Sprue tropicale: cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

La sprue tropicale è una malattia diarroica cronica, probabilmente di origine infettiva, che aggredisce l’intestino tenue causando il malassorbimento di diversi nutrienti, in particolare acido folico e vitamina B12.

Sprue è una forma anglicizzata della parola olandese “sprouw”, un termine che risale almeno al 1669 in riferimento ad una malattia diarroica cronica di eziologia sconosciuta accompagnata da ulcere aftose diffusa ai tempi in Belgio; la denominazione “sprue tropicale” fu invece coniata nel 1880 da Sir Patrick Manson, un esperto inglese di malattie tropicali che lavorava in Cina, sebbene la prima descrizione della malattia risalga a più di un secolo prima (1759), ad opera di William Hillary e riferita ad una popolazione con diarrea cronica delle Barbados.

Si tratta di una condizione potenzialmente molto grave, che richiede una diagnosi tempestiva ed un trattamento altrettanto rapido per prevenire le complicazioni più severe.

Cause

L’esatto agente eziologico della sprue tropicale è tuttora sconosciuto, nonostante le numerose ricerche condotte; la teoria più condivisa prevede che, che a seguito di un episodio acuto di infezione intestinale, si verifichi una lesione della mucosa dell’intestino tenue che alimenta e sostiene una crescita eccessiva di batteri e al ritardo del transito intestinale.

I fattori che sembrano essere coinvolti comprendono:

  • Tossine, sebbene non siano mai state isolate
  • Carenze di vitamine o minerali, anche se la letteratura disponibile conferma più uno sviluppo a causa della malattia, e non come causa della stessa.
  • Infezione
    • Infezione batterica: la risoluzione sintomatica ottenuta con la somministrazione di antibiotici suggerirebbe il coinvolgimento di batteri, che tuttavia non sono mai stati isolati nelle feci dei pazienti infetti
    • Infezione virale: è noto di come diverse malattie virali causino danno agli enterociti (le cellule della parete intestinale), ma si tratta in genere di forme caratterizzate da diarrea acuta ed autolimitante, non cronica (della durata di diversi mesi). Anche in questo caso nessun virus è mai stato isolato.

Diffusione

La sprue tropicale è diffusa in alcuni dei Paesi che intersecano una stretta fascia tropicale a cavallo dell’equatore (fino a 30° di latitudine sia verso Nord che verso Sud); nell’emisfero occidentale la sprue tropicale è particolarmente diffusa ad Haiti, Repubblica Dominicana, Porto Rico e Cuba, mentre è rara o  addirittura assente in Giamaica e Bahamas. È comune anche in India, Pakistan e, in misura minore, in Birmania, Indonesia, Borneo, Malesia, Singapore e Vietnam, ma è rara in Africa, Cina e Medio Oriente.

La malattia colpisce tanto le popolazioni indigene quanto i turisti, ma solo se rimangono per più di un mese (è rara in caso di permanenza inferiore alle due settimane).

È in genere diagnosticata nei soggetti adulti, ma sono stati descritti casi anche in età pediatrica.

Sintomi

La sprue tropicale può presentarsi con un’ampia gamma di caratteristiche cliniche; il punto fermo della diagnosi è rappresentato dalla permanenza del paziente in un’area endemica (temporanea o stabile), ma sono noti diversi soggetti in cui la malattia si è manifestata fino ad un paio d’anni  di distanza dal viaggio.

Il sintomo d’esordio è in genere la cosiddetta diarrea del viaggiatore, che tuttavia non si risolve e persiste in forma di feci liquide e maleodoranti (a causa della steatorrea, ovvero della presenza di grassi), accompagnate da

Rara la presenza di febbre, mentre più comuni sono lo sviluppo dei sintomi conseguenti al malassorbimento di folati e vitamina B12:

Diagnosi

La diagnosi non è semplice, perché sono numerose le condizioni che possono mimare i segni della sprue tropicale, a maggior ragione in caso di soggetti che abbiano frequentato solo temporaneamente le zone endemiche; non essendo ancora stata chiarita la causa della malattia non esistono ad oggi test di certezza, per una diagnosi che è quindi tendenzialmente condotta ad esclusione.

Tra i reperti potenzialmente suggestivi si annoverano:

  • emocromo completo
    • MCV aumentato, ovvero grandi dimensioni dei globuli rossi (anemia megaloblastica)
  • malnutrizione, ovvero ridotti livelli di
    • vitamina B12 (accompagnata da acido metilmalonico elevato),
    • folati
    • ridotto assorbimento di grassi (steatorrea), con conseguente alterazione dell’assorbimento delle vitamine liposolubili (vitamina A, D, E e K)
    • ridotto assorbimento di carboidrati (mediante test dello D-Xilosio)
  • omocisteina elevata
  • anomalie elettrolitiche nei livelli di potassio, cloruro e sodio
  • esclusione della celiachia
  • esclusione delle infezioni da

Potrebbero essere prescritti approfondimenti strumentali quali:

Appiattimento dei villi intestinali

Appiattimento dei villi intestinali (Shutterstock/Lightspring)

 

Cura

La prognosi della sprue tropicale è generalmente buona, grazie ad una risposta terapeutica eccellente (ed un tasso di recidiva sostanzialmente nullo nel caso di pazienti viaggiatori); è comunque doveroso ricordare il rischio di complicazioni anche fatali, soprattutto in assenza di trattamento, in seguito allo sviluppo di gravi forme di disidratazione e disfunzione d’organo.

La gestione si basa su un approccio combinato ambulatoriale/domiciliare che prevede

  • gestione della malnutrizione attraverso l’integrazione di minerali e vitamine (in particolare vitamina B12 e folati)
  • correzione della causa, generalmente condotta mediante terapia antibiotica.

L’approccio di elezione consiste in genere in 3-6 mesi di somministrazione di

  • tetraciclina 250 mg quattro volte al giorno
  • acido folico orale 5 mg al giorno.

In assenza di trattamento, od in caso d’interruzione prematura della terapia, può verificarsi una ricaduta della malattia.

È raro che sia necessario ricorrere al trattamento ospedaliero, utile in caso di casi complicati da

Fonti e bibliografia

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