Malattia di Peyronie (pene curvo): cause, sintomi e cura

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Introduzione

La malattia di Peyronie è un disturbo associato ad una anomala guarigione delle ferite all’interno del pene. È caratterizzata dalla formazione di una placca non elastica, fibrosa, prevalentemente composta da collagene sulla tunica albuginea, la guaina fibrosa che circonda i corpi cavernosi del pene.

La formazione della placca fibrosa ha come principale conseguenza l’alterazione morfologica del pene durante l’erezione. Queste alterazioni possono essere ad esempio:

  • anomale curvature;
  • inconsueti accorciamenti;
  • o particolari restringimenti a clessidra del pene.

La malattia può diventare causa di dolore durante l’erezione e la presenza della placca in alcuni casi diventa responsabile di disfunzione erettile (impotenza).

Va sottolineato che un certo grado di curvatura del pene è da considerarsi normale e fisiologico; molti uomini nascono con curvature benigne del pene, condizione che comunemente viene indicata come curvatura congenita benigna.

Il principale impatto della sindrome di Peyronie sul paziente riguarda la sfera sessuale. Le deformità del pene possono limitare la prestazione sessuale. Il grado con cui le alterazioni morfologiche del pene alterano il rapporto sessuale dipende da quanto accentuata è l’angolatura dell’alterazione morfologica e/o dall’orientamento della curvatura del pene.

Se nei casi di curvature modeste, che non compromettono l’attività sessuale, non è necessaria alcuna terapia, casi più severi vengono trattati con varie tipologie di approccio, basate sulla fase clinica della patologia.

Cause

Le stime sull’incidenza della sindrome di Peyronie sono incerte. Gli studi più recenti indicano che in Italia circa il 4% della popolazione soffre di questo disturbo, ma è un dato che potrebbe essere sottostimato a causa dell’imbarazzo che hanno i pazienti a parlare con il proprio medico di base di questa condizione.

I numeri sembrano comunque essere in crescita, seppur non si conosca se questo sia dovuto ad un aumento effettivo della patologia o ad un aumento delle diagnosi. Infatti, rispetto al passato, seppur la malattia continui ad essere sottodiagnosticata, oggi gli uomini hanno meno pudore e sono più informati riguardo le malattie che riguardano il proprio apparato genito-urinario, sono di conseguenza più propensi a sottoporsi ad una visita andrologica, e questo potrebbe aver portato ad un aumento effettivo dell’incidenza della malattia. Colpisce più frequentemente i soggetti con età superiore ai 50 anni, mentre è più rara negli under 25.

Le causa alla base dello sviluppo della sindrome di Peyronie non sono ancora state completamente chiarite, una delle ipotesi più condivise è che la formazione della placca fibrosa sia conseguente ad un trauma meccanico singolo o ripetuto a livello del pene, a cui si associano alterazioni micro-vascolari.

I traumi avvengono più frequentemente durante un’intensa attività sessuale, ma possono anche derivare da incidenti fortuiti durante l’attività atletica o sul posto di lavoro. Le lesioni traumatiche possono rompere alcuni piccoli vasi sanguigni nel pene, determinando sanguinamento e infiammazione all’interno degli strati della tunica albuginea. In seguito, il gonfiore derivante dall’infiammazione potrà bloccare il deflusso ematico, determinando un intrappolamento del sangue all’interno della tunica albuginea del pene.

Quando il sangue non può defluire normalmente, si possono formare dei piccoli coaguli che a loro volta richiamano cellule del sistema immunitario per poter essere degradati. Mentre la ferita guarisce, le cellule del sistema immunitario possono rilasciare sostanze che portano alla formazione di un eccesso di tessuto cicatriziale. Il tessuto cicatriziale si accumula e forma una placca all’interno del pene, che riduce l’elasticità dei tessuti e la flessibilità del pene durante l’erezione, portando alle caratteristiche curvature anomale della sindrome di Peyronie. La placca può poi ulteriormente indurirsi a causa della sua calcificazione, processo che consolida e stabilizza ulteriormente l’anomalia morfologica del pene.

