Tumore del pene: cause, sintomi, sopravvivenza e cura

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Introduzione

Il tumore del pene è una neoplasia che origina da una delle strutture che formano l’organo genitale esterno maschile, il pene. La grande maggioranza dei tumori del pene, più del 90%, sono carcinomi a cellule squamose (o spinocellulare), mentre tra le altre forme meno comuni ricordiamo il carcinoma a cellule di Merkel, il carcinoma a piccole cellule e il melanoma del pene.

Il carcinoma a cellule squamose del pene è un tumore molto raro nei Paesi sviluppati, con un’incidenza annuale di circa 1 caso ogni 100.000 persone all’anno, che rappresenta meno dello 0,5% di tutte le neoplasie maligne. Gli altri tipi di tumori del pene sono ancora più rari e difficilmente vengono descritti nella pratica clinica del mondo occidentale. L’incidenza è invece più alta nei Paesi in via di sviluppo, in correlazione a una più elevata esposizione ai fattori di rischio. L’età media di insorgenza della neoplasia è di circa 55-60 anni nei Paesi industrializzati, mentre di abbassa nei Paesi socio-economicamente meno sviluppati.

I sintomi con cui si manifesta più tipicamente il tumore al pene sono:

  • cambiamenti dell’aspetto della cute,
  • crescita di neoformazioni come verruche, ulcere o vesciche,
  • perdite maleodoranti,
  • dolore al pene che non regredisce.

Sopravvivenza

A causa della bassa diffusione è difficile stimare con esattezza i tassi di sopravvivenza a seguito di diagnosi di tumore al pene, ma secondo statistiche americane possiamo dire che la media è che il 67% dei pazienti a cui viene diagnosticato sopravvivono a distanza di 5 anni.

Più nel dettaglio:

  • Per i tumori confinati al pene, senza metastasi, il tasso di sopravvivenza relativa a 5 anni è di circa l’82%.
  • Se il tumore si è diffuso ai tessuti o ai linfonodi vicini il tasso di sopravvivenza relativa a 5 anni è del 48% circa.
  • Se il tumore si è diffuso in parti distanti del corpo, il tasso di sopravvivenza relativa a 5 anni si riduce.

Cause

Fattori di rischio

  • Infezione da HPV (papillomavirus umano): Rappresenta il principale fattore di rischio nello sviluppo del carcinoma del pene. È responsabile di più del 40% dei casi.
  • Infezione da HIV: Gli uomini che hanno contratto il virus dell’HIV presentano un rischio circa quasi dieci volte superiore di sviluppare il cancro del pene rispetto agli uomini sieronegativi.
  • Età avanzata.
  • Fumo.
  • Scarsa igiene degli organi genitali, in particolare a causa della formazione e persistenza dello smegma, un podotto di secrezione e di desquamazione che si deposita attorno agli organi genitali, sia femminili che maschili, nel solco balano-prepuziale nell’uomo e attorno al clitoride nella donna. Appare all’esame visivo come una sostanza biancastra. Lo smegma non è cancerogeno di per sé, essendo un semplice prodotto secreto-esfoliativo del nostro organismo, ma può aumentare il rischio di tumore del pene provocando irritazione e infiammazione se non viene adeguatamente deterso periodicamente.
  • Fimosi: Condizione medica in cui il prepuzio non può essere completamente retratto sul glande. La fimosi può anche essere, oltre che un fattore di rischio, anche un sintomo stesso del tumore del pene.
  • Parafimosi: Condizione medica in cui il prepuzio non riesce a ritornare alla sua posizione di partenza, sopra il glande, dopo l’erezione.
  • Balaniti o balanopostiti: Infiammazione del glande (balanite) o del glande e del foglietto interno del prepuzio (balanopostiti). Possono essere causate da
    • scarsa igiene,
    • reazioni allergiche a certi saponi o detergenti,
    • infezioni,
    • diabete.
  • Lichen sclerosus: Malattia infiammatoria cronica cutanea che può svilupparsi anche sulla cute del pene. Si manifesta come chiazze bianche sulla pelle.
  • Trattamento con raggi UV, utilizzato in alcune patologie come la psoriasi

Fattori protettivi

Alcuni studi riportano che la circoncisione effettuata durante l’infanzia può fornire una parziale protezione contro lo sviluppo del tumore del pene. L’effetto protettivo viene perso se la circoncisione viene effettuata in età adulta.

