Bulimia nervosa: significato, sintomi, cause, conseguenze

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Introduzione

La bulimia nervosa (comunemente detta bulimia) è un disturbo alimentare: le persone bulimiche mangiano una quantità eccessiva di alimenti in un periodo di tempo limitato e breve (abbuffata) e poi cercano di non ingrassare ricorrendo a varie tecniche di “depurazione”, tra cui ricordiamo:

  • vomito autoindotto,
  • assunzione di lassativi (compresse o sciroppi che velocizzano il transito intestinale).

Chi soffre di bulimia non si sente in grado di controllare la quantità di cibi assunta. I pazienti bulimici, inoltre, possono scegliere di praticare attività fisica in quantità eccessiva, mangiare poco o niente o assumere diuretici per urinare di più e cercare di non ingrassare.

Diversamente dalle persone che sviluppano anoressia nervosa, chi soffre di bulimia può ricadere nel peso forma appropriato per la propria età; esattamente come gli anoressici, tuttavia, i bulimici

  • hanno paura di ingrassare,
  • cercano disperatamente di dimagrire,
  • sono profondamente insoddisfatti del proprio peso e del proprio aspetto fisico.

Prima di approfondire l’argomento, si ritiene utile riportare il numero di telefono istituito a livello nazionale per dare supporto a pazienti e famigliari/amici che dovessero aver bisogno di qualsiasi risposta ai propri dubbi, paure o richieste d’aiuto:

Numero Verde S.O.S. Disturbi Alimentari

800.180.969

Sono rimasta colpita dalle parole di questa ragazza: “Credo che per reagire bisogna innanzitutto ammettere ed essere consapevoli di avere un problema ed iniziare a fare tutto il contrario di ciò che ti dice la testa. Bisogna considerare che mentre ti allontani dalla tua dipendenza inizialmente troverai tutt’altro che serenità, ma devi voler continuare.” In effetti è proprio questo il passo iniziale.

Volevo solo spronare le ragazze che scorrono lungo questa pagina in cerca di conforto a reagire, a prendere in mano la propria situazione e a lottare. Lottare contro tutto e tutti. Anche a me è capitato di ritrovarmi senza l’appoggio dei miei familiari, anche a me si è insinuato tra i miei pensieri il desiderio di mollare, di gettare la spugna perchè “tanto non guarirò”, “ma chi lo dice che si vince la bulimia” o il tormento della morte come via di salvezza… Cazzata immensa! Eppure ringrazio il cielo per avermi fatto provare a cercare una persona specializzata, per avere intrapreso una terapia e per essere tornata a sorridere.

Non è semplice. Non è una cosa che passa in settimane o mesi, io lotto da anni tra alti e bassi, ma davvero sentivo il bisogno di urlare al mondo che forse questa volta anche io ce la sto facendo.”

Fra, 07 ottobre 2013

Fotografia di una ragazza con i polsi legati da un centimetro da sarta, per ricordare la prigione della bulimia.

iStock.com/KatarzynaBialasiewicz

Cause

La bulimia colpisce soprattutto le donne che, da sole, rappresentano una percentuale variabile tra l’85 per cento e il 90 per cento dei pazienti bulimici; l’età più a rischio è la tarda adolescenza, ma può verificarsi anche in età adulta.

La bulimia non è semplicemente un problema con il cibo, le abbuffate possono essere innescate e favorite dalle diete, dallo stress o dalle emozioni negative, come la rabbia o la tristezza.

Il vomito e le altre tecniche per evitare di ingrassare sono tutti modi per avere l’impressione di tenere meglio sotto controllo la propria vita e alleviare lo stress e l’ansia. Non esiste una causa unica che porta a sviluppare la bulimia, al contrario ci sono diversi fattori che in combinazioni variabili tra loro possono risultare decisivi per lo sviluppo della patologia.

  • Cultura. Nei Paesi sviluppati le donne sono costantemente indirizzate verso un certo ideale di bellezza. Vedere ovunque immagini di donne perfette e magre rende difficile accettare ed amare il proprio corpo così com’è.
  • Famiglia. Se vostra madre o vostra sorella soffrono o hanno sofferto di bulimia, anche voi siete più a rischio. I genitori che fanno molta attenzione all’aspetto fisico, sono perennemente a dieta o criticano il corpo dei figli aumentano le probabilità che il proprio figlio soffra di bulimia.
  • Traumi o fonti di stress. Gli eventi traumatici, come uno stupro, o le fonti di stress, come l’inizio di un nuovo lavoro, possono favorire la comparsa di bulimia in seguito alla ricerca di comfort food.
  • Personalità. Chi soffre di bulimia probabilmente non si piace, odia il proprio aspetto fisico o prova una profonda disperazione. Spesso ha forti sbalzi d’umore, ha problemi ad esprimere le emozioni negative o non riesce a controllare i comportamenti impulsivi.
  • Sport e lavoro. Alcuni sport e/o professioni che poggiano sull’aspetto fisico o le cui prestazioni possono essere condizionate dal peso espongono gli atleti a un maggior rischio di cadere vittime di un disturbo alimentare.
  • Genetica. Il patrimonio genetico, gli ormoni e i neurotrasmettitori probabilmente sono fattori che possono influire sulla comparsa della bulimia.