In realtà questa è solo una ipotesi diagnostica, in quanto alcuni individui sviluppano la sindrome di Peyronie anche in assenza di traumi pregressi. Per spiegare questi casi alcuni esperti ritengono che la malattia di Peyronie possa derivare da una malattia autoimmune. Normalmente, il sistema immunitario ci protegge dalle infezioni, identificando e distruggendo batteri, virus e altre sostanze estranee potenzialmente dannose. Gli uomini che hanno malattie autoimmuni possono sviluppare la malattia di Peyronie in quanto il loro sistema immunitario, invece di attaccare microorganismi patogeni, aggredisce le cellule del pene. Questo può portare ad un’infiammazione del pene che può sfociare nella formazione di cicatrici. Non si conosce esattamente la causa scatenante queste risposte autoimmunitarie, ma si ipotizza possa derivare da pregresse infezioni che hanno sensibilizzato il sistema immunitario a rispondere anche contro cellule dell’organismo umano oltre che a microorganismi patogeni.

Fattori di rischio

Tra i principali fattori di rischio nello sviluppo della Sindrome di Peyronie ricordiamo:

  • età avanzata;
  • fumo di sigaretta;
  • pregressi interventi chirurgici sul pene o sull’apparato genito-urinario;
  • familiarità (soggetti che hanno parenti stretti che soffrono di Sindrome di Peyronie hanno maggiori possibilità di sviluppare la stessa malattia);
  • diabete mellito di tipo 2;
  • malattia di Dupuytren (fibromatosi palmare superficiale che si manifesta con la flessione progressiva e permanente di una o più dita della mano. I pazienti che soffrono di questa patologia hanno maggiori possibilità di sviluppare anche la sindrome di Peyronie).

Sintomi

La sindrome di Peyronie può manifestarsi con i seguenti sintomi:

  • Alterazioni morfologiche del pene in erezione, che si manifestano più frequentemente come anomale curvature in tutte le direzioni (alto, basso o lateralmente). Altre alterazioni possono essere inconsueti accorciamenti o particolari restringimenti a clessidra del pene.
  • Presenza di lesioni indurite alla palpazione, simili a cordini o placche.
  • Rapporti sessuali dolorosi e/o difficili. Il grado delle alterazioni dei rapporti sessuali dipendono quanto accentuata è l’angolatura dell’alterazione morfologica e/o dall’orientamento della curvatura del pene. I pazienti con una leggera curvatura possono avvertire solo un leggero disagio durante il rapporto sessuale, in particolare al momento della penetrazione, mentre pazienti con una curvatura più accentuata possono arrivare anche ad avere solo rapporti sessuali insoddisfacenti, fastidiosi e dolorosi o addirittura a non riuscire più ad avere nessun rapporto sessuale.
  • Dolore che si manifesta principalmente durante l’erezione, ma che in alcuni casi può essere presente anche a riposo. Con il progredire della malattia tende a ridursi, fino a scomparire.
  • Difficoltà a mantenere l’erezione. Questo può essere dovuto al dolore durante l’erezione, ma può presentarsi anche quando il paziente è indolente. Complica ulteriormente lo svolgimento di rapporti sessuali.
  • Disturbi psicologici come depressione o ansia da prestazione, in relazione all’imbarazzo per le alterazioni morfologiche del pene, alla frustrazione per non riuscire ad avere rapporti sessuali soddisfacenti ed eventualmente alla difficoltà nell’avere figli.

Diagnosi

La diagnosi della malattia di Peyronie è un processo clinico fondamentale non solo per confermare la patologia, ma soprattutto per distinguere tra la fase attiva (infiammatoria) e la fase stabilizzata (fibrotica). Questa distinzione è cruciale poiché i trattamenti variano significativamente in base allo stadio della malattia.

Il percorso diagnostico moderno si articola generalmente in tre passaggi chiave:

Anamnesi e valutazione clinica

Il medico specialista (andrologo o urologo) raccoglie la storia clinica del paziente, indagando l’insorgenza dei sintomi, la presenza di dolore e l’impatto sulla funzione sessuale. Un elemento fondamentale è la valutazione della curvatura: al paziente viene spesso chiesto di eseguire delle fotografie del pene in erezione da tre diverse angolazioni (test di Kelami o autofotografia). Questo metodo è considerato lo standard per documentare con precisione l’entità e la direzione della deformità.

Esame obiettivo

Durante la visita, il medico esegue una palpazione accurata del pene in stato di flaccidità per individuare la presenza della placca. La placca si presenta come un’area indurita, simile a una cicatrice o a un nodulo, situata solitamente sul dorso o sui lati del pene. La palpazione permette di stimare le dimensioni e la consistenza della fibrosi.