La riduzione dell’incidenza di tumore del pene nella popolazione circoncisa può essere spiegata dal

  • ridotto rischio di fimosi,
  • riduzione del rischio di infezione da HPV,
  • riduzione della produzione e accumulo dello smegma.

Sintomi

Le principali manifestazioni con cui si presenta il tumore del pene sono

  • Cambiamenti dell’aspetto della cute del pene. Può ad esempio esserne alterato il colore, la consistenza o lo spessore.
  • Crescita del pene con neoformazioni che possono avere l’aspetto di una verruca, un’ulcera o di una vescica.
  • Arrossamento di un’area del pene o, meno frequentemente, di tutto il pene.
  • Rash cutaneo sul pene. Può essere anche doloroso e/o pruriginoso.
  • Perdite maleodoranti dal pene. Si presentano con diversi aspetti: chiare, limpide, torbide o purulente.
  • Dolore al pene che non regredisce.
  • Sanguinamenti dal pene, da una lesione visibile sulla cute del pene o da sotto il prepuzio.
  • Fimosi, che come detto in precedenza rappresenta sia un fattore di rischio che una manifestazione sintomatologica del tumore del pene.
  • Rigonfiamenti linfonodali, soprattutto inguinali. Solitamente questo è un segno di diffusione metastatica del tumore ai linfonodi locoregionali che appaeranno solitamente tumefatti, duri e non dolenti.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per il tumore del pene inizia con un esame fisico accurato e si conclude con la conferma istologica, essenziale per definire la natura e l’aggressività della malattia.

Valutazione clinica e anamnesi

Il medico specialista (urologo) esamina attentamente la lesione, valutandone le dimensioni, la posizione, il colore e la consistenza. Durante l’anamnesi vengono approfonditi i fattori di rischio (come la presenza di fimosi o l’esposizione al virus HPV) e la durata dei sintomi. Un passaggio cruciale della visita è la palpazione dei linfonodi inguinali: la presenza di linfonodi ingrossati può indicare un’infiammazione o una diffusione metastatica.

Biopsia e analisi istopatologica

La biopsia è l’unico esame in grado di confermare la diagnosi di tumore. Consiste nel prelievo di un piccolo campione di tessuto dalla lesione, solitamente eseguito in anestesia locale. Il patologo analizza il campione al microscopio per determinare il tipo di carcinoma (generalmente squamocellulare) e il suo grado di differenziazione (G1-G3), parametro fondamentale per prevedere l’aggressività del tumore.

Esami di imaging e stadiazione

Una volta confermata la presenza del tumore, è necessario stabilire la profondità dell’infiltrazione locale e l’eventuale presenza di metastasi. Gli strumenti principali includono:

  • Ecografia e risonanza magnetica: La risonanza magnetica, spesso eseguita dopo l’induzione di un’erezione artificiale tramite farmaci iniettati, è oggi considerata il gold standard per valutare se il tumore ha invaso i corpi cavernosi, guidando la scelta verso una chirurgia conservativa.
  • TAC e PET: Utilizzate prevalentemente per lo studio dei linfonodi addominali e la ricerca di metastasi a distanza (polmoni, fegato, ossa).
  • Biopsia del linfonodo sentinella (DSNB): Nei casi in cui i linfonodi inguinali non siano palpabili ma il tumore abbia caratteristiche di rischio, si utilizza questa tecnica mininvasiva per identificare e analizzare il primo linfonodo di drenaggio.

Stadiazione (TNM)

La stadiazione segue il sistema internazionale TNM, che classifica l’estensione della malattia per definire il miglior approccio terapeutico:

  • T (Tumore primario):
    • Tis: Carcinoma in situ (superficiale).
    • T1: Invasione del tessuto connettivo subepiteliale.
    • T2: Invasione del corpo spugnoso o dei corpi cavernosi.
    • T3: Invasione dell’uretra.
    • T4: Invasione di strutture adiacenti (es. prostata, pube).
  • N (Linfonodi): Da N0 (nessun coinvolgimento) a N3 (masse linfonodali fisse o coinvolgimento dei linfonodi pelvici).
  • M (Metastasi): M0 (assenti) o M1 (presenti in organi distanti).

Cura

Il trattamento del tumore del pene si pone due obiettivi fondamentali: l’eradicazione completa della neoplasia e la massima preservazione possibile della funzione urinaria, sessuale e dell’estetica dell’organo. La strategia terapeutica è oggi altamente personalizzata e multidisciplinare.

