Priapismo: cause, sintomi e cura

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Introduzione

Per priapismo s’intende un’erezione

  • dolorosa,
  • persistente
  • ed involontaria,
  • non associata a desiderio ed eccitazione sessuale,
  • di durata superiore alle 4 ore.

È un disturbo che si presenta maggiormente nei bambini tra i 5 e i 10 anni, e negli adulti tra i 30 e i 60 anni.

Il termine “priapismo” deriva dalla divinità greca Priapo, simbolo della virilità e della fertilità.

Il priapismo è un disturbo serio, che richiede una diagnosi precoce e un trattamento altrettanto rapido, perché diversamente è possibile andare incontro a lesioni permanenti a livello del pene con esiti di disfunzione erettile ed impotenza.

Cause

Le cause di priapismo sono numerose, tra le principali ricordiamo:

  • Farmaci per la disfunzione erettile: rappresentano la causa più frequente, soprattutto in caso di abuso o di uso scorretto. Fanno parte di questa categoria
    • i farmaci che vengono direttamente iniettati a livello del pene (alprostadil, papaverina)
    • e quelli orali inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (sildenafil, tadalafil, vardenafil).
  • Sostanze stupefacenti: cocaina e anfetamine.
  • Altri farmaci (anticoagulanti, anti-ipertensivi, β-bloccanti, anti-psicotici, corticosteroidi ed altri ancora).
  • Malattie ematologiche: anemia falciforme, talassemia, alterazioni della coagulazione, leucemie e linfoma non Hodgkin. Questa categoria rappresenta la causa più frequente di priapismo nei bambini. È una forma di tipo intermittente con l’alternarsi di fasi di priapismo a fasi di detumescenza.
  • Cancro alla prostata.
  • Alterazione della funzione neuromuscolare, come in caso di diabete mellito (anche se più frequentemente quest’ultimo si manifesta con disfunzione erettile).
  • Stenosi o compressione midollare
  • Infezioni a carico delle vie urinarie (prostatite, cistite (infezione della vescica), uretrite).
  • Tumori a livello della pelvi.
  • Trombosi venosa a carico dei vasi pelvici.
  • Nutrizione parenterale totale.
  • Sostanze tossiche (veleno di scorpione o di ragni, dopo puntura).

Molti uomini riferiscono al medico la comparsa di erezioni spontanee notturne, ma è bene notare che spesso si tratta di un fenomeno del tutto fisiologico e non assimilabile al cosiddetto priapismo notturno, che è invece caratterizzato da dolore e che come tale richiede il parere di uno specialista; i reali casi di priapismo notturno sono in genere legati di norma a cause psicologiche, più raramente potrebbe essere correlato a disturbi neurologici o prostatici.

Classificazione

Il pene è composto principalmente da 3 strutture:

  • due corpi cavernosi a livello dell’asta
  • e un corpo spongioso che corrisponde al glande ricoperto dal prepuzio.

Durante l’erezione si verifica un rilassamento della muscolatura liscia del pene, che permette l’accumulo di sangue nelle sue strutture con conseguente ingrandimento e irrigidimento.

Si riconoscono 3 tipi di priapismo:

  • Priapismo ischemico (venoso, a basso flusso): è la forma più frequente nonché la più grave, rappresentando una vera e propria urgenza medica. È causata dal mancato deflusso di sangue venoso (il sangue rimane “intrappolato” e diventa povero di ossigeno). Il dolore è di tipo ischemico, progressivo e peggiora col passare del tempo. Se non si interviene tempestivamente si sviluppa una sofferenza cellulare con successiva fibrosi dei corpi cavernosi. Il risultato finale è la disfunzione erettile, o addirittura la necrosi e gangrena del pene.
  • Priapismo non ischemico (arterioso, ad alto flusso): forma meno frequente, la cui causa consiste in una rottura di un’arteria cavernosa, o nella creazione di una fistola artero-venosa ad alto flusso di sangue (spesso a seguito di un trauma). A differenza della forma ischemica, in questa forma manca solitamente il dolore intenso e non c’è rischio immediato di necrosi, poiché il sangue è ossigenato.
  • Priapismo ricorrente (stuttering): una forma di priapismo ischemico caratterizzata da episodi ripetuti, dolorosi e di breve durata, comune soprattutto nei pazienti con anemia falciforme.

Sintomi

Il priapismo, e quindi l’erezione persistente e dolorosa, può essere considerato già di per sé un sintomo che si manifesta per diverse cause e in diverse patologie. Spesso al priapismo si associano altri sintomi per lo più dovuti alla causa principale sottostante, tra cui:

  • dolore localizzato al pene, esacerbato dal contatto, che può estendersi anche all’inguine,
  • pene turgido, caldo al tatto, pulsante,
  • febbre e sudorazione notturna (in caso di malattia ematologica),
  • sintomi urinari (in caso di infezione delle vie urinarie),
  • cute pallida e fredda, con malessere generalizzato (in caso di anemia falciforme),
  • agitazione psicomotoria e alterazione del livello di coscienza in caso di intossicazione da sostanze psicostimolanti (cocaina e anfetamine).

Diagnosi

La diagnosi del priapismo deve essere immediata, poiché il fattore tempo è determinante per la salvaguardia della funzione sessuale. L’obiettivo primario del medico è distinguere tra la forma ischemica (urgenza chirurgica) e quella non ischemica.