Esami strumentali

Sebbene la diagnosi sia prevalentemente clinica, l’imaging fornisce dettagli essenziali per la pianificazione terapeutica:

  • Ecografia basale e dinamica: L’ecografia ad alta risoluzione permette di visualizzare la placca, misurarne lo spessore e individuare eventuali calcificazioni.
  • Eco-Color Doppler penieno dinamico: È l’esame d’elezione per valutare la vascolarizzazione e la presenza di una concomitante disfunzione erettile. Viene eseguito previa iniezione di un farmaco vasodilatatore (PGE1) che induce un’erezione artificiale, permettendo al medico di misurare con precisione l’angolo di curvatura e valutare l’integrità dei vasi sanguigni.

Cura

L’approccio terapeutico alla malattia di Peyronie ha come obiettivi primari la risoluzione del dolore, la stabilizzazione della curvatura e il ripristino di una funzione sessuale soddisfacente. Il trattamento è strettamente personalizzato e dipende dalla fase della malattia (attiva o stabile) e dalla gravità della deformità.

Le opzioni terapeutiche comprendono strategie conservative, farmacologiche, meccaniche e chirurgiche.

Terapie conservative e farmacologiche

Nella fase attiva (che può durare dai 6 ai 18 mesi), l’obiettivo è limitare la progressione della fibrosi e gestire il dolore.

  • Terapia orale: Sebbene molte sostanze siano state utilizzate in passato, il consenso scientifico attuale è cauto. Farmaci come i componenti antiossidanti o gli inibitori della PDE5 (usati anche per la disfunzione erettile) possono essere prescritti per migliorare l’ossigenazione dei tessuti e la qualità emodinamica, sebbene non correggano direttamente la curvatura.
  • Iniezioni intra-lesionali: Rappresentano una delle opzioni più efficaci nella fase iniziale. Vengono iniettati farmaci direttamente nella placca, come il Verapamil o l’Interferone, per cercare di ammorbidire il tessuto fibroso. Nota: La collagenasi di Clostridium histolyticum, un tempo trattamento d’elezione, ha attualmente una disponibilità limitata in diversi mercati europei per ragioni commerciali.
  • Onde d’urto extracorporee (ESWT): Utilizzate principalmente per la gestione del dolore refrattario nella fase attiva, non hanno mostrato un’efficacia consolidata nella riduzione della curvatura.

Terapia meccanica (Traction Therapy)

L’uso di dispositivi di trazione peniena (extender) e di dispositivi vacuum è diventato un pilastro del trattamento non chirurgico. Se utilizzati con costanza per diverse ore al giorno secondo protocolli specifici, questi dispositivi possono aiutare a ridurre la curvatura e prevenire la perdita di lunghezza del pene, agendo attraverso un meccanismo di rimodellamento dei tessuti (meccanotrasduzione).

Stile di vita e supporto

Il mantenimento di una buona salute cardiovascolare è essenziale, data la correlazione tra disfunzione endoteliale e salute dei tessuti penieni. È fortemente raccomandata la cessazione del fumo di sigaretta e il controllo rigoroso della glicemia nei pazienti diabetici. Dato l’importante impatto psicologico della condizione, un supporto sessuologico o psicoterapeutico può essere parte integrante del percorso di cura per gestire l’ansia da prestazione e il disagio relazionale.

Chirurgia

L’intervento chirurgico è indicato esclusivamente nella fase stabilizzata (assenza di dolore e curvatura invariata da almeno 6 mesi) e solo se la deformità impedisce o rende molto difficoltoso il rapporto sessuale.

Le principali tecniche includono:

  • Plicatura della tunica albuginea: Consiste nell’effettuare delle suture sul lato opposto alla placca per “raddrizzare” il pene. È indicata per curvature moderate e comporta un lieve accorciamento del pene.
  • Incisione o escissione e innesto (Grafting): La placca viene incisa o rimossa e lo spazio viene riempito con un innesto di tessuto (biologico o sintetico). Si riserva a curvature gravi o quando il pene è già significativamente accorciato, ma comporta un rischio maggiore di disfunzione erettile post-operatoria.
  • Protesi peniena: È la soluzione definitiva per i pazienti che presentano contemporaneamente una grave curvatura e una disfunzione erettile che non risponde ai farmaci. La protesi corregge la deformità e garantisce la rigidità necessaria per il rapporto.

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