Sintomi

Chi soffre di bulimia può essere magro, in sovrappeso, oppure in perfetto peso forma.

Le manifestazioni tipiche della bulimia, ad esempio il vomito autoindotto, spesso sono vissute di nascosto, perché il paziente si vergogna o si sente disgustato, quindi è difficile capire se il paziente è veramente bulimico. È possibile, però, fare attenzione ad alcuni segni suggestivi del disturbo, per esempio chi soffre di bulimia può ricorrere a tecniche estreme per perdere peso, come ad esempio:

Chi soffre di bulimia può manifestar alcuni segni caratteristici legati ai frequenti episodi di vomito, ad esempio:

Il reflusso acido dovuto al vomito può inoltre causare irritazione a livello della gola, con la comparsa di:

I pazienti con un peso corporeo insufficiente possono manifestare segni e sintomi tipici legati alla malnutrizione, come ad esempio:

Chi soffre di bulimia spesso soffre anche di altri problemi psichiatrici, come ad esempio depressione e ansia, oltre ad essere più incline all’abuso di sostanze.

I pazienti possono sviluppare un’immagine distorta del proprio corpo, che si manifesta con il pensiero di essere troppo grassi, con l’odio per il proprio aspetto fisico e con il timore di ingrassare.

La bulimia può infine indurre stati d’animo anomali, in forma di sbalzi d’umore, tristezza, perdita di interesse verso le occasioni sociali (può ad esempio non avere più voglia di uscire con gli amici).

Pericoli

La bulimia può avere numerose possibili complicazioni:

Gravidanza

Nelle pazienti bulimiche il ciclo può saltare o scomparire, quindi di solito l’ovulazione non avviene e la gravidanza è un’eventualità piuttosto remota (ma non impossibile, quindi è sempre necessario ricorrere all’uso di efficaci misure contraccettive).

Chi invece è guarita dalla bulimia ha maggiori probabilità di avere un figlio, una volta che il ciclo si è normalizzato. Se non riuscite a concepire, consultate il vostro medico.

Se una donna bulimica rimane incinta, potrebbero verificarsi i problemi seguenti:

Se la futura mamma assume lassativi o diuretici durante la gravidanza, il bambino potrebbe riportare conseguenze gravi; questi farmaci impediscono alla madre di assorbire le sostanze nutritive e i liquidi, prima che possano arrivare a nutrire il bambino e possono essere responsabili di malformazioni nel neonato ed altri disturbi, in particolare se usati regolarmente.

Diagnosi

La diagnosi di bulimia nervosa non si basa su un singolo test, ma su un percorso clinico approfondito che integra criteri comportamentali, valutazioni psicologiche ed esami fisici. Il punto di riferimento internazionale per la diagnosi è il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali).

Criteri clinici essenziali

Secondo il consenso scientifico attuale, un medico o uno specialista in disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) pone diagnosi di bulimia quando si verificano contemporaneamente queste condizioni:

  • Episodi ricorrenti di abbuffate: consumo di una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe in un tempo simile, accompagnato dalla sensazione di perdere il controllo.
  • Comportamenti di compenso: ricorso regolare a strategie per prevenire l’aumento di peso, come il vomito autoindotto, l’abuso di lassativi, diuretici, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
  • Frequenza: le abbuffate e le condotte compensatorie devono verificarsi almeno una volta alla settimana per un periodo di tre mesi.
  • Autostima distorta: la valutazione di sé è indebitamente influenzata dalla forma del corpo e dal peso.

Il percorso diagnostico

Il medico inizia solitamente con un’intervista clinica approfondita, spesso utilizzando questionari standardizzati per esplorare il rapporto del paziente con il cibo e l’immagine corporea.

Successivamente, è necessario un esame obiettivo per valutare lo stato di salute generale e identificare eventuali segni fisici tipici, come l’erosione dello smalto dentale o squilibri ghiandolari. Gli esami del sangue sono fondamentali per monitorare i livelli di elettroliti (come il potassio e il sodio), la cui alterazione a causa del vomito o dell’uso di farmaci può esporre a rischi cardiaci severi. In alcuni casi, può essere richiesto un elettrocardiogramma (ECG) per verificare la funzionalità del cuore.

Cura e trattamento

Guarire dalla bulimia è possibile. Il percorso di cura moderno è multidisciplinare e personalizzato: non si limita a correggere il comportamento alimentare, ma affronta le radici psicologiche del disturbo e le complicanze mediche associate. Gli obiettivi principali sono l’interruzione del ciclo abbuffata-condotta di compenso, il miglioramento dell’autostima e la gestione delle emozioni.

Approccio multidisciplinare

Il trattamento più efficace prevede la collaborazione di un’équipe di esperti che include:

  • Psicoterapeuta: per affrontare gli aspetti cognitivi ed emotivi.
  • Medico o Psichiatra: per la gestione clinica e farmacologica.
  • Nutrizionista o Dietista: per ripristinare un’alimentazione regolare senza l’ossessione del controllo.