Chirurgia conservativa (Organ-Sparing)

Negli stadi iniziali o localizzati, la tendenza moderna privilegia tecniche che evitano l’amputazione, garantendo una qualità della vita superiore senza compromettere la sopravvivenza. Le opzioni includono:

  • Trattamenti topici e Laser: Per i tumori superficiali (in situ), si possono utilizzare creme chemioterapiche (5-fluorouracile) o immunomodulatrici (imiquimod), oppure la chirurgia laser (CO2 o Nd:YAG) che “evapora” le cellule malate.
  • Circoncisione: Se il tumore è limitato esclusivamente al prepuzio, la sua rimozione chirurgica può essere curativa.
  • Glansectomia e Resezione conservativa: Rimozione parziale o totale del glande o della lesione con margini di sicurezza, spesso seguita da ricostruzione mediante innesti cutanei.

Chirurgia radicale

In caso di tumori voluminosi o profondamente infiltranti, può rendersi necessaria una penectomia parziale o, più raramente, totale. In quest’ultimo caso, viene creata una nuova apertura per l’uretra nel perineo (uretrostomia perineale) per consentire la minzione in posizione seduta. Le moderne tecniche ricostruttive permettono comunque, in casi selezionati, interventi di falloplastica successivi.

Gestione dei linfonodi

Il controllo dei linfonodi inguinali è il fattore prognostico più importante. Se i linfonodi risultano coinvolti, è necessaria la linfoadenectomia inguinale, un intervento chirurgico di rimozione dei tessuti linfatici. Oggi questa procedura può essere eseguita con tecniche video-endoscopiche per ridurre le complicanze post-operatorie (come il linfedema).

Radioterapia e chemioterapia

Le terapie non chirurgiche giocano un ruolo essenziale in diverse fasi della malattia:

  • Radioterapia: Può essere utilizzata come alternativa alla chirurgia in pazienti selezionati (brachiterapia) o come trattamento adiuvante post-operatorio per ridurre il rischio di recidiva in presenza di linfonodi positivi.
  • Chemioterapia: Viene impiegata prima della chirurgia (neoadiuvante) per ridurre la massa tumorale negli stadi avanzati, o dopo l’intervento (adiuvante) per eliminare eventuali cellule residue. I protocolli più efficaci prevedono combinazioni di farmaci come paclitaxel, ifosfamide e cisplatino.
  • Immunoterapia: Rappresenta l’ultima frontiera per i pazienti con malattia metastatica o resistente ai farmaci tradizionali, utilizzando molecole (inibitori dei checkpoint immunitari) che aiutano il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule cancerose.

Stile di vita e supporto post-operatorio

Il recupero non è solo fisico ma anche psicologico. Il supporto sessuologico e psicologico è parte integrante del piano di cura per affrontare le ripercussioni sulla sfera dell’immagine corporea e della funzione sessuale. La cessazione del fumo è fortemente raccomandata, poiché il tabagismo è associato a una peggiore guarigione delle ferite e a un aumentato rischio di recidiva. Un follow-up regolare è indispensabile nei primi 5 anni per intercettare tempestivamente eventuali ritorni della malattia.

Prevenzione

Per prevenire l’insorgenza del tumore del pene può essere utile fare ricorso alle seguenti strategie:

  • Vaccini contro HPV, che possono essere utilizzati anche nell’uomo oltre che nella donna dove vengono utilizzati la prevenzione del carcinoma della cervice uterina.
  • Uso regolare del preservativo, dispositivo che previene il contagio da HIV, HPV e altre infezioni sessualmente trasmesse che possono predisporre l’insorgenza di tumore del pene.
  • Evitare rapporti sessuali non protetti in generale, in particolare con partner sconosciuti.
  • Sottoporsi periodicamente a test per le malattie sessualmente trasmissibili.
  • Corretta igiene dei genitali, con lavaggio quotidiano del pene, dello scroto e del prepuzio con acqua e detergenti.
  • Smettere di fumare.

Fonti e bibliografia

  • Rugarli C., Medicina interna sistematica 2000
  • Harrison, Principi di medicina interna, 18ª ed., Milano, CEA Casa Editrice Ambrosiana, 2012
  • Linee Guida AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) – Tumori del Pene.
  • EAU Guidelines (European Association of Urology) – Penile Cancer.
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