico di psittacosi nasce solitamente dalla combinazione di una sintomatologia respiratoria o sistemica e una storia recente di esposizione a volatili. Tuttavia, data la somiglianza con altre forme di polmonite atipica, la conferma richiede indagini di laboratorio specifiche.

Test molecolari (PCR)

La metodica di riferimento attuale per la diagnosi rapida è la ricerca del DNA batterico tramite PCR (Polymerase Chain Reaction). Questo test è altamente sensibile e specifico e può essere eseguito su diversi campioni biologici:

  • Tamponi faringei o nasofaringei.
  • Escreato.
  • Lavaggio broncoalveolare (nei casi di polmonite grave).
  • Campioni di sangue (nella fase iniziale dell’infezione).

Indagini sierologiche

La sierologia rimane un pilastro diagnostico, sebbene richieda tempo. Si basa sulla ricerca di anticorpi specifici (IgM e IgG) contro la Chlamydia psittaci. Una diagnosi certa viene formulata osservando un aumento di almeno quattro volte del titolo anticorpale tra un prelievo effettuato nella fase acuta e uno a distanza di 2-4 settimane (fase di convalescenza). I test di microimmunofluorescenza (MIF) sono oggi preferiti ai vecchi test di fissazione del complemento per la loro maggiore precisione.

Esami di imaging e di supporto

Per valutare l’estensione del danno polmonare e monitorare la progressione della malattia, il medico si avvale di:

  • Radiografia del torace: spesso mostra addensamenti polmonari o infiltrati interstiziali che possono apparire più gravi di quanto la sintomatologia clinica suggerirebbe.
  • TC del torace: utilizzata nei casi dubbi o per escludere complicanze.
  • Esami del sangue generali: possono evidenziare un moderato aumento dei globuli bianchi, un incremento degli indici di infiammazione (come la PCR) e, talvolta, una lieve alterazione della funzionalità epatica.

È fondamentale informare il medico di qualsiasi contatto con uccelli, poiché la diagnosi può risultare particolarmente complessa se non viene attivamente ricercata, specialmente se il paziente ha già assunto antibiotici non mirati che possono mascherare i risultati dei test.

Cura

L’obiettivo primario della terapia è l’eradicazione del batterio per prevenire complicanze gravi come l’endocardite o l’insufficienza respiratoria e ridurre la durata dei sintomi. La psittacosi risponde bene alla terapia antibiotica mirata, che deve essere iniziata non appena il sospetto clinico è fondato.

Terapia antibiotica

Le opzioni terapeutiche principali includono:

  • Tetracicline: La doxiciclina è considerata il farmaco di prima scelta per adulti e bambini (secondo le indicazioni cliniche attuali). È estremamente efficace nel penetrare all’interno delle cellule dove il batterio si replica. Il trattamento dura solitamente dai 10 ai 14 giorni, ma può essere prolungato in caso di infezioni severe.
  • Macrolidi: Farmaci come l’eritromicina o l’azitromicina rappresentano l’alternativa principale per i pazienti che non possono assumere tetracicline, come le donne in gravidanza o individui con specifiche ipersensibilità. Sebbene efficaci, sono generalmente considerati di seconda linea rispetto alla doxiciclina.

Nella maggior parte dei casi si osserva un miglioramento clinico (riduzione della febbre) entro 24-48 ore dall’inizio del trattamento. È tuttavia cruciale completare l’intero ciclo antibiotico prescritto per evitare ricadute.

Supporto e gestione dei sintomi

Oltre agli antibiotici, il piano di cura prevede:

  • Riposo assoluto durante la fase acuta.
  • Idratazione abbondante per contrastare la disidratazione da febbre.
  • Farmaci antipiretici e analgesici per gestire febbre e dolori muscolari.
  • Ossigenoterapia, necessaria solo nei rari casi di compromissione respiratoria severa che richiedono l’ospedalizzazione.

Stile di vita e recupero

Dopo la fase acuta, il paziente può avvertire un senso di stanchezza persistente per diverse settimane. È consigliabile una ripresa graduale delle attività quotidiane. Dal punto di vista della sicurezza ambientale, è necessario sanificare accuratamente le aree dove soggiornavano gli uccelli infetti utilizzando disinfettanti a base di candeggina o alcol, evitando di sollevare polvere (ad esempio, inumidendo le superfici prima di pulire) per non inalare residui batterici ancora presenti.

In caso di nausea e vomito durante la terapia antibiotica, è opportuno consultare il medico per valutare un eventuale supporto gastroprotettivo o un aggiustamento della modalità di assunzione dei farmaci.

Prevenzione

La psittacosi può essere prevenuta solo grazie al controllo delle infezioni degli uccelli domestici e importati.

A questo proposito risulta importante l’attuazione di alcune misure preventive, come:

  • Rispetto delle misure igieniche, soprattutto nelle situazioni di particolare esposizione come la pulizia delle gabbie, il trasporto, la custodia degli animali, la manipolazione delle carcasse, utilizzando sempre dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti).
  • Controllo degli animali per l’identificazione dei soggetti infetti o portatori sani.
  • Misure di sicurezza per evitare l’ingresso di volatili selvatici negli allevamenti.
  • Gli uccelli importati devono essere sottoposti a un periodo di quarantena e terapia antibiotica con tetraclicine per 45 giorni, prima di essere immessi in commercio.

La trasmissione da uomo a uomo avviene raramente, pertanto non è necessario l’isolamento del paziente né effettuare il trattamento di profilassi su chi è stato a contatto con l’individuo infetto.

Allo stato attuale non è disponibile un vaccino per questa malattia.

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