Anamnesi ed esame clinico

Il percorso inizia con una raccolta minuziosa di informazioni per identificare possibili trigger: uso di farmaci per la disfunzione erettile, traumi recenti al perineo o ai genitali, e patologie note come l’anemia falciforme. Durante l’esame obiettivo, il medico valuta la consistenza del pene:

  • Nel priapismo ischemico (basso flusso): i corpi cavernosi sono estremamente rigidi e dolenti, mentre il glande rimane tipicamente morbido.
  • Nel priapismo non ischemico (alto flusso): il pene è solitamente in uno stato di erezione incompleta o elastica, meno dolente, e la rigidità può interessare anche il glande.

Emogasanalisi del sangue cavernoso

L’esame dirimente per la diagnosi differenziale è il prelievo di sangue direttamente dai corpi cavernosi tramite una sottile siringa. L’analisi dei gas nel sangue (emogasanalisi o EGA) rivela parametri fondamentali:

  • Forma ischemica: il sangue estratto appare scuro (ipossico). I valori mostrano un pH basso (acidosi), bassa pressione di ossigeno (pO2 < 30 mmHg) e alta pressione di anidride carbonica (pCO2 > 60 mmHg).
  • Forma non ischemica: il sangue appare rosso brillante (ossigenato). Il pH è normale, la pO2 è elevata (> 90 mmHg) e la pCO2 è bassa (< 40 mmHg).

Diagnostica per immagini e test di laboratorio

L’ecocolordoppler penieno è lo strumento d’eccellenza per visualizzare il flusso ematico in tempo reale. In caso di priapismo arterioso, può individuare la presenza di una fistola (un passaggio anomalo tra arteria e tessuto). Nelle forme ischemiche, mostra invece l’assenza di circolazione arteriosa nelle fasi avanzate.

Gli esami del sangue completano il quadro: un emocromo con formula serve a escludere leucemie o anomalie dei globuli rossi, mentre i test tossicologici possono confermare l’eventuale assunzione di droghe stimolanti. In casi selezionati, la risonanza magnetica può essere utilizzata per valutare l’integrità dei tessuti o la presenza di fibrosi precoce.

Cura e rimedi

Il trattamento del priapismo si pone tre obiettivi: interrompere l’erezione persistente, alleviare il dolore e prevenire la disfunzione erettile permanente. L’approccio terapeutico varia radicalmente in base alla tipologia diagnosticata.

Trattamento del priapismo ischemico (emergenza)

Questa condizione è paragonabile a una “sindrome compartimentale” del pene: oltre le 12-24 ore, il rischio di danni permanenti diventa elevatissimo. Il protocollo prevede step incrementali:

  1. Aspirazione e lavaggio: previa anestesia locale, si procede allo svuotamento del sangue intrappolato nei corpi cavernosi. Spesso si effettua un lavaggio con soluzione fisiologica per rimuovere i coaguli.
  2. Iniezione intracavernosa di farmaci: se l’aspirazione non è sufficiente, si iniettano farmaci α-adrenergici (come la fenilefrina). Questi agiscono restringendo i vasi e favorendo il deflusso del sangue. Durante questa procedura, è necessario monitorare la pressione arteriosa per il rischio di rari effetti collaterali sistemici.
  3. Intervento chirurgico (Shunt): se le manovre precedenti falliscono, il chirurgo crea una comunicazione (shunt) per permettere al sangue di defluire verso altre vene o verso il corpo spongioso.
  4. Protesi peniena immediata: nelle forme diagnosticate molto tardi (oltre le 36-48 ore), quando la necrosi dei tessuti è ormai inevitabile, le linee guida attuali suggeriscono di valutare l’inserimento immediato di una protesi per evitare che la fibrosi successiva renda impossibile futuri interventi.

Trattamento del priapismo non ischemico

Non essendo una condizione di emergenza immediata, l’approccio è più conservativo. Spesso si adotta una strategia di “attesa vigile” associata all’applicazione di ghiaccio e compressione locale. Se l’erezione persiste e causa disagio, il trattamento d’elezione è l’embolizzazione arteriosa selettiva: attraverso un catetere, si inseriscono micro-sostanze (riassorbibili o permanenti) per chiudere temporaneamente il vaso danneggiato che alimenta l’erezione anomala.

Gestione del priapismo ricorrente (stuttering)

Per prevenire nuovi episodi, si agisce sulla causa sottostante (ad esempio ottimizzando la cura dell’anemia falciforme). Possono essere prescritti farmaci orali per modulare la risposta erettile o terapie ormonali mirate a ridurre temporaneamente i livelli di testosterone, sebbene quest’ultima opzione richieda cautela per gli effetti collaterali.

Stile di vita e consigli pratici

La prevenzione gioca un ruolo cruciale per chi ha già sofferto di questo disturbo:

  • Uso consapevole dei farmaci: non assumere mai farmaci per la disfunzione erettile senza supervisione medica o in dosi superiori a quelle prescritte.
  • Astensione da sostanze: evitare rigorosamente fumo, alcol e droghe d’abuso che alterano la circolazione peniena.
  • Cosa fare subito: in attesa di raggiungere il Pronto Soccorso, è possibile provare a urinare o fare una leggera attività fisica (come salire le scale), che può aiutare a ridistribuire il flusso sanguigno. Evitare invece di aspettare oltre le 4 ore sperando che il sintomo passi da solo e non tentare mai di praticare manovre meccaniche violente sul pene.

Fonti e bibliografia

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