Psicoterapia: il pilastro della cura

La terapia cognitivo-comportamentale “migliorata” (CBT-E) è attualmente considerata il gold standard per il trattamento della bulimia negli adulti. Questo approccio aiuta il paziente a identificare i trigger (gli stimoli) che scatenano le abbuffate e a sostituire i pensieri disfunzionali su peso e cibo con schemi più sani. Per gli adolescenti, la terapia basata sulla famiglia (Family-Based Treatment) è spesso la scelta d’elezione, poiché coinvolge attivamente i genitori nel supporto alla guarigione.

Terapia farmacologica

I farmaci non sostituiscono la psicoterapia, ma possono essere un supporto prezioso. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), in particolare la fluoxetina, sono gli unici approvati specificamente per la bulimia. Questi antidepressivi possono aiutare a ridurre la frequenza delle abbuffate e degli atti compensatori, oltre a migliorare i sintomi di ansia e depressione spesso associati al disturbo.

Riabilitazione nutrizionale e stile di vita

Il percorso nutrizionale non è una “dieta” nel senso restrittivo del termine, ma una rieducazione. L’obiettivo è stabilizzare il metabolismo e imparare a riconoscere i segnali naturali di fame e sazietà. Un’alimentazione regolare, che includa tutti i nutrienti necessari (seguendo idealmente i principi della dieta mediterranea), aiuta a ridurre la spinta biologica verso l’abbuffata causata dal digiuno.

Pratiche di mindfulness e tecniche di gestione dello stress possono supportare il paziente nei momenti di crisi, offrendo strumenti alternativi al cibo per gestire la sofferenza emotiva.

Gruppi di supporto

Esistono gruppi come Overeaters Anonymus e altre associazioni dedicate ai disturbi alimentari che offrono uno spazio di condivisione e confronto. Sentirsi parte di una comunità può ridurre il senso di isolamento e la vergogna.

Uno dei problemi della bulimia è proprio la vergogna che si prova nel mostrarsi deboli e nel contempo la convinzione di essere soli ed incompresi nell’affrontarla. Il dialogo in famiglia è stata la mia salvezza, a volte non ci rendiamo conto di quanto appoggio possa venire dalle persone che ci vogliono bene. Solo il fatto che si sforzassero di capirmi, mi ha dato la forza per dire basta.

Elizabeth, settembre 2013

Stare vicino a chi soffre di bulimia

Se qualcuno che conoscete presenta i sintomi della bulimia, potete essere in grado di aiutarlo o di aiutarla.

  1. Cercate un momento e un posto tranquilli per parlare. Cercate un momento per parlare a tu per tu con il vostro amico. Cercate un luogo tranquillo, dove non sarete disturbati.
  2. Esprimetegli le vostre preoccupazioni. Siate onesti. Dite chiaramente che siete preoccupati perché non mangia abbastanza o perché fa troppo esercizio fisico. Dite che siete in pensiero e che avete il sospetto che questi comportamenti potrebbero essere sintomi di un problema per cui occorre rivolgersi al medico.
  3. Chiedete al vostro amico di parlare con un medico o con uno psicologo esperto di disturbi alimentari. Offritevi di dargli una mano a trovare il medico o lo psicologo, di fissare l’appuntamento e di accompagnarlo/a dal medico.
  4. Evitate i conflitti. Se il vostro amico non vuole ammettere di avere un problema, non forzatelo. Ditegli che siete disposti ad ascoltarlo se e quando vorrà parlarne.
  5. Non fatelo vergognare e non incolpatelo. Non ditegli: “È facile: basta mangiare.”, ma piuttosto: “Sono preoccupato perché non vuoi mangiare pranzo o cena” oppure “Sentirti vomitare mi fa paura.”
  6. Non proponete soluzioni semplici. Non dite “Smettila, e tutto si risolverà.”
  7. Rassicurate il vostro amico che voi continuerete ad essere al suo fianco, in ogni caso.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Cos'è la bulimia nervosa?

La bulimia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare che è caratterizzato da un'alternanza di abbuffate senza controllo a fasi in cui il desiderio di controllo del peso corporeo sfocia in atteggiamenti estremi e ossessivi (vomito autoindotto, abuso di farmaci lassativi/diuretici, eccesso di attività fisica).

Come smettere?

Dalla bulimia si può guarire, ma spesso è necessario chiedere un supporto professionale; il primo passo può essere rivolgersi al proprio medico o più semplicemente chiamare in modo anonimo il numero verde predisposto dal Ministero della Salute (800.180.969).

Quali sono i sintomi della bulimia?

I possibili sintomi sono estremamente vari e numerosi, ma tra i più comuni ricordiamo:
  • consumo di quantità elevate di alimenti in periodi di tempo estremamente brevi (binge eating)
  • vomito autoindotto, uso e abuso di lassativi/diuretici
  • attività fisica svolta in modo ossessivo ed esagerato
  • paura di aumentare di peso
  • atteggiamento esageratamente critico nei confronti di sé stessi e del proprio peso corporeo
  • disturbi dell'umore (ansia, costante senso di tensione, tristezza, ...).
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