Pene: malattie e infezioni

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Il pene

Il pene è uno degli organi esterni dell’apparato riproduttore maschile; da un punto di vista clinico è formato da tre parti:

  • base, la parte attaccata alla parete addominale,
  • asta,
  • glande, la sommità di forma conica.

L’apertura dell’uretra, il tubicino che consente il passaggio dello sperma e dell’urina, si trova sulla sommità del glande.

L’asta del pene è di forma cilindrica ed è costituita da tre camere interne, costituite di tessuto spugnoso ed erettile che contiene migliaia di corpi cavernosi, cavità che si riempiono di sangue quando si è eccitati: l’erezione permette la penetrazione durante i rapporti. La pelle del pene è ampia ed elastica e quindi si adatta all’erezione.

Lo sperma, che contiene gli spermatozoi (le cellule riproduttive maschili), viene eiaculato dal pene quando si raggiunge l’orgasmo. Disturbi ed infezioni del pene possono influire negativamente sulla funzionalità sessuale e sulla fertilità, vediamo i più comuni:

Per quanto riguarda le malattie sessualmente trasmesse si consiglia invece di fare riferimento all’articolo dedicato.

Balanite

La balanite è un’infiammazione del glande, ma più comunemente si parla di balanopostite (quando coinvolge anche il prepuzio, la pelle che lo ricopre).

Tra i sintomi più comuni ricordiamo:

L’infiammazione cronica del glande e del prepuzio può causare lesioni che a loro volta provocano il restringimento del prepuzio (fimosi) e dell’uretra (il tubicino che permette all’urina di fuoriuscire dalla vescica). L’infiammazione può anche far gonfiare il frenulo e provocare quindi lesioni al pene.

La balanite colpisce soprattutto gli uomini e i ragazzi non circoncisi (che non si sono fatti rimuovere chirurgicamente il prepuzio) e/o che non prestano sufficiente attenzione all’igiene.

Nei casi di fimosi pre-esistente la comparsa di infezioni è più frequente, perché al di sotto del prepuzio può accumularsi materiale di rifiuto (smegma, formato da sudore, cellule morte, batteri) impossibile da lavare o rimuovere a causa dell’impossibilità di far scorrere il prepuzio.

Tra le altre cause possiamo avere:

I pazienti diabetici sono esposto ad un aumentato rischio di sviluppo di balanite, perché il glucosio (lo zucchero) presente nelle urine che rimane sotto il prepuzio diventa un terreno di coltura ideale per lo sviluppo di batteri e funghi.

Diagnosi

L’iter diagnostico per la balanite è prevalentemente clinico e si basa sull’esame obiettivo dei genitali da parte del medico di base, dell’urologo o del dermatologo. Durante la visita, lo specialista valuta l’estensione del rossore, la presenza di secrezioni, ulcere o l’eventuale restringimento del prepuzio.

Per identificare con precisione l’agente causale, possono essere richiesti i seguenti approfondimenti:

  • Tampone balano-prepuziale: per la ricerca di batteri o miceti (come la Candida).
  • Esame delle urine e stick glicemico: essenziali per escludere un diabete non diagnosticato, spesso correlato a balaniti ricorrenti.
  • Test per infezioni sessualmente trasmesse: qualora il quadro clinico o l’anamnesi suggeriscano un contagio venereo.
  • Biopsia cutanea: riservata ai casi cronici che non rispondono alle terapie o se si sospettano patologie pre-cancerose o lichen sclerosus.

Cura

L’obiettivo primario della terapia è l’eliminazione dell’agente irritante o infettivo e la risoluzione dello stato infiammatorio. Il trattamento della balanite viene personalizzato in base all’eziologia individuata.

Le opzioni terapeutiche comprendono:

  • Terapie farmacologiche topiche: applicazione di creme o pomate antimicotiche (in caso di Candida), antibiotiche (per infezioni batteriche) o corticosteroidi a bassa potenza per ridurre il gonfiore e il prurito nelle forme allergiche o irritative.
  • Terapie sistemiche: antibiotici o antifungini orali, prescritti solitamente nelle infezioni più severe o persistenti.
  • Soluzioni antisettiche: lavaggi con disinfettanti specifici o soluzioni saline per mantenere l’area decontaminata.
  • Intervento chirurgico: la circoncisione rimane il “gold standard” per i pazienti con fimosi o balanopostiti recidivanti che non rispondono ai trattamenti conservativi.

Lo stile di vita gioca un ruolo cruciale nella guarigione e nella prevenzione. È fondamentale detergere accuratamente il glande ritraendo il prepuzio ogni giorno, utilizzando solo acqua tiepida o detergenti a pH neutro non aggressivi. Asciugare bene la zona dopo il lavaggio è essenziale, così come l’astensione dai rapporti sessuali fino alla completa risoluzione dei sintomi per evitare l’effetto “ping-pong” con il partner.

Candida

La candida è un’infezione micotica (da funghi) che colpisce molto più frequentemente le donne (candida vaginale), ma che occasionalmente può diventare fonte di disturbi anche nell’uomo; è causata da un microrganismo che è comunemente presente sulla pelle (candida albicans), ma che in determinate condizioni può prendere il sopravvento e causare fastidiosi sintomi.

Fattori di rischio che aumentano la probabilità di manifestare un’infezione da candida sono:

Nella maggior parte dei casi l’infezione può essere asintomatica, ma in alcuni uomini potrebbero manifestarsi:

  • irritazione, bruciore o prurito sotto il prepuzio o sulla punta del pene,
  • rossore sotto il prepuzio o sulla punta del pene,
  • comparsa di materiale di rifiuto sotto il prepuzio, che assomiglia a ricotta,
  • odore sgradevole,
  • difficoltà a scoprire il glande (fimosi).

Diagnosi

La diagnosi di candida nell’uomo inizia con l’osservazione clinica delle lesioni tipiche, che spesso si presentano come piccole macchie rosse o una patina biancastra sul glande. Il medico indagherà l’eventuale presenza di fattori predisponenti, come l’uso recente di antibiotici ad ampio spettro o una condizione di immunodepressione.

Per confermare il sospetto clinico si può procedere con:

  • Esame microscopico a fresco: un prelievo delle secrezioni esaminato immediatamente per individuare le ife del fungo.
  • Cultura micotica: prelievo tramite tampone per identificare la specie esatta di Candida e valutarne la sensibilità ai farmaci.
  • Screening metabolico: poiché la candida recidivante può essere la prima spia di un diabete mellito, viene spesso raccomandato il controllo della glicemia.

Cura

Il trattamento mira a eradicare l’eccessiva crescita del fungo e a ripristinare il normale equilibrio della microflora cutanea. La terapia è solitamente rapida ed efficace.

Le opzioni principali includono:

  • Antifungini topici: creme a base di derivati imidazolici (come clotrimazolo o miconazolo) da applicare due volte al giorno per 1-2 settimane.
  • Antifungini orali: una singola dose di fluconazolo può essere prescritta nei casi più resistenti o se l’infiammazione è molto estesa.
  • Trattamento del partner: anche se asintomatico, il partner sessuale dovrebbe essere valutato o trattato contemporaneamente per prevenire reinfezioni continue.

Sul piano dello stile di vita, è fondamentale mantenere la zona genitale asciutta e pulita, poiché l’umidità favorisce la proliferazione dei miceti. Si consiglia l’uso di biancheria intima in cotone traspirante, evitando tessuti sintetici e pantaloni troppo aderenti che creano un microclima caldo-umido sfavorevole alla guarigione.

Priapismo

Il priapismo è un’erezione continua, spesso dolorosa, che può continuare per alcune ore o addirittura alcuni giorni.

L’erezione in questo caso non è necessariamente connessa all’eccitazione, ma soprattutto non viene meno a seguito dell’orgasmo.

Si tratta di una condizione che deve essere gestita il prima possibile in ambiente ospedaliero perché se trascurata (per 24 ore o anche meno), può essere causa di danni permanenti, con possibile disfunzione erettile cronica.

Si tratta di un fenomeno che si verifica quando il sangue non defluisce dai corpi cavernosi del pene, a causa di disturbi e/o danni al sistema nervoso, al sistema circolatorio o a entrambi.

Tra i fattori di rischio più importanti troviamo

Diagnosi

La diagnosi di priapismo deve essere immediata per distinguere tra la forma ischemica (a basso flusso, una vera emergenza) e quella non ischemica (ad alto flusso, solitamente post-traumatica).

I passaggi diagnostici includono:

  • Emogasanalisi del sangue cavernoso: si preleva un piccolo campione di sangue dai corpi cavernosi. Se il sangue è scuro e povero di ossigeno (ipossico), si conferma la forma ischemica ostruttiva.
  • Ecocolordoppler penieno: per valutare l’afflusso e il deflusso ematico in tempo reale.
  • Esami ematologici: per individuare possibili cause sottostanti come l’anemia falciforme o patologie mieloproliferative.
  • Screening tossicologico: per verificare l’eventuale assunzione di sostanze o farmaci scatenanti.

Cura

Il trattamento del priapismo ischemico ha l’obiettivo di decongestionare l’organo entro le 4-6 ore dall’esordio per prevenire la fibrosi dei tessuti. L’approccio è graduale e prevede:

  • Aspirazione terapeutica: rimozione del sangue ristagnante tramite ago e siringa previa anestesia locale.
  • Iniezione intracavernosa di farmaci simpaticomimetici: come la fenilefrina, che favorisce la vasocostrizione e il deflusso venoso.
  • Intervento chirurgico (Shunt): se le manovre precedenti falliscono, si crea chirurgicamente una via di uscita per il sangue verso altre vene o verso il corpo spongioso.
  • Trattamento conservativo: riservato solo al priapismo non ischemico (meno pericoloso), che può risolversi con l’applicazione di ghiaccio e compressione.

Riguardo allo stile di vita, è imperativo evitare l’uso di droghe ricreative e informare sempre il medico di eventuali episodi di erezioni prolungate se si assumono farmaci per la disfunzione erettile, poiché la prevenzione è l’unica arma per evitare danni permanenti.

Sindrome di La Peyronie

Nei pazienti affetti dalla sindrome di La Peyronie si forma una placca o un rigonfiamento duro sul pene, che ne causano la progressiva curvatura.

La malattia è poco comune e più frequente nei soggetti di età compresa tra i 40 e i 60 anni, ma potrebbe essere legata a una qualche forma di predisposizione genetica; si ritiene che possa essere causata da traumi accidentali e/o ripetuti, per esempio durante i rapporti sessuali o l’attività sportiva, anche se va detto che nella maggior parte dei casi il paziente non è in grado di individuare specifici eventi che possano spiegare l’ipotesi.

Durante il processo di guarigione si assiste alla formazione di una placca di tessuto cicatriziale, che altera la normale curvatura ed elasticità del pene, deformandolo in caso di erezione. La placca compare come un’area di irritazione e infiammazione localizzata e può trasformarsi in una lesione più dura, che è causa della perdita di elasticità del pene nella zona colpita. Questo causa dolore e talvolta difficoltà durante i rapporti sessuali, senza contare lo stress emotivo e le possibili ricadute negative sul desiderio e sulla funzionalità sessuale.

In alcuni soggetti la malattia può andare incontro a regressione spontanea nell’arco di 6-15 mesi, molto più frequentemente invece il disturbo cronicizza e peggiora nel tempo.

Diagnosi

L’identificazione della sindrome di La Peyronie (Induratio Penis Plastica) richiede una valutazione specialistica urologica approfondita per stabilire se la malattia è in fase attiva (infiammatoria) o stabilizzata.

Il protocollo diagnostico prevede:

  • Esame obiettivo e palpazione: per localizzare la placca fibrosa e valutarne le dimensioni.
  • Test di erezione indotta: tramite iniezione di farmaci prostaglandici per misurare oggettivamente il grado e la direzione della curvatura.
  • Ecografia basale e dinamica con Color Doppler: per visualizzare l’estensione della fibrosi e l’eventuale presenza di calcificazioni all’interno della placca.
  • Autofotografia (Test di Kelami): il paziente scatta foto del pene eretto da diverse angolazioni per monitorare l’evoluzione della deformità a casa.

Cura

La terapia persegue due scopi: ridurre il dolore nella fase iniziale e correggere la curvatura per consentire rapporti sessuali soddisfacenti. Non sempre la guarigione completa è possibile, ma i trattamenti moderni offrono ottimi margini di miglioramento.

Le opzioni correnti includono:

  • Terapie iniettive intralesionali: iniezioni dirette nella placca di farmaci (come il verapamil o sostanze enzimatiche) volte a degradare il tessuto fibroso.
  • Dispositivi di trazione peniena (Vacuum e Extender): l’uso costante di dispositivi meccanici può aiutare a ridurre la curvatura e prevenire l’accorciamento dell’organo.
  • Iontoforesi: somministrazione di farmaci attraverso la pelle tramite una debole corrente elettrica.
  • Chirurgia correttiva: indicata solo quando la malattia è stabile da almeno 6 mesi. Può consistere nella plicatura (accorciamento del lato sano) o nell’innesto di patch (allungamento del lato malato).
  • Protesi peniene: nei casi in cui alla curvatura si associ una grave disfunzione erettile non trattabile diversamente.

Per quanto riguarda lo stile di vita, smettere di fumare e gestire i fattori di rischio vascolare (come ipertensione e colesterolo alto) è cruciale, poiché la salute del microcircolo influenza direttamente la capacità di rimodellamento dei tessuti penieni.

Fimosi e parafimosi

La fimosi è una condizione in cui il prepuzio (la pelle che ricopre l’asta del pene nella sua parte terminale) è talmente stretto che non è possibile ritrarlo per scoprire il glande.

È molto comune tra i bambini, in cui è spesso congenita (ossia presente fin dalla nascita) e tende a risolversi spontaneamente nei primi anni di vita; è molto importante evitare di forzare il prepuzio, perché farlo significa rischiare traumi dolorosi e inutili.

Nei bambini più grandi e negli adulti può essere il risultato di un’infezione o di una lesione causata da un trauma o da un’infiammazione, come ad esempio:

  • eczema (un’irritazione della pelle che causa secchezza e fragilità cutanea),
  • psoriasi,
  • lichen planus,
  • lichen sclerosus.

Tra le infezioni che sono più spesso causa di fimosi ricordiamo infine la balanite e la balanopostite, ma negli adulti l’infezione può essere anche di tipo sessualmente trasmesso.

Non rappresenta in genere un grosso problema, a meno che non causi sintomi come rossore, gonfiore e fastidio. La terapia della fimosi spesso è limitata a esercizi manuali di stiramento del prepuzio, ripetuti per un certo periodo di tempo, eventualmente coadiuvati dall’utilizzo di creme elasticizzanti.

Quando non fosse sufficiente si può ricorrere alla circoncisione; una possibilità alternativa chirurgica meno invasiva è la frenuloplastica, dove si procede alla separazione chirurgica d prepuzio e glande.

È necessario un intervento medico tempestivo solamente se il disturbo impedisce od ostacola la minzione.

La parafimosi si verifica invece se il prepuzio, una volta ritratto, non riesce a ritornare nella posizione originaria; può comparire dopo un’erezione o dopo un rapporto, oppure può essere causata da un trauma al glande.

Si tratta di una situazione di emergenza che può causare gravi complicazioni se non viene curata, il pene comincia a far male e a gonfiarsi e iniziano i problemi circolatori. Nei casi più gravi, infine, il mancato afflusso di sangue può causare la morte dei tessuti (cancrena) e può rendere necessaria l’amputazione del pene.

Diagnosi

La diagnosi di fimosi si basa esclusivamente sull’ispezione visiva e sul tentativo delicato di retrazione del prepuzio durante la visita medica. Il medico valuta se l’anello fimotico è “serrato” (impedisce totalmente la visione del meato urinario) o “non serrato”.

Per la parafimosi, la diagnosi è immediata: il prepuzio forma un anello costrittore dietro il glande, che appare gonfio (edematoso) e cianotico. È un quadro clinico evidente che richiede assistenza immediata in pronto soccorso.

Cura

Il trattamento della fimosi varia significativamente tra l’età pediatrica e quella adulta, privilegiando inizialmente approcci non invasivi.

Le opzioni terapeutiche includono:

  • Applicazione di corticosteroidi topici: l’uso di creme a base di betametasone per 4-8 settimane, associato a esercizi di ginnastica prepuziale delicata, risolve la maggior parte dei casi infantili.
  • Circoncisione: rimozione totale del prepuzio. È il trattamento definitivo per la fimosi dell’adulto e per il lichen sclerosus.
  • Prepuzioplastica: una tecnica conservativa che amplia l’anello prepuziale senza rimuovere la pelle, preservando l’estetica originale.
  • Manovre d’urgenza (per parafimosi): riduzione manuale tramite compressione del glande e trazione del prepuzio. Se fallisce, è necessario un piccolo taglio dorsale chirurgico (incisione di scarico) per liberare l’ostruzione.

In termini di stile di vita, si raccomanda di non forzare mai la retrazione del prepuzio nei neonati, poiché la fimosi fisiologica è normale alla nascita; manovre violente possono creare micro-lacerazioni e cicatrici che trasformano una condizione naturale in una patologica.

Tumore del pene

Il tumore del pene è una forma di cancro molto rara che si verifica quando cellule anomale presenti nel pene iniziano a dividersi e a proliferare in modo incontrollato.

Colpisce in particolar modo uomini con più di 60 anni e, benché rimanga poco diffuso, si è assistito negli ultimi decenni a un significativo aumento dei casi, forse da legare ai cambiamenti registrati in tema di pratiche e comportamenti sessuali.

La causa del tumore al pene non è nota con esattezza, ma si sa che la probabilità di ammalarsi può aumentare in presenza di determinati fattori di rischio:

  • Papillomavirus (HPV). Il papillomavirus è il responsabile della comparsa delle verruche genitali; alcuni tipi di HPV possono infettare gli organi genitali e la zona anale e possono aumentare il rischio di sviluppare un tumore al pene (come aumenta il rischio di tumore della cervice nelle donne).
  • Fumo. Il fumo espone tutto l’organismo, e non solo i polmoni, a diverse sostanze cancerogene, che possono promuovere la comparsa di tumori.
  • Infezioni, ad esempio frequenti balaniti.
  • Fimosi. In questo disturbo il prepuzio si restringe ed è difficile ritrarlo.
  • Età. La maggior parte dei casi di tumore al pene si verifica in persone di età superiore ai 60 anni.

La circoncisione rappresenta invece un fattore di protezione, in altre parole gli uomini circoncisi corrono un rischio inferiore alla popolazione generale di sviluppare il cancro.

Tra i principali sintomi del tumore al pene troviamo

  • la comparsa di un’escrescenza o un’ulcerazione sul pene che non guarisce entro quattro settimane,
  • sanguinamento dal pene o da sotto il prepuzio,
  • perdite maleodoranti,
  • ispessimento della pelle del pene o del prepuzio che rende difficile scoprire il glande (fimosi),
  • un cambiamento del colore della pelle del pene o del prepuzio,
  • eruzione cutanea.

Diagnosi

La diagnosi precoce del tumore al pene è fondamentale per la sopravvivenza e per preservare l’integrità dell’organo. Qualsiasi lesione sospetta deve essere indagata con:

  • Biopsia incisionale o escissionale: il prelievo di un piccolo frammento di tessuto è l’unico modo per confermare la natura maligna della lesione e determinarne il grado.
  • Ecografia e Risonanza Magnetica (RM) peniena: per valutare quanto profondamente il tumore ha invaso i corpi cavernosi.
  • Palpazione e diagnostica dei linfonodi inguinali: il tumore del pene si diffonde tipicamente ai linfonodi dell’inguine. Possono essere necessari l’ecografia, la TAC o la biopsia del linfonodo sentinella.
  • PET/TAC: utilizzata nelle fasi più avanzate per escludere metastasi a distanza.

Cura

La strategia terapeutica moderna punta alla massima radicalità oncologica con il minor impatto funzionale e psicologico possibile. Il piano di cura dipende dallo stadio della malattia.

Le principali modalità includono:

  • Chirurgia conservativa (Organ-sparing): asportazione della sola lesione (chirurgia laser, chirurgia di Mohs o glansectomia parziale) per mantenere il più possibile la funzione urinaria e sessuale.
  • Penectomia parziale o totale: rimozione chirurgica di una parte o di tutto il pene nei casi invasivi. In caso di penectomia totale, viene creato un nuovo sbocco per l’urina (uretrostomia perineale).
  • Linfadenectomia inguinale: asportazione chirurgica dei linfonodi inguinali se coinvolti.
  • Radioterapia e Chemioterapia: utilizzate spesso in combinazione prima della chirurgia per ridurre le dimensioni del tumore (neoadiuvante) o dopo l’intervento per eliminare cellule residue.

Sul fronte dello stile di vita, la prevenzione primaria include la vaccinazione contro l’HPV (fortemente raccomandata anche nei maschi), l’abbandono del fumo e il mantenimento di un’igiene intima meticolosa, specialmente negli uomini non circoncisi, per evitare l’accumulo di smegma cronico irritante.

Stenosi uretrale

La stenosi uretrale è un restringimento anormale dell’uretra, il canale che trasporta l’urina fuori dal corpo.

È in genere causata dalla presenza di gonfiore o tessuto cicatriziale secondario ad un intervento chirurgico o ad un’infezione (uretrite); più raramente è invece conseguenza di un tumore.

Le stenosi presenti alla nascita (congenite) sono possibili, ma rare.

I sintomi della condizione possono comprendere uno o più tra le seguenti manifestazioni:

Diagnosi

Per diagnosticare correttamente una stenosi uretrale e pianificare l’intervento correttivo, lo specialista urologo ricorre a:

  • Uroflussometria: un test semplice che misura la velocità e il volume del getto urinario.
  • Uretecistografia retrograda e minzionale (RGU/MCU): esame radiologico con mezzo di contrasto che permette di visualizzare con precisione la sede, la lunghezza e la gravità del restringimento.
  • Uretroscopia: l’inserimento di una piccola telecamera nell’uretra per osservare direttamente la cicatrice.
  • Ecografia uretrale: per valutare lo spessore della fibrosi (spongiofibrosi) intorno al canale.

Cura

La terapia mira a ripristinare il normale flusso urinario e prevenire danni permanenti alla vescica e ai reni. L’approccio dipende dalla lunghezza della stenosi e se si tratta di una recidiva.

Le opzioni includono:

  • Dilatazione uretrale: procedura ambulatoriale che consiste nell’inserimento di cateteri progressivamente più larghi. È spesso risolutiva solo temporaneamente.
  • Uretrotomia endoscopica: l’incisione della cicatrice tramite laser o lama a freddo durante una uretroscopia.
  • Uretroplastica: l’intervento chirurgico definitivo e di elezione. Prevede la rimozione del tratto stenotico e la ricostruzione del canale, talvolta utilizzando innesti di mucosa buccale (prelevata dall’interno della guancia) per allargare l’uretra.
  • Stent uretrali: dispositivi posizionati all’interno per tenere aperto il canale, indicati solo in casi molto selezionati.

In termini di stile di vita e gestione post-operatoria, è fondamentale seguire scrupolosamente le indicazioni sul cateterismo post-intervento e monitorare eventuali cambiamenti nel flusso urinario. La prevenzione delle infezioni urinarie attraverso una corretta idratazione riduce il rischio di nuove cicatrizzazioni.

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Cos'è il prepuzio?

Il prepuzio è la pelle che ricopre il pene e che, se fatta scorrere verso il basso, scopre il glande.

Negli uomini circoncisi il prepuzio viene rimosso